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Alcolismo giovani

Lug24
da admin il 24 Luglio 2026 alle 17:25
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Dipendenze in Italia, l’allarme del Governo: dall’alcol al gioco d’azzardo, dagli psicofarmaci all’isolamento tra i giovani

Il 24 giugno 2026, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha presentato al Parlamento la Relazione annuale sul fenomeno delle dipendenze in Italia (con dati riferiti prevalentemente al 2025). Fotografa una realtà complessa: cala leggermente il tabacco, ma tra i minorenni preoccupano l’abuso di alcol, l’uso di psicofarmaci senza ricetta e il boom del gioco d’azzardo online. A questi si aggiunge l’allarme silenzioso dell’isolamento volontario (Hikikomori) e dell’uso problematico di Internet. Ecco tutti i dati presentati dal Governo.

Il documento evidenzia un importante cambio di prospettiva: la relazione non si chiama più “sulle tossicodipendenze”, ma genericamente “sulle dipendenze”. Questo cambiamento serve a sottolineare che oggi le dipendenze da sostanze (illegali e legali) sono sempre più strettamente legate a quelle comportamentali, specialmente tra i più giovani

Le sostanze legali e i farmaci tra i giovani

Accanto al consumo di sostanze illegali, tra i minorenni e gli studenti italiani rimane diffusissimo e preoccupante l’uso di sostanze psicoattive consentite dalla legge o accessibili tramite prescrizione medica.

Nel 2025, quasi 500.000 studenti minorenni (pari al 31% degli under 18) hanno fumato tabacco. Il fenomeno è in lieve calo rispetto all’anno precedente e registra una diffusione maggiore tra le ragazze rispetto ai ragazzi. 

L’alcol continua a rappresentare un rischio enorme per gli adolescenti. Circa 380.000 studenti minorenni (il 25% della popolazione scolastica under 18) hanno riferito di essersi ubriacati almeno una volta nel corso dell’anno. Anche in questo caso, le ragazze mostrano una tendenza al consumo eccessivo più alta rispetto ai coetanei maschi. 

Inoltre, un fenomeno particolarmente silenzioso ma rilevante è l’uso di medicinali psicoattivi (come ansiolitici o sonniferi) senza alcuna prescrizione del medico. Nel 2025, circa 180.000 minorenni (l’11%) ne hanno fatto uso. Le ragazze consumano questi farmaci senza ricetta con una frequenza che è quasi il doppio rispetto ai ragazzi. 

Il gioco d’azzardo (anche online)

Anche se la legge vieta il gioco d’azzardo ai minori di 18 anni, i dati mostrano che questa dipendenza comportamentale sta raggiungendo livelli altissimi tra i giovanissimi. Il 64% degli studenti minorenni ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, e ben il 59% (circa 900.000 ragazzi tra i 15 e i 17 anni) lo ha fatto nel corso del 2025. 

Le modalità più comuni sono i biglietti “Gratta e Vinci” e le scommesse sportive (soprattutto calcistiche). Il 12% dei minorenni gioca invece sulle piattaforme online. 

Il 7,7% dei giovani mostra un profilo di gioco “a rischio” e il 6% ha un comportamento “problematico”. Spesso questi ragazzi associano il gioco d’azzardo ad altri problemi come atti di vandalismo, furti o uso di sostanze stupefacenti. 

Le nuove dipendenze digitali e l’isolamento sociale

La relazione dedica ampio spazio a come l’uso eccessivo della tecnologia e della rete si stia trasformando in una vera e propria dipendenza per i ragazzi sotto i 18 anni: circa 230.000 minorenni hanno un rapporto patologico con il web. Faticano a controllare il tempo passato online, tendono a dormire pochissimo e a trascurare le relazioni sociali reali. 

Più di 260.000 studenti minorenni (il 17%) mostrano un profilo di gioco con i videogame considerato a rischio. Quando non possono giocare, manifestano spesso forte irritabilità e difficoltà a controllare le proprie emozioni. 

Più di 26.000 minorenni (l’1,7%), inoltre, hanno riferito di vivere in uno stato di isolamento sociale volontario e completo da oltre sei mesi. Un altro 2,3% ha sperimentato periodi di ritiro più brevi (tra i 3 e i 6 mesi), spesso legati a forti disagi psicologici, familiari o relazionali. 

Il mondo digitale amplifica anche i comportamenti aggressivi: il 47% dei minorenni dichiara di essere stato vittima di bullismo online, mentre il 32% ammette di aver compiuto azioni offensive in rete (soprattutto i maschi). Inoltre, circa il 30% dei ragazzi ha provato l’esperienza del ghosting (interrompere improvvisamente e senza spiegazioni ogni contatto digitale con qualcuno), sia subendolo sia mettendolo in atto. 

