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Alcolismo giovani

Mag20
da admin il 20 Maggio 2026 alle 15:50
Postato in: Blog

Ubriaca in gita a 15 anni, il prof. “Alcol dilagante, sempre più difficile accompagnare i ragazzi”

L’allarme lanciato dal prof. parte dal caso della studentessa finita in ospedale a Ostuni: “Questa non è una cosa normale”

Si trovava in viaggio d’istruzione quando si è sentita male nella camera di albergo con le sue amiche. Sono state loro a chiamare gli insegnanti accompagnatori che sono subito intervenuti per portarla in ospedale. Quella che doveva essere una gita scolastica gioiosa in Puglia, ha avuto un brutto intoppo la scorsa settimana, a Ostuni per la precisione. La 15enne è stata portata in ospedale per aver bevuto troppo. Un cocktail di vodka e altri superalcolici, da quello che sembra, l’ha costretta al ricovero. I suoi genitori si sono precipitati a riprenderla. Provvedimenti disciplinari sono scattati subito nei suoi confronti e delle compagne. Una vicenda che poteva finire peggio e che ha riacceso un dibattito significativo nella comunità, storicamente attenta alla qualità dell’istruzione e al ruolo dei docenti, pilastri insostituibili della formazione. La dirigente scolastica è intervenuta subito, da decine di chilometri di distanza, mettendosi in contatto con accompagnatori e genitori. L’opinione pubblica si è spaccata su quanto accaduto. Il fatto ha riaperto il dibattito anche sul ruolo dei presidi e degli accompagnatori. Sui social poi c’è chi scrive che fatti del genere sono sempre accaduti, altri che puntano il dito contro i prof accompagnatori, altri ancora li assolvono e fanno ricadere la responsabilità sui ragazzi.

Il prof Schettini: “Sempre più difficile accompagnare i ragazzi”

E’ rimbalzato ovunque sul web e nelle cronache nazionali quanto accaduto a Ostuni. Persino Vincenzo Schettini, il noto professore della “Fisica che ci piace”, ha riflettuto sulla vicenda aprendo un ampio dibattito attraverso il suo canale Tik Tok: “Ho deciso di fare questo video non per giudicare ma per riflettere – dice il professore–. E’ diventato sempre più difficile accompagnare in gita i ragazzi, difficoltoso trovare all’interno di un Consiglio di classe chi è disposto. Quelle giornate sei genitore di 25 15enni, quindi minorenni. L’uso di alcol sta aumentando esponenzialmente tra i minorenni. Stanno venendo meno le regole in casa? Stanno venendo meno le pubblicità progresso? Eri giovane e ti spaventavi della droga, dell’Aids. Io ricordo che a 22 anni sono tornato brillo a casa e mi hanno fatto una partaccia, sia mio padre che mia madre. Che cosa sta mancando? E’ un dibattito che si deve necessariamente aprire da noi persone adulte, insegnanti, genitori. Voi, nonni all’ascolto, siete un tassello fondamentale assieme ai genitori”.

L’allarme sociale e il dramma delle dipendenze

L’insegnante, molto noto per le sue lezioni sui social e dal vivo, ha deciso di affrontare l’argomento inaugurando anche un nuovo format per dialogare con i suoi iscritti e coinvolgere il pubblico attivamente, evitando l’indifferenza generale. “Voglio creare un dibattito. Questa cosa qua siccome scomparirà, fra due giorni sparirà perché nessuno più ne parlerà, non deve passare come una cosa normale”, aggiunge. È un caso isolato o il segnale di un problema più grande tra i giovani? Il vero nodo della questione, secondo il ragionamento del docente, è la dipendenza, sottolineando che l’abuso di bevande alcoliche tra i minorenni è in forte aumento e rappresenti un allarme sociale da ascoltare con estrema urgenza. “L’alcol crea dipendenza. In tutto quel mondo maledetto delle dipendenze, c’è l’alcol in mezzo”. E per rendere l’idea in modo diretto, ha citato la triste parabola dell’attore di “Friends” Matthew Perry.

La ricerca dello svago a ogni costo

L’insegnante si pone una domanda cruciale sui motivi scatenanti che spingono i giovanissimi verso queste abitudini dannose individuando la radice del problema nella costante ricerca dello svago. I ragazzi sentono la forte necessità di evadere e fare qualcosa di diverso per divertirsi durante il tempo libero. “Perché si beve? Perché si deve bere? Perché ci si deve svagare? – si chiede -. Le alternative esistono e sono meravigliose”. Non ha nemmeno mancato di focalizzarsi anche sulla rapidità con cui oggi i giovani riescono a procurarsi sostanze dannose.

