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Alcolismo giovani

Mag27
da admin il 27 Maggio 2025 alle 11:27
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«Obesità, alcolismo e depressione: un miliardo di adolescenti a rischio. Entro il 2030 problemi per uno su due»
In un contesto in cui gli adolescenti non sono mai stati così tanto numerosi l’attenzione delle politiche sanitarie a loro rivolte continua a essere «quasi inesistente»
La salute degli adolescenti è a un punto di non ritorno. Nessuna distinzione geografica, l’allarme si estende al mondo intero. Senza interventi tempestivi, nel 2030 un miliardo di giovani, circa uno su due, vivrà in contesti rischiosi per la salute.

Sul fronte dell’alimentazione, si stima che 464 milioni di adolescenti saranno sovrappeso o obesi e che un terzo delle ragazze soffrirà di anemia. Saranno invece quasi 200 milioni ad avere problemi con l’alcol e cresceranno vertiginosamente i disturbi legati alla salute mentale, con la drammatica e prima conseguenza dell’aumento dei suicidi: circa 42 milioni di anni di vita andranno persi. Lo indica l’analisi condotta dagli esperti della ‘Lancet Commission on adolescent health and wellbeing’ pubblicata sulla rivista The Lancet.

I finanziamenti globali
Ma c’è un altro dato paradossale che emerge dallo stesso report. In un contesto in cui gli adolescenti non sono mai stati così tanto numerosi – rappresentano un quarto della popolazione mondiale, ossia due miliardi – l’attenzione delle politiche sanitarie a loro rivolte continua a essere «quasi inesistente». Solo il 2,4% dei finanziamenti degli aiuti globali è stanziato per aumentarne il benessere. Eppure l’adolescenza, come sottolineano gli esperti, è una fase fondamentale dello sviluppo, forse la più critica.

Sebbene si siano registrati dei leggeri miglioramenti sul fronte della diminuzione del consumo di alcol e tabacco e su una maggiore scolarizzazione, «il peso della cattiva salute mentale degli adolescenti a livello globale è crescente», spiega la co-presidente della Commissione Sarah Baird della George Washington University di Washington.

Le nuove sfide degli adolescenti
Ma le sfide cambiano anche seconda dei Paesi: «il sovrappeso e l’obesità sono aumentati fino a otto volte in alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia». E il futuro non è roseo. Gli adolescenti di oggi vivono nel mezzo di una ‘triplice crisi planetaria’, costituita dalla convivenza di cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e inquinamento. Anche il digitale presenta nuovi rischi. La gran parte delle interazioni sociali ed emotive si stanno spostando online, aumentando potenziali casi di «cyberbullismo, disinformazione ed esposizione a contenuti violenti, anche a sfondo sessuale». Resta forte, inoltre, l’impatto dei conflitti e delle diseguaglianze sociali. «Gli investimenti fatti su questa generazione di adolescenti determineranno il nostro futuro umano e planetario, nel bene e nel male. Il momento di agire è adesso», conclude il rapporto.

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Mag12
da admin il 12 Maggio 2025 alle 16:22
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Alcolismo giovani

Mag08
da admin il 8 Maggio 2025 alle 10:53
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“Parliamo di fumo, alcol e droga in classe”: studenti educatori alla pari per combattere le dipendenze

Entrano in classe e parlano con i compagni di scuola più piccoli del consumo di sostanze stupefacenti, alcol, fumo di sigaretta, gioco d’azzardo, videogiochi e giochi on line. Usando una modalità da ragazzi: domande on line interattive e fake news. Sono i peer dell’Azienda USL di Modena, 400 ragazzi alla pari, dal termine inglese, coinvolti in progetti di promozione della salute tra i loro coetanei dopo aver frequentato una formazione dell’Azienda USL per diventare ‘educatori alla pari’. Tra i temi trattati quello delle dipendenze, il focus dei mesi di aprile e maggio nelle aziende sanitarie regionali e italiane. Proprio per prevenire le dipendenze l’Ausl di Modena ha da tempo un progetto specifico rivolto ai ragazzi tra 14 e 16 anni di tutta la provincia (frequentanti la classe prima superiore) chiamato #scelgoio, un progetto che ogni anno coinvolge oltre duemila studenti.