L’importanza della prevenzione e della famiglia

I dati della Relazione sottolineano che una presenza educativa attenta, basata sul dialogo e sul supporto reciproco in famiglia, è il principale fattore protettivo per evitare che i giovani cadano nel poliutilizzo di sostanze o in comportamenti patologici. Per rispondere a questa crescente complessità, lo Stato ha stanziato oltre 160 milioni di euro nel 2025 per rafforzare la prevenzione scolastica, i servizi di cura sul territorio (SerD) e contrastare l’azzardo e le dipendenze comportamentali.

Alcolismo giovani

Lug13
da admin il 13 Luglio 2026 alle 16:02
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Alcol e droga tra i giovanissimi: “Cocaina anche prima dei 14 anni”

E’ questo il drammatico dato che emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze: i numeri si riferiscono al 2025 ma l’anno precedente non è che le cose andassero meglio.

Purtroppo continua ad aumentare il consumo di droghe e alcol tra i giovani del Fermano sotto 20 anni. E’ questo il drammatico dato che emerge ancora una volta, così come nel 2024, dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia relativamente al 2025. Rispetto al 2024, crescono le percentuali di studenti tra i 15 e i 19 anni che riferiscono di aver usato almeno una volta nel corso dell’anno cocaina (dal 2,2% al 2,4%), stimolanti (dal 2,9% al 3%), allucinogeni (dal 2% al 2,2%) e nuove sostanze psicoattive (dal 6,4% al 6,6%). Numeri impressionanti perché il 39% di chi fa uso di cocaina si è avvicinato a questa droga prima dei 15 anni, 1200 studenti hanno consumato alcol almeno 20 volte negli ultimi 30 giorni e più del 30% degli studenti riferisce una prima ubriacatura prima dei 15 anni. Sono 120 gli studenti che hanno utilizzato psicofarmaci senza prescrizione medica nel 2024, con prevalenze doppie tra le ragazze rispetto ai ragazzi. Molto diffuso tra i giovani l’uso di hashish e marijuana che spiccano sempre più per l’aumento nella purezza. Le analisi di laboratorio eseguite sui sequestri hanno evidenziato un aumento del contenuto medio della sostanza attiva Thc (tetraidrocannabinolo) nei prodotti derivati dalla cannabis. In particolare, nei prodotti a base di resina, come l’hashish, la percentuale media di principio attivo dal 2016 al 2025 risulta più che quadruplicata da 7,4% a 31%. Stesso trend per quanto riguarda la cocaina base, dove il principio attivo che dal 2017 al 2024 sale di 5 punti percentuali (dall’87% al 92%). Ma la piaga delle tossicodipendenze del Fermano continua ad essere quella delle “polveri”. L’eroina rimane la droga più diffusa tra coloro che si rivolgono al Sert, Servizio per le Dipendenze patologiche, seguita però da un aumento di dipendenze da cocaina e crack. Se ne parla chiaramente nella Relazione annuale: Il 55% degli assistiti risulta in carico per eroina, il 24% per cocaina, a cui si aggiunge il 9% per crack, e il 12% per cannabinoidi. Se consideriamo solo i nuovi utenti, dal 2015 al 2024 si registra una crescita di trattamento nei Sert per il consumo di cocaina/crack che raggiunge il 57% mentre nel 2015 era al 20%. In questo contesto ecco la nascita delle nuove dipendenze tra gli under 20 del Fermano come l’abuso del cellulare e dei social media. Uno studio Unesco offre dati drammatici sulla carenza di attenzione, sull’incidenza negativa sulla fantasia e la creatività; tutti gli studi testimoniano come stati d’ansia, depressivi, di isolamento sociale, siano sempre più legati alla dipendenza dai cellulari.

Se la droga preoccupa il consumo di alcol è considerato una vera e proprio piaga della società e anche il Fermano non esula da questo fenomeno che, secondo i dati del ministero della Salute, è in continua crescita anche tra i giovani. Nel 2025 i residenti nella provincia di Fermo di età superiore a 11 anni – il 24,2% degli uomini e al 10,1% delle donne – hanno bevuto quantità di alcol tali da esporre la propria salute a rischio. I consumatori sono aumentati, in particolare gli uomini. La fascia della popolazione in cui è stata registrata la più elevata frequenza di consumatori a rischio risulta essere quella dei minori, 16enni e 17enni, di entrambi i sessi – il 39,7% dei maschi e il 37,8% delle femmine – seguita dagli anziani maschi ultra 65enni – il 31,2% dei 65-74enni e il 30,4% degli ultra 75enni. Sono pertanto i target più vulnerabili, che richiederebbero massima tutela della salute e per i quali è inderogabile l’adozione di misure di prevenzione e di livelli di informazione più chiari e adeguati, spesso sottoposti a l’influenza di fake news e disinformazione nei media e sui social network. Nel Fermano 1211 persone hanno bevuto per ubriacarsi e 1390, soprattutto maschi di tutte le età, sono stati i consumatori dannosi, coloro cioè che hanno consumato alcol provocando un danno alla loro salute, a livello fisico o mentale. Sono 450 i minori che si sono ubriacati, una platea troppo vasta che non dovrebbe ricevere in vendita o somministrazione bevande alcoliche dagli adulti competenti sia negli esercizi pubblici che in famiglia.

