• Blog
  • DONA IL 5 X MILLE
  • Aziende Sostenitrici
  • Società supporter
  • Contatti
RSS
              

Alcolismo giovani

Gen09
da admin il 9 Gennaio 2026 alle 16:05
Postato in: Blog

L’era dell’alcol rallenta: i motivi dietro la nuova tendenza mondiale

Durante le vacanze di Natale e durante la vigilia di Capodanno, nel nostro paese come in buona parte dell’Europa si consumano ingenti quantità di alcolici, soprattutto in compagnia di parenti e amici. Gli alcolici più consumati rimangono gli spumanti e lo champagne, secondo tradizione.

Tuttavia, secondo molti esperti, negli ultimi anni il consumo pro capite di alcolici si sta fortemente riducendo in tutto il mondo. E sarebbe anche una buona notizia, sennonché questo cambiamento comporta delle importanti conseguenze a livello produttivo.

Ciò non è valido solo per l’Europa, ma anche per diversi altri paesi dell’Occidente. Negli Stati Uniti, secondo un sondaggio, oggi beve solo poco più della metà degli adulti, il livello più basso registrato da quasi un secolo. Non solo: chi beve lo fa meno spesso. Il numero medio di drink settimanali è diminuito in modo netto negli ultimi anni.

A guidare questo cambiamento sono soprattutto le generazioni più giovani. La Generazione Z e i Millennial bevono meno rispetto ai loro genitori e nonni, e molti scelgono di non bere affatto. Questa tendenza ribalta uno stereotipo diffuso: non sono i giovani a bere di più, ma semmai gli adulti più anziani.

In Australia, i giovani nati tra la fine degli anni Novanta e il 2012 bevono molto di meno rispetto alla generazione dei Boomer e lo stesso lo si può dire nel Regno Unito, dove il consumo medio di birra è diminuito sensibilmente rispetto a vent’anni fa.

Le cause sono diverse. Da un lato c’è una maggiore attenzione alla salute fisica e mentale, dall’altro incidono fattori economici, come l’aumento del costo della vita. Inoltre, bere meno sta diventando socialmente più accettato, riducendo la pressione a “bere per forza” per sentirsi parte del gruppo.

Le giovani generazioni sono inoltre propense a ritenere che chi beve alcol è meno attraente. Ciò ha un certo peso sociale, quando si è intenti a cercare il proprio partner riproduttivo.

C’è però un dato che fa riflettere: mentre l’alcol cala, l’uso di cannabis è aumentato molto tra i giovani adulti. Questo suggerisce che non si tratta solo di rinunciare alle sostanze, ma di cambiare quali – e come – vengono consumate.

Alcolismo giovani

Dic30
da admin il 30 Dicembre 2025 alle 10:51
Postato in: Blog

Giovani e alcool: il Binge drinking, fenomeno diffuso ma sottovalutato (anche dalle famiglie) sempre più pericoloso

In Italia il consumo e l’abuso  di bevande alcoliche tra giovani e giovanissimi ha assunto caratteristiche particolarmente preoccupanti. I dati più recenti mostrano come l’età di primo contatto con l’alcol tenda ad abbassarsi. Il modello di vita e quanto trasmesso dai social e dal piccolo e grande schermo, hanno reso normale ciò che normale non è e non deve essere.

Tra i giovani e i giovanissimi l’alcol non è soltanto una sostanza: è un mezzo per sentirsi parte di un gruppo, uno strumento per  apparire più sicuri di sé e per ottenere un’approvazione corale. Ciò è quanto molto spesso accade a quei ragazzi che assumono atteggiamenti che non rispecchiano  la loro personalità, ma che interpretano e hanno, per farsi accettare, per essere gruppo. È un modo per superare la timidezza. La sensazione di “coraggio” che l’alcol dà — in realtà un’alterazione delle funzioni cognitive e del controllo — viene interpretata come un miglioramento delle proprie capacità relazionali.

