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Alcolismo giovani

Nov12
da admin il 12 Novembre 2025 alle 11:02
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Dipendenze, Gen Z la più colpita: 1 giovane su 4 consuma sostanze. 910 mila si sballano regolarmente

Oltre 160.000 studenti tra i 15 e i 19 anni “poli consumatori”. Nel 2024 scoperte 79 nuove sostanze psicoattive. Sipad: “emergenza silenziosa”

Sono cinque milioni gli italiani a rischio dipendenza, 1 giovane su 4 consuma sostanze e sono 910mila quelli che “si sballano” regolarmente. Solo nell’ultimo anno sono state identificate 79 nuove sostanze psicoattive. 

L’emergenza silenziosa

Quattro milioni di italiani sopra gli 11 anni bevono alcol a livelli rischiosi per la salute, mentre un milione sono consumatori dannosi. Particolarmente preoccupante è l’aumento dell’80% delle donne consumatrici negli ultimi dieci anni. Questi i numeri di “un’emergenza sanitaria silenziosa” forniti dalla Società Italiana Patologie da Dipendenza (Sipad) che affronterà il tema nel corso del suo annuale congresso in programma a Roma dal 19 al 21 novembre.

I numeri

Secondo l’Agenzia dell’Unione Europea per le Droghe (EUDA) e l’Oms, il consumo di sostanze causa 600.000 decessi evitabili all’anno nel mondo, tra overdose, malattie correlate, incidenti e suicidi.
In Italia la Gen Z paga il prezzo più alto: 910.000 giovani si sballano regolarmente, rappresentando il 25% della loro fascia d’età.

“Non possiamo più permetterci di guardare altrove. Questi numeri raccontano storie di persone, famiglie, comunità intere che hanno bisogno di risposte concrete. Il nostro congresso sarà l’occasione per condividere le migliori pratiche, le innovazioni terapeutiche e le strategie di prevenzione più efficaci”, ha dichiarato il presidente di Sipad, Claudio Leonardi.

Oltre 160.000 studenti italiani tra i 15 e i 19 anni “poli consumatori”

In particolare, oltre 160.000 studenti italiani tra i 15 e i19 anni possono essere considerati ‘poli consumatori’, avendo fatto uso di almeno due sostanze psicoattive illegali, e tra questi si registrano un maggior consumo di cannabis associata a nicotina e alcol. 

La Società Italiana Patologie da Dipendenza denuncia inoltre la situazione dei Servizi pubblici per le Dipendenze (Serd) che hanno attualmente in carico circa 135.000 persone. Di queste, il 59% sono consumatori di eroina, il 27% di cocaina e crack, il 13% di cannabinoidi, mentre l’1% presenta dipendenze comportamentali come gioco d’azzardo patologico, internet, social media e sesso.  Le comunità terapeutiche hanno registrato un’utenza di circa 24.000 unità.  C’è infine, “un sommerso preoccupante”, che non emerge nelle statistiche ufficiali, fatto di 500.000 persone, soprattutto giovani, a rischio per comportamenti fuori dal loro controllo. 

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Alcolismo giovani

Ott31
da admin il 31 Ottobre 2025 alle 14:56
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Le ragazze hanno superato i ragazzi nell’abuso di alcol

Psicofarmaci senza ricetta, gioco d’azzardo ai massimi storici, cocaina e abuso di alcol (con le ragazze che dopo la pandemia hanno superato negli eccessi i ragazzi). Uno studio Espad Italia su un campione di 20 mila studenti delle scuole superiori evidenzia le dipendenze più diffuse tra i giovanissimi e la necessità di insistere sulla prevenzione. Un convegno organizzato a Rimini dalla Comunità Papa Giovanni XXIII ha messo in luce le sfide aperte.

In Italia la dipendenza più diffusa tra i giovanissimi riguarda il gioco d’azzardo che ha raggiunto nel 2024 i livelli più alti sempre, in particolare con il 57% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni che lo hanno provato nonostante sia vietato ai minori. Per quanto riguarda le sostanze, la più abusata tra i giovanissimi rimane l’alcol: il 30% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha avuto almeno una ubriacatura. I consumi di alcol, in particolare degli eccessi alcolici, continuano a crescere e aumentano gli studenti che fanno il primo uso di alcol a 14 anni. Da segnalare poi un cambiamento di genere: dopo la pandemia, le ragazze hanno superato i ragazzi negli eccessi alcolici: il 32,5% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni ha avuto almeno un’ubriacatura contro il 30% dei ragazzi. Si tratta di un dato nuovo rispetto allo storico». Sono alcuni dei dati elaborati da uno studio su un campione di oltre 20mila studenti delle scuole superiori, riportati da Sabrina Molinaro, ricercatrice.