Alcolismo giovani

Lug03
da admin il 3 Luglio 2026 alle 9:54
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Giovani e alcol, l’allarme degli esperti: “Dietro il bere eccessivo spesso un disagio non ascoltato”

Parlare di alcol tra i più giovani significa affrontare una delle fragilità sociali ed educative più complesse del presente. Un fenomeno che, secondo gli specialisti, non può essere letto soltanto come questione di consumo, ma come possibile spia di un disagio più profondo.

Al centro del dibattito, nel corso di un seminario ospitato a Careggi, l’intervento di Mimma Dardano, che ha posto l’accento sulla necessità di un approccio globale al tema delle dipendenze.

“Le dipendenze rappresentano una delle sfide educative e sociali più importanti del nostro tempo, soprattutto tra le nuove generazioni”, ha affermato Dardano, sottolineando come la comprensione del fenomeno debba andare oltre la semplice analisi del comportamento.

“La sostanza o il gesto non bastano a spiegare ciò che accade: occorre comprendere la persona, la sua storia, le sue fragilità e le risorse che possiede”, ha aggiunto, richiamando l’attenzione sul ruolo centrale dell’ascolto nei percorsi di prevenzione e cura.

Secondo la psicoterapeuta, il consumo eccessivo di alcol tra i giovani può diventare una forma di comunicazione indiretta del disagio. “Per molti giovani la dipendenza è spesso il linguaggio di un disagio che non riesce a trovare altre forme di espressione”, ha spiegato, evidenziando la necessità di interventi capaci di intercettare precocemente le situazioni di fragilità.

Da qui l’invito a rafforzare strumenti educativi e percorsi strutturati di sostegno. “È fondamentale promuovere percorsi di cura, ascolto e prevenzione capaci di rafforzare consapevolezza, autonomia e capacità di costruire il proprio futuro”, ha concluso Dardano.

Il seminario si è svolto nell’ambito di un incontro dedicato ai temi della salute e delle dipendenze, ospitato presso Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi e promosso dal professor Stefano Gitto, responsabile della struttura di Alcologia e docente di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Firenze.

All’iniziativa hanno partecipato medici, infermieri, psicologi e rappresentanti di associazioni impegnate nel campo delle dipendenze, in un confronto multidisciplinare che ha messo al centro prevenzione, presa in carico e continuità terapeutica.

Un approccio condiviso dagli esperti: l’alcolismo giovanile non va letto solo come emergenza sanitaria, ma come indicatore di un disagio sociale più ampio. Intervenire precocemente, sottolineano gli specialisti, significa spesso evitare che quel disagio trovi nell’abuso una via di espressione stabile.

Firma per il 5 per mille a favore della Polisportiva Grottese!!!!

Mag27
da admin il 27 Maggio 2026 alle 17:12
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Alcolismo giovani

Mag27
da admin il 27 Maggio 2026 alle 16:43
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I giovani che amano l’alcol sono aggressivi ed esposti a malattie mentali, aiutiamoli con l’educazione alla moderazione: il divieto non serve

“Parlare di alcol ai giovani attraverso i giovani”: è l’idea alla base dell’iniziativa ‘Comunicare il consumo responsabile, Communication is Education’. Si tratta di un progetto promosso da Federvini e sviluppato insieme al mondo universitario, che ha concluso in questi giorni la sua quarta edizione al Centro Congressi dell’Università Sapienza di Roma. L’iniziativa, nata nel 2022, quest’anno ha coinvolto circa 500 studenti provenienti da otto atenei italiani, chiamati a progettare campagne di sensibilizzazione rivolte ai propri coetanei sul tema del consumo responsabile delle bevande alcoliche.

L’idea di fondo, sottolinea l’agenzia Ansa, è quella di sostituire il tradizionale linguaggio istituzionale con strumenti comunicativi vicini alle nuove generazioni, come social network, contenuti brevi, influencer, podcast, eventi dal vivo e campagne urbane.

