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Vuoi davvere essere originale? Non bere

Apr04
da admin il 4 Aprile 2016 alle 11:08
Postato in: Blog
Nel nostro paese continua a crescere il fenomeno giovanile del binge drinking,  che consiste nel consumo di grandi quantità di alcolici lontano dai pasti.  

I ragazzi bevono per “far decollare” la serata, per abbassare le inibizioni durante un rapporto sessuale, o per vincere la solitudine. Se fate un giro il sabato sera per strada o nei locali, è normale incontrare giovani brilli o ubriachi, che non riescono a divertirsi senza bere, bere e ancora bere. Ordinare un analcolico è diventato un motivo di discriminazione sociale, specie fra gli adolescenti, che si avvicinano per la prima volta all’alcol in modo del tutto irresponsabile.

Negli altri paesi europei il binge drinking ha già destato grande preoccupazione, soprattutto in Scandinavia e in Inghilterra, dove l’abuso alcolico, specialmente giovanile, è una vera emergenza.  Secondo un dato dell’Assembly of European Regions, soltanto in Svezia i costi sociali legati all’alcolsimo superano i 17 miliardi di euro!!!

Per fortuna, prima di toccare il fondo, stanno nascendo delle splendide iniziative per combattere il fenomeno. A Stoccolma sta diventando di moda il “Sober Party”, il party sobrio dove i ragazzi si divertono sorseggiando esclusivamente cocktails analcolici.

Contemporaneamente, in Inghilterra, la ricetta dei 10 migliori cocktail analcolici è diventata virale e i bar di tendenza sperimentano con successo la versione senza alcol dei coktail tradizionali (l’alcol viene fatto evaporare). In questo modo, i giovani possono gustare il loro Mojto o Negroni in perfetta sobrietà.

È davvero importante distruggere l’equazione divertimento = alcol. Lo star bene scaturisce dalla qualità delle relazioni sociali e delle esperienze, che non hanno nulla a che fare con l’alterazione dei propri sensi.

Quando i vostri figli escono il sabato sera, ricordate loro che se vogliono essere veramente “fighi” e originali, non debbono bere. S. B.
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Un po’ d’etimologia

Mar16
da admin il 16 Marzo 2016 alle 9:46
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Quante volte utilizziamo le parole senza conoscere la loro origine?

Oggi voglio parlarvi dell’origine dei due termini che costituiscono il tema di questo blog: bestemmia e blasfemia.

La parola blasfemia deriva dal greco blasphemìa ed è una parola composta dal verbo blàptein, che significa ingiuriare +phéme, che significa ingiuriare. Blasfemia è la parola ingiuriosa che viene rivolta alla divinità da qualcuno scellerato e irrispettoso delle cose divine.

Bestemmia deriva dal latino volgare biastèmia e poi biastemma, “storpiature” del più nobile termine greco.

Stiamo parlando dunque di una parola che ha origini antichissime e che è sopravvissuta pressoché intatta sino ai nostri giorni. Ciò testimonia quanto il tema dell’ingiuria verso gli dèi e poi Dio sia sentito da sempre. 

In passato i bestemmiatori erano condannati con pene severissime, addirittura con la morte. Nelle città italiane del Medioevo, coloro che erano accusati di blasfemia erano rinchiusi all’interno di una gabbia (la cheba) e appesi alla torre comunale. Lì erano lasciati a morire di sete e fame, diventando facile pasto per i corvi.

Ai tempi nostri abbiamo imparato che le punizioni non cancellano i peccati bene come possono fare l’educazione e il buon senso. Insegniamo ai nostri giovani il valore insulso della bestemmia e ad usare con originalità la splendida ricchezza della nostra lingua, anche nei momenti in cui sarebbe più facile il turpiloquio. S. B.
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Il vortice che sta risucchiando i nostri giovani

Mar08
da admin il 8 Marzo 2016 alle 10:17
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In un paese che invecchia rapidamente, i giovani sono sempre meno numerosi e sempre più abbandonati a loro stessi.

Gli adolescenti stanno diventando una parte trascurabile della popolazione, specialmente in quelle zone in cui si registra decremento demografico. Famiglie monoreddito, genitori troppo assenti per impegni lavorativi, incapacità di confrontarsi con la cultura giovanile, sono le cause più frequenti dell’abbandono.

Gli adolescenti, come risucchiati da un vuoto, si rifugiano in un universo parallelo fatto di alcol, stupefacenti, social network. Il consumo di sostanze alcoliche e di marjuana è in aumento fra i giovanissimi, che non riescono a dare senso alla propria esistenza. Lo stordimento fisico e il rifugio nella realtà virtuale diventano “strategie” per lenire la sofferenza e l’incapacità di trovare una ragione di vita.

