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Alcolismo giovani

Apr06
da admin il 6 Aprile 2023 alle 10:08
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Fumo e alcol fra i giovani: tutto troppo presto

Secondo studi recenti la fascia di iniziazione alla prima sigaretta è quella della scuola secondaria di primo grado: tra i 10 e i 13 anni.

Tutto troppo presto. “La prima volta che ho fumato è stato in casa con una sigaretta elettronica di mio padre e lui non lo sapeva. Era appena uscito per andare a fare benzina allora io sono andato a vedere se c’era la sigaretta, era sulla tavola, l’ho presa, mi sono chiuso in bagno e ho fatto il mio primo tiro. Era una bella sensazione allora ho fatto diversi tiri e così mi è venuto il mal di testa”. Anche i ragazzi delle medie fumano. Abbiamo chiesto ai nostri coetanei di raccontarci la loro esperienza. Molti hanno iniziato a fumare per imitare gli amici o le amiche, per sentirsi parte di un gruppo o perché, come ci hanno detto alcuni “fa apparire figo davanti agli altri”.

Secondo studi recenti la fascia di età dell’iniziazione al fumo di sigaretta è quella della scuola secondaria di primo grado (10-13 anni) e circa uno studente su cinque dai 13 ai 15 anni ha fumato più di una sigaretta negli ultimi 30 giorni. La maggior parte dei ragazzi che abbiamo intervistato fuma sigarette elettroniche (le cosiddette Puff), ma non solo. Spesso sono gli amici che già fumano a far provare la prima sigaretta: “La prima volta che ho fumato è stato con degli amici al parco. Eravamo appena usciti dalla discoteca e loro mi hanno chiesto di provare, avevo un po’ di paura ma ero anche curioso, ho provato una Puff all’anguria e ho tossito subito. Poi i miei amici mi hanno spinto a fare altri tiri. All’inizio ero contrario ma poi mi hanno convinto. Da quel momento non ho mai smesso di fumare”.

I giovani vengono spinti a fumare anche dagli aromi molto dolci e fruttati delle Puff: zucchero filato, coca-cola, fragola, e molti altri. Rispetto alle sigarette classiche poi, le Puff non lasciano cattivi odori sui vestiti, in bocca e nelle mani e quindi può essere piuttosto semplice il loro utilizzo all’insaputa dei genitori.

Bisogna ricordare che la legge prevede il divieto di vendita ai minorenni di qualunque tipo di sigaretta, dei liquidi (con o senza nicotina) e dei dispositivi elettronici. Nonostante questo anche i ragazzi molto giovani riescono a procurarsele. Come fanno? Le risposte si somigliano tutte: “me le compra mia sorella”, “vado dal tabaccaio che non mi dice niente”, “conosco ragazzi più grandi e me le faccio comprare da loro”, “le compro al distributore automatico, uso la tessera sanitaria di mio fratello”. I ragazzi che abbiamo intervistato ci dicono di sapere che il fumo fa male ma di non volere o di non potere farne a meno.

Un dato davvero preoccupante, considerando che questa è l’età dello sviluppo ed è stato provato che il fumo delle sigarette elettroniche può essere causa di malattie come ipertensione, diabete e può interferire con lo sviluppo neurologico dei più giovani. Ma perché quando si inizia a fumare queste sigarette è difficile smettere? In alcuni liquidi che vengono vaporizzati è presente la nicotina sintetica che è più potente di quella classica presente nel tabacco e crea più dipendenza. Quindi possiamo concludere dicendo che chi pensa che le Puff non facciano male alla salute si sbaglia: è molto facile iniziare a “svapare” ma è molto più complicato smettere.

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Alcolismo giovani

Mar14
da admin il 14 Marzo 2023 alle 17:02
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Lo psicologo Feder: “I giovani bevono per sofferenza, non per imitare. Vi spiego perché”

L’appello dell’esperto: “Però non medicalizziamo l’emergenza mandando tutti negli ambulatori degli specialisti, meglio educatori che facciano conoscere loro il vero sballo, quello della normalità”.

