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I giovani e l’alcol, percentuali che preoccupano

Lug11
da admin il 11 Luglio 2017 alle 13:44
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In Svizzera la vendita di bevande alcoliche ai minori resta un problema. Nel 2016 sono stati effettuati circa 8500 test d’acquisto: nel 32% dei casi si sono registrate vendite anche se gli acquirenti non avevano raggiunto il limite di età legale. Il dato equivale a un aumento di 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente, si legge in un comunicato odierno della Regìa federale degli alcool. La crescita dovrebbe essere comunque riconducibile al fatto che i test sono stati effettuati in luoghi diversi rispetto al passato. La vendita di birra e vino ai minori di 16 anni nonché di superalcolici ai minori di 18 anni è vietata dalla legge, ricorda la nota. Tuttavia questo divieto viene spesso aggirato.

Oltre al passaggio dal 29% al 32% di vendite illecite, rispetto al 2015 è anche aumentato il numero di test effettuati: da 8114 a 8496, precisa la nota. Si tratta della quantità più elevata dall’introduzione di questa misura nel 2000. Molti test sono stati effettuati presso bar, eventi o feste nonché in chioschi, ovvero luoghi dove da sempre avvengono molte vendite illecite, sottolinea la Regìa federale. Le percentuali di abuso registrate ammontano rispettivamente al 54%, al 44% e al 43%. Diverse sono le percentuali constatate presso take-away (32%), distributori all’ingrosso (33%) e commercianti al dettaglio (35%). Il miglior risultato è stato ancora una volta conseguito dai negozi delle stazioni di servizio (18%).

Dalla valutazione dei test è inoltre emerso che più l’età degli acquirenti test era vicina al limite legale, più era alta la percentuale delle vendite illecite di bevande alcoliche. Lo scopo della misura è soprattutto prevenire e sensibilizzare il personale sulla tematica. I risultati non sono comunque ammessi come mezzi di prova in caso di una procedura penale. Sono tuttavia possibili sanzioni amministrative, come la revoca della patente.

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Avezzano: troppe bestemmie, parroco chiude campetto

Lug10
da admin il 10 Luglio 2017 alle 13:46
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Avezzano: troppe bestemmie e il parroco chiude il campetto di calcio della chiesa di San Rocco per una settimana. Non è la prima volta che don Adriano Principe adotta questa “punizione”.
Una punizione che, non riguarda prettamente il calcio giocato, ma dopo l’ammonizione, don Adriano è stato costretto a “estrarre” il cartellino rosso e a esporre un cartello, in bella vista, sul cancello del campetto di calcio adiacente alla chiesa di San Rocco di Avezzano:

“A causa delle bestemmie udite e delle bottiglie buttate, il campo resterà chiuso questa settimana.”
Questo si legge sul volantino affisso fuori dai cancelli del campo dove per una settimana non si giocherà più a pallone. Tutta colpa delle bestemmie urlate durante le partite. La decisione è stata presa da don Adriano Principe, parroco della chiesa di San Rocco ad Avezzano, che tra l’altro lamenta anche l’inciviltà dei frequentatori i quali, dopo il triplice fischio finale, abbandonano a terra bottiglie e bottigliette. Lo scorso anno il sacerdote aveva adottato un’iniziativa simile:

“Bottiglia buttata, partita saltata. Bestemmia udita, partita finita.”
Questo scriveva don Adriano lo scorso anno e sembrava che la decisione avesse dato i suoi frutti, almeno fino ad oggi. Perché le brutte abitudini dei ragazzi sono tornate e con esse anche la perentoria decisione del parroco.

“Non trovo giusto e rispettoso – spiega don Adriano – che i ragazzi che frequentano il campo della chiesa si comportino così e facendo in questo modo, chiudendo il campo per una settimana, voglio che loro abbiamo il tempo di ragionare sull’atteggiamento che hanno. Per loro sia una lezione di vita”.
D’altronde, cartelli e cartellini o meno, c’è un altro Arbitro molto più in alto che vigila sull’accaduto e dalla sua posizione privilegiata, trarrà le sue conclusioni con la magnanimità e la comprensione che lo contraddistinguono. Difficile, d’altronde, che il pallone, seppure scaraventato fuori dagli spalti, per nervosismo o impulsività da parte dei più indisciplinati giocatori, arrivi fino a lassù…

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Alcolismo: mons. Galantino (Cei), “più che dire, il servizio attivato al Gemelli fa vedere che la comunità non emargina”

