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Alcolismo giovani

Mag03
da admin il 3 Maggio 2023 alle 10:52
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L’eccessivo consumo di alcol da giovani aumenta il rischio d’ictus

l pericolo interessa soprattutto i giovani che «esagerano» nel fine settimana Sotto i 25 anni si è più vulnerabili per la minore capacità di «smaltimento» del sistema enzimatico

icercatori dell’Università di Seul, diretti da Eue-Keun Choi, in uno studio di recente pubblicato sulla rivista scientifica Neurology indicano che per prevenire l’ictus nei giovani adulti basterebbe ridurre il consumo di alcol negli adolescenti, un fenomeno in continua crescita in tutto il mondo, dalla Corea all’Italia. Nel 2020 il 20,6 per cento degli italiani fra 11 e 25 anni e il 17,1 per cento delle loro coetanee superavano il limite di un’unità alcolica al giorno, pari a 12 grammi di alcol puro, che corrispondono a un bicchiere da 125 ml di vino di media gradazione. Si beve di più fra 16 e 17 anni (maschi: 47 per cento e femmine: 34,5 per cento).

La «moda» in Italia

Le evidenze epidemiologiche prodotte dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità indicano che, a partire dagli 11 anni, il consumo di alcol da parte dei giovani si caratterizza sempre più spesso come «binge drinking». Purtroppo anche il consumo occasionale a quest’età è assai nocivo perché il sistema enzimatico non sa ancora metabolizzare l’alcol. Se prima dei 18 anni l’alcol va evitato, donne adulte e anziani non devono superare 1 unità alcolica al giorno e i maschi adulti 2 unità alcoliche. Non sorprende che lo studio sia stato condotto in Corea dove, stando alle stime beve troppo ben il 50,8 per cento dei maschi e il 26,9 per cento delle donne e i binge drinker, cioè coloro che bevono molti drink alla volta, sono il 20 per cento della popolazione.

L’indagine

Dal database sanitario nazionale i ricercatori di Seul hanno selezionato un milione e mezzo di giovani fra i 20 e i 30 anni che dovevano dichiarare il proprio consumo di alcol. Sono stati seguiti per 6 anni e durante tale periodo 3.153 di loro hanno avuto un ictus. Nello studio veniva considerato forte bevitore chi consumava almeno 15 grammi di alcol al giorno, poco più di 1 unità alcolica, un limite già superiore a quello di 14 grammi degli Stati Uniti.

La correlazione

Il dato rilevante dell’indagine è stata la puntuale corrispondenza trovata fra abuso nei giovani e aumento di ictus emorragico o ischemico nei primi anni di vita adulta, sia per quanto riguarda la quantità di alcol, sia per la durata dell’abuso. E ciò a prescindere da altri fattori che concorrono all’ictus, come ipertensione, fumo o eccesso di peso. Chi aveva abusato per almeno 2 anni aveva un rischio aumentato del 20 per cento rispetto a chi non beveva, mentre in chi aveva bevuto moderatamente (meno di 15 grammi) aumentava del 19 per cento. Con 3 anni di abuso il rischio saliva al 22 per cento e con 4 al 23 per cento.

Binge drinking

L’abitudine di ubriacarsi fino allo stordimento, una volta più diffusa nei Paesi del Nord Europa, sta prendendo sempre più piede, specie fra i giovani anche nel nostro Paese. Indica l’assunzione di grandi quantità di alcol in un arco di tempo ristretto. In Italia si definisce binge drinking il consumo di oltre 6 bicchieri di bevande alcoliche (un bicchiere equivale a 12 grammi di alcol puro).

Il problema della quantità (soprattutto per le donne)

«Il problema dell’alcol va affrontato diversamente da quello del fumo — commenta il professor Mauro Silvestrini dell’Università Politecnica delle Marche e Presidente dell’Italian Stroke Association —. Se entrambi sono un fattore di rischio per l’ictus, dal fumo è necessario star lontani in termini assoluti, mentre per l’alcol si tratta di un problema da affrontare almeno in termini di quantità. Per quanto riguarda questo studio coreano, va detto comunque che è difficile prendere i dati e sovrapporli così come sono alla realtà italiana, perché si tratta comunque di due contesti socioculturali diversi». Il problema della quantità si pone soprattutto per le donne il cui metabolismo è diverso da quello dell’uomo e ciò comporta che subiscano di più gli effetti dell’alcol, un po’ come succede per gli adolescenti.

