Messa al bar e buoni confessione per chi bestemmia
Don Dino Rampazzo punta a coinvolgere i giovani e celebra messe “itineranti” fuori dalla chiesa. Dice: «Dio è dove ci sono le persone»
Chi l’ha detto che per ascoltare la parola di Dio sia necessario per forza entrare in chiesa? Ne sa qualcosa chi il primo maggio ha partecipato alla messa al bar. E per tutto il mese le messe saranno anche itineranti.
La messa che esce dalla chiesa: Primo Maggio la celebrazione al bar
Quello di don Dino Rampazzo che, da settembre scorso guida l’Unità pastorale Santa Maria di Panisacco che riunisce le parrocchie di Novale, Maglio di Sopra, San Quirico, Campotamaso e Fongara non è stato un gesto anticonformista. Anzi. Ha seguito alla lettera la parabola del Buon Pastore per riavvicinare le persone, soprattutto i giovani, alla Chiesa.
«Domenica 26 aprile il Vangelo riportava “Il pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori”. L’ho preso alla lettera – ha spiegato il sacerdote -. Per questo mese ho predisposto le messe nelle contrade delle parrocchie, a prescindere dai capitelli o meno, per incontrare le persone e dare la benedizione».
«Non è mancata qualche critica, ma Dio non è dove ci sono le persone?»
Don Dino ha, quindi iniziato, le sue “trasferte” dal bar Grumo di Maglio di Sopra dove, chiamati a raccolta, i parrocchiani hanno risposto a decine: «Il primo maggio ho celebrato una messa in “uscita” partendo dalla riflessione: Dio è anche al bar? Facciamo la messa al bar, luogo di ritrovo di tanti. E l’iniziativa ha avuto grande successo con più di 80 persone che hanno gremito il piazzale antistante. Un momento di Chiesa che si è concluso con un incontro finale conviviale offerto dal locale. Non è mancata qualche critica, ma Dio non è dove ci sono le persone? Bisogna riuscire a scorgerlo dappertutto».
Una risposta confermata dagli stessi parrocchiani presentandosi in massa alla celebrazione.
Chi è don Dino Rampazzo, carabiniere e impiegato prima di diventare sacerdote
Don Dino è originario di Montecchio Maggiore ed è stato ordinato sacerdote nel 2009 dopo essere stato carabiniere e impiegato. Prima di arrivare a Valdagno ha prestato servizio 5 anni a Vicenza e Bassano, per tre mesi come cappellano militare alla brigata corazzata Ariete di Pordenone, poi Tonezza-Arsiero, come vicario parrocchiale all’Up Cornedo, Spagnago e Muzzolon, parroco per 4 anni in quella di Pressana, Roveredo di Guà, Crosare e Caselle per poi approdare prima a Noventa e poi a Lonigo. Nella cittadina leonicena ha trascorso due anni fino ad arrivare nell’autunno scorso nell’Up Santa Maria di Panisacco.
Il “prete ciclista”
Il prete “ciclista”, famoso per la sua passione per le due ruote, ha trovato «un’Unità pastorale viva fatta di 5 parrocchie con doposcuola, oratori, campeggi estivi e iniziative di intrattenimento. Occorre trovare un volto nuovo di Chiesa e lo dicono i numeri. La carenza di sacerdoti ci deve far interrogare e renderci corresponsabili. La forza del futuro sono i laici. Mi auguro di riuscire a dare risposte ai giovani e, insieme alla comunità, di recuperare i ragazzi che vivono situazioni di disagio trovando il modo di coinvolgerli».
Giovani al centro della missione: preghiera al campo sportivo per l’ultima di campionato
Riavvicinare i giovani è una delle priorità di don Dino: «Bisogna andare in mezzo a loro, dove si trovano. Ho organizzato in occasione dell’ultima partita di campionato un momento di preghiera al campo sportivo con i giocatori dell’Azzurra Maglio. C’erano 400 ragazzi. L’importante è esserci, ma la difficoltà è che noi preti siamo mosche bianche e, invece, in questo momento ci vorrebbe un prete anche solo per chiacchierare».
I “buoni confessione” per chi bestemmia sono andati a ruba
Intanto il sacerdote sta mandando in stampa la quarta serie dei suoi noti “buoni confessione”: «Sono gratuiti, ritornerò a proporli e vengono consegnati a chi, ad esempio, bestemmia e che deve anche offrire un bicchiere al bar. Un modo per toccare nel vivo e cercare di disabituare ma anche per far capire che chi sbaglia paga. Devo ristamparli – conclude – perché sono andati a ruba».