Giu27
da admin il 27 Giugno 2017 alle 13:48
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“Più che dire, dobbiamo far veder che c’è una comunità che non emargina ma investe nelle persone che hanno un problema di alcolismo. E penso che questo progetto del Gemelli si inserisca in questa direzione”. Lo ha detto mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, a margine della conferenza stampa di presentazione del percorso clinico assistenziale dedicato dal Policlinico Gemelli al paziente con patologia alcol correlata. “Non possiamo – ha continuato mons. Galantino – lasciare queste persone come scarti della società. C’è invece la necessità di rivederle con noi, rivederle commosse, attive. Tutto questo richiede grande impegno e professionalità”. “C’è bisogno – ha insistito – di aiutare queste persone per far loro ritrovare fiducia”. “Mi auguro – ha proseguito – che su queste patologie non si arrivi sempre in ritardo”. In particolare, il segretario generale della Cei ha toccato il fenomeno che riguarda i giovani: “Le alternative per loro ci sono, ma spesso non sono presentabili le persone che le propongono. Prima di dire che occorre offrire alternative ai giovani bisogna offrire un modello, mostrare che una vita migliore è possibile, una vita non necessariamente conflittuale è possibile. Una vita che non viaggia solo sul piano dell’arroganza è possibile. Prima impariamo noi adulti a fare questo”. Poi “i ragazzi – ha concluso – vedendoci sapranno che si può vivere senza ricorrere all’alcol e alla droga”.
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Roma

Alcolismo: mons. Galantino (Cei), “più che dire, il servizio attivato al Gemelli fa vedere che la comunità non emargina”“Più che dire, dobbiamo far veder che c’è una comunità che non emargina ma investe nelle persone che hanno un problema di alcolismo. E penso che questo progetto del Gemelli si inserisca in questa direzione”. Lo ha detto mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, a margine della conferenza stampa di presentazione del percorso clinico assistenziale dedicato dal Policlinico Gemelli al paziente con patologia alcol correlata. “Non possiamo – ha continuato mons. Galantino – lasciare queste persone come scarti della società. C’è invece la necessità di rivederle con noi, rivederle commosse, attive. Tutto questo richiede grande impegno e professionalità”. “C’è bisogno – ha insistito – di aiutare queste persone per far loro ritrovare fiducia”. “Mi auguro – ha proseguito – che su queste patologie non si arrivi sempre in ritardo”. In particolare, il segretario generale della Cei ha toccato il fenomeno che riguarda i giovani: “Le alternative per loro ci sono, ma spesso non sono presentabili le persone che le propongono. Prima di dire che occorre offrire alternative ai giovani bisogna offrire un modello, mostrare che una vita migliore è possibile, una vita non necessariamente conflittuale è possibile. Una vita che non viaggia solo sul piano dell’arroganza è possibile. Prima impariamo noi adulti a fare questo”. Poi “i ragazzi – ha concluso – vedendoci sapranno che si può vivere senza ricorrere all’alcol e alla droga”.“Più che dire, dobbiamo far veder che c’è una comunità che non emargina ma investe nelle persone che hanno un problema di alcolismo. E penso che questo progetto del Gemelli si inserisca in questa direzione”. Lo ha detto mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, a margine della conferenza stampa di presentazione del percorso clinico assistenziale dedicato dal Policlinico Gemelli al paziente con patologia alcol correlata. “Non possiamo – ha continuato mons. Galantino – lasciare queste persone come scarti della società. C’è invece la necessità di rivederle con noi, rivederle commosse, attive. Tutto questo richiede grande impegno e professionalità”. “C’è bisogno – ha insistito – di aiutare queste persone per far loro ritrovare fiducia”. “Mi auguro – ha proseguito – che su queste patologie non si arrivi sempre in ritardo”. In particolare, il segretario generale della Cei ha toccato il fenomeno che riguarda i giovani: “Le alternative per loro ci sono, ma spesso non sono presentabili le persone che le propongono. Prima di dire che occorre offrire alternative ai giovani bisogna offrire un modello, mostrare che una vita migliore è possibile, una vita non necessariamente conflittuale è possibile. Una vita che non viaggia solo sul piano dell’arroganza è possibile. Prima impariamo noi adulti a fare questo”. Poi “i ragazzi – ha concluso – vedendoci sapranno che si può vivere senza ricorrere all’alcol e alla droga”.Tags

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Alcol, i giovani conoscono le norme statali in materia e le approvano

Giu19
da admin il 19 Giugno 2017 alle 13:50
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È ciò che emerge da una ricerca realizzata dall’Istituto di Ricerca Eclectica sotto la direzione di Franca Beccaria e la supervisione di Franco Prina dell’Università di Torino.