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Bestemmia calcio

Apr18
da admin il 18 Aprile 2023 alle 15:11
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Bestemmie durante la processione a Frosinone, carabinieri a caccia dei blasfemi

Imprecazioni al passaggio della processione. E’ accaduto a Pontecorvo venerdì sera nel corso della processione del Cristo Morto, quando alcuni giovani hanno bestemmiato in maniera plateale e sono scappati. Indagini dei carabinieri. Il fatto è accaduto intorno alle 21, quando il corteo con il cristo morto e la statua della madonna, portati a spalla, è giunto all’interno della Casa delle Salute, mentre i sacerdoti presenti impartivano la benedizione sono state urlate frasi blasfeme. Alla processione, come di consueto, era presente il comandante della stazione dei carabinieri, il luogotenente Mauro Scappaticci che si è subito attivato. Ha chiesto alla centrale operativa di far avvicinare e le pattuglie presenti sul territorio: sono iniziate le ricerche dei giovani che si sono resi protagonisti del grave gesto compiuto in maniere plateale in uno dei momenti più solenni e partecipati dalla comunità cristiana alla presenza delle autorità civili e militari. I giovani non sono stati individuati nell’immediatezza, ma sono state acquisite informazioni di dettaglio che potrebbero portare, nel giro di pochi giorni, alla loro identificazione.

Bestemmiatori in azione, avviate le indagini

«E’ stato veramente un gesto bruttissimo, che mai ci saremmo aspettati, soprattutto nel corso della processione del venerdì santo. Un gesto che sarebbe stato commesso da ragazzi. La nostra è una comunità saldamente legata ai valori di fede e aperta al confronto». Ma cosa rischiano? Il reato di blasfemia, contemplato dall’articolo 724 del codice penale è stato depenalizzato dal 1999. Chi bestemmia, quindi, rischia una multa che può oscillare da 51 a 309 euro. La Corte Costituzionale ha inoltre ampliato la multa non solo per le offese alla religione Cristiano Cattolica ma a tutte le confessioni professate in Italia. Ciò in applicazione del principio costituzionale della laicità dello Stato. Al netto della depenalizzazione del reato di blasfemia, delle massime della Suprema corte e della sanzione prevista, bestemmiare durante la processione è un atto di maleducazione. Al di là del credo.

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Alcolismo giovani

Apr12
da admin il 12 Aprile 2023 alle 18:18
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Studentessa in coma etilico, fenomeno abuso di alcol in aumento: si inizia anche prima dei 13 anni. Ne soffre il 14% dei ragazzi e l’11% delle ragazze

L’uso eccessivo di alcol tra i giovani è un problema sempre più diffuso in Italia. È notizia di ieri l’adolescente trovata in coma etilico mentre era a scuola. La giovane era già ubriaca alle 8 del mattino e poco dopo ha avuto un malore. La sua vita è stata salvata grazie all’intervento tempestivo dei soccorsi, ma il fatto ha sollevato ancora una volta l’attenzione sulla gravità del problema dell’abuso di alcol tra i giovani.

I dati

Secondo i dati dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il fenomeno di abuso di alcol tra i giovani è un problema che interessa un numero significativo di adolescenti in Italia. Nel 2019, il 23% dei ragazzi e il 15% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni ha bevuto almeno una volta alcolici in modo eccessivo nell’ultimo mese.

Inoltre, sempre secondo l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’abuso di alcol tra i giovani è un problema che sta aumentando negli ultimi anni. Il 14% dei ragazzi e l’11% delle ragazze ha iniziato a bere prima dei 13 anni, il che significa che sempre più giovani stanno iniziando ad abusare di alcol a un’età sempre più precoce.

Questo trend è confermato anche da un altro studio condotto dall’Ospedale Maria Luigia, che ha evidenziato come l’abuso di alcol sia più comune tra gli adolescenti di sesso maschile, con una prevalenza del 37,3% rispetto al 23,2% delle ragazze.

Inoltre, il consumo di alcol tra i giovani italiani sembra essere più alto rispetto ad altri paesi europei. Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2018, l’Italia è al quarto posto in Europa per il consumo di alcol tra i giovani tra i 15 e i 19 anni, superata solo da Bulgaria, Romania e Montenegro.

I motivi che conducono all’utilizzo delle bevande alcoliche

Secondo uno studio pubblicato su Psicologia Contemporanea, ci sono diverse motivazioni che possono spingere i giovani all’utilizzo di alcol. Una delle principali motivazioni è la ricerca di piacere e divertimento, soprattutto in contesti sociali come feste o serate in compagnia degli amici. L’idea di sentirsi parte del gruppo e di socializzare può spingere i giovani a bere alcolici anche in modo eccessivo.

