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Alcolismo giovani

Nov15
da admin il 15 Novembre 2022 alle 18:39
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7 giovani su 100 guidano sotto effetto dell’alcol

Tanti i rischi alla guida secondo il Report Passi dell’Iss

Il 5% degli italiani ha dichiarato di aver guidato sotto effetto dell’alcol nei 30 giorni precedenti. Una percentuale che sale al 7% nei giovani fra i 25 e i 34 anni, ed è ancora più alta al Nord. Al contrario, l’uso di cinture di sicurezza e del casco è più basso al Sud.
In Italia nel 2021 ci sono stati 2.875 morti e 204.728 feriti a causa di incidenti stradali, la maggior parte dei quali prevenibili evitando di bere alcol prima di mettersi alla guida.


Considerando tutte le fasce di età, hanno dichiarato di aver guidato dopo aver bevuto due o più unità di alcol (una unità equivale a due bicchieri di vino o due lattine di birra) 5 intervistati su 100, a fronte dei 7 del 2016-2019. Il calo però, suggerisce l’Iss, potrebbe essere una conseguenza delle misure per il contrasto alla pandemia, come la chiusura dei locali e la riduzione delle occasioni di incontro, e potrebbe esser destinato a rialzarsi.
Per quanto riguarda l’uso dei dispositivi di sicurezza, come detto le differenze geografiche sono rilevanti: l’uso delle cinture posteriori è del 23% nelle regioni del Sud rispetto al 56% al Nord, quello del casco è del 94% nel Sud e 99% nel Nord.
C’è poi il tema della sicurezza dei bambini: nel biennio 2020-2021, 2 persone su 10 hanno riferito di avere difficoltà a far uso di seggiolini per il trasporto in auto di bambini o di non utilizzarli affatto e nelle regioni meridionali questa quota raggiunge il 29% (è 18% al Centro e 12% al Nord).

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alcolismo giovani

Ott31
da admin il 31 Ottobre 2022 alle 16:30
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Alla guida sotto l’effetto di alcol 7 giovani su 100

Report Iss, cresce uso cinture e casco ma Sud resta indietro

(ANSA) – ROMA – Quasi 5 italiani su 100 dichiarano di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol nei 30 giorni precedenti.

La percentuale però sale al 7% nei giovani tra 25 e 34 anni ed è maggiore nelle regioni settentrionali.

Cresce l’uso della cintura di sicurezza e del casco ma al Sud resta più basso, come più basso resta l’uso di seggiolini per i bimbi. A tratteggiare il quadro dei rischi alla guida sono i dati della sorveglianza di popolazione Passi, pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità.

Nel 2019, nel mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, un milione e duecentomila persone sono morte per incidenti stradali, mentre in Italia, secondo l’Istat, solo nel 2021 sono state 2.875 le vittime e 204.728 i feriti. Molti di questi sarebbero prevenibili se evitando di bere alcol quando ci si mette alla guida.

Per il probabile effetto indiretto del Covid-19, nel 2020-21 è calato il numero di persone che ha guidato in stato di ebbrezza. Considerando tutte le fasce di età hanno dichiarato di aver guidato dopo aver bevuto due o più unità di alcol (una unità equivale a due bicchieri di vino o due lattine di birra) 5 intervistati su 100, a fronte dei 7 del 2016-2019. Il calo però, suggerisce l’Iss, potrebbe essere una conseguenza delle misure per il contrasto alla pandemia, come la chiusura dei locali e la riduzione delle occasioni di incontro, e potrebbe esser destinato a rialzarsi.

Nel 2020-21, la quota di giovanissimi che ha dichiarato di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol dei 30 giorni precedenti l’intervista, secondo report Passi, è stata il 3% “più bassa che nel resto della popolazione ma rimane preoccupante”. Proprio nei giovanissimi, infatti, gli incidenti stradali sono la principali causa di morte, come continui episodi di cronaca ci ricordano, in ultimo quello del ragazzo travolto da un’auto a Roma mentre era fermo su un marciapiede.

La guida sicura però non significa solo lucidità ma anche protezioni. Più di un terzo degli intervistati dichiara di usare sempre la cintura posteriore quando viaggia in auto e circa il 97% dichiara di aver indossato sempre il casco. Ma le differenze geografiche sono ampie: l’uso delle cinture posteriori è del 23% nelle regioni del Sud rispetto al 56% al Nord, quello del casco è del 94% nel Sud e 99% nel Nord.