Bere diventa così un linguaggio condiviso ma anche una “sfida” tra amici a chi regge di più che si dimostra il migliore.  Sono gesti che comunicano  complicità. In un’età in cui l’identità è ancora fragile, l’alcol può sembrare un modo semplice per costruire un’immagine più sicura e forte  (ovviamente è esattamente l’opposto). Riduce i freni inibitori, altera il giudizio e abbassa la capacità di valutare i rischi. Ciò che viene vissuto come “sicurezza” è in realtà una perdita di controllo. E proprio questa illusione di potere può portare a comportamenti impulsivi, pericolosi o autodistruttivi, soprattutto quando il consumo avviene in gruppo, dove tutto si amplifica.

La birretta dei ragazzi di un tempo è diventata oggi la ricerca dello sballo.

Secondo i dati Istat riportati nella Relazione del Ministro della Salute al Parlamento, nel 2022 il 67,1% della popolazione di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica, per un totale di circa 35,9 milioni di persone. All’interno di questo quadro generale, la fascia giovanile rappresenta un’area critica sia per la frequenza del consumo, sia – soprattutto – per le modalità con cui l’alcol viene assunto.

L’Istituto Superiore di Sanità, attraverso l’Osservatorio Nazionale Alcol e il sistema di monitoraggio SISMA, ha messo in evidenza che nel 2021 circa 1 milione e 370 mila ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 11 e i 25 anni hanno consumato alcol secondo modalità considerate a rischio per la loro salute. In questa fascia di età, in cui il cervello è ancora in fase di sviluppo, il 18,6% dei maschi e il 12,8% delle femmine rientra nella categoria dei consumatori a rischio. Si tratta di un’età delicatissima, in cui la corteccia prefrontale e le funzioni cognitive superiori non sono ancora pienamente mature, e l’esposizione all’alcol può interferire con tali processi, con potenziali danni irreversibili alle capacità cognitive e comportamentali.

L’alcol è uno dei principali fattori di rischio di malattia, disabilità e mortalità prematura in Italia, in Europa, nel mondo. Rappresenta la prima sostanza induttrice di dipendenza con alto impatto sociale, connotandosi come sostanza tossica, cancerogena, calorica, e spesso associata ad altre dipendenze da sostanze e da comportamenti (Fonte ISS)

Particolarmente allarmante è la situazione dei minorenni. Sempre secondo l’ISS, tra gli 11 e i 25 anni circa 620.000 sono minori che eccedono nel consumo di alcol. All’interno di questo gruppo, un numero significativo di ragazzi pratica il cosiddetto binge drinking, ovvero l’assunzione di grandi quantità di alcol in un breve lasso di tempo con l’obiettivo esplicito di ubriacarsi. Si stimano circa 786.000 binge drinker tra gli 11 e i 25 anni, di cui 83.000 sono minori che bevono “per ubriacarsi”.

La pratica del binge drinking è diventata uno dei fenomeni più caratteristici e preoccupanti tra i giovani. Consiste nel consumare molte unità alcoliche in poche ore, spesso fuori pasto, durante weekend, feste, serate in discoteca o aperitivi, con l’intenzione di raggiungere rapidamente uno stato di alterazione. Secondo i dati riportati dal Ministero della Salute, il binge drinking riguarda circa il 15–16% dei giovani, confermandosi un’abitudine diffusa e profondamente radicata in alcune fasce di popolazione giovanile.

Un altro indicatore significativo riguarda la fascia dei 16–17 anni, in cui l’alcol non dovrebbe essere consumato affatto, né dal punto di vista legale né da quello sanitario. I dati ISS presentati in occasione dell’Alcohol Prevention Day evidenziano che quasi il 40% dei maschi e oltre il 30% delle femmine di questa età presentano già un consumo definito “a rischio”. Ciò significa che, prima ancora della maggiore età, una quota rilevante di adolescenti ha sviluppato abitudini di consumo potenzialmente dannose, spesso normalizzate all’interno del gruppo dei pari e di determinati contesti sociali.