Milano, 27 febbraio 2023 – “Il consumo di alcol fra i giovani è diverso rispetto al passato: non è più un bere dalla funzione aggregativa ma sempre più un’”abbuffata” etilica per esorcizzare la sofferenza interiore”. A dirlo è Simone Feder, psicologo e coordinatore dell’Area Giovani e Dipendenze della Casa del Giovane di Pavia che con, il centro studi “Semi di Melo“, Fondazione Exodus e università di Pavia, ha contribuito all’indagine “Progetto Selfie“ condotta nel 2022 su circa 20mila ragazzi fra i 14 e 18 anni di entrambi i sessi che studiano in 107 istituti superiori di Bergamo, Milano, Pavia e Varese. Secondo il report uno studente su 2 cade nella trappola del binge drinking. E in termine di frequenza assidua, quasi l’8% degli adolescenti beve fino ad ubriacarsi un giorno alla settimana e circa il 3% precipita nel baratro più di una volta nell’arco sette giorni.

Dottor Feder, cosa sta succedendo ai nostri ragazzi?
“Lo rivelano gli stessi giovani quando li si interpella sulle motivazioni che li conducono a consumare alcol. Dopo il piacere (quasi 30%) la causa principale per quasi il 26% dei 20mila ragazzi intervistati l’anno scorso è l’esigenza di affrontare momenti difficili: questo dato denota tutto il loro male di vivere. Non a caso notiamo che la tendenza all’ubriacatura è spesso associata ad atti di autolesionismo. L’aspetto emulativo nei confronti dei coetanei è al terzo posto, riguardando neanche il 14% del campione, mentre quando abbiamo iniziato a fare queste indagini nel 2008 era il fattore principale. Inoltre, sempre rispetto al passato, i ragazzi sono in compagnia ma non fanno più gruppo: solo il 10% del campione dichiara che interverrebbe “sempre“ per un amico chiedendogli di fermarsi se alza il gomito, il 26% non lo farebbe “mai“ mentre il 64% solo se sta esagerando. Ma attenzione: è come se avessero risposto “mai“, perché l’alcol è percepito come poco dannoso e la soglia di esagerazione non viene identificata. Purtroppo, è vero il contrario: fra i danni derivanti dall’uso di bevande alcoliche ci sono anche quelli organici che possono danneggiare la vita in modo irreparabile”.

Nel report colpisce il fattore di genere: il 37% delle ragazze spende parte della paghetta settimanale per alcol contro il 34% dei coetanei maschi.
“È un fenomeno recente che registriamo negli ultimi 3 anni: per l’acquisto di prodotti alcolici le femmine superano i maschi ed è conseguenza del generale sdoganamento del consumo alcolico considerato fra i comportamenti disfunzionali quello meno pericoloso”.

Che fare?
“Dobbiamo sviluppare una comunità educante. Il disagio che sta travolgendo i ragazzi non può essere risolto con il bonus psicologo: lo dico anche se appartengo alla categoria. Nella mia esperienza clinica posso testimoniare che nei processi di cura assumono un ruolo significativo la docente coinvolgente, l’allenatore di calcio e altri “caregiver“ che dovrebbero essere valorizzati. Questi ragazzi hanno bisogno di fare esperienze concrete di vita, di natura, di creatività, assaporare lo “sballo della normalità“. Solo se serve si può affiancare un percorso di terapia. Invece se c’è qualcosa che non va si preferisce indirizzarli subito negli ambulatori. Così però c’è il pericolo di medicalizzare il malessere, di dare una risposta sanitaria a un problema esistenziale”. 

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bestemmia calcio

Mar07
da admin il 7 Marzo 2023 alle 10:32
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Le bestemmie sono reato?
Come sono punite le imprecazioni blasfeme? In quali casi si può punire una bestemmia? Cosa sono le offese a una confessione religiosa mediante vilipendio?