Resta, infine, il problema della sicurezza dei più piccoli. Nel biennio 2020-2021, 2 persone su 10 hanno riferito di avere difficoltà a far uso di seggiolini per il trasporto in auto di bambini o di non utilizzarli affatto e nelle Regioni meridionali questa quota raggiunge il 29% (è 18% al Centro e 12% al Nord).

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ALCOLISMO GIOVANI

Ott25
da admin il 25 Ottobre 2022 alle 9:55
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Gioventù bevuta: le prime sbronze a 12 anni, ecco la generazione che si sta perdendo in un bicchiere.

Cominciano a bere che sono poco più che bambini. E non finiscono più. Perché, come dice Gabriele S. , «alla dipendenza fisica puoi anche mettere una museruola, quella mentale ti resta dentro tutta la vita». Viaggio in un’emergenza che non fa rumore. Ma devasta migliaia di famiglie.

La dipendenza da alcol sta devastando tanti giovanissimi. Cominciano a bere a 12 anni. E non finiscono più. Abbiamo fatto un’inchiesta su un’emergenza che non fa rumore. Ma devasta migliaia di famiglie.

UNA LOTTA CHE DURA TUTTA LA VITA – «Per favore non scriva che ce l’ho fatta. Scriva che ce la sto facendo». Gabriele S., 32 anni, sa che il peggio è passato, e il meglio è una lotta che durerà tutta la vita. Si è accorto di essere alcol-dipendente nel 2014, una mattina «che mi sono alzato e a non bere mi sembrava che mi strappassero l’anima: tremori, conati di vomito, crisi di panico». La prima sbornia l’aveva presa dieci anni prima, l’8 luglio del 2004, il giorno del suo quattordicesimo compleanno. «Per festeggiarmi, due amici comprarono una bottiglia di tequila: andammo in un parchetto, loro bevvero un bicchiere a testa, io mi scolai il resto». Ai genitori che lo andarono a raccogliere promise: «Mai più». Il problema, quando cominci che sei poco più di un bambino, è che il “mai più” non è una promessa. È una premessa, l’inizio di una resistenza impossibile.
Gabriele è una luce nel mezzo (non alla fine, nel mezzo) di un tunnel che tanti suoi “fratellini minori” – le statistiche dicono che le prime sbronze si prendono tra gli 11 e i 12 anni  – non sanno nemmeno di aver imboccato. L’alcol è un pericolo che viene sminuito, perché ti frega subito, ma ci mette un po’ a fartelo capire. Questa sottovalutazione è un errore di concetto, ma pure di calcolo. Perché in Italia sono gli alcolici, e non le droghe, la prima causa di morte (e anche di disabilità) dei maschi tra i 14 e i 28 anni. L’ultimo rapporto dell’Iss – «Epidemiologia e Monitoraggio Alcol Correlato in Italia» – dice anche che c’è un esercito di quasi un milione di giovanissimi bevitori a rischio. Che nel 2020 si sono ubriacati 120 mila ragazzini tra gli 11 e i 17 anni. Che l’anno prima i minorenni portati nei pronto soccorso italiani perché disfatti dall’alcol sono stati 4.723 (l’11 per cento del totale: dati Sisma, Sistema monitoraggio alcol). Se i numeri non bastano, avanzano le nostre piazze, o i bollettini del fine settimana: ragazzini gettati come gomitoli sui marciapiedi, una quantità inverosimile di alcol che poi “sfoga” in risse, in incidenti mortali, in lavande gastriche all’ospedale.