Oltre alle implicazioni sociologiche, occorre concentrarsi sui danni fisici: alcol e stupefancenti a lungo andare danneggiano il cervello e gli organi interni. Le ricadute sul comportamento, sulle capacità intellettive e sui riflessi sono assolutamente nefaste. Stiamo assistendo alla crescita di una generazione di zoombies, che dovrebbero essere in realtà il nostro futuro, coloro ai quali consegneremo la nostra eredità.

Nonostante il dramma silenzioso che si consuma fra l’indifferenza generalizzata, c’è ancora speranza: possiamo ancora riprendere le redini. Insegniamo ai nostri figli a bere responsabilmente, a tenersi alla larga dalle droghe, ad avere relazioni vere con le persone. Insegniamo loro la pienezza della vita; solo così, potremo contrastare il vuoto che li divora. S. B.

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Presidente ubriaco, copre d’insulti, minacce e bestemmie il portiere della squadra avversaria

Mar01
da admin il 1 Marzo 2016 alle 9:45
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Se sabato scorso, alla partita di terza categoria fra due squadre piemontesi, fosse stato presente Cicerone, avrebbe gridato a tutti il suo proberbiale “Usque tandem…”, fino a quando. 

Fino a quando il calcio dovrà essere teatro di episodi di pura volgarità e bassezza?

Eh sì, perché il presidente di una delle due squadre piemontesi, chiaramente ubriaco, durante il match ha coperto d’insulti e bestemmie il portiere della squadra avversaria, minacciandolo dietro la porta con una bottiglia di vetro. Benché espulso più volte dal direttore di gara, ha colto ogni pretesto per rientrare nell’area tecnica, riproponendo il suo basso comportamento. 

Come se non bastasse, nessun dirigente della sua squadra ha fatto nulla per bloccarlo o allontanarlo. Alla fine del match, l’uomo ubriaco e violento ha picchiato il povero portiere della squadra avversaria, gettandolo a terra fra altri insulti e bestemmie.

Nonostante la squalifica di due anni, giunta dal giudice sportivo, è incredibile come simili episodi si verifichino nell’indifferenza generale. Come mai nessuno della sua squadra è intervenuto per allontanarlo? Come è possibile che una figura di riferimento, un dirigente, possa accedere ubriaco all’aria tecnica, per coprire di minacce e insulti la squadra avversaria?

I dirigenti dovrebbero essere i primi a diffondere buone pratiche di fair play, di educazione e rispetto, ma spesso sono i primi ad essere i cattivi esempi. Facciamo in modo che non sia più così. S. B.
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Baby alcolizzati, una tragica realtà

Feb16
da admin il 16 Febbraio 2016 alle 11:53
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Inghilterra. Fra il 2008 e il 2012, sono stati 380 i casi di abuso di sostanze alcoliche in bambini d’età inferiore a 10 anni. Sì, il dato è scioccante e in una percentuale non trascurabile di casi, non si è trattato di consumo accidentale, ma di veri e propri casi d’alcolismo.

Il caso più grave è stato quello di un bambino di 7 anni, che ha confessato al personale ospedaliero di essere un alcolizzato e di fatto presentava tutti i segni fisici e psichici dell’alcolismo. Così è accaduto anche ad una bambina di 8 e poi ad un bambino di 3 anni. 

E non è solo l’Inghilterra a vantare l’atroce primato. Nel 2014, fece il giro del mondo la foto di un bambino cinese di 2 anni che beveva avidamente una bottiglia di birra. Pare che anche questo fosse un drammatico caso di alcolismo infantile.

Statisticamente è appurato che l’alcolismo infantile si riscontra in famiglie in cui almeno un coniuge ha problemi con l’alcol. A volte, inoltre, sono gli stessi genitori che somministrano bevande alcoliche ai figli.

Se confrontati con il totale della popolazione, ci troviamo di fronte ad un ristretto numero di casi, che però sono in tragico aumento. Il consumo di bevande alcoliche fa parte da millenni della nostra cultura e della nostra dieta, ma sta cambiando il nostro modo di rapportarci ad esso. Specialmente i giovani vedono nell’alcol una possibilità di evasione, un modo per distinguersi, una fonte di divertimento. 

Noi adulti, educatori e genitori, abbiamo il dovere di far comprendere ai più piccoli, sin dall’infanzia, gli enormi rischi che uno smodato consumo di bevande alcoliche può provocare, sia a livello fisico che a livello psichico. S. B.
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