Il grido d’allarme dei dirigenti scolastici

L’associazione sindacale “Dirigenti scuola” rappresenta la categoria dei dirigenti scolastici e ad oggi conta oltre 1500 iscritti su un totale di circa sette mila e 500 dirigenti scolastici italiani: “Forse il punto è che non è più tempo per le “gite” come le abbiamo intese fin qui, e la cronaca quotidiana ce lo sta urlando in tutti i modi, da Osimo allo studente precipitato dell’albergo a Lignano, passando per la classe di liceo salvata a Praga solo dalla prontezza di tre insegnanti (premiati per questo dal ministro Valditara), per limitarci all’ultima settimana. Episodi diversi, con dinamiche differenti, uniti però dal medesimo “filo rosso”: gli enormi rischi e le insostenibili responsabilità connessi alle uscite e ai viaggi, che non ci sembra trovino più un adeguato corrispettivo sull’effettiva utilità didattica dei medesimi che, non a caso, sempre più di frequente vengono appiccicati nei Ptof (Piano triennale dell’offerta formativa) senza che abbiano la minima attinenza, se non una labile connessione di facciata, con gli argomenti oggetto di studio”.

Responsabilità e burocrazia: il peso sui docenti

“Poi se succede qualcosa la colpa di chi è? Comunque vada, la palla avvelenata arriva sempre dalle parti del dirigente. Con scuole ormai diventate agenzie di viaggi, aggravi burocratici di ogni sorta, problemi come se piovesse con famiglie sempre più incontentabili e docenti che, giustamente, lamentano il riconoscimento nullo a fronte di responsabilità estese 24 ore, 7 giorni su 7″.

Bestemmia calcio

Mag20
da admin il 20 Maggio 2026 alle 15:45
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Messa al bar e buoni confessione per chi bestemmia

Don Dino Rampazzo punta a coinvolgere i giovani e celebra messe “itineranti” fuori dalla chiesa. Dice: «Dio è dove ci sono le persone»

Chi l’ha detto che per ascoltare la parola di Dio sia necessario per forza entrare in chiesa? Ne sa qualcosa chi il primo maggio ha partecipato alla messa al bar. E per tutto il mese le messe saranno anche itineranti.

La messa che esce dalla chiesa: Primo Maggio la celebrazione al bar

Quello di don Dino Rampazzo che, da settembre scorso guida l’Unità pastorale Santa Maria di Panisacco che riunisce le parrocchie di Novale, Maglio di Sopra, San Quirico, Campotamaso e Fongara non è stato un gesto anticonformista. Anzi. Ha seguito alla lettera la parabola del Buon Pastore per riavvicinare le persone, soprattutto i giovani, alla Chiesa.
«Domenica 26 aprile il Vangelo riportava “Il pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori”. L’ho preso alla lettera – ha spiegato il sacerdote -. Per questo mese ho predisposto le messe nelle contrade delle parrocchie, a prescindere dai capitelli o meno, per incontrare le persone e dare la benedizione».

«Non è mancata qualche critica, ma Dio non è dove ci sono le persone?»

Don Dino ha, quindi iniziato, le sue “trasferte” dal bar Grumo di Maglio di Sopra dove, chiamati a raccolta, i parrocchiani hanno risposto a decine: «Il primo maggio ho celebrato una messa in “uscita” partendo dalla riflessione: Dio è anche al bar? Facciamo la messa al bar, luogo di ritrovo di tanti. E l’iniziativa ha avuto grande successo con più di 80 persone che hanno gremito il piazzale antistante. Un momento di Chiesa che si è concluso con un incontro finale conviviale offerto dal locale. Non è mancata qualche critica, ma Dio non è dove ci sono le persone? Bisogna riuscire a scorgerlo dappertutto».
Una risposta confermata dagli stessi parrocchiani presentandosi in massa alla celebrazione.

Chi è don Dino Rampazzo, carabiniere e impiegato prima di diventare sacerdote

Don Dino è originario di Montecchio Maggiore ed è stato ordinato sacerdote nel 2009 dopo essere stato carabiniere e impiegato. Prima di arrivare a Valdagno ha prestato servizio 5 anni a Vicenza e Bassano, per tre mesi come cappellano militare alla brigata corazzata Ariete di Pordenone, poi Tonezza-Arsiero, come vicario parrocchiale all’Up Cornedo, Spagnago e Muzzolon, parroco per 4 anni in quella di Pressana, Roveredo di Guà, Crosare e Caselle per poi approdare prima a Noventa e poi a Lonigo. Nella cittadina leonicena ha trascorso due anni fino ad arrivare nell’autunno scorso nell’Up Santa Maria di Panisacco.