Le conseguenze sanitarie di queste modalità di consumo non si limitano ai danni a lungo termine, come le patologie epatiche, cardiovascolari o oncologiche, ma includono anche eventi acuti di grande gravità. L’intossicazione acuta da alcol, che può arrivare fino al coma etilico, è una delle espressioni più estreme del binge drinking tra i giovani. Una parte consistente degli accessi in Pronto Soccorso per abuso di alcol è legata proprio a queste “abbuffate alcoliche” concentrate in poche ore. Secondo stime recenti diffuse dall’ISS e riportate dagli organi di stampa, si registrano circa 39.000 casi l’anno di accessi al Pronto Soccorso correlati al binge drinking, e circa 1 su 10 riguarda ragazzi al di sotto dei 14 anni, a testimonianza di quanto il fenomeno coinvolga anche fasce di età molto precoci.

Gli eccessi legati all’alcool si traducono in drammi familiari e danni economici per la società. I costi per l’eccessivo consumo di alcol per il Servizio Sanitario Nazionale e per la società sono molto elevati. Le patologie alcol-correlate rappresentano una delle principali cause di malattia epatica nel nostro Paese, con costi sanitari e sociali stimati in diversi miliardi di euro all’anno. A questi vanno aggiunti i costi indiretti dovuti a incidenti stradali, riduzione della produttività, assenze scolastiche, problemi familiari e sociali generati dall’abuso di alcol, anche in età giovanile.

Sono scarse le risorse destinate a politiche  di prevenzione per le relative fasce d’età. Le strategie raccomanderebbero  interventi di educazione alla salute nelle scuole, campagne martellanti  di sensibilizzazione rivolte alle famiglie, controlli più rigorosi sulla vendita di alcol ai minori e una maggiore assistenza in termini di comunicazione e supporto psicologico ai ragazzi e alle famiglie.

Proprio le famiglie sono in questo ambito, e in questo periodo storico, particolarmente distratte: “sono ragazzate”, “lo abbiamo fatto tutti”,  “è un periodo di passaggio”, “poi si rimettono in riga”, ma non è così, potrebbe essere troppo tardi per alcuni. In un’altra epoca, in un’altra generazione non c’era la ricerca dello sballo. L’alcool è più facile da reperire rispetto alla droga, ma gli effetti sono gli stessi. I morti di alcool sono da sempre maggiori dei morti di droga. Tutto quello che  c’è dietro all’alcool: vino, birra, superalcolici,  marketing, è sempre stato tutelato, protetto. L’hanno sempre spuntata per i tanti interessi economici che ci sono dietro.

  • Lo “sballo” non può e non deve essere il modello del divertimento giovanile.
  • Il fenomeno dei coma etilici tra i ragazzi, con gli inevitabili accessi in Pronto Soccorso e i potenziali esiti letali.
  • La prevenzione dell’abuso di alcol tra giovani non può essere affidata esclusivamente alla scuola o alle istituzioni sanitarie. La famiglia è il più importante contesto educativo. Nulla va tralasciato, e non deve essere un modo di operare punitivo o coercitivo, bisogna portare a ragionare (e non è facile) rispetto alle negazioni dei ragazzi.

L’anello di giunzione tra genitori e figli non deve cedere a influenze esterne

Il dialogo.

Parlare apertamente di alcol, senza moralismi né allarmismi, ascoltare più che farsi ascoltare e cercare il dialogo. Spiegare in modo chiaro e comprensibile cosa accade nel corpo e nel cervello quando si beve troppo — soprattutto in età adolescenziale — aiuta a trasformare un concetto astratto (“fa male”) in qualcosa di concreto e reale.

 I segnali

se individuata precocemente, la problematica con l’alcol evidenzia da subito: cambiamenti improvvisi di comportamento, difficoltà scolastiche, isolamento dalla famiglia, cambiamento di abitudini, frequentazione di contesti a rischio. Si tratta di intervenire dopo un’osservazione discreta ma accurata quando ci si rende conto che ci sono dei pericoli reali, e che non si può più rimandare.

