Ubriaca in gita a 15 anni, il prof. “Alcol dilagante, sempre più difficile accompagnare i ragazzi”
L’allarme lanciato dal prof. parte dal caso della studentessa finita in ospedale a Ostuni: “Questa non è una cosa normale”
Si trovava in viaggio d’istruzione quando si è sentita male nella camera di albergo con le sue amiche. Sono state loro a chiamare gli insegnanti accompagnatori che sono subito intervenuti per portarla in ospedale. Quella che doveva essere una gita scolastica gioiosa in Puglia, ha avuto un brutto intoppo la scorsa settimana, a Ostuni per la precisione. La 15enne è stata portata in ospedale per aver bevuto troppo. Un cocktail di vodka e altri superalcolici, da quello che sembra, l’ha costretta al ricovero. I suoi genitori si sono precipitati a riprenderla. Provvedimenti disciplinari sono scattati subito nei suoi confronti e delle compagne. Una vicenda che poteva finire peggio e che ha riacceso un dibattito significativo nella comunità, storicamente attenta alla qualità dell’istruzione e al ruolo dei docenti, pilastri insostituibili della formazione. La dirigente scolastica è intervenuta subito, da decine di chilometri di distanza, mettendosi in contatto con accompagnatori e genitori. L’opinione pubblica si è spaccata su quanto accaduto. Il fatto ha riaperto il dibattito anche sul ruolo dei presidi e degli accompagnatori. Sui social poi c’è chi scrive che fatti del genere sono sempre accaduti, altri che puntano il dito contro i prof accompagnatori, altri ancora li assolvono e fanno ricadere la responsabilità sui ragazzi.
Il prof Schettini: “Sempre più difficile accompagnare i ragazzi”
E’ rimbalzato ovunque sul web e nelle cronache nazionali quanto accaduto a Ostuni. Persino Vincenzo Schettini, il noto professore della “Fisica che ci piace”, ha riflettuto sulla vicenda aprendo un ampio dibattito attraverso il suo canale Tik Tok: “Ho deciso di fare questo video non per giudicare ma per riflettere – dice il professore–. E’ diventato sempre più difficile accompagnare in gita i ragazzi, difficoltoso trovare all’interno di un Consiglio di classe chi è disposto. Quelle giornate sei genitore di 25 15enni, quindi minorenni. L’uso di alcol sta aumentando esponenzialmente tra i minorenni. Stanno venendo meno le regole in casa? Stanno venendo meno le pubblicità progresso? Eri giovane e ti spaventavi della droga, dell’Aids. Io ricordo che a 22 anni sono tornato brillo a casa e mi hanno fatto una partaccia, sia mio padre che mia madre. Che cosa sta mancando? E’ un dibattito che si deve necessariamente aprire da noi persone adulte, insegnanti, genitori. Voi, nonni all’ascolto, siete un tassello fondamentale assieme ai genitori”.
L’allarme sociale e il dramma delle dipendenze
L’insegnante, molto noto per le sue lezioni sui social e dal vivo, ha deciso di affrontare l’argomento inaugurando anche un nuovo format per dialogare con i suoi iscritti e coinvolgere il pubblico attivamente, evitando l’indifferenza generale. “Voglio creare un dibattito. Questa cosa qua siccome scomparirà, fra due giorni sparirà perché nessuno più ne parlerà, non deve passare come una cosa normale”, aggiunge. È un caso isolato o il segnale di un problema più grande tra i giovani? Il vero nodo della questione, secondo il ragionamento del docente, è la dipendenza, sottolineando che l’abuso di bevande alcoliche tra i minorenni è in forte aumento e rappresenti un allarme sociale da ascoltare con estrema urgenza. “L’alcol crea dipendenza. In tutto quel mondo maledetto delle dipendenze, c’è l’alcol in mezzo”. E per rendere l’idea in modo diretto, ha citato la triste parabola dell’attore di “Friends” Matthew Perry.
La ricerca dello svago a ogni costo
L’insegnante si pone una domanda cruciale sui motivi scatenanti che spingono i giovanissimi verso queste abitudini dannose individuando la radice del problema nella costante ricerca dello svago. I ragazzi sentono la forte necessità di evadere e fare qualcosa di diverso per divertirsi durante il tempo libero. “Perché si beve? Perché si deve bere? Perché ci si deve svagare? – si chiede -. Le alternative esistono e sono meravigliose”. Non ha nemmeno mancato di focalizzarsi anche sulla rapidità con cui oggi i giovani riescono a procurarsi sostanze dannose.
Il grido d’allarme dei dirigenti scolastici
L’associazione sindacale “Dirigenti scuola” rappresenta la categoria dei dirigenti scolastici e ad oggi conta oltre 1500 iscritti su un totale di circa sette mila e 500 dirigenti scolastici italiani: “Forse il punto è che non è più tempo per le “gite” come le abbiamo intese fin qui, e la cronaca quotidiana ce lo sta urlando in tutti i modi, da Osimo allo studente precipitato dell’albergo a Lignano, passando per la classe di liceo salvata a Praga solo dalla prontezza di tre insegnanti (premiati per questo dal ministro Valditara), per limitarci all’ultima settimana. Episodi diversi, con dinamiche differenti, uniti però dal medesimo “filo rosso”: gli enormi rischi e le insostenibili responsabilità connessi alle uscite e ai viaggi, che non ci sembra trovino più un adeguato corrispettivo sull’effettiva utilità didattica dei medesimi che, non a caso, sempre più di frequente vengono appiccicati nei Ptof (Piano triennale dell’offerta formativa) senza che abbiano la minima attinenza, se non una labile connessione di facciata, con gli argomenti oggetto di studio”.
Responsabilità e burocrazia: il peso sui docenti
“Poi se succede qualcosa la colpa di chi è? Comunque vada, la palla avvelenata arriva sempre dalle parti del dirigente. Con scuole ormai diventate agenzie di viaggi, aggravi burocratici di ogni sorta, problemi come se piovesse con famiglie sempre più incontentabili e docenti che, giustamente, lamentano il riconoscimento nullo a fronte di responsabilità estese 24 ore, 7 giorni su 7″.