Il “prete ciclista”

Il prete “ciclista”, famoso per la sua passione per le due ruote, ha trovato «un’Unità pastorale viva fatta di 5 parrocchie con doposcuola, oratori, campeggi estivi e iniziative di intrattenimento. Occorre trovare un volto nuovo di Chiesa e lo dicono i numeri. La carenza di sacerdoti ci deve far interrogare e renderci corresponsabili. La forza del futuro sono i laici. Mi auguro di riuscire a dare risposte ai giovani e, insieme alla comunità, di recuperare i ragazzi che vivono situazioni di disagio trovando il modo di coinvolgerli».

Giovani al centro della missione: preghiera al campo sportivo per l’ultima di campionato

Riavvicinare i giovani è una delle priorità di don Dino: «Bisogna andare in mezzo a loro, dove si trovano. Ho organizzato in occasione dell’ultima partita di campionato un momento di preghiera al campo sportivo con i giocatori dell’Azzurra Maglio. C’erano 400 ragazzi. L’importante è esserci, ma la difficoltà è che noi preti siamo mosche bianche e, invece, in questo momento ci vorrebbe un prete anche solo per chiacchierare».

I “buoni confessione” per chi bestemmia sono andati a ruba

Intanto il sacerdote sta mandando in stampa la quarta serie dei suoi noti “buoni confessione”: «Sono gratuiti, ritornerò a proporli e vengono consegnati a chi, ad esempio, bestemmia e che deve anche offrire un bicchiere al bar. Un modo per toccare nel vivo e cercare di disabituare ma anche per far capire che chi sbaglia paga. Devo ristamparli – conclude – perché sono andati a ruba».

Alcolismo giovani

Apr28
da admin il 28 Aprile 2026 alle 15:59
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Alcol e droghe, l’età del primo sballo scende a dodici anni

L’allarme dei medici, il dottor Fabrizio Fagni (Asl Centro) fa il punto: “Non solo sostanze illegali, cresce l’abuso soprattutto nel weekend. Ma il vero pericolo è il mix di più prodotti”

Più della droga, è l’alcool il maggiore indiziato. Poi un fatto, che riguarda indistintamente le due sostanze e che inquadra l’età media dei primi approcci con sostanze, siano queste legali o illegali: in diminuzione, con casi limite registrati che hanno riguardato persino giovani di 12 anni. Bambini, praticamente.

La panoramica la fornisce il dottor Fabrizio Fagni, già responsabile Ser.D (Servizi per le dipendenze) di zona Pistoia e Valdinievole e ora di area Toscana Centro, che il quadro lo ha chiaro e aggiornato, termometro di una situazione che è sostanzialmente allineata provincia per provincia.

“Il grande problema con i giovani continua ad essere il consumo di alcool, non necessariamente evolutosi in dipendenza. Magari consumatori da fine settimana e da occasione, ma ciò non rende quel consumo meno pericoloso. Basti pensare a episodi di violenze, disinibizioni, incidenti stradali collegati a quell’abuso – spiega Fagni -. L’età dei primi approcci si abbassa, si provano spinelli, alcool, nuove sostanze psicoattive. E mentre in passato si parlava di dipendenza ed era piuttosto semplice definire quale fosse la sostanza primaria di consumo, fosse eroina per la maggior parte, cocaina o altro, oggi si assiste di fatto a un policonsumo. Osserviamo in sintesi un cambiamento nello stile dei consumi”.

Oltre alle classiche sostanze, da prendere in considerazione in tema di consumo ci sono anche i farmaci non prescritti, mentre non sembra riguardare i nostri territori – lo dicono le analisi fatte a tappeto – e neppure più in generale il nostro Paese la diffusione del Fentanyl, un oppioide il cui abuso negli Usa è esploso divenendo vera e propria piaga. “Tra le novità, anche il modo di consumare quelle sostanze prima usate in via iniettiva e ora non più, a torto pensando che così facendo l’impatto sia inferiore. In realtà la sostanza resta quella e il danno provocato idem. Funzionale sull’organismo ma anche con ripercussioni sociali, familiari, legali”.