Le amicizie

Possono essere un fattore di rischio ( se non il fattore), ma anche una risorsa preziosa. I ragazzi che si muovono in gruppi dove il consumo eccessivo è considerato un rito di ordinario passaggio, sono i più esposti al binge drinking. Al contempo però, un gruppo che valorizza il divertimento sano, lo sport, la dedizione ad attività inclusive,  la responsabilità reciproca e la cura dell’altro, può diventare un potente fattore protettivo. La noia, provare nuove emozioni, forzare i limiti, trasgredire, sono i classici comportamenti dei giovani che cercano stimoli. Per questo è importante promuovere contesti sociali in cui i giovani possano sperimentare autonomia e socialità senza che l’alcol sia l’unico strumento per sentirsi parte del gruppo.

La scuola e le istituzioni

hanno il compito di affiancare le famiglie in questo percorso. Programmi educativi mirati, incontri con esperti, attività di prevenzione e spazi di ascolto possono aiutare i ragazzi a sviluppare competenze emotive e sociali utili per affrontare le pressioni del gruppo e le difficoltà personali. Le istituzioni sanitarie, dal canto loro, devono continuare a monitorare il fenomeno, offrire servizi di supporto e promuovere campagne di sensibilizzazione che parlino ai giovani con linguaggi e strumenti a loro vicini.

La prevenzione

concetto tanto scontato, quanto difficile da percorrere.  Proteggere, prevenire da qualcosa che può diventare devastante . Ci vuole consapevolezza per  contrastare in maniera costruttiva  e non solo impositiva. C’è l’elemento  salute, ma il benessere complessivo, riguarda più l’anima. Capire e prendere atto, che la vita è fatta di altro. Il divertimento, la libertà l’amicizia, il gioco, i viaggi e l’amore non necessitano di gradazione alcolica, che al contrario, potrebbe cancellare tutto, per una stupidaggine.

Alcolismo giovani

Dic16
da admin il 16 Dicembre 2025 alle 15:34
Postato in: Blog

Il boom dei trapianti di fegato tra i giovani riaccende l’allarme sull’alcol

Il consumo problematico di alcol sta colpendo fasce d’età sempre più giovani, con conseguenze devastanti sulla salute epatica. I giovani e i giovanissimi che mostrano gli effetti dell’abuso di alcol sono sempre di più – l’aumento più significativo si registra nella fascia di età che va dai 20 ai 30 anni – e stanno crescendo vertiginosamente i ricoveri e i trapianti di fegato correlati all’abuso alcolico. È l’allarme che hanno lanciato gli specialisti dell’Ospedale San Camillo Forlanini durante il recente convegno nazionale “Target Fegato – Innovazione terapeutica e approccio integrato alle malattie del fegato” che si è tenuto a Roma, nelle scorse settimane.

L’alcol: una droga socialmente accettata

Parte del problema risiede in una percezione distorta che la nostra società ha dell’alcol. A differenza di altre sostanze psicotrope, l’alcol gode di un’accettazione sociale pressoché totale, nonostante sia a tutti gli effetti una sostanza che agisce sul sistema nervoso centrale modificando percezione, umore e comportamento.

Nella cultura collettiva, bere alcolici viene associato a momenti di convivialità, celebrazioni e socializzazione. Per i più giovani, il consumo di alcol rappresenta spesso un rito di passaggio, una prova di coraggio o uno strumento per sentirsi parte del gruppo. Questa normalizzazione impedisce di riconoscere i reali pericoli legati al suo abuso e ritarda la consapevolezza del problema, sia a livello individuale che sociale.

Il fenomeno del binge drinking

Particolarmente allarmante è l’aumento del cosiddetto binge drinking tra i giovani. Questa pratica, che consiste nel consumare grandi quantità di alcol in un breve lasso di tempo, viene spesso percepita come un comportamento innocuo o addirittura divertente. In realtà, le conseguenze possono essere drammatiche.