AL PRONTO SOCCORSO, 3 SU 4 SONO RAGAZZE – Giuseppe Bertolozzi guida il pronto soccorso pediatrico della clinica De Marchi, a Milano. Questo salone con le pareti colorate e i pelouche sparsi ovunque è sempre stata la patria delle otiti, la ridotta dei “febbroni”. Da qualche anno si è aggiunta una carovana di adolescenti ubriachi: «Arrivano in ambulanza, e o sono spenti o sono esagitati: vomitano, gridano, si fanno la pipì addosso». Nel 2021, alla De Marchi ne hanno trattati 68, ma, avverte Bertolozzi, «il loro peso percentuale, sul totale degli ingressi al pronto soccorso, è raddoppiato. Tre su quattro sono ragazzine, che ormai bevono come i maschi, ma reggono meno perché hanno una massa corporea più piccola e il metabolismo più lento». Molti sono di famiglia benestante, e «quando li chiamiamo, e vengono qui a riprendersi i figli, i genitori cascano dal pero: la verità è che abbiamo perso il controllo sui nostri ragazzi».
Il controllo andrebbe esercitato presto, prestissimo. Spiega il pediatra Luca Bernardo: «I primi contatti con l’alcol un bambino ce li ha a 8-10 anni, in famiglia. Magari il papà gli fa assaggiare un po’ di vino, aggiungendone qualche goccia a un bicchiere d’acqua. È la nostra storia, non va demonizzata. Ma per l’età, e per il peso del bambino, quelle poche gocce danno una sensazione di euforia che si imprime nel cervello, e collega il piacere al vino. Non dico che incanali verso il bere, ma è meglio evitare».  Anche perché, se ti “ingaggia” da piccolo, l’alcol ti regala un’adolescenza da incubo.

COME UNA STORIA D’AMORE – «La mia l’ho spartita tra le droghe e un paio di comunità», racconta Gabriele S., «ma non sono mai diventato dipendente dagli stupefacenti perché con l’alcol avevo e ho ancora una storia d’amore: è una specie di monogamia, non so se mi spiego». Nel dolore, in questo percorso che è una maratona ripetuta ogni giorno, ha sviluppato una saggezza da sociologo, e dice che in Italia «c’è un problema culturale e un eccesso di occasioni». Il problema culturale: «Nelle case c’è sempre una bottiglia di rosso a tavola; nel ristorante la prima cosa che ti danno è la carta dei vini». Le occasioni: «L’alcol è peggio della droga perché ovunque ti giri, ce l’hai. Il fumo devi andarlo a cercare e comunque costa, e poi hai paura che ti “becchino”. Io con le prime paghette, a 15 anni, andavo all’Eurospin e per 5 euro prendevo una bottiglia di rum: all’epoca le cassiere non guardavano neppure quello che ti mettevano nel sacchetto (la legge che impedisce la vendita di alcolici ai minorenni è del 2012: il decreto Balduzzi, ndr)».

SHOTTINI DI GIN E VODKA A 1 EURO – I prezzi bassi e la facilità di reperimento sono il carburante principale di questa epidemia. Shottini, cicchetti, chupitos: con un euro, migliaia di giovani si sparano a ripetizione in gola 50 millilitri di white spirits (gin, vodka) magari mischiati con succhi colorati, perché, spiega il professore Emanuele Scafato, il presidente dell’Osservatorio Nazionale Alcol, «chi vende sa benissimo che le papille gustative dei giovani sono “attratte” dai sapori dolci e fruttati». Qui va scavata una differenza: mentre la droga, specie quella pesante, è un vizio solitario, l’alcol ha poteri “addensanti”: ti fa sentire parte di un gruppo, e dentro una moda che è più che altro un conformismo («Bevono tutti, perché io no?», è la giustificazione in fotocopia dei ragazzi). Un conformismo diffuso anche tra gli adulti. «Pensi che l’altra sera a cena un mio coetaneo, esimio professionista, mi ha detto: “Di te non mi fido perché sei astemio”. Che messaggi può dare, ai figli, un tipo così?», chiede il professore Gianni Testino, 61 anni, gastroenterologo e presidente della Società italiana di alcologia.
Il modo più semplice per far calare i consumi sarebbe quello di alzare il più possibile i prezzi. Ma la politica rema contro, forse, spiega Testino, «perché deve tutelare quei 12 miliardi di euro che sono i ricavi, legittimi, per carità, dei produttori. Però 25 miliardi li spendiamo in costi diretti per curare i danni provocati dall’alcol: cancro, cirrosi epatica, incidenti, sussidi per chi perde il posto di lavoro perché beve». Già perché se l’alcol ti mette al centro di una tribù, l’alcolismo ti crea il vuoto attorno.