Tuttavia, altre motivazioni possono essere legate a una ricerca di autoaffermazione e di identità. In alcuni casi, i giovani possono utilizzare l’alcol come una sorta di “maschera” per nascondere le proprie insicurezze e sentirsi più sicuri di sé stessi. In altri casi, l’utilizzo di alcol può essere un modo per sfuggire ai problemi e alle difficoltà della vita quotidiana, creando una sorta di “mondo parallelo” in cui sentirsi al sicuro.

L’abuso di alcol può anche essere legato a fattori ambientali, come la presenza di alcolici in casa o la facilità di accesso alle bevande alcoliche. In alcuni casi, l’abuso di alcol può essere una forma di ribellione contro l’autorità, soprattutto in adolescenza, quando i giovani cercano di definire la propria identità e di affermarsi come individui indipendenti.

Danni anche permanenti

Tuttavia, è importante sottolineare che l’utilizzo di alcol può comportare rischi per la salute fisica e psicologica dei giovani, tra cui problemi di memoria, problemi di concentrazione, difficoltà a mantenere relazioni sociali sane e rischio di dipendenza dall’alcol.

Info e impatto sulla salute

Per questi motivi, è importante che i giovani ricevano informazioni corrette sull’utilizzo dell’alcol e sull’impatto che può avere sulla salute e sul benessere. Inoltre, è fondamentale promuovere strategie per gestire lo stress e le pressioni sociali in modo sano ed efficace, fornendo ai giovani strumenti per costruire un’identità positiva e per sviluppare relazioni sane e appaganti con gli altri.

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Alcolismo giovani

Apr06
da admin il 6 Aprile 2023 alle 10:08
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Fumo e alcol fra i giovani: tutto troppo presto

Secondo studi recenti la fascia di iniziazione alla prima sigaretta è quella della scuola secondaria di primo grado: tra i 10 e i 13 anni.

Tutto troppo presto. “La prima volta che ho fumato è stato in casa con una sigaretta elettronica di mio padre e lui non lo sapeva. Era appena uscito per andare a fare benzina allora io sono andato a vedere se c’era la sigaretta, era sulla tavola, l’ho presa, mi sono chiuso in bagno e ho fatto il mio primo tiro. Era una bella sensazione allora ho fatto diversi tiri e così mi è venuto il mal di testa”. Anche i ragazzi delle medie fumano. Abbiamo chiesto ai nostri coetanei di raccontarci la loro esperienza. Molti hanno iniziato a fumare per imitare gli amici o le amiche, per sentirsi parte di un gruppo o perché, come ci hanno detto alcuni “fa apparire figo davanti agli altri”.

Secondo studi recenti la fascia di età dell’iniziazione al fumo di sigaretta è quella della scuola secondaria di primo grado (10-13 anni) e circa uno studente su cinque dai 13 ai 15 anni ha fumato più di una sigaretta negli ultimi 30 giorni. La maggior parte dei ragazzi che abbiamo intervistato fuma sigarette elettroniche (le cosiddette Puff), ma non solo. Spesso sono gli amici che già fumano a far provare la prima sigaretta: “La prima volta che ho fumato è stato con degli amici al parco. Eravamo appena usciti dalla discoteca e loro mi hanno chiesto di provare, avevo un po’ di paura ma ero anche curioso, ho provato una Puff all’anguria e ho tossito subito. Poi i miei amici mi hanno spinto a fare altri tiri. All’inizio ero contrario ma poi mi hanno convinto. Da quel momento non ho mai smesso di fumare”.

I giovani vengono spinti a fumare anche dagli aromi molto dolci e fruttati delle Puff: zucchero filato, coca-cola, fragola, e molti altri. Rispetto alle sigarette classiche poi, le Puff non lasciano cattivi odori sui vestiti, in bocca e nelle mani e quindi può essere piuttosto semplice il loro utilizzo all’insaputa dei genitori.

Bisogna ricordare che la legge prevede il divieto di vendita ai minorenni di qualunque tipo di sigaretta, dei liquidi (con o senza nicotina) e dei dispositivi elettronici. Nonostante questo anche i ragazzi molto giovani riescono a procurarsele. Come fanno? Le risposte si somigliano tutte: “me le compra mia sorella”, “vado dal tabaccaio che non mi dice niente”, “conosco ragazzi più grandi e me le faccio comprare da loro”, “le compro al distributore automatico, uso la tessera sanitaria di mio fratello”. I ragazzi che abbiamo intervistato ci dicono di sapere che il fumo fa male ma di non volere o di non potere farne a meno.