“Prima del Covid il progetto si chiamava ‘scuole libere dal fumo’, ma dalla pandemia in poi abbiamo deciso di cambiare modalità – spiega Roberto Paola, psicologo Ausl referente del progetto #scelgoio e Massimo Bigarelli responsabile del progetto antifumo – abbiamo deciso di focalizzarci sulle dipendenze in generale e sulla capacità di scelta dei ragazzi, cercando di potenziare il loro pensiero critico, la capacità decisionale riguardo il consumo di sostanze stupefacenti, alcol o il gioco on line. Il progetto è nato con il Covid perché avevamo bisogno di monitorare cosa stava succedendo con strumenti nuovi per non abbandonare le scuole in un momento così difficile. Poi ci siamo resi conto che questa modalità ‘smart’ era un buon modo per comunicare con i ragazzi e ci restituiva uno specchio abbastanza fedele del trend provinciale’.

Per diventare un peer educator sui temi di promozione della salute e prevenzione delle malattie, negli istituti superiori, è possibile segnalare la disponibilità ai propri professori che a loro volta contattano gli psicologi dell’Ausl se la scuola aderisce al progetto. In provincia di Modena sono 18 le scuole superiori che partecipano al progettosulla promozione della salute promossi dall’Azienda USL coinvolgendo peer delle classi quarte e studenti partecipanti nelle classi prime, sia su temi che riguardano la sessualità e l’affettività sia sulle dipendenze.

Per quanto riguarda le dipendenze, il gruppo di studenti coinvolti nel progetto #scelgoio viene affiancato e formato da un team multidisciplinare composto da psicologi, infermieri, educatori e terapisti della riabilitazione psichiatrica. I professionisti sanitari forniscono indicazioni sulla metodologia della peer education, sulle dinamiche di comportamento di gruppo, e approfondiscono il tema dipendenza. Una volta conclusa la formazione inizia il lavoro vero e proprio di peer education. I ragazzi, affiancati dai professionisti sanitari,  presentano in classe un questionario  a cui i compagni possono rispondere in diretta e in modo assolutamente anonimo utilizzando la piattaforma Google. Il questionario è diviso in due parti: la prima parte serve per avere una ‘fotografia’ dei comportamenti dei ragazzi chiedendo quanto e con che frequenza consumano alcol, sostanze stupefacenti, giocano d’azzardo e sulle loro sane abitudini; nella seconda parte vengono presentate delle fake news sulle dipendenze, per testare la loro opinione e consapevolezza. I risultati del questionario vengono poi commentati in classe assieme al team di professionisti che risponde alle tante domande poste dagli studenti, affiancati dai peer che restano così un punto di riferimento per i compagni.

“Siamo a loro disposizione per chiarire dubbi e rispondere – spiega lo psicologo Roberto Paola – ci chiedono, ad esempio, dopo quanto tempo si diventa dipendenti da una droga, come si fa a smettere, se giocare d’azzardo è una dipendenza oppure no, cosa fare se un amico è in difficoltà. Diamo indicazioni ai ragazzi su come accedere ai servizi a loro dedicatiquali spazio giovani e centro adolescenti. Concludiamo il progetto con un momento di confronto con genitori, insegnanti e studenti per condividere i risultati, raccontare il lavoro fatto e rafforzare il messaggio della prevenzione”.

“Gli stessi peer , sottolinea Giorgia Pifferi coordinatrice dell’Ausl di Modena del programma sul gioco d’azzardo patologico, “sono formati per conoscere la rete dei servizi socio-sanitari sia nella scuola (gli sportelli psicologici in collaborazione con Ausl) sia all’esterno e, una volta intercettato un problema in uno studente, possono rivolgersi a uno dei servizi trovando professionisti disponibili all’ascolto e all’approfondimento”

Sono più di duemila i ragazzi della provincia che ogni anno rispondono ai questionari sulle dipendenze, restituendo ai professionisti sanitari uno specchio della realtà giovanile locale al di fuori dei luoghi comuni.

‘Quando si affronta il tema dei consumi di sostanze o dei comportamenti potenzialmente additivi – spiega Chiara Gabrielli, direttrice del Programma Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Modena – bisogna stare attenti a non veicolare il messaggio che “tutti lo fanno” perchè questa esagerata percezione della disponibilità e del consumo non tiene conto che tante persone, giovani e meno giovani, non consumano, non giocano d’azzardo, non si mettono a rischio: in altri termini, si può scegliere”.