UN DRAMMA IN GRAN PARTE SOMMERSO – «Lei», dice Gabriele indicando una ragazza che spazza il giardino, «è la mia ex fidanzata, ed è l’unica che mi è rimasta vicino. Lei e i miei due cani. Gli altri sono scappati tutti». Nel 2015, prima di trasferirsi in un’altra regione, la mamma di Gabriele lo portò al padiglione 10 dell’ospedale di San Martino di Genova, dove proprio il professor Testino dirige il reparto di Patologia delle dipendenze e di Epatologia Alcol Correlata. «La prima cosa che dissi al prof fu: “Non vengo per smettere di bere, ma per bere più a lungo”. Le flebo me le lasciavo fare per rinviare la cirrosi, così avrei avuto qualche anno supplementare da attaccare alla bottiglia», racconta.

MANCA UN PROTOCOLLO – Il rapporto dell’Iss dice che solo il 10 per cento dei «consumatori dannosi» (minorenni e non) viene intercettato dal servizio sanitario nazionale. Di questi, solo un terzo riceve un trattamento. Manca un protocollo comune che gestisca quel che succede appena sfiamma la fase acuta. Perché i minori collassano al pronto soccorso, e poi vengono rimandati a casa senza un’indicazione, una cura. Spiega Testino: «Quando i ragazzi consumano alcol o droghe, è facile che abbiano manifestazioni psicopatologiche, che mostrino un tratto schizofrenico, autistico o borderline. Non è detto che siano schizofrenici o borderline, eppure vengono subito messi sotto psicofarmaco. Noi li disintossichiamo, stiliamo terapie personalizzate, li valutiamo dal punto di vista psichiatrico a distanza di tempo: se capiamo che i disturbi d’ansia o la schizofrenia sono primitivi, li curiamo con le medicine o la psicoterapia. Altrimenti bisogna trovare una soluzione perché rischiamo di psichiatrizzare una generazione». Gli adolescenti accettano il farmaco o la seduta dallo psicoterapeuta, ma non di mettersi in gioco: sono consci di avere un problema, ma non sono consapevoli che lo debbano risolvere loro. L’unico rimedio, per il professore, «sono i gruppi di auto-aiuto come gli Alcolisti anonimi».

LA PANDEMIA È STATO UN ACCELERATORE – Allargando il campo dell’indagine, e spingendola indietro di due anni, va sottolineato che la pandemia è stata un formidabile acceleratore della diffusione e del consumo di alcol tra giovanissimi. Anzitutto perché, come dice il dottor Bertolozzi, ha fatto «impennare i problemi neuropsichiatrici – ansia, depressione, anoressia –  che predispongono al bere». Poi perché ha fatto saltare i controlli sull’età di chi compra. Lo spiega bene il professor Scafato: «Durante il lockdown sono aumentati in modo stratosferico gli acquisti on line e sul web è impossibile accertarsi che l’acquirente sia maggiorenne. Quella che si è presentata come una necessità – era tutto chiuso, non si poteva uscire – è diventato un mezzo per aggirare i divieti». La collisione tra l’ansia da isolamento e l’euforia per la “liberazione” ha poi portato a un aumento esponenziale del binge drinking (letteralmente abbuffata di alcolici), del bere tanto e in poco tempo per sballare. Tra le giovani donne questa pratica è cresciuta del 40 per cento (fonte Iss).
Se chiedi al professor Testino qual è una dose “accettabile” di alcol per un giovane, la risposta non è una quantità, ma una similitudine: «Il Papa non le dirà mai di bestemmiare con moderazione; a noi sanitari l’etica impone di dire la verità: anche un solo bicchiere di alcol fa male, specie ai ragazzi». Fa male al corpo: l’etanolo, e cioè l’alcol, è stato inserito dall’Oms nel gruppo 1 delle sostanze cancerogene («Come il fumo, come l’amianto, come le radiazioni di Fukushima», elenca Testino). E indirizza lo spirito: «Quando ci si avvicina a una sostanza psicoattiva (quindi anche alle droghe), nei ragazzi fino a 25 anni il rischio di diventare addicted sale del 35 per cento rispetto a quello che corrono gli adulti», dice ancora il presidente della Società italiana di alcologia.
Cosa succede sotto la scatola cranica di un minorenne che esagera con l’alcol ce lo spiega il professor Giulio Maira, neurochirurgo di fama mondiale e formidabile “biografo” del cervello (ha scritto due libri che lo raccontano meglio di un trattato di anatomia: l’ultimo, in uscita per Solferino, è Il telaio magico). «Tra i 10 e i 20 anni, la tentazione di eccedere è naturale: siamo come un cavallo che è pieno di energie, ma senza cavaliere. Questo perché la “sede” dell’emotività –  l’area del sistema limbico, che spinge alla trasgressione – è completa, mentre quella della razionalità – la corteccia prefrontale – è ancora in formazione. L’abuso di alcol soprattutto nell’età dell’adolescenza, contrasta la corretta formazione delle reti neurali e delle sinapsi (i “ponti” fra i neuroni), e interferisce con il processo di strutturazione della corteccia prefrontale. Ogni nuova sinapsi è una cosa in più che puoi imparare: se tramite alcol li fai saltare, quei ponti, il danno è serio».