In 45 anni di attività la comunità di don Oreste Benzi, sacerdote tra i pionieri delle comunità terapeutiche in Italia, ha salvato dalla schiavitù delle dipendenze patologiche 10mila persone in Italia e 1.600 all’estero nelle comunità in Argentina, Albania, Bolivia, Brasile, Cile, Croazia e Russia. Al convegno hanno portato il loro contributo medici, psichiatri e sociologi chiamati a relazionare sui fattori che portano all’uso di sostanze. I numerosi specialisti sono intervenuti sul rischio connesso al “normalizzare” i comportamenti che creano dipendenza patologica. Tra gli altri, è intervenuto anche il Sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano che ha richiamato l’impegno del governo italiano che si appresta ad affrontare il tema nella Conferenza Nazionale sulle dipendenze che si terrà a Roma il 7 e 8 novembre.

Allarme psicofarmaci senza prescrizione medica

Dopo l’impennata seguita alla pandemia, si è assistito a una diminuzione dei ragazzi che fanno uso di sostanze illegali, contrazione da imputare principalmente alla diminuzione nell’uso di cannabis. Quest’ultima rimane la sostanza illegale più diffusa, usata dal 21% dei ragazzi. Infatti, tra gli studenti che hanno utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso del 2024, l’84% ha usato esclusivamente cannabis. Di questi un quarto comincia ad avere comportamenti problematici a causa della frequenza dell’uso.

Un dato che desta preoccupazione riguarda l’impennata che ha avuto negli ultimi anni l’uso di psico-farmaci senza prescrizione medica. Se per le altre sostanze l’andamento è tutto sommato stabile, per quanto riguarda gli psico-farmaci senza prescrizione medica negli ultimi anni c’è un vero allarme. L’abuso tra i giovanissimi, in particolare da parte delle ragazze, di queste sostanze è pari al 12%. Queste vengono usate sia per cercare lo sballo sia per migliorare il proprio rendimento scolastico.

Il 10% degli studenti fa uso di Nps – acronimo inglese di “nuove sostanze psicoattive” – che mimano gli effetti delle sostanze stupefacenti organiche come la cannabis sintetica o la cocaina sintetica. Ogni anno in Italia se ne scoprono di nuove, i precursori arrivano da Cina e India per essere assemblati in fatiscenti laboratori dell’Est Europa per essere infine introdotte nel mercato europeo.

Riconoscere la prevenzione tra i Livelli essenziali di assistenza

«Oggi il livello di diffusione della cocaina sta raggiungendo la dimensione che aveva l’eroina negli anni ’80», ha detto nelle conclusioni Ugo Ceron, il coordinatore del convegno. «Abbiamo osservato l’esplosione del gaming e la dipendenza da videogiochi online, per questo sappiamo che è importante insistere sulla prevenzione. Quest’ultima è però sempre legata a progetti provvisori, bandi perlopiù annuali, invece noi dovremmo avere progettualità dai tre ai cinque anni per garantire un’azione efficace. Abbiamo un’ottima legge sui Lea – i livelli essenziali di assistenza –, le prestazioni sanitarie garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, ma occorre riconoscere tra i Lea anche la prevenzione».

