MANTOVA – Proseguono le indagini della Polizia locale sulla 15enne trovata in coma etilico l’altro ieri pomeriggio nel passaggio tra Palazzo Te e la massicciata della ferrovia. Gli agenti di viale Fiume che erano intervenuti avevano identificato anche tre giovani, due dei quali maggiorenni, che sarebbero stati con il gruppo di ragazzini di cui faceva parte la 15enne, e ieri pomeriggio si sarebbe presentato al comando della Polizia Locale anche il padre della giovane. L’episodio di sabato scorso riporta in primo piano il problema del consumo di alcolici tra i giovani e in particolare fra i minorenni. Un problema che sembra essersi ulteriormente acuito in questi ultimi mesi segnati dalla pandemia e dai conseguenti lockdown, durante il quale sono emersi da più parti segnali di forte disagio. Solo nelle ultime ore oltre all’episodio della 15enne soccorsa in viale Te, si sono verificati altri due casi più o meno sospetti. A Marmirolo poco dopo la mezzanotte è stato soccorso un 21enne per quello che è stato definito come un gesto di autolesionismo. Poco più tardi, verso le 0.45, è stato invece effettuato un soccorso in via Dottrina Cristiana a un 17enne colto da un non meglio specificato malore. Per entrambi questi casi non risulta che siano intervenute le forze dell’ordine oltre ai mezzi di soccorso.
Nuovi aggiornamenti sulla morte di Diego Armando Maradona. L’ex Pibe de Oro è deceduto in seguito ad un arresto cardiorespiratorio, solo qualche giorno prima era stato operato d’urgenza al cervello. Il mondo del calcio è rimasto sconvolto, Maradona è stato il più forte calciatore di tutti i tempi, ovviamente sono arrivati tantissimi messaggi di cordoglio, ma non sono mancate anche le offese ed i momenti di grande tensione con le accuse nei confronti del medico personale. E’ stata aperta un’indagine per provare a fare luce sugli ultimi giorni di vita di Maradona e proprio sulla morte dell’ex Napoli.Rodolfo Baque, avvocato di Dahiana Madrid, una delle infermiere di Maradona ha lanciato nuove acciuse: “il cuore di Maradona poteva resistere nella sua prima casa di Villa Fiorito oppure in un palazzo di Abu Dhabi. Ma non poteva resistere in quella casa e in quelle condizioni. I responsabili erano Luque e Cosachov. Maradona usava antidepressivi, che gli acceleravano il cuore, ma nessuno disponeva niente per abbassarlo”.
Secondo l’Istituto Europeo per il trattamento delle Dipendenze (IEuD), durante il lockdown, le richieste di aiuto legate a casi di dipendenza hanno avuto una forte impennata, a ciò si affianca una crescita esponenziale del consumo di alcool nelle case degli italiani. Per molti si tratta di una ricaduta, per altri è una virata da altre dipendenze, per altri ancora è una drammatica novità. Attualmente, l’alcolismo è il nemico più pericoloso, perché nella solitudine e nell’isolamento forzato di questi lunghi mesi trova terreno fertile per crescere e catturare sotto la propria ala oscura nuove vittime. Qual è la situazione nella provincia di Monza e Brianza? MBNews ne ha parlato con il Dott.Giovanni Galimberti, direttore del Sert di Monza.
Aumenta il consumo di droghe pesanti, ma a crescere in maniera importante, durante il lockdown, è stato anche il consumo di alcol. Quali sono i numeri di Monza e della Brianza?
“L’aumento del consumo di alcolici durante il lockdown si evince chiaramente dai dati delle vendite diffusi a livello nazionale e il nostro territorio non fa eccezione. Si parla di un aumento del 180%, anche grazie alle consegne a domicilio. L’alcol è senza dubbio la sostanza, dalle proprietà falsamente auto-medicative, più facilmente reperibile e accessibile a tutte le tasche. L’allarme è stato lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità, che sottolinea come le restrizioni abbiano cambiato anche il consumo di stupefacenti e le abitudini legate al gioco d’azzardo. Nello specifico, per quanto riguarda il nostro territorio, sono stati 160 gli accessi totali ai nostri servizi post lockdown, compresi di nuovi soggetti, ricaduti nella dipendenza e altri che hanno virato da altre dipendenze. Di questi sono 96 i nuovi mai conosciuti prima. Al di là del numero assoluto, a preoccuparmi maggiormente è stato proprio il boom di accessi appena terminate le restrizioni, ovvero tra maggio e giugno”.
Qual è il sesso e l’età media dei consumatori?