Parlare di dipendenze significa parlare di alcol, sostanze stupefacenti ma anche fumo di sigaretta, su cui l’Ausl farà un approfondimento in occasione del No Tobacco Day il 31 maggio. “Ogni anno seguiamo circa 400 utenti nei centri antifumo fumo della provincia e che aumenta l’attenzione delle organizzazioni sanitarie per gli effetti delle sigarette elettroniche sulla salute” sottolinea Massimo Bigarelli responsabile del programma Ausl sul fumo”.

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Bestemmia calcio

Apr17
da admin il 17 Aprile 2025 alle 10:26
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Come funzionano le sanzioni per le bestemmie nel calcio italiano
Cambia molto se c’è una registrazione audio che può provarle, com’è successo nel caso di Lautaro Martinez dell’Inter.

Venerdì il capitano dell’Inter Lautaro Martinez è stato multato per 5mila euro dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) per aver bestemmiato due volte dopo la sconfitta contro la Juventus dello scorso 16 febbraio. Il caso di Martinez ha suscitato un grande dibattito sul modo in cui vengono punite le bestemmie nel calcio italiano, che segue una prassi complicata, non del tutto scritta e con molte variabili. Per esempio, Martinez non era stato subito punito con una giornata di squalifica (come da regolamento) per via della mancanza iniziale di una prova audio, nonostante in un video il suo labiale fosse abbastanza chiaro.
In Italia inoltre la bestemmia (cioè un’ingiuria contro una divinità) è percepita da molte persone come un’offesa particolarmente grave, dato lo stretto legame tra la cultura italiana e il cattolicesimo; molte altre, credenti o meno, la considerano comunque un’espressione offensiva e diseducativa. Anche per questi motivi nell’ordinamento giuridico italiano la bestemmia in pubblico è stata un reato fino al 1999, quando è poi diventata un illecito amministrativo punito con una multa, che va da 51 a 309 euro. Negli anni però questa legge è diventata in buona parte simbolica, e raramente una persona che bestemmia in pubblico deve poi pagare una multa.

Anche nel calcio italiano ci sono sempre state regole che punivano le espressioni blasfeme pronunciate in campo, ma anche qui sono state applicate molto raramente. Solo dalla fine degli anni Novanta, quando videocamere e microfoni più sofisticati resero le bestemmie più visibili e udibili in televisione, la FIGC fu costretta a punirle più regolarmente, anche e soprattutto per una questione di immagine.

Da allora la FIGC ha alternato periodi in cui ha punito molto rigidamente la blasfemia ad altri in cui si è mostrata più tollerante, influenzata dalla visibilità che le bestemmie finivano per avere in televisione e dalle proteste delle società coinvolte. Eppure le punizioni più frequenti non sembrano aver avuto un effetto deterrente sulle bestemmie in campo: nel 2010 per esempio l’ex calciatore brasiliano Kakà, che aveva giocato per diversi anni in Italia nel Milan e notoriamente molto credente, si lamentò delle numerose bestemmie che venivano pronunciate dai suoi colleghi nel campionato italiano.

Dal 2019 la bestemmia in campo è regolata dall’articolo 37 del codice di giustizia sportiva della FIGC, che punisce con una giornata di squalifica i calciatori o allenatori che bestemmiano «in occasione o durante la gara». Ma il procedimento con cui viene decisa una squalifica per bestemmia cambia a seconda di come la bestemmia viene rilevata.

Se la bestemmia è segnalata dall’arbitro la giornata di squalifica è quasi assicurata, dato che per la FIGC il referto arbitrale è la prova più attendibile su quello che succede in campo ed è quindi difficilmente contestabile, a meno di evidenti errori. Se invece la bestemmia non è stata sentita dall’arbitro né dai suoi collaboratori in campo, ma c’è un filmato che la prova, la procura federale, che indaga sulle possibili infrazioni al Codice, deve segnalarlo al giudice sportivo entro del primo giorno feriale successivo alla partita. Oltre il tempo prestabilito, la segnalazione della procura è considerata inammissibile, a meno di “oggettiva impossibilità” della procura nell’individuare l’illecito sportivo in tempo. Se la procura acquisisce una prova della bestemmia oltre il termine prestabilito, il caso può essere comunque esaminato: non viene più giudicato però dal giudice sportivo ma dal Tribunale federale nazionale.