Quando si sente parlare di giovani e di alcol, insieme, nella stessa frase, si pensa immediatamente al peggio. Nella realtà, invece, la maggior parte dei ragazzi italiani, oltre a essere piuttosto informata sulle norme che regolano il consumo di bevande alcoliche, in larga misura (l’87 per cento circa) le approva. Questo è ciò che emerge dalla ricerca Giovani, Alcol e Divieti

LA PAROLA AI GIOVANI
Promossa dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcol, l’indagine è stata realizzata dall’Istituto di Ricerca Eclectica sotto la direzione di Franca Beccaria e la supervisione di Franco Prina dell’Università di Torino. Attraverso quasi duemila questionari online (1.815, per la precisione), la creazione di un web forum e la realizzazione di quattro focus group, sono stati intervistati – su un tema che li tocca da vicino ma sul quale raramente vengono interpellati – una serie di giovani di età compresa tra i 15 e i 25 anni, residenti in diverse città italiane.

LO SCHELETRO DELLA RICERCA
Oltre ad aver approfondito la loro conoscenza sul tema, facendo riferimento alle leggi vigenti, ai giovani è stata chiesta una valutazione personale della situazione italiana, provando a immagine le possibili conseguenze di un ipotetico inasprimento delle norme in materie di alcol. In particolare sull’età minima per iniziare a bere, sui luoghi, sugli orari, sui prezzi.

L’EFFETTO BOOMERANG DELLE NORME STRINGENTI
I risultati offrono numerosi e importanti spunti di riflessione. Per tutti, dai genitori agli educatori, passando per gli operatori sociosanitari fino ai politici. Secondo gli stessi interessati non è di certo introducendo nuovi e più severi divieti che si limiteranno i danni, considerato che già molti di quelli vigenti sono ampiamente disattesi, soprattutto da chi dovrebbe farli rispettare. I giovani ritengono che ulteriori provvedimenti normativi potrebbero addirittura peggiorare la situazione e ottenere un effetto boomerang, portandoli a perdere la fiducia nei confronti delle istituzioni. Meglio, quindi, puntare sugli interventi diretti, di sensibilizzazione oltre che di prevenzione.

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Abuso di alcol tra i giovani, quasi la metà dei 15enni beve una volta a settimana

Giu13
da admin il 13 Giugno 2017 alle 13:52
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Latina – Un accordo fra Asl e associazione Barmen italiani è stato siglato per portare avanti strategie di contrasto al consumo

