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Alcolismo giovani

Ago31
da admin il 31 Agosto 2026 alle 17:42
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Più pubblicità di alcol, più giovani bevono: il rischio cresce del 50%

Lo spot non vende soltanto una bevanda: associa il bicchiere all’amicizia, allo sport e alla vita adulta. Una grande analisi prova a misurare quanto possa pesare questa esposizione.

Fermiamo lo schermo un istante, proprio mentre i bicchieri si toccano. Attorno c’è una partita, una spiaggia, un gruppo di giovani che ride; la bottiglia compare senza imporsi, quasi fosse capitata lì per caso. Poi l’immagine finisce. Non vediamo la perdita di controllo, l’incidente, il corpo che il mattino dopo si sveglia nel malessere. La pubblicità si arresta sempre un momento prima delle conseguenze.

È in quello spazio — fra ciò che viene mostrato e ciò che resta fuori campo — che bisogna leggere la meta-analisi pubblicata il 24 agosto su JAMA Pediatrics. I ricercatori hanno riunito 23 pubblicazioni, ricavate da 19 coorti longitudinali: 82.498 partecipanti in dieci Paesi ad alto reddito. Prima è stata misurata l’esposizione al marketing dell’alcol, poi, nel tempo, il consumo. Il risultato complessivo è netto: confrontando i giovani più esposti con quelli meno esposti, i primi mostravano un rischio di consumo superiore del 50%, comprendendo sia l’inizio sia gli episodi di binge drinking. L’intervallo di confidenza, fra 1,37 e 1,63, rende improbabile che l’associazione osservata sia dovuta semplicemente al caso.

Ma che cos’è, oggi, la “pubblicità”? Non soltanto lo spot che interrompe un programma. È il marchio infilato in un contenuto d’intrattenimento, la bevanda visibile sullo schermo, la promozione online, l’oggetto con un logo; è perfino la simpatia che un ragazzo dichiara per una marca o per una campagna. Un congegno diffuso, mobile, spesso difficile da separare dal paesaggio quotidiano. Delle 94 stime di rischio esaminate, l’86% indicava la stessa direzione: più esposizione, maggiore probabilità di bere. La televisione mostrava l’associazione più forte, superiore a quella delle altre forme di marketing.

La bottiglia, dunque, non viene venduta soltanto come bottiglia. Prima ancora del consumo si vendono un’aspettativa, un atteggiamento, una piccola idea del mondo: bere appartiene alla festa, alla compagnia, al divertimento, forse persino al passaggio verso l’età adulta. È questo il possibile meccanismo intermedio suggerito dall’analisi narrativa. La pubblicità non ordina di bere: imposta il bicchiere come opzione predefinita della scena. A forza di ricomparire, il gesto perde attrito, diventa familiare e finisce per sembrare parte naturale del copione sociale. È un lavoro discreto, quasi invisibile. Proprio per questo conta.

Quel 50%, però, va maneggiato con precisione. Non significa che, ogni cento ragazzi, cinquanta in più cominceranno necessariamente a bere. È un aumento relativo del rischio fra gruppi molto esposti e gruppi poco esposti; non esiste qui un unico rischio assoluto applicabile a tutti, perché le coorti differivano per età, Paese, definizione del consumo e modo di misurare l’esposizione. La certezza delle prove è stata giudicata moderata, anche grazie a una relazione dose-risposta: al crescere dell’esposizione aumentava il rischio osservato.

E allora la pubblicità causa il consumo? La risposta onesta è: questo studio non può dimostrarlo. Le ricerche erano osservazionali e si affidavano almeno in parte alle dichiarazioni dei partecipanti, quindi a ricordi che possono essere imprecisi e a risposte non sempre sincere. Inoltre la famiglia, gli amici, la disponibilità dell’alcol e il contesto sociale possono influire tanto sull’esposizione quanto sul comportamento. La parola corretta rimane “associato”. Ma sarebbe curioso trasformare questa cautela scientifica in un’assoluzione: riconoscere i limiti di una prova non significa fingere che la prova non esista.

Pensiamoci davanti ai numeri diffusi da HBSC e dall’OMS Europa. Fra i quindicenni intervistati in Europa, Asia centrale e Canada, il 57% aveva già provato l’alcol; il 37% dichiarava di aver bevuto nei trenta giorni precedenti. Nessuno spot, preso da solo, può spiegare l’inizio del consumo di un ragazzo. Sarebbe una semplificazione comoda e falsa. Ma è altrettanto difficile sostenere che migliaia di immagini, marchi, sponsorizzazioni e messaggi personalizzati siano soltanto un fondale innocente.