L’Italia è un Paese laico; ciò però non significa che la legge non debba tutelare il sentimento religioso delle persone, a prescindere dalla confessione che professano. Questo vuol dire che possono essere punite tutte quelle condotte che, in qualche modo, rischiano di offendere la fede di una persona o, per meglio dire, il suo rapporto con il sacro. È in questo preciso contesto che si inserisce il seguente quesito: le bestemmie sono reato?
La bestemmia consiste in un’imprecazione rivolta verso la divinità. A prescindere dalla fede, si tratta in ogni caso di un comportamento incivile che crea ripugnanza in chi ha la sfortuna di ascoltare l’espressione blasfema. La gravità delle bestemmie è confermata anche in settori diversi da quello giuridico: ad esempio, il regolamento della serie A di calcio italiana prevede la squalifica per il giocatore colto nell’atto di bestemmiare.
Chiarito che la condotta è sicuramente riprovevole, bisogna ora capire quali sono le conseguenze legali previste dall’ordinamento giuridico. Cosa rischia chi bestemmia? Può scattare il reato? Scopriamolo insieme.

Bestemmiare è reato?

In Italia bestemmiare è illegale ma non è una condotta che costituisce reato. In altre parole, chi impreca la divinità non rischia di finire sotto processo per un crimine (salvo il ricorrere delle ipotesi che vedremo nel prosieguo).

La norma di riferimento è l’art. 724 del Codice penale, secondo cui è punito con la sanzione amministrativa da 51 a 309 euro chi pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità.

La bestemmia costituisce quindi un illecito amministrativo ma non penale, punito con una sanzione pecuniaria contro la quale si può fare opposizione al prefetto oppure al giudice di pace.

Quando si può punire la bestemmia?
Condizione fondamentale perché scatti l’illecito è che la bestemmia avvenga pubblicamente, e cioè:

in un luogo pubblico (strada, via, piazza, ecc.) o aperto al pubblico (bar, pub, ristorante, cinema, ecc.);
in presenza di almeno altre due persone.
Ad esempio, rischia di incorrere in questo illecito chi bestemmia ad alta voce mentre segue una partita di calcio alla tv del bar, oppure chi, ubriaco, cominci a imprecare in pubblica piazza, davanti a tutti.

Ma non solo: può essere sanzionato anche l’automobilista che, in preda alla rabbia per essere stato fermato e multato dalla polizia stradale, bestemmi davanti agli agenti.

L’illecito amministrativo scatta a prescindere dalle intenzioni di chi ha pronunciato la bestemmia: la sanzione è pertanto prevista anche per l’incivile che, non sapendo di offendere il sentimento religioso degli altri, bestemmia “per abitudine”, senza l’intenzione di prendersela realmente con la divinità che ha insultato.

In quali casi bestemmiare diventa reato?
Bestemmiare non è reato. Possono tuttavia ricorrere delle circostanze in grado di trasformare l’imprecazione blasfema in un crimine a tutti gli effetti.

Il Codice penale, infatti, punisce con la multa da 1.000 a 5mila euro chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa mediante vilipendio di chi la professa; la multa è maggiore (da 2mila a 6mila euro) se il vilipendio riguarda un ministro del culto.

Il vilipendio consiste in una manifestazione di profondo disprezzo avente ad oggetto valori ritenuti particolarmente degni di rispetto (in questo caso, il sentimento religioso).

La condotta penalmente rilevante deve consistere nell’offesa di coloro che credono in una religione oppure che ne sono formali rappresentanti.

Ad esempio, commette reato chi, pubblicamente, a gran voce bestemmia e insulta il parroco oppure i fedeli che si recano in chiesa o che sfilano in processione, e ciò per il solo fatto di essere credenti.

L’offesa penalmente rilevante, quindi, non è quella diretta alla persona in sé per sé, bensì alla persona in qualità di fedele oppure di ministro di culto. Il vilipendio mediante bestemmia deve quindi essere strumentale all’offesa della religione.