è stato siglato per portare avanti strategie di contrasto al consumoUn accordo fra Asl e associazione Barmen italiani è stato siglato per portare avanti strategie di contrasto al consumo di alcol. In provincia di Latina aumenta la soglia di consumo e di conseguenza le preoccupazioni per la salute. I Registri di Sorveglianza della Popolazione segnalano che circa il 40% dei 15enni pontini consuma alcolici almeno una volta a settimana, che l’11% della popolazione adulta (18-69 anni) ha un consumo di alcol a rischio e che, tra questi, il 16% ha dichiarato di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol negli ultimi 30 giorni. Tra i soggetti a rischio i cosiddetti consumatori fuori pasto e/o consumatori binge, ovvero uomini che bevono 5 o più tra bicchieri di vino, bicchierini di liquore, lattine di birra. Per le donne si intendono 4 di queste quantità. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Latina ha tra i suoi obiettivi la promozione di stili di vita corretti nella popolazione. Per raggiungere tale obiettivo, dal 2005, monitora in continuo lo stato di salute e gli stili di vita della popolazione con la Sorveglianza Passi (18-69 anni) e la Sorveglianza Passi d’Argento (64 anni e più). Da un’indagine condotta proprio dal Dipartimento è risultato che il 51 % degli intervistati dichiara di essere bevitore, ossia di aver consumato negli ultimi 30 giorni almeno un’unità di bevanda alcolica. Il consumo di alcol è più diffuso tra gli uomini, nelle fasce di età più giovani e nelle persone con alto livello di istruzione e nessuna difficoltà economica. Il consumo di alcol a maggior rischio è associato in maniera statisticamente significativa con la giovane età (18-24 anni) e il sesso maschile, senza un particolare gradiente socioeconomico. Nella Regione Lazio la percentuale di bevitori a maggior rischio è del 14%, mentre nel Pool delle Asl la percentuale è del 17%. L’alcol è ritenuto uno dei quattro fattori di rischio evitabili per le principali malattie croniche non trasmissibili. L’Oms (organizzazione mondiale della sanità) sottolinea l’importanza di un approccio multisettoriale e globale al problema, raccomandando il coinvolgimento di tutti i possibili interlocutori istituzionali e non per la messa a punto di strategie ampiamente condivise. Il protocollo d’intesa siglato fra l’Asl di Latina ed i barmen è volto a promuovere e diffondere iniziative di prevenzione del consumo di alcol, per facilitare le conoscenze del bere responsabile e i rischi da alcol-correlato. In particolare il Dipartimento di Prevenzione si impegna a partecipare ai corsi formativi per i Barmen, mentre l’A.B.I. si impegna ad applicare la prevenzione della cultura del bere responsabile, a sperimentare cocktail analcolici e/o slow-alcol, nonché alcune proposte alternative al drink alcolico anche mediante l’utilizzo di prodotti tipici dell’agricoltura locale. Tra gli obiettivi, innanzitutto prevenire gli incidenti stradali, quindi aumentare la consapevolezza e la responsabilizzazione degli addetti alla vendita e somministrazione, in merito a norme che regolamentano la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche ai minori. Di conseguenza viene vista come necessaria la realizzazione di interventi formativi e informativi, aventi lo scopo di aumentare la percezione del rischio legato al consumo di alcol. – aumenta la soglia di consumo e di conseguenza le preoccupazioni per la salute. I Registri di Sorveglianza della Popolazione segnalano che circa il 40% dei 15enni pontini consuma alcolici almeno una volta a settimana, che l’11% della popolazione adulta (18-69 anni) ha un consumo di alcol a rischio e che, tra questi, il 16% ha dichiarato di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol negli ultimi 30 giorni. Tra i soggetti a rischio i cosiddetti consumatori fuori pasto e/o consumatori binge, ovvero uomini che bevono 5 o più tra bicchieri di vino, bicchierini di liquore, lattine di birra. Per le donne si intendono 4 di queste quantità. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Latina ha tra i suoi obiettivi la promozione di stili di vita corretti nella popolazione. Per raggiungere tale obiettivo, dal 2005, monitora in continuo lo stato di salute e gli stili di vita della popolazione con la Sorveglianza Passi (18-69 anni) e la Sorveglianza Passi d’Argento (64 anni e più). Da un’indagine condotta proprio dal Dipartimento è risultato che il 51 % degli intervistati dichiara di essere bevitore, ossia di aver consumato negli ultimi 30 giorni almeno un’unità di bevanda alcolica. Il consumo di alcol è più diffuso tra gli uomini, nelle fasce di età più giovani e nelle persone con alto livello di istruzione e nessuna difficoltà economica. Il consumo di alcol a maggior rischio è associato in maniera statisticamente significativa con la giovane età (18-24 anni) e il sesso maschile, senza un particolare gradiente socioeconomico. Nella Regione Lazio la percentuale di bevitori a maggior rischio è del 14%, mentre nel Pool delle Asl la percentuale è del 17%. L’alcol è ritenuto uno dei quattro fattori di rischio evitabili per le principali malattie croniche non trasmissibili. L’Oms (organizzazione mondiale della sanità) sottolinea l’importanza di un approccio multisettoriale e globale al problema, raccomandando il coinvolgimento di tutti i possibili interlocutori istituzionali e non per la messa a punto di strategie ampiamente condivise. Il protocollo d’intesa siglato fra l’Asl di Latina ed i barmen è volto a promuovere e diffondere iniziative di prevenzione del consumo di alcol, per facilitare le conoscenze del bere responsabile e i rischi da alcol-correlato. In particolare il Dipartimento di Prevenzione si impegna a partecipare ai corsi formativi per i Barmen, mentre l’A.B.I. si impegna ad applicare la prevenzione della cultura del bere responsabile, a sperimentare cocktail analcolici e/o slow-alcol, nonché alcune proposte alternative al drink alcolico anche mediante l’utilizzo di prodotti tipici dell’agricoltura locale. Tra gli obiettivi, innanzitutto prevenire gli incidenti stradali, quindi aumentare la consapevolezza e la responsabilizzazione degli addetti alla vendita e somministrazione, in merito a norme che regolamentano la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche ai minori. Di conseguenza viene vista come necessaria la realizzazione di interventi formativi e informativi, aventi lo scopo di aumentare la percezione del rischio legato al consumo di alcol.

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