Tra gli slogan proposti dagli studenti sono emersi messaggi come “Più alzi il gomito, più abbassi il cervello” o “Next Level, il vero flex è sapersi controllare”, costruiti con l’obiettivo di parlare ai giovani con un linguaggio diretto e immediato.

A vincere l’edizione 2026 è stata la squadra della SMEA, Alta Scuola di Management ed Economia Agro-Alimentare dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, seguita dalla Sapienza di Roma e dall’Università di Verona. Tutti i finalisti prenderanno parte nei prossimi mesi a visite formative presso aziende associate a Federvini.

Dietro il progetto, però, non emerge soltanto un esercizio di marketing sociale: il tema del consumo responsabile continua infatti a essere collegato a dati che rappresentano ancora una rilevante questione sanitaria e sociale.

L’idea di fondo, sottolinea l’agenzia Ansa, è quella di sostituire il tradizionale linguaggio istituzionale con strumenti comunicativi vicini alle nuove generazioni, come social network, contenuti brevi, influencer, podcast, eventi dal vivo e campagne urbane.

Tra gli slogan proposti dagli studenti sono emersi messaggi come “Più alzi il gomito, più abbassi il cervello” o “Next Level, il vero flex è sapersi controllare”, costruiti con l’obiettivo di parlare ai giovani con un linguaggio diretto e immediato.

A vincere l’edizione 2026 è stata la squadra della SMEA, Alta Scuola di Management ed Economia Agro-Alimentare dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, seguita dalla Sapienza di Roma e dall’Università di Verona. Tutti i finalisti prenderanno parte nei prossimi mesi a visite formative presso aziende associate a Federvini.

Dietro il progetto, però, non emerge soltanto un esercizio di marketing sociale: il tema del consumo responsabile continua infatti a essere collegato a dati che rappresentano ancora una rilevante questione sanitaria e sociale.

Secondo il monitoraggio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità, il consumo dannoso di alcol rappresenta il 5,1% del carico globale delle malattie e viene considerato uno dei principali fattori di rischio per mortalità precoce e disabilità.

L’abuso di alcol, infatti, non comporta esclusivamente il rischio di dipendenza. Numerosi studi scientifici di WHO, Global Status Report on Alcohol and Health, hanno evidenziato collegamenti con patologie cardiovascolari, tumori, danni neurologici, malattie epatiche e disturbi della salute mentale.

Anche la sicurezza stradale continua a essere uno dei settori in cui il problema appare più evidente. Secondo i dati ISTAT, nel 2024 in Italia si sono verificati 173.364 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato 3.030 vittime e oltre 233 mila feriti. E tra le principali cause di rischio individuate dalle rilevazioni sanitarie e dai dati delle forze dell’ordine compare proprio la guida in stato di alterazione dovuta all’assunzione di alcol.

L’impatto dell’abuso di alcol non riguarda soltanto la strada. Diverse ricerche internazionali mostrano una correlazione tra consumo eccessivo di bevande alcoliche e aumento di episodi di aggressività, violenza e comportamenti impulsivi: l’alcol può infatti alterare le capacità decisionali, ridurre il controllo degli impulsi e modificare la percezione del rischio.

Particolare attenzione riguarda i giovani adulti, fascia alla quale il progetto Federvini si rivolge direttamente. Secondo recenti monitoraggi epidemiologici, milioni di italiani presentano modalità di consumo considerate a rischio, con una presenza significativa nelle fasce più giovani.

L’aspetto più interessante dell’iniziativa sembra essere il tentativo di spostare l’attenzione dalla sola logica del divieto a quella dell’educazione: invece di affidarsi esclusivamente a campagne basate sulle sanzioni o sulla paura, il progetto tenta di costruire una cultura della consapevolezza e della responsabilità personale.

Nel corso della premiazione, Chiara Soldati, la presidente del Centro di studio per gli aspetti sociali del consumo di bevande alcoliche (Casa) di Federvini, ha definito l’iniziativa uno dei progetti sociali più significativi sviluppati dall’associazione negli ultimi anni, sottolineando la capacità di unire formazione, responsabilità e dialogo con le nuove generazioni.

In un contesto in cui i giovani sono esposti quotidianamente a contenuti veloci, tendenze digitali e modelli sociali che spesso trasformano il consumo in un simbolo di appartenenza, l’educazione alla moderazione potrebbe rappresentare una sfida persino più complessa del semplice divieto. Ed è probabilmente qui che iniziative di questo tipo tentano di intervenire: utilizzare il linguaggio delle nuove generazioni per costruire comportamenti più consapevoli.

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