Per l’Organizzazione mondiale della sanità, limitare pubblicità, promozioni e sponsorizzazioni è fra le misure più efficaci e convenienti per proteggere bambini e adolescenti. E la protezione, ormai, non può fermarsi alla televisione: deve raggiungere i social network, i contenuti sponsorizzati e il marketing selezionato dall’algoritmo per chi guarda. Altrimenti rischiamo di spegnere uno spot mentre, sullo schermo accanto, ne arrivano cento invisibili e costruiti su misura.

La pubblicità continuerà a mostrarci il bicchiere sollevato, la luce sulla spiaggia, gli amici che ridono. Il suo racconto finisce lì. Quello dei ragazzi, invece, comincia dopo che lo schermo è diventato buio.

Alcolismo giovani

Lug24
da admin il 24 Luglio 2026 alle 17:25
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Dipendenze in Italia, l’allarme del Governo: dall’alcol al gioco d’azzardo, dagli psicofarmaci all’isolamento tra i giovani

Il 24 giugno 2026, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha presentato al Parlamento la Relazione annuale sul fenomeno delle dipendenze in Italia (con dati riferiti prevalentemente al 2025). Fotografa una realtà complessa: cala leggermente il tabacco, ma tra i minorenni preoccupano l’abuso di alcol, l’uso di psicofarmaci senza ricetta e il boom del gioco d’azzardo online. A questi si aggiunge l’allarme silenzioso dell’isolamento volontario (Hikikomori) e dell’uso problematico di Internet. Ecco tutti i dati presentati dal Governo.

Il documento evidenzia un importante cambio di prospettiva: la relazione non si chiama più “sulle tossicodipendenze”, ma genericamente “sulle dipendenze”. Questo cambiamento serve a sottolineare che oggi le dipendenze da sostanze (illegali e legali) sono sempre più strettamente legate a quelle comportamentali, specialmente tra i più giovani

Le sostanze legali e i farmaci tra i giovani

Accanto al consumo di sostanze illegali, tra i minorenni e gli studenti italiani rimane diffusissimo e preoccupante l’uso di sostanze psicoattive consentite dalla legge o accessibili tramite prescrizione medica.

Nel 2025, quasi 500.000 studenti minorenni (pari al 31% degli under 18) hanno fumato tabacco. Il fenomeno è in lieve calo rispetto all’anno precedente e registra una diffusione maggiore tra le ragazze rispetto ai ragazzi. 

L’alcol continua a rappresentare un rischio enorme per gli adolescenti. Circa 380.000 studenti minorenni (il 25% della popolazione scolastica under 18) hanno riferito di essersi ubriacati almeno una volta nel corso dell’anno. Anche in questo caso, le ragazze mostrano una tendenza al consumo eccessivo più alta rispetto ai coetanei maschi. 

Inoltre, un fenomeno particolarmente silenzioso ma rilevante è l’uso di medicinali psicoattivi (come ansiolitici o sonniferi) senza alcuna prescrizione del medico. Nel 2025, circa 180.000 minorenni (l’11%) ne hanno fatto uso. Le ragazze consumano questi farmaci senza ricetta con una frequenza che è quasi il doppio rispetto ai ragazzi. 

Il gioco d’azzardo (anche online)

Anche se la legge vieta il gioco d’azzardo ai minori di 18 anni, i dati mostrano che questa dipendenza comportamentale sta raggiungendo livelli altissimi tra i giovanissimi. Il 64% degli studenti minorenni ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, e ben il 59% (circa 900.000 ragazzi tra i 15 e i 17 anni) lo ha fatto nel corso del 2025. 

Le modalità più comuni sono i biglietti “Gratta e Vinci” e le scommesse sportive (soprattutto calcistiche). Il 12% dei minorenni gioca invece sulle piattaforme online. 

Il 7,7% dei giovani mostra un profilo di gioco “a rischio” e il 6% ha un comportamento “problematico”. Spesso questi ragazzi associano il gioco d’azzardo ad altri problemi come atti di vandalismo, furti o uso di sostanze stupefacenti. 

Le nuove dipendenze digitali e l’isolamento sociale

La relazione dedica ampio spazio a come l’uso eccessivo della tecnologia e della rete si stia trasformando in una vera e propria dipendenza per i ragazzi sotto i 18 anni: circa 230.000 minorenni hanno un rapporto patologico con il web. Faticano a controllare il tempo passato online, tendono a dormire pochissimo e a trascurare le relazioni sociali reali. 