In tema di dipendenze, come ignorare poi il capitolo del gioco d’azzardo – “aumentati gli utenti arrivati al Ser.D, ma il dato sommerso è senza dubbio altra cosa” – e quello del fumo. “Abbiamo centri antifumo in tutte le zone e quindi anche a Pistoia. Assistiamo nell’ultimo periodo a un’aumentata, improvvisa e importante richiesta di un farmaco, il Recigar o citisina, prima a totale carico del paziente ora passato dal Ssn. Occorre ribadire che si tratta sì di un buon farmaco, ma per smettere di fumare niente ha efficacia se non combinato con la reale motivazione”.

Alcolismo giovani

Apr21
da admin il 21 Aprile 2026 alle 18:30
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Abuso di alcol, Iss: “8 milioni di consumatori a rischio”. Salute a rischio a partire dagli 11 anni

Il rapporto dell’Istituto superiore di Sanità. Emergenza donne, giovani e anziani

Sono circa 8,2 milioni le persone con più di 11 anni (21,8% dei maschi e 9,1% delle femmine) che hanno consumato bevande alcoliche in quantità e frequenza tali da mettere a rischio la propria salute. La metà di loro, cioè quattro milioni e 450mila persone – di cui 79 mila under 18 – bevono “per ubriacarsi” per il cosiddetto “binge drinking”. E sono 730 mila i consumatori nei quali l’alcol ha già prodotto un danno e che avrebbero necessità di un trattamento clinico, ma solo l’8,3% sono intercettati dal Ssn e presi in carico dai servizi. Il tutto, in un contesto di 36 milioni di consumatori di alcol in Italia nel 2024, pari al 76,7% degli uomini e al 57,1% delle donne.

A tracciare il quadro, rilanciando dati su stili di vita “pessimi” su cui già l’Istat aveva acceso i riflettori nelle scorse settimane, è l’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto superiore di sanità, che presenta un rapporto epidemiologico annuale Istisan, in occasione del workshop internazionale “Alcohol Prevention Day – XXV edizione”.

Giovani, donne e anziani a rischio

Tra otto milioni e duecentomila persone che hanno consumato bevande alcoliche secondo modalità, quantità e frequenza tali da pregiudicare la salute, destano particolare preoccupazione i giovani di entrambi i sessi (circa 1.270.000 tra gli 11 e i 24 anni, di cui 580.000 minorenni), le donne (circa 2,5 milioni, con una quota del 13,3% tra le minorenni di 11-17 anni) e gli anziani maschi.

L’allarme “Binge drinking” 

Il fenomeno del binge drinking che ha registrato un incremento significativo, soprattutto tra le donne, con un aumento dell’84% in un decennio (dal 2,5% nel 2014 al 4,6% nel 2024). Negli uomini si osserva invece una crescita del 24% nello stesso periodo, senza segnali di riduzione per questa modalità di consumo originariamente diffusa nei Paesi del Nord Europa, attualmente in forte ascesa anche nei Paesi mediterranei, Italia inclusa.

Anche i consumi fuori pasto risultano in costante aumento, in particolare nelle donne (24,6%): tra queste, sono 1 milione e 250 mila coloro che dichiarano di bere con l’obiettivo di ubriacarsi.

Le donne e l’alcol

Preoccupante è il costante aumento negli ultimi 10 anni della percentuale di donne che consuma fuori pasto (il 24,6% nel 2024, +49,3% rispetto al 2014) e che beve per ubriacarsi (binge drinking) (4,6% nel 2024, +78,7% rispetto al 2014) che riguarda tutte le fasce di età, in particolare quella delle donne in età fertile e delle anziane. Tra le minorenni (11-17enni), il 13,3% sono consumatrici a rischio, ben 260.000, il 5,6% hanno consumato alcolici lontano dai pasti, e l’1,5% hanno praticato il binge drinking.

Nel 2024 il 57,1% delle donne italiane di età superiore a 11 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno: quasi 16 milioni di persone. Le consumatrici a rischio sono oltre 2 milioni e mezzo (9,1%), mentre il 4,6% delle donne si è ubriacata con un trend di consumo in continua crescita negli ultimi 10 anni.

Giovani e alcol

In Italia 1 milione e 270 mila 11-24enni sono consumatori a rischio, il 18,2% dei maschi e il 13,1% delle femmine. Tra questi, 580.000 sono minorenni (il 15,5% dei maschi e il 13,3% delle femmine tra gli 11 e i 17 anni). Tra i ragazzi di età compresa tra i 18 e 24 anni sono circa 690.000 i consumatori a rischio (il 21,0% dei maschi e il 12,9% delle femmine). Sempre elevata la diffusione del bere per ubriacarsi: 730.000 11-24enni, l’11,1% dei maschi e il 6,9% delle femmine, di cui 79.000 minorenni. Tra i 18-24enni le bevande più consumate sono birra (64,9%) e aperitivi alcolici (64,3%) tra i maschi, mentre tra le femmine prevalgono gli aperitivi (58,4%) seguiti dalla birra (41,9%).