Ma c’è ancora un’altra ipotesi di reato. La legge punisce con la multa da 1.000 a 5mila euro chi, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che sono oggetto di culto, sono consacrate al culto o destinate necessariamente ad esso.

In questa ipotesi la grave offesa alla religione deve essere commessa mediante vilipendio non di persone ma di oggetti di culto (cioè di cose oggetto di venerazione da parte dei fedeli, come le reliquie) oppure di cose destinate alle funzioni religiose (paramenti, ecc.), quando l’offesa sia fatta in luogo pubblico o aperto al pubblico, o addirittura in un luogo di culto (come una chiesa, ad esempio).

Ugualmente rilevante è il vilipendio commesso durante una funzione religiosa: si pensi a chi offenda apertamente il rito che si sta svolgendo in una chiesa pronunciando ad alta voce imprecazioni blasfeme.

Insomma: le bestemmie possono diventare reato se sono rivolte contro i fedeli, i ministri di culto oppure le cose destinate al culto religioso.

Poiché la bestemmia è un’imprecazione diretta contro la divinità, il reato scatta se, oltre alla bestemmia, si pronuncino parole ingiuriose, irriguardose o blasfeme contro tali soggetti od oggetti.

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alcolismo giovani

Feb15
da admin il 15 Febbraio 2023 alle 11:46
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E’ positiva qualunque iniziativa aiuti i giovani ad acquisire la consapevolezza dei rischi dell’alcol.

L’Irlanda a seguito delle indicazioni della Commissione Europea, ha deciso di inserire sulle etichette degli alcolici “il consumo di alcol provoca malattie del fegato” e “alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”.
È un atto di civiltà a favore della libera informazione dei cittadini e dei consumatori. Ci rammarichiamo che non sia stata l’Italia a fare da apripista.
D’altra parte la Commissione Europea nel Marzo 2022 aveva proposto a tutti i Paesi membri di adottare questo provvedimento. Purtroppo il Parlamento Europeo, sottoposto a numerosi condizionamenti, bocciò la proposta.
Dopo l’annuncio della scelta Irlandese la politica e i gli stessi produttori hanno reagito in modo scomposto affermando che bisogna distinguere il bere moderato dall’alcolismo.

È bene quindi fare un po’ di chiarezza:

– Le bevande alcoliche di tutti i tipi sono inserite nel gruppo 1 IARC (International Agency for Research on Cancer– OMS) come sicuramente cancerogene per l’uomo con un rapporto causale certo con il cancro (cavità orale, faringe, laringe, intestino, fegato e soprattutto mammella femminile). Sebbene, come ovvio che sia, il rischio sia dose-dipendente, esso aumenta già a bassissimi consumi. Per tale ragione il consumo di alcolici è la seconda causa di morte oncologica. Per esempio, con meno di 12 grammi al giorno di etanolo (contenuto in media in una qualsiasi unità di bevanda alcolica) il rischio di cancro della mammella aumenta del 7%. Tale percentuale può salire notevolmente se la donna ha un determinato assetto genetico. Questo è un dato acquisito dalla comunità scientifica da anni.

– Nel 2020 l’OMS-IARC ha stimato in Europa dell’Ovest 53000 nuovi casi di cancro correlati al consumo di bevande alcoliche al netto dei fattori confondenti (fumo, alimentazione scorretta, ecc). In Italia i nuovi casi sono stati 10.000 così suddivisi: 2000 per bassi consumi (20 grammi/die), 4600 per consumi moderati/rischiosi (20-60 grammi/die) e 4600 per consumo dannoso/alcol-dipendenza (60 grammi/die).

– Secondo l’OMS la metà dei casi di cancro correlabili all’alcol sono dovuti a quello che viene comunemente definito “consumo moderato”.

– Non è solo la quantità, ma l’interazione con la predisposizione individuale (che non
possiamo conoscere) a determinare l’insorgenza di un cancro alcol-correlato. Non deve sorprendere, quindi, che il numero sia maggiore nella fascia moderata rispetto a quella dell’alcol-dipendenza.