Più di 260.000 studenti minorenni (il 17%) mostrano un profilo di gioco con i videogame considerato a rischio. Quando non possono giocare, manifestano spesso forte irritabilità e difficoltà a controllare le proprie emozioni. 

Più di 26.000 minorenni (l’1,7%), inoltre, hanno riferito di vivere in uno stato di isolamento sociale volontario e completo da oltre sei mesi. Un altro 2,3% ha sperimentato periodi di ritiro più brevi (tra i 3 e i 6 mesi), spesso legati a forti disagi psicologici, familiari o relazionali. 

Il mondo digitale amplifica anche i comportamenti aggressivi: il 47% dei minorenni dichiara di essere stato vittima di bullismo online, mentre il 32% ammette di aver compiuto azioni offensive in rete (soprattutto i maschi). Inoltre, circa il 30% dei ragazzi ha provato l’esperienza del ghosting (interrompere improvvisamente e senza spiegazioni ogni contatto digitale con qualcuno), sia subendolo sia mettendolo in atto. 

L’importanza della prevenzione e della famiglia

I dati della Relazione sottolineano che una presenza educativa attenta, basata sul dialogo e sul supporto reciproco in famiglia, è il principale fattore protettivo per evitare che i giovani cadano nel poliutilizzo di sostanze o in comportamenti patologici. Per rispondere a questa crescente complessità, lo Stato ha stanziato oltre 160 milioni di euro nel 2025 per rafforzare la prevenzione scolastica, i servizi di cura sul territorio (SerD) e contrastare l’azzardo e le dipendenze comportamentali.

Alcolismo giovani

Lug13
da admin il 13 Luglio 2026 alle 16:02
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Alcol e droga tra i giovanissimi: “Cocaina anche prima dei 14 anni”

E’ questo il drammatico dato che emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze: i numeri si riferiscono al 2025 ma l’anno precedente non è che le cose andassero meglio.

Purtroppo continua ad aumentare il consumo di droghe e alcol tra i giovani del Fermano sotto 20 anni. E’ questo il drammatico dato che emerge ancora una volta, così come nel 2024, dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia relativamente al 2025. Rispetto al 2024, crescono le percentuali di studenti tra i 15 e i 19 anni che riferiscono di aver usato almeno una volta nel corso dell’anno cocaina (dal 2,2% al 2,4%), stimolanti (dal 2,9% al 3%), allucinogeni (dal 2% al 2,2%) e nuove sostanze psicoattive (dal 6,4% al 6,6%). Numeri impressionanti perché il 39% di chi fa uso di cocaina si è avvicinato a questa droga prima dei 15 anni, 1200 studenti hanno consumato alcol almeno 20 volte negli ultimi 30 giorni e più del 30% degli studenti riferisce una prima ubriacatura prima dei 15 anni. Sono 120 gli studenti che hanno utilizzato psicofarmaci senza prescrizione medica nel 2024, con prevalenze doppie tra le ragazze rispetto ai ragazzi. Molto diffuso tra i giovani l’uso di hashish e marijuana che spiccano sempre più per l’aumento nella purezza. Le analisi di laboratorio eseguite sui sequestri hanno evidenziato un aumento del contenuto medio della sostanza attiva Thc (tetraidrocannabinolo) nei prodotti derivati dalla cannabis. In particolare, nei prodotti a base di resina, come l’hashish, la percentuale media di principio attivo dal 2016 al 2025 risulta più che quadruplicata da 7,4% a 31%. Stesso trend per quanto riguarda la cocaina base, dove il principio attivo che dal 2017 al 2024 sale di 5 punti percentuali (dall’87% al 92%). Ma la piaga delle tossicodipendenze del Fermano continua ad essere quella delle “polveri”. L’eroina rimane la droga più diffusa tra coloro che si rivolgono al Sert, Servizio per le Dipendenze patologiche, seguita però da un aumento di dipendenze da cocaina e crack. Se ne parla chiaramente nella Relazione annuale: Il 55% degli assistiti risulta in carico per eroina, il 24% per cocaina, a cui si aggiunge il 9% per crack, e il 12% per cannabinoidi. Se consideriamo solo i nuovi utenti, dal 2015 al 2024 si registra una crescita di trattamento nei Sert per il consumo di cocaina/crack che raggiunge il 57% mentre nel 2015 era al 20%. In questo contesto ecco la nascita delle nuove dipendenze tra gli under 20 del Fermano come l’abuso del cellulare e dei social media. Uno studio Unesco offre dati drammatici sulla carenza di attenzione, sull’incidenza negativa sulla fantasia e la creatività; tutti gli studi testimoniano come stati d’ansia, depressivi, di isolamento sociale, siano sempre più legati alla dipendenza dai cellulari.