Come ha sottolineato il Professor Adriano Pellicelli, direttore dell’Unità Operativa Complessa Malattie del Fegato del San Camillo: “Vediamo ragazzi che arrivano con epatiti acute severe alcoliche. Il binge drinking, spesso percepito come un comportamento innocuo, può portare in tempi brevissimi a quadri clinici gravissimi”.

I numeri parlano chiaro: oltre il 40% dei ricoveri nel reparto di Malattie del Fegato è oggi correlato all’abuso di alcol. Ma è l’abbassamento dell’età media dei pazienti a destare maggiore preoccupazione, come conferma anche il Professor Giuseppe Ettorre, direttore dell’Unità Operativa Complessa Chirurgia Generale e dei Trapianti: “Il nostro Centro Trapianti ha già superato i 100 interventi dall’inizio dell’anno. Sempre più spesso riguardano pazienti giovani,e per questo la prevenzione deve tornare centrale, soprattutto nelle scuole”.

Sempre più giovani in ospedale

I dati raccolti tra il 2022 e il 2025 mostrano che l’età media dei ricoverati per patologie epatiche alcol-correlate si è attestata sotto i 60 anni. Gli under 50 rappresentano oltre il 14% dei ricoveri nel quadriennio, con un picco allarmante del 22,4% nel 2025.

Ancora più preoccupante è l’aumento dei ricoveri nella fascia 20-30 anni per epatite acuta alcolica, un fenomeno che era praticamente assente prima della pandemia. Sebbene gli under 40 rappresentino circa il 3% del totale, il trend è in netta crescita e riguarda patologie che fino a pochi anni fa si manifestavano in età molto più avanzata. Inutile ricordare che, quando arrivano in ospedale, queste persone hanno già abusato per anni dell’alcol e probabilmente hanno sviluppato una vera e propria dipendenza.

L’impatto sui trapianti di fegato

Lo stesso trend riguarda i trapianti, i pazienti che hanno bisogno di un simile intervento sono sempre più giovani e sempre più spesso presentano problematiche legate a comportamenti a rischio o difficoltà sociali. La cirrosi alcolica, un tempo considerata una malattia dell’età matura, sta colpendo persone nel pieno della loro vita.

La gravità della situazione emerge chiaramente analizzando i dati. Dal 2018 al 2024, la percentuale di interventi per cause alcoliche è più che raddoppiata, passando dal 15-20% a quasi il 40%. L’anno di svolta è stato il 2021, e nel solo 2024 ben 48 trapianti (quasi la metà dei 106 effettuati dall’Ospedale) erano correlati al consumo eccessivo di alcol.

Non solo danni fisici: il problema della dipendenza

Oltre ai devastanti effetti sulla salute fisica e in particolare sul fegato, non bisogna dimenticare che l’abuso di alcol porta allo sviluppo di una vera e propria dipendenza. L’alcol crea dipendenza sia fisica che psicologica, con meccanismi simili a quelli di altre sostanze d’abuso.

La dipendenza alcolica compromette la vita lavorativa, le relazioni affettive, la stabilità economica e il benessere psicologico della persona. Chi sviluppa una dipendenza da alcol si trova intrappolato in un circolo vizioso dal quale è estremamente difficile uscire senza un adeguato supporto specialistico.

L’alcol non è una sostanza innocua e il suo abuso può avere conseguenze irreversibili, specialmente quando inizia in giovane età. Di fronte a un simile scenario, è fondamentale lavorare sulla prevenzione, attivando delle campagne di informazione nelle scuole e sensibilizzando le famiglie. Per chi ha già sviluppato un rapporto problematico con l’alcol, è essenziale sapere che esistono percorsi di cura specializzati. Il recupero dalla dipendenza alcolica è possibile, ma richiede un approccio multidisciplinare che affronti sia gli aspetti medici che quelli psicologici e sociali.

Bestemmia calcio

Dic10
da admin il 10 Dicembre 2025 alle 8:57
Postato in: Blog

“Basta bestemmie in campo”

Un gruppo di tifosi de La Vittoriosa ha inviato una mail alla federazione per segnalare l’episodio

“Basta bestemmie sui campi da calcio”. Da Occhiobello, i tifosi della società locale, La Vittoriosa, evidentemente stanco di partecipare alle partite, dagli spalti dei campi di categoria, intrappolato in un concerto di bestemmie e frasi blasfeme che fanno riflettere.