Quando invece tutto avviene secondo i tempi stabiliti, una volta ricevuta la segnalazione il giudice sportivo analizza le prove ed emette la sentenza, senza processo. Negli anni si è consolidata una prassi (non regolamentata per iscritto) per cui il giudice impone la squalifica per blasfemia solo quando, oltre al filmato, c’è anche un audio che attesti chiaramente che il giocatore ha bestemmiato oltre ogni ragionevole dubbio: in caso contrario infatti l’imputato potrebbe facilmente contestare la decisione del giudice sportivo sostenendo di aver usato un’espressione con un’assonanza rispetto a quella denunciata, o comunque un’altra con un labiale confondibile (potrebbe sostenere di aver detto “zio” al posto di “dio”, per esempio, che è anche un’espressione piuttosto diffusa in Italia per evitare di pronunciare direttamente un’ingiuria).

Lautaro Martinez non era stato inizialmente squalificato per blasfemia proprio perché mancava l’audio delle presunte bestemmie, e quindi la procura federale non aveva segnalato nulla al giudice sportivo. Successivamente, secondo le ricostruzioni di alcuni giornali, la procura ha acquisito l’audio delle bestemmie. Ha allora avviato un processo sportivo ordinario, dato che non aveva rispettato i tempi per inviare la segnalazione al giudice sportivo a causa di una «oggettiva impossibilità» (mancavano cioè le prove). Durante il processo, Lautaro ha potuto patteggiare con la procura, come previsto dall’articolo 126 del Codice di giustizia sportiva, ed è stato infine punito con una multa di 5mila euro.

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Alcolismo giovani

Apr11
da admin il 11 Aprile 2025 alle 18:02
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Alcol, in Italia prevale il consumo responsabile, torna nelle scuole “Responsibility in education”

L’educazione è il pilastro per contrastare un fenomeno che non va sottovalutato. Da questa consapevolezza riparte il programma che ha già coinvolto oltre 4.800 studenti maggiorenni delle classi quinte.

In Italia persiste e prevale fortunatamente un approccio moderato e responsabile al consumo di alcol e il binge drinking (letteralmente “abbuffata alcolica”) diffuso principalmente nel Nord Europa, rimane nel nostro Paese un fenomeno limitato ma che va attenzionato. Rimane una preoccupazione significativa per i giovani, ed è per questo importante continuare a promuovere campagne di sensibilizzazione per ridurre i comportamenti a rischio legati al consumo eccessivo di alcol. Proprio sulla formazione vuole infatti porre l’accento Fondazione Birra Moretti con il programma educativo “Responsibility in Education”. Dedicato al consumo moderato e responsabile e rivolto agli studenti maggiorenni delle classi quinte delle scuole alberghiere, il progetto ha già coinvolto dal 2022 oltre 4.800 studenti di 31 istituti di Scuola Superiore in Lombardia, Puglia, Lazio, Sicilia e Sardegna. E riparte ufficialmente nel 2025 con la prima tappa in Sardegna presso l’Istituto Professionale Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità alberghiera “Antonio Gramsci” e a Messina presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “Antonello”, supportati dal patrocinio dei rispettivi Comuni.

Puntare sull’educazione

“Siamo convinti che l’educazione dei giovani sia la chiave per favorire un consumo di alcol responsabile e moderato” – dichiara Paolo Merlin, direttore della Fondazione Birra Moretti -. “Con il nostro programma, abbiamo scelto di partire dalle nuove generazioni di professionisti dell’Ho.Re.Ca. che saranno di fatto i futuri ambasciatori dell’educazione alimentare. I giovani oggi sono molto più consapevoli degli effetti sulla salute del consumo eccessivo di alcol e lo riscontriamo ogni giorno durante gli incontri con loro e i loro docenti. I numeri raggiunti dal programma in questi anni scolastici e il crescente interesse da parte degli istituti e degli insegnanti ci confermano la potenza dell’educazione e ci spingono a credere che siamo sulla strada giusta”.

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