“Si tratta in media di maschi per il 75%, mentre l’età media è di 44 anni per entrambe i sessi. E’ altresì importante sottolineare che riguardo a quest’ultimo dato, la curva Gaussiana è piuttosto piatta, ovvero abbiamo soggetti di 70 anni come giovani di 25/26”.
Qual è il profilo di questi consumatori?
“Come anticipato poc’anzi, si tratta per la maggior parte di consumatori abituali che sono ricaduti nella dipendenza. Una parte invece è costituita da coloro che abitualmente fanno uso di sostanze stupefacenti e durante il lockdown, per la difficoltà di reperirle, hanno ripiegato almeno in parte sull’uso di alcol, sempre facilmente recuperabile anche con una spesa contenuta. Poi ci sono i nuovi, quelli che non hanno mai avuto alcuna dipendenza da sostanze stupefacenti o alcol, ma che durante i duri mesi passati, hanno avuto importanti problemi psicologici, che li ha condotti al consumo di alcol, nella falsa convinzione che potesse lenire i loro malesseri profondi. L’alcol, a differenza della droga, non mostra evidenti differenze sociali nei suoi consumatori, probabilmente cambia il tipo di bevanda alcolica, ma viene comunque consumato e abusato in tutte le fasce della società. Non è quindi una sostanza esclusiva dei più disagiati. I giovani sono più avvezzi al consumo di birra o superalcolici soprattutto durante l’aperitivo, gli adulti di età media sono invece più inclini all’assunzione di vino. Si evidenziano differenze anche nella modalità di consumo: gli uomini sono soliti bere in compagnia degli amici, mentre le donne adulte lo fanno più in disparte, nella solitudine delle mura domestiche”.
Qual è il suo consiglio per chi abusa di alcool e si trova in difficoltà?
“A volte chi ha problemi di alcol non chiede aiuto, vive la propria condizione nell’ombra con un certo senso di vergogna. Per questo ci tengo a ricordare che è importante rivolgersi ai servizi specializzati come il Sert. E’ doveroso ricordare che l’aiuto viene offerto non soltanto alla vittima della dipendenza, ma anche ai suoi familiari, proprio perché il problema si riflette inevitabilmente su tutte le persone vicine. Oltre ai nostri servizi, sul territorio sono presenti anche gli Alcolisti Anonimi”.
Il primo passo da compiere dunque, è quello di riconoscere l’esistenza del problema, subito dopo bisogna alzare la cornetta e chiedere assistenza a chi sa come affrontarlo. Affidarsi è la parola chiave per iniziare un percorso di rinascita dal tunnel subdolo e insidioso della dipendenza da alcool.
“Confondere Maradona e Dio resta una bestemmia”: nei giorni dedicati al ricordo e all’elaborazione del lutto per la morte di quello che è stato, a detta di quasi tutti, il calciatore più forte di ogni tempo, si registra anche l’opinione controcorrente di Mario Giordano che sulle colonne de “la Verità” traccia un ritratto alternativo del ‘Diez’ argentino scomparso avant’ieri, spiegando polemicamente perché a suo modo di vedere la vita privata di Diego non consenta alla retorica di parlarne alla stregua di una divinità. Nel suo pezzo, infatti, il 54enne giornalista e conduttore tv piemontese si chiede nell’incipit “Dio? Proprio Dio? Davvero? Non Dio del pallone (che è già tanto). Non Dio del calcio. Non Dio degli stadi. No, proprio Dio. L’Eterno. L’Onnipotente. Il Creatore”, contestando l’attribuzione tout court dello status di divinità per smontare quella che a suo dire è la narrazione distorta che viene fatta in queste ore da molti media e organi di stampa. Criticando le parole di Roberto Saviano, Emmanuel Macron e un titolo del Corriere del Mezzogiorno (“D10s è morto”), Giordano sostiene che non trova tutto ciò normale e invita a non invocare il nome di Dio invano.
“Per altro oserei sperare che il Dio in cui credo sia leggermente diverso da Maradona” prosegue il giornalista ricordando i problemi dell’ex Pibe de Oro con la cocaina, l’alcool, la riabilitazione e la vita sregolata del campione del Napoli. “Confondere lui e il Padreterno è e resta una bestemmia” prosegue, pur ammettendo che Maradona è stato il più forte di tutti e ha regalato sogni a un intero popolo. “Eppure tutto vale nello tsunami della retorica che ci ha travolti” attacca prendendo di mira più che l’ex calciatore i mezzi di informazione: “Abbiamo scoperto che Maradona, oltre naturalmente a essere Dio, era anche alternativamente Picasso, Caravaggio, Picasso e Caravaggio insieme, Mozart, Beethoven, Che Guevara, Jorge Luis Borges, Simon Bolivar, Evita Peron, napoleonico e kennediano (insieme), Mohammed Alì, il Neo di Matrix, l’elettricista di Eraldo Pecci e un taumaturgo”.