– L’etanolo è tossico e cancerogeno indipendentemente dal tipo di bevanda in cui è contenuto.
Sebbene sia una fonte rilevante di energia (7kcal/g), le bevande che lo contengono non apportano quantità significative di altri nutrienti oltre agli zuccheri. Per queste ragioni le calorie da bevande alcoliche sono inserite nella categoria delle “calorie vuote”.

– L’etanolo è un neurotossico capace, a livello del sistema nervoso centrale, di alterare sia le funzioni sia le strutture cerebrali.

– È stato da tempo smentito che vi sia un rapporto benefico tra alcol e cuore. E comunque le medesime quantità che avrebbero dovuto promuovere la protezione cardiovascolare favoriscono l’insorgenza di cancro e altre patologie.

A differenza degli alimenti che possono essere consumati tutti in modo equilibrato e definito dalle diverse raccomandazioni (Linee Guida) le sostanze tossiche e cancerogene non possono rientrare in
un “consumo responsabile”!

È bene che i cittadini e i consumatori siano a conoscenza di tali informazioni in modo che possano scegliere consapevolmente e in libertà.

Le etichette non sono tese a vietare la vendita di bevande alcoliche, ma ad una più corretta e completa informazione del consumatore il quale potrà scegliere di bere con maggiore consapevolezza dei rischi che corre e che, quindi, presumibilmente presterà maggiore attenzione alle quantità.

Sarebbe bene che tutti i soggetti che si occupano di salute, lasciassero da parte le loro opinioni personali e seguissero la posizione della Comunità Scientifica al fine di utilizzare un linguaggio comune e aderente all’evidenza scientifica.

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IL PERCORSO DELL’ASPIRANTE CALCIATORE

Feb15
da admin il 15 Febbraio 2023 alle 10:30
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IL PERCORSO DELL’ASPIRANTE CALCIATORE

  1. La prima cosa che un bambino fa subito dopo aver imparato a camminare è quella di prendere a calci un pallone;
  2. Appena compie 5/6 anni i genitori, giustamente, lo iscrivono alla scuola calcio;
  3. L’istruttore di turno, invece di preoccuparsi del percorso di crescita e integrazione del bambino/ragazzo all’interno del gruppo, pensa bene di trasmettere le proprie conoscenze per trovare la strada più corta che porta alla “vittoria”.
  1. Ne consegue che il bambino/ragazzo, invece di pensare a divertirsi, si ingegni, coadiuvato anche dal genitore che pensa di avere in casa “Maradona”, per arrivare alla tanto desiderata “vittoria” della “Coppa del Nonno” percorrendo le strade della:
  • Simulazione;
  • Protesta; 7) Imprecazione; 8) Bestemmia.
  • Tutto ciò accompagna il giovane “talento” fino all’età adulta quando, in campi polverosi di periferia (la tanto desiderata carriera calcistica è andata a farsi benedire), grazie anche all’accondiscendenza di arbitri “sordo/ciechi”, continuano a simulare, protestare e soprattutto a bestemmiare. Ne scaturiscono partite come quella di sabato 11 febbraio tra Offida e Montottone Grottese che, “grazie” al comportamento della squadra locale, doveva essere sospesa per BLASFEMIA!!!!! (Art.12 Noif: cartellino rosso per ingiurie)

Portereste i vostri figli piccoli ad assistere ad una partita di calcio dilettantistico o di settore giovanile?

Se la risposta è no, capite benissimo che il calcio, così com’è oggi, è finito. 

Per salvarlo occorre iniziare dalle piccole cose; espellere con il rosso diretto (così come da regolamento) chi è reo di bestemmia. 

Magari cerchiamo di far concentrare gli arbitri su questi aspetti invece di  soffermarsi su cose insignificanti come, ad esempio, il rispetto dell’ordine in panchina o  dell’area tecnica………..

                                                             Polisportiva Grottese calcio ASD

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