Al punto da sottoporre alla Federazione, attraverso una mail, richieste di provvedimenti severi proprio in relazione a questo tipo di comportamento: “Mi permetto di scrivere alla vostra attenzione in qualità di cittadino e appassionato di calcio dilettantistico – scrive un tifoso a nome di tanti appassionati – per segnalare gravi problemi di comportamento in campo e gestione arbitrale nel campionato di Seconda categoria. In particolare, durante la partita Grignano – La Vittoriosa del 30 novembre scorso, diversi giocatori, hanno pronunciato ripetutamente bestemmie e protestato per tutta la durata dell’incontro senza che l’arbitro intervenisse in maniera adeguata. Episodi simili, purtroppo, si verificano regolarmente in molte partite, creando un ambiente inaccettabile, soprattutto in presenza di bambini”.

“Sto inviando contestualmente una mail di segnalazione alla delegazione di Rovigo e agli arbitri coinvolti e ritengo necessario che anche il ministero dello sport prenda atto della situazione e valuti interventi concreti per garantire il rispetto delle regole e la tutela dei partecipanti. Chiedo pertanto che la segnalazione venga presa in considerazione e che vengano adottati provvedimenti urgenti e adeguati, affinché episodi del genere non si ripetano. La questione non si limiterà a una semplice segnalazione, è indispensabile un controllo serio e interventi concreti da parte degli organi competenti”.

Il senso della segnalazione è chiaro, così come le motivazioni che hanno spinto questi tifosi ad agire concretamente per evitare che questo tipo di comportamenti continuino. Staremo a vedere, difficile pensare che gli organi competenti possano glissare rispetto a un problema che, effettivamente, in alcune situazioni è davvero sconcertante. Vedere sventolare qualche cartellino rosso in più potrebbe funzionare da deterrente. Nel frattempo complimenti a questi tifosi che, a quanto pare, hanno raggiunto il limite della sopportazione.

Alcolismo giovani

Dic10
da admin il 10 Dicembre 2025 alle 8:53
Postato in: Blog

Giovani, nel rapporto Ocse situazione preoccupante per fumo, alcol, droghe e sedentarietà.

Il Rapporto Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) rivela una allarmante situazione italiana. I giovani sono ai primi posti in Europa per consumo di fumo, alcol e droghe e registra record negativi negli under 20, con il terzo posto per fumatori quindicenni e il secondo per consumo di alcol tra gli adolescenti. Sono preoccupanti anche la diminuzione della attività fisica e il peggioramento della qualità dell’aria. Una situazione che segnala rischi crescenti per la salute pubblica e la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

Il nuovo capitolo del Rapporto “Health at a Glance Europe” dell’Ocse, fornisce indicatori aggiornati sulla salute delle popolazioni e sulle prestazioni dei sistemi sanitari nei 38 Paesi membri. Dedicato ai determinanti non sanitari della salute, mostra un quadro preoccupante per il nostro Paese, che in diversi indicatori si colloca nelle posizioni peggiori tra i Paesi industrializzati, segnalando rischi crescenti per la salute collettiva. I record negativi negli stili di vita degli adolescenti, dal fumo all’alcol, dalla sedentarietà alle droghe, rappresentano un allarme che non può essere ignorato.

Senza interventi urgenti e mirati di prevenzione e promozione della salute, il nostro Paese rischia di vedere crescere esponenzialmente il proprio carico di malattie croniche nei prossimi anni con conseguenze gravi, non solo per il benessere dei cittadini, ma anche per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

Le cause principali dei decessi prematuri sotto i 75 anni, sono le malattie dell’apparato circolatorio e il cancro, rappresentando quasi la metà di tutti i decessi nei Paesi Ocse.