IL SUO RACCONTO AI BAMBINI – Ora Gabriele sbriga i lavori socialmente utili alla Croce verde di Quarto, «dove ho trovato un ambiente fantastico, e spero che prima o poi mi assumano. Devi occuparti la giornata, altrimenti è la fine». Ripete più volte che alla dipendenza fisica puoi mettere la museruola, ma quella mentale «te la porti avanti per sempre: io prendo antidepressivi e ansiolitici, faccio psicoterapia. Senza questi aiuti, non ce la farei. Ogni tanto ho piccole ricadute, perché l’idea di smettere del tutto mi fa impazzire: ma so che è come giocare alla roulette russa». Settimana scorsa è andato in una scuola elementare a raccontare il suo inferno ai bambini. «Nei licei mi prenderebbero in giro, questi bimbi ti ascoltano, fanno domande. Spero di lasciargli qualcosa. Di fargli vedere lo straccio che ero, e la persona che sono tornato a essere».

PERCHÉ BEVONO – Ma perché questi ragazzi bevono? Abbiamo sondato sociologi, neuropsichiatri infantili, psicologi specializzati in dipendenze. La risposta più convincente ce l’ha data un prete, don Salvatore Giuliano, parroco della basilica di San Giovanni Maggiore, nel centro storico di Napoli. Un sabato al mese, lascia aperta la sua chiesa fino a notte fonda: «Raccatto per i vicoli le macerie della movida, ragazzini di 12 o 13 anni gettati come gomitoli sui marciapiedi. Li portiamo qui, li ascoltiamo. Secondo me la maggior parte è vittima della “sindrome del ciucciotto”. Quando un neonato piange si tappa il pianto con il ciuccio, e invece quel pianto andrebbe tradotto, decodificato (magari vuole essere abbracciato o cambiato). E quando quel neonato cresce, continuiamo a tappargli la bocca, lo abituiamo a tenersi dentro la sua comunicazione. Questa comunicazione tappata diventa dinamite. E prima o poi esplode».

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BESTEMMIA CALCIO

Ott14
da admin il 14 Ottobre 2022 alle 17:10
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Uefa, ma che combini? Nel video si sente una bestemmia

Le bestemmie sono una delle cose più fastidiose e indegne del mondo, per questo nessuno pensava che la Uefa cadesse in un simile errore.

Non ci sono assolutamente dubbi sul fatto che bestemmiare sia una delle più grandi vergogne che ci possano essere in un campo da calcio e non solo, ma quando l’errore lo commette una delle più importanti federazioni come la UEFA tutti rimangono increduli.

Sono sempre di più i casi in questi ultimi anni dove una serie di giocatori vengono squalificati per aver deliberatamente bestemmiato in campo, un qualcosa che giustamente deve essere punito.

In Italia infatti si usa davvero molto il pugno di ferro per poter contrastare questo tipo di azioni davvero vergognose, per questo motivo la squalifica ha colpito tanti giocatori.

Il problema però è che tante volte all’estero non ci si rende conto della gravità delle parole, soprattutto perché questo tipo di blasfemia viene tenuto in considerazione solamente nel Belpaese.

Fuori dai confini nazionali infatti non esiste questo tipo di imprecazione, infatti tutti coloro che non sono italiani pensano che possa essere un tipo di insulto esattamente come ce ne sono tanti altri, per questo motivo spesso accadono degli errori.