Un dato davvero preoccupante, considerando che questa è l’età dello sviluppo ed è stato provato che il fumo delle sigarette elettroniche può essere causa di malattie come ipertensione, diabete e può interferire con lo sviluppo neurologico dei più giovani. Ma perché quando si inizia a fumare queste sigarette è difficile smettere? In alcuni liquidi che vengono vaporizzati è presente la nicotina sintetica che è più potente di quella classica presente nel tabacco e crea più dipendenza. Quindi possiamo concludere dicendo che chi pensa che le Puff non facciano male alla salute si sbaglia: è molto facile iniziare a “svapare” ma è molto più complicato smettere.

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Alcolismo giovani

Mar14
da admin il 14 Marzo 2023 alle 17:02
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Lo psicologo Feder: “I giovani bevono per sofferenza, non per imitare. Vi spiego perché”

L’appello dell’esperto: “Però non medicalizziamo l’emergenza mandando tutti negli ambulatori degli specialisti, meglio educatori che facciano conoscere loro il vero sballo, quello della normalità”.

Milano, 27 febbraio 2023 – “Il consumo di alcol fra i giovani è diverso rispetto al passato: non è più un bere dalla funzione aggregativa ma sempre più un’”abbuffata” etilica per esorcizzare la sofferenza interiore”. A dirlo è Simone Feder, psicologo e coordinatore dell’Area Giovani e Dipendenze della Casa del Giovane di Pavia che con, il centro studi “Semi di Melo“, Fondazione Exodus e università di Pavia, ha contribuito all’indagine “Progetto Selfie“ condotta nel 2022 su circa 20mila ragazzi fra i 14 e 18 anni di entrambi i sessi che studiano in 107 istituti superiori di Bergamo, Milano, Pavia e Varese. Secondo il report uno studente su 2 cade nella trappola del binge drinking. E in termine di frequenza assidua, quasi l’8% degli adolescenti beve fino ad ubriacarsi un giorno alla settimana e circa il 3% precipita nel baratro più di una volta nell’arco sette giorni.

Dottor Feder, cosa sta succedendo ai nostri ragazzi?
“Lo rivelano gli stessi giovani quando li si interpella sulle motivazioni che li conducono a consumare alcol. Dopo il piacere (quasi 30%) la causa principale per quasi il 26% dei 20mila ragazzi intervistati l’anno scorso è l’esigenza di affrontare momenti difficili: questo dato denota tutto il loro male di vivere. Non a caso notiamo che la tendenza all’ubriacatura è spesso associata ad atti di autolesionismo. L’aspetto emulativo nei confronti dei coetanei è al terzo posto, riguardando neanche il 14% del campione, mentre quando abbiamo iniziato a fare queste indagini nel 2008 era il fattore principale. Inoltre, sempre rispetto al passato, i ragazzi sono in compagnia ma non fanno più gruppo: solo il 10% del campione dichiara che interverrebbe “sempre“ per un amico chiedendogli di fermarsi se alza il gomito, il 26% non lo farebbe “mai“ mentre il 64% solo se sta esagerando. Ma attenzione: è come se avessero risposto “mai“, perché l’alcol è percepito come poco dannoso e la soglia di esagerazione non viene identificata. Purtroppo, è vero il contrario: fra i danni derivanti dall’uso di bevande alcoliche ci sono anche quelli organici che possono danneggiare la vita in modo irreparabile”.

Nel report colpisce il fattore di genere: il 37% delle ragazze spende parte della paghetta settimanale per alcol contro il 34% dei coetanei maschi.
“È un fenomeno recente che registriamo negli ultimi 3 anni: per l’acquisto di prodotti alcolici le femmine superano i maschi ed è conseguenza del generale sdoganamento del consumo alcolico considerato fra i comportamenti disfunzionali quello meno pericoloso”.

Che fare?
“Dobbiamo sviluppare una comunità educante. Il disagio che sta travolgendo i ragazzi non può essere risolto con il bonus psicologo: lo dico anche se appartengo alla categoria. Nella mia esperienza clinica posso testimoniare che nei processi di cura assumono un ruolo significativo la docente coinvolgente, l’allenatore di calcio e altri “caregiver“ che dovrebbero essere valorizzati. Questi ragazzi hanno bisogno di fare esperienze concrete di vita, di natura, di creatività, assaporare lo “sballo della normalità“. Solo se serve si può affiancare un percorso di terapia. Invece se c’è qualcosa che non va si preferisce indirizzarli subito negli ambulatori. Così però c’è il pericolo di medicalizzare il malessere, di dare una risposta sanitaria a un problema esistenziale”. 

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