Fumo: Italia sopra la media Ocse. Record di fumatori tra i 15enni

Nel 2023, il 14,8% della popolazione sopra i 15 anni nei Paesi Ocse, fuma quotidianamente. L’Italia si colloca ancora più sotto di questa percentuale, sfiorando il 20% e collocandosi tra i Paesi europei con tassi superiori alla media. Come nel resto di Europa, anche in Italia, i fumatori uomini sono più numerosi delle donne.

Seppure in calo negli ultimi anni, l’Italia è ancora il terzo Paese dell’area Ocse per numero di 15enni con il vizio del fumo.

Sotto la media Ocse, invece, la percentuale di italiani che usa prodotti “svapo”. In questo caso, il trend è comune a tutti i Paesi Ocse, con un consumo crescente negli anni per questi prodotti.

Consumo di sostanze illecite: l’uso di droghe è una delle principali cause di mortalità prevenibile.

L’uso di droghe è una delle principali cause di mortalità prevenibile ed è associato a numerose patologie acute e croniche, oltre ad un rischio maggiore di overdose. Nel 2021, l’uso di droga è stato responsabile del 5,1% dei decessi causati da malattie non trasmissibili prima dei 70 anni, nei Paesi Ocse. Cannabis, oppiacei e cocaina sono tra le droghe più utilizzate. Nell’ultimo decennio, si sono osservati notevoli aumenti nell’uso di cocaina, trainati principalmente dai trend in Nord America, Sud America ed Europa. Nel 2023, circa il 9% delle persone in età compresa tra 15 e 64 anni, aveva fatto uso di una droga illecita nell’ultimo anno, principalmente cannabis. I tassi più elevati sono stati riscontrati in Australia, dove quasi il 18% delle persone tra i 15 e i 64 anni aveva consumato una droga illecita nell’ultimo anno, e negli Stati Uniti, dove la percentuale era del 25%.

L’Italia risulta essere il sesto Paese tra quelli Ocse per uso di sostanze illecite in quella fascia di età e supera la media Ocse, sia nel consumo di cocaina che di oppioidi. Inoltre, un dato in evidenza, siamo il quarto peggior Paese dell’area Ocse nel consumo di cannabis tra i 15enni, che risulta in crescita negli ultimi anni.

Alcol: consumo italiano moderato, ma è allarme tra gli adolescenti L’Italia si conferma tra i Paesi con consumo di alcol moderato, ma anche per quanto riguarda il consumo episodico eccessivo di alcol tra gli over 15. Preoccupante il consumo di alcol tra gli adolescenti. Un campanello di allarme rimarcato anche dal tasso di stato di ebbrezza ripetuta tra gli adolescenti che risulta il quarto peggiore risultato dell’intera area Ocse.

Attività fisica: troppa sedentarietà Il nostro Paese ha il sesto peggior risultato per insufficiente attività fisica quotidiana tra gli adulti. Anche la percentuale di quindicenni che riferiscono di svolgere almeno un’ora di attività fisica da moderata a intensa ogni giorno è la più bassa dell’area Ocse ed il dato è peggiorato tra il 2014 ed il 2022.

Obesità: Italia ancora virtuosa, ma con tendenza negativa

L’Italia rimane uno dei Paesi con minor prevalenza di obesità adulta, insieme a Corea, Francia e Svizzera. Il rapporto Ocse sottolinea come l’obesità e il sovrappeso giovanile stiano aumentando anche nel nostro Paese, una tendenza osservata anche a livello europeo.

Ambiente: qualità dell’aria, ancora una sfida per l’Italia

Il capitolo evidenzia la persistenza di esposizioni ambientali dannose, specialmente l’inquinamento atmosferico che rappresenta un determinante fondamentale della salute pubblica. L’Italia, come altri Paesi della Europa meridionale, rimane tra gli Stati Europei più colpiti per livelli di particolato fine ed impatti correlati.

  • Page 3 of 89
  • «
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • »
  • Last »
Tweets di @LottoBlasfemia

©2013-2026 No Bestemmia | Powered by WordPress with Easel | Subscribe: RSS | Back to Top ↑