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Alcolismo giovani

Ott22
da admin il 22 Ottobre 2025 alle 17:53
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«Oggi solo alcol, non ha zuccheri». Il digiuno per ubriacarsi e dimagrire: cos’è la “drunkoressia” e quali sono i rischi

Tra i giovani è sempre più diffusa: c’è chi salta i pasti, chi assume lassativi o chi si auto-induce il vomito per permettere all’alcol di entrare immediatamente in circolo. L’impatto sul corpo e sul cervello è però devastante
«Solo gin e acqua tonica, zero zuccheri». Insomma bere alcolici per dimagrire, soprattutto se si lascia a parte il pasto solido. È questa la pericolosa moda che si sta diffondendo capillarmente tra i più giovani, soprattutto minorenni. E che va di pari passo al ben più radicato “binge drinking”, buttare giù un bicchierino – o bicchiere – dopo l’altro senza sosta per raggiungere il proprio obiettivo: ubriacarsi. L’allarme arriva direttamente dall’Istituto superiore di sanità e dall’Osservatorio nazionale alcol, secondo cui 1,37 milioni di giovani tra gli 11 e i 25 anni sono usi a modalità di consumo alcolico «a rischio». Di questi, 615 mila non hanno raggiunto i 18 anni.

Il “binge drinking”, una normalità per quasi 5 milioni di italiani
Bere per moda, bere per gioco, bere fino a star male: la pratica del “binge drinking” è ben radicata nella cultura giovanile, e non a partire da questa generazione. Nel 2023 il 10,2% dei ragazzi e il 6,3% delle ragazze tra 11 e 24 anni almeno una volta lo ha praticato, soprattutto nelle classiche uscite serali del weekend. Per gli adulti, tra i 25 e i 64 anni, il “binge drinking” di certo non svanisce ma rimane una moda soprattutto maschile: 14,3% contro il 5,5% delle donne. In totale, nell’anno 2023, sono 4,13 milioni gli italiani che sono usciti la sera con l’obiettivo di far seguire a un bicchiere un altro bicchiere. «Non sono più serate folli, è uno stile di vita che subisce pressioni sociali e preme su fragilità individuali», è il monito di Federazione italiana medici pediatri.

La “drunkoressia”, digiunare per ubriacarsi: i rischi sono elevatissimi
Ancor più pericoloso, e più diffuso tra i giovani causa social, è la cosiddetta “drunkoressia”. Il significato lo si intende dalla parola stessa, crasi di “drunk” (ubriaco) e “anorexia”. In poche parole, i giovani e le giovani rinunciano ai pasti per permettere all’alcol di avere il massimo effetto. Per tagliare le calorie, da recuperare poi a suon di drink, non c’è solo chi digiuna: si va dall’esercizio fisico estremo al vomito auto-indotto fino all’uso di lassativi. Così basta un bicchiere, anche piccolo, perché l’alcol entri in circolo. Soprattutto se bevuto «a testa bassa», per accelerare ancor di più il processo. Pratiche che non perdonano: malnutrizione, squilibri metabolici, cefalea, gastriti fino a blackout neurologici ne sono la diretta conseguenza. Accompagnati da un peso psicologico da non sottovalutare: ansia, senso di colpa, isolamento e un rischio sempre più elevato che quella “drunkoressia” diventi a tutti gli effetti anoressia o bulimia.

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Alcolismo giovani

Ott07
da admin il 7 Ottobre 2025 alle 10:15
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Alcol, fumo e sesso non protetto: tutti i rischi che i giovani dimenticano

Basta poco per diventare dipendenti da alcolici e tabacco. E smettere è sempre più difficile

Avere 20 anni e non avere paura. Un titolo – quello dell’incontro al Festival di Salute a Padova – che racconta bene quello che i giovani pensano dei rischi che li circondano. Li sottovalutano, pensano che “tanto non capiterà a me”. Lo abbiamo fatto tutti, probabilmente, a 20 anni. Ci credevamo immortali e invincibili e per fortuna siamo ancora qui a raccontarlo. Ma i rischi di comportamenti sbagliati – e di malattie prevenibili legate a quei rischi che magari si manifestano 40 anni dopo – sono sempre dietro l’angolo. Basti pensare che i fattori di rischio legati a comportamenti personali sono responsabili di circa un terzo della mortalità, della morbilità e disabilità complessiva nel mondo.

Quelli che dipendono dall’alcol

Sul palcoscenico del Festival di Salute a Padova il 10 ottobre alle 11 discuterà dei rischi legati al consumo di alcol – e sì, ammettiamo che sia dura parlarne nella patria dello spritz e del prosecco – il professor Giovanni Addolorato, direttore dell’Unità di Medicina Interna e Patologie alcol correlate della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma. Addolorato da anni gestisce l’ambulatorio di Alcologia della Fondazione Policlinico Gemelli, che vede ogni anno circa 220 pazienti, un terzo dei quali ha tra i 17 e i 25 anni. E non parliamo soltanto di ragazzi che bevono troppo nel fine settimana – i binge drinker di cui sempre si parla, che bevono tanto alcol a digiuno in poche ore, verosimilmente nel fine settimana – o almeno non solo.