Purtroppo è quello che è successo al UEFA, la più importante federazione calcistica a livello europeo, con la pubblicazione di un video dedica a uno dei più grandi campioni del calcio: Luis Figo.

Di recente infatti la federazione ha deciso di realizzare una serie di video che potessero far vedere a tutti i gol realizzati da grandissimi campioni in Champions League, con il fenomeno portoghese che è stato anche lui uno di quelli di recente omaggiati.

Sono quasi sette minuti di video davvero meraviglioso, con il lusitano che ha dimostrato il suo grandissimo talento con le maglie di Barcellona, Real Madrid e Inter in Champions League, peccato però che a un certo punto ci sia un problema.

Il penultimo gol realizzato da Figo in Champions League, l’ultimo con la maglia del Real Madrid, è stato un vero e proprio capolavoro contro la Roma peccato però che la partita forse porta chiusa.

Dopo aver saltato il difensore giallorosso con uno splendido dribbling ha calciato di destro incrociando sul secondo palo e battendo Pellizzoli, ma non essendoci il pubblico si è evidentemente sentita una bestemmia.

L’Uefa pubblica i gol di Figo, ma la bestemmia è evidente

Non possiamo dire con certezza chi sia stato a pronunciare la blasfemia, anche se sembrerebbe arrivare proprio dal portiere giallorosso che non è riuscito a intervenire sulla conclusione del lusitano.

Ovviamente non ci poteva essere la squalifica in questo il caso, trattandosi di una partita di una competizione internazionale e con l’arbitro che non ha assolutamente capito quello che si stava dicendo.

Fa davvero però molto strano che lui non si sia accorta di questo dettaglio, con la straordinaria rete realizzata da Figo che poteva essere fatta con un sottofondo diverso.

Non si tratta assolutamente di un’impresa impossibile quella di poter mettere in sottofondo un altro tipo di audio, dando così l’opportunità di poter non sentire certe certe frasi davvero vergognose.

Come detto in precedenza la bestemmia è una cosa nota e conosciuta solamente in Italia, per questo motivo probabilmente all’estero nessuno se ne è reso conto, ma fa davvero strano che nessun italiano abbia evidenziato il problema del video.

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ALCOLISMO GIOVANI

Ott14
da admin il 14 Ottobre 2022 alle 17:08
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Preoccupa molto l’abuso di alcol fra i giovani

In Europa ogni giorno 800 persone (48 in Italia) perdono la vita a causa di patologie in qualche modo correlate all’alcol: tumori (29%), cirrosi (20%), malattie cardio-vascolari (19%) e incidentalità (18%) e un decesso su quattro si registra tra i giovani di 20-24 anni. L’alcol non è mai innocuo ma la pericolosità aumenta con il consumo giornaliero superiore a 20 gr nel sesso femminile (oltre un bicchiere di vino) e 30-40 gr nel sesso maschile. È importante sapere che le femmine sono più vulnerabili a causa della carenza di difese enzimatiche nello stomaco e per un minore volume corporeo di distribuzione. Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandi l’astinenza assoluta dall’alcol nell’età dello sviluppo, dei quasi 9 milioni di Italiani che consumano elevate quantità di alcol, la maggioranza sono adolescenti di 16-17 anni e over 65.

Due sono i principali comportamenti che aumentano il rischio di danni da alcol: il consumo abituale è quello, in crescita vertiginosa, del «binge drinking» cioè il consumo smodato episodico che determina ubriacatura. Gli eventi più drammatici si registrano nei soggetti «binge drinker», con la insorgenza improvvisa di insufficienza epatica acuta su preesistente danno epatico cronico da alcol o altra patologia, evento spesso mortale se non trattato tempestivamente con trapianto di fegato. In Lombardia, la metà dei trapianti di fegato interessa pazienti con malattia da alcol. La lotta all’alcol deve essere un imperativo di valore sociale, poiché i danni dell’alcol non si limitano al consumatore, ma si ripercuotono anche sulle famiglie e sulla comunità in generale attraverso il deterioramento delle relazioni personali e di lavoro, i comportamenti criminali, la perdita di produttività e i costi a carico dell’assistenza sanitaria stimati, a livello planetario, in 25 miliardi di euro l’anno.

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