Nel corso dell’articolo poi Mario Giordano confuta poi anche le parole del compagno di squadra dell’epoca, Ciro Ferrara, che spiegava come Diego Armando non abbia mai avuto intemperanze in campo. E dopo aver snocciolato alcuni episodi poco edificanti nella carriera sportiva del campione argentino, Giordano contesta l’idea che con la sua morte sia finito il calcio: “L’unico sport che rimane è il salto triplo dell’iperbole, il tuffo sincronizzato della retorica” prosegue, ricordando in tono sarcastico alcuni dei “miracoli” citati in quelle che definisce “agiografie” del numero dieci. E poi conclude contestandone lo status di fuoriclasse come uomo: “È stato un fuoriclasse ma non sul campo: in effetti, come non averci pensato prima? In fondo tutti noi sogniamo che i nostri figli prendano a modello un fuoriclasse così…”.
In Liguria con la pandemia consumo di alcol cresciuto del 180%
La nostra regione al primo posto per consumo di antidepressivi. Il progetto di Asl3 per la prevenzione delle dipendenze nelle scuole sul web
La pandemia da coronavirus continua a fare danni. Se i problemi maggiori si riflettono sul sistema sanitario e sull’economia del territorio, ci sono altri aspetti inquietanti che si riflettono sulla salute dei cittadini. La Asl 3 di Genova che da sempre si occupa di prevenzione per ciò che riguarda le dipendenze ha evidenziato dati negativi in costante aumento: “Vi è stato anche nella nostra regione per il consumo di bevande alcoliche un aumento del 180% – afferma Gianni Testino primario del centro alcologico dell’Asl3 di Genova – Abbiamo avuto un 20% di ricadute alcoliche, un 15% di nuove persone dipendenti da alcol, sappiamo che vi sono delle grosse problematiche relative all’alimentazione con l’aumento di cibi ipercalorici. Sappiamo anche che c’è stato un aumento della dipendenza da tecnologia tra i più giovani, abbiamo sempre più ragazzi che passano la giornata di fronte ai computer e il periodo di distanziamento e lockdown non ha fatto altro che aumentare questi problemi.”
Quindi i giovani anche senza poter uscire di casa e festeggiare hanno aumentato il consumo di alcol? “Si è verificato un fenomeno: i genitori che non sospettavano che i figli avessero un problema con l’alcol lo hanno scoperto durante il lockdown. I ragazzi non potendo utilizzare alcol in casa hanno iniziato a trovare quelle scappatoie per uscire e procurarsi l’alcol di nascosto. Abbiamo avuto molte telefonate di genitori disperati che si sono trovati di fronte a un problema che non conoscevano o che avevano sottovalutato.”
C’è qualche dipendenza che, invece, è diminuita? “Gli istituti scientifici hanno solo evidenziato una tendenza all’aumento e per altro c’è stato l’aumento del consumo di psicofarmaci. La Liguria è al primo posto per il consumo di antidepressivi e benzodiazepine ed è stato stimato un incremento del 4%. Quindi un numero di confezioni per 100 mila abitanti che è aumentato notevolmente.”
E proprio per evidenziare questi problemi, la Asl3 ha attivato un progetto di prevenzione per i ragazzi delle scuole. Da anni Gianni Testino e gli esperti del centro alcologico dell’ospedale San Martino di Genova svolgono lezioni all’interno degli istituti scolastici per sensibilizzare i più giovani. Con la pandemia questo non è più stato possibile e così il progetto si è spostato sul web. “Il progetto “corretti stili di vita” è stato introdotto nel 2015 e ci ha permesso di stabilire un contatto con i ragazzi e di avere una speranza nel cambiamento – afferma Patrizia Balbinot oss del centro alcologico dell’ospedale San Martino – Alla luce del periodo covid abbiamo deciso di spostare il progetto sul web attraverso due format presenti nella piattaforma di Asl3 genovese. Uno per i docenti e uno per gli studenti. È il primo progetto nazionale di questo tipo e tocca tutte le tematiche di prevenzione. Gli insegannti possono in classe scegliere la tematica da trattare, le ore di prevenzione sono tante, circa nove.”
“Come in tutte le tragedie si cerca di trovare degli aspetti positivi – prosegue Testino – per quanto riguarda la prevenzione pensiamo che aver spostato i nostri sforzi online sia positivo. Così tutti gli istituti e tutti i ragazzi possono essere raggiunti, quindi abbiamo dato una forma di uguaglianza a un settore che purtroppo fino ad oggi è sempre quello meno considerato.”