La birretta con gli amici

Parliamo di ragazzi che bevono ogni giorno, magari una o due birre con gli amici prima di tornare a casa, o qualche drink dopo cena. Parliamo insomma di dipendenza alcolica vera e propria, di cui spesso le famiglie non si accorgono. O si accorgono quando è tardi e i comportamenti dei figli diventano aggressivi e violenti. Per non parlare dei rischi per la salute che si sintetizzano in una sola considerazione: prima dei 21 anni il nostro corpo non è in grado di metabolizzare l’etanolo dell’alcol, che quindi rimane in circolo e danneggia tutti gli organi, compreso il cervello alterando le comunicazioni neuronali e impedendone quindi lo sviluppo. Un cervello che resta adolescente.

Il fumo tradizionale e i nuovi dispositivi

Poi c’è il fumo. Irretiti dai nuovi prodotti elettronici, che hanno un look accattivante e che vengono considerati meno rischiosi della sigaretta tradizionale – quando ormai è invece dimostrato che sono prodotti da fumo a tutti gli effetti, sia le e-cig che i prodotti a tabacco riscaldato – i più giovani sono stati “catturati” all’amo dalle industrie del tabacco che non a caso stanno diversificando i prodotti per raggiungere nuovi consumatori. E quali meglio dei giovani che hanno una vita davanti di consumo? Una volta creata la dipendenza il gioco è fatto, e si diventa policonsumatori. “Fumano tutto – precisa Silvano Gallus, responsabile del Laboratorio di Ricerca sugli Stili di vita dell’Istituto Mario Negri – le sigarette tradizionali dove possono e le e-cig e i dispositivi a tabacco riscaldato anche di nascosto, perché puzzano poco o niente. E quell’aspirare continuo crea una dipendenza ancora più forte, per cui smettere è ancora più difficile”.

E le malattie sessualmente trasmesse

Infine il capitolo malattie sessualmente trasmesse: secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità, relativi al 2023, i casi sono in aumento del 16,1 per cento rispetto al 2021 con aumenti più che significativi per gonorrea (+83,2 per cento), sifilide (+25,5 per cento) e infezioni da clamidia (+21,4 per cento). Ma, differenziando per fasce d’età, si nota la criticità dei giovani: quelli tra 15 e 24 anni mostrano una prevalenza di infezione da Clamidia tripla rispetto a chi è più vecchio, mentre la prevalenza di infezione da Hiv tra chi ha una malattia sessualmente trasmessa confermata nel 2023 è di 12,6 per cento, circa quaranta volte più alta di quella stimata negli adulti italiani. Si può fare qualcosa? Di cose se ne possono fare molte ma, soprattutto, bisogna aumentare la consapevolezza dei ragazzi e delle ragazze, educarli alla salute sessuale che passa attraverso le regole del sesso sicuro, che prevedono l’utilizzo del condom, la riduzione del numero dei partner sessuali, evitare l’uso di sostanze stupefacenti e ridurre l’alcol. Perché alcol, fumo e sesso senza precauzioni sono rischiosi in sé e insieme non aggiungono ma moltiplicano i rischi.

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Bestemmia calcio

Ott01
da admin il 1 Ottobre 2025 alle 10:14
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Bestemmia nel minuto di silenzio per Papa Francesco allo stadio: il tifoso scatena la rabbia dei rivali. Squadra multata di 5mila euro

Lancia una bestemmia durante il minuto di silenzio per ricordare Papa Francesco durante la partita di calcio di Serie B Frosinone-Spezia, la società ligure multata per 5mila euro. È successo nella gara che si è disputata allo stadio “Stirpe” lo scorso 25 aprile. L’espressione blasfema urlata da un supporter spezzino si è sentita distintamente tanto che dal settore dei tifosi del Frosinone, dopo il minuto di raccoglimento, sono partiti i fischi all’indirizzo della curva degli ospiti. La vicenda non è sfuggita al giudice sportivo che ha multato la società dello Spezia per 5mila euro.

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