Alcolismo giovani

Apr08
da admin il 8 Aprile 2026 alle 15:48
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Rapporto Istat: a rischio per consumo di alcol 8 milioni di italiani, è boom di e-cig

Per quanto riguarda l’eccesso di peso si osservano anche marcate differenze rispetto al titolo di studio. Tra le persone laureate la prevalenza di eccesso di peso è pari al 35,9% (28,9% in sovrappeso e 7,0% obese), sale al 47,1% tra i diplomati (35,7% in sovrappeso e 11,4% obese) e raggiunge il 56,4% (15,5% e 40,9%) tra quanti hanno al massimo la licenza media

Una fotografia dell’Italia dei “vizi”, e degli stili di vita che aumentano il rischio di sviluppare patologie croniche, viene fuori dal report Istat “Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol (anno 2025)” pubblicato mercoledì primo aprile.

Più consumo di alcol a rischio nel Nord, e più fumatori nel Mezzogiorno

Le prevalenze più elevate di consumo di alcol a rischio si osservano specialmente nel Nord-est (17,9%) che precede di un solo punto percentuale il Nord-ovest (16,9%). Più distante la prevalenza di consumatori di alcol a rischio nel Centro (14,8%) e, soprattutto, nel Mezzogiorno (13,2% al Sud e 12,1% nelle Isole). Nel confronto con il 2024 si osserva un lieve aumento della prevalenza nelle regioni del Mezzogiorno (+0,6 punti) e, viceversa, una riduzione in quelle del Centro (-0,7) e del Nord (-0,6), con una conseguente lieve riduzione delle differenze territoriali esistenti. Il consumo di alcol a rischio è più elevato nei piccoli Comuni fino a 2mila abitanti (17,4%), mentre si mantiene più contenuto nei comuni periferie dell’area metropolitana (14,2%), nei Comuni centro delle aree metropolitane e nei grandi Comuni (14,6%).

Dall’altro lato, analizzando la distribuzione sul territorio, si osservano quote analoghe di fumatori su quasi tutte le aree del Paese, con il Mezzogiorno (20%) lievemente davanti al Centro (19,8%) e al Nord (19,0%). Tra il 2024 e il 2025 il report dell’Istat registra un lieve ma significativo incremento della quota di fumatori nelle regioni insulari (dal 21,6% al 22,3%) che segue il trend di aumento degli ultimi 10 anni (in questa ripartizione geografica nel 2015 i fumatori erano il 19,3%).

Otto milioni di persone consumatrici di alcol a rischio

In generale, nel 2025 il 15,1% della popolazione di 11 anni e più (pari a 8 milioni e 79 mila persone) ha almeno un comportamento a rischio di consumo di bevande alcoliche (consumo abituale eccedentario o ubriacature, il cosiddetto binge drinking). Tra gli uomini la quota è pari al 21,3% (5 milioni 565 mila persone) mentre tra le donne è pari al 9,1% (2 milioni 515 mila). Si riscontra una sostanziale stabilità nella proporzione dei consumatori a rischio rispetto al 2024 (15,0%). Il consumo abituale eccedentario riguarda l’8,3% della popolazione (11,4% gli uomini, 5,3% le donne), il binge drinking l’8,2% (12,0% gli uomini, 4,6% le donne).

Oltre quattro adulti su 10 in eccesso di peso

L’indagine dell’ente statistico affronta anche la questione dell’eccesso di peso. Nel 2025 è pari al 46,4% la quota di persone di 18 anni e più in eccesso di peso, tra queste il 34,8% è in sovrappeso e l’11,6% in condizione di obesità (5 milioni 750mila persone). Il dato è stabile rispetto a quanto registrato nell’ultimo triennio (era pari al 46,3% nel 2023). Tuttavia, l’analisi degli ultimi 10 anni mette in evidenza un incremento di 1,3 punti percentuali, determinato dalla componente dell’indicatore relativa all’obesità, passata dal 9,8% all’11,6%. È diminuita leggermente, invece, la quota relativa al sovrappeso, passata dal 35,5% nel 2015 al 34,8% nel 2025. L’incremento dell’obesità nel tempo ha riguardato in egual misura uomini e donne, interessando soprattutto la popolazione di 18-54 anni (+2,4 punti percentuali), mentre nelle altre classi di età il fenomeno si è mantenuto complessivamente stabile.

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