Se la droga preoccupa il consumo di alcol è considerato una vera e proprio piaga della società e anche il Fermano non esula da questo fenomeno che, secondo i dati del ministero della Salute, è in continua crescita anche tra i giovani. Nel 2025 i residenti nella provincia di Fermo di età superiore a 11 anni – il 24,2% degli uomini e al 10,1% delle donne – hanno bevuto quantità di alcol tali da esporre la propria salute a rischio. I consumatori sono aumentati, in particolare gli uomini. La fascia della popolazione in cui è stata registrata la più elevata frequenza di consumatori a rischio risulta essere quella dei minori, 16enni e 17enni, di entrambi i sessi – il 39,7% dei maschi e il 37,8% delle femmine – seguita dagli anziani maschi ultra 65enni – il 31,2% dei 65-74enni e il 30,4% degli ultra 75enni. Sono pertanto i target più vulnerabili, che richiederebbero massima tutela della salute e per i quali è inderogabile l’adozione di misure di prevenzione e di livelli di informazione più chiari e adeguati, spesso sottoposti a l’influenza di fake news e disinformazione nei media e sui social network. Nel Fermano 1211 persone hanno bevuto per ubriacarsi e 1390, soprattutto maschi di tutte le età, sono stati i consumatori dannosi, coloro cioè che hanno consumato alcol provocando un danno alla loro salute, a livello fisico o mentale. Sono 450 i minori che si sono ubriacati, una platea troppo vasta che non dovrebbe ricevere in vendita o somministrazione bevande alcoliche dagli adulti competenti sia negli esercizi pubblici che in famiglia.

Alcolismo giovani

Lug03
da admin il 3 Luglio 2026 alle 9:54
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Giovani e alcol, l’allarme degli esperti: “Dietro il bere eccessivo spesso un disagio non ascoltato”

Parlare di alcol tra i più giovani significa affrontare una delle fragilità sociali ed educative più complesse del presente. Un fenomeno che, secondo gli specialisti, non può essere letto soltanto come questione di consumo, ma come possibile spia di un disagio più profondo.

Al centro del dibattito, nel corso di un seminario ospitato a Careggi, l’intervento di Mimma Dardano, che ha posto l’accento sulla necessità di un approccio globale al tema delle dipendenze.

“Le dipendenze rappresentano una delle sfide educative e sociali più importanti del nostro tempo, soprattutto tra le nuove generazioni”, ha affermato Dardano, sottolineando come la comprensione del fenomeno debba andare oltre la semplice analisi del comportamento.

“La sostanza o il gesto non bastano a spiegare ciò che accade: occorre comprendere la persona, la sua storia, le sue fragilità e le risorse che possiede”, ha aggiunto, richiamando l’attenzione sul ruolo centrale dell’ascolto nei percorsi di prevenzione e cura.

Secondo la psicoterapeuta, il consumo eccessivo di alcol tra i giovani può diventare una forma di comunicazione indiretta del disagio. “Per molti giovani la dipendenza è spesso il linguaggio di un disagio che non riesce a trovare altre forme di espressione”, ha spiegato, evidenziando la necessità di interventi capaci di intercettare precocemente le situazioni di fragilità.

Da qui l’invito a rafforzare strumenti educativi e percorsi strutturati di sostegno. “È fondamentale promuovere percorsi di cura, ascolto e prevenzione capaci di rafforzare consapevolezza, autonomia e capacità di costruire il proprio futuro”, ha concluso Dardano.

Il seminario si è svolto nell’ambito di un incontro dedicato ai temi della salute e delle dipendenze, ospitato presso Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi e promosso dal professor Stefano Gitto, responsabile della struttura di Alcologia e docente di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Firenze.

All’iniziativa hanno partecipato medici, infermieri, psicologi e rappresentanti di associazioni impegnate nel campo delle dipendenze, in un confronto multidisciplinare che ha messo al centro prevenzione, presa in carico e continuità terapeutica.

Un approccio condiviso dagli esperti: l’alcolismo giovanile non va letto solo come emergenza sanitaria, ma come indicatore di un disagio sociale più ampio. Intervenire precocemente, sottolineano gli specialisti, significa spesso evitare che quel disagio trovi nell’abuso una via di espressione stabile.

Firma per il 5 per mille a favore della Polisportiva Grottese!!!!

Mag27
da admin il 27 Maggio 2026 alle 17:12
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