• Blog
  • DONA IL 5 X MILLE
  • Aziende Sostenitrici
  • Società supporter
  • Contatti
RSS
              

Alcolismo giovani

Apr20
da admin il 20 Aprile 2022 alle 9:00
Postato in: Blog

Giovani in cura
per alcol e droghe
«Solo se costretti»

L’analisiIl centro di Asst fotografa la situazione

«Si mischiano eroina e cocaina, costano sempre di meno

E a noi sfuggono i consumatori di hascisc e marijuana»

Non è facile neppure per gli addetti ai lavori prevedere un aumento degli accessi al servizio per le tossicodipendenze di Asst Valtellina e Alto Lario, nella fase post emergenza pandemica, anche se l’allentamento delle misure restrittive e il venir meno del timore del contagio, sicuramente, andrà a favorire anche un ritorno di utenza nei centri di recupero sul territorio.

Tenuto conto che, il mercato illegale della droga è rimasto quanto più fiorente anche durante l’emergenza, con grande disponibilità di sostanze, eroina e cocaina in primis, e facilità di accesso alle medesime.

Tipologia

«La maggior parte dei nostri utenti sono per il 30% alcolisti e per un altro 30% dipendenti da eroina e cocaina – assicura Massimo Tarantola, direttore del Dipartimento Territorio e dipendenze di Asst Valtellina e Alto Lario -, si parla di circa 300 persone appartenenti alla prima categoria e altrettante alla seconda. Di tutte le età e di tutte condizioni sociali, perché ormai, la droga in particolare, dilaga sul mercato a prezzi molto accessibili».Si parla di 10 euro per una dose quotidiana di eroina, che possono arrivare fino a 30-40 euro per la cocaina anche se, attualmente va molto il mix, cioè un’assunzione mista di entrambe le sostanze.

«Ormai si parla di uso associato di eroina e cocaina, questo è lo standard attuale – spiega Tarantola – perché da una parte si assume cocaina perché dà la carica, la spinta che si cerca, mentre l’eroina dà quella tranquillità che nell’ottica del dipendente compensa l’effetto della cocaina. Un trend che discende anche da una strategia di mercato, perché, nel tempo, è stata prima eliminata l’eroina ed abbassato il prezzo della cocaina, poi, è stata reintrodotta l’eroina calmierando i prezzi, e, adesso, entrambe le sostanze, sono, per così dire, nell’ottica del dipendente, abbordabili, sul mercato, per cui vi si attinge a piene mani».

L’accesso

E il problema è dato dal fatto che molto raramente le persone dipendenti, sia da alcol sia da droghe, si rivolgono ai servizi in autonomia, spontaneamente. Niente affatto. Quando vi giungono, è perché sono obbligate da vincoli istituzionali.

«Di norma accade in seguito a ritiro o sospensione della patente per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze o, ancora, in seguito all’adozione di provvedimenti di “messa alla prova” – dice Tarantola – in pratica si tratta di persone indotte da organismi terzi ad interrogarsi sulla sostenibilità, nel tempo, delle loro abitudini d’uso, capaci di far perdere loro in autonomia, sia dal punto di vista della mobilità sia del lavoro. Da qui la necessità di interrogarsi circa l’opportunità di autoregolamentarsi. Noi, infatti, non diamo una cura, non lavoriamo ad una guarigione, ma favoriamo nella persona dipendente il raggiungimento di una condizione di equilibrio».

Stupefacenti leggeri

Difficilmente arrivano al Sert, poi, persone dipendenti da droghe leggere, pure illegali, come cannabis e marijuana, a meno che non si tratti di assunzioni di ingenti quantitativi, casi che, in genere, approdano in Pronto soccorso o afferiscono ai servizi psichiatrici. Né c’è un collegamento diretto, naturale, fra utenti del Pronto soccorso e utenti del Sert.

«Chi arriva in Pronto soccorso in stato intossicazione etilica o da sostanze, spesso anche giovanissimi – dice Tarantola – non viene di default indirizzato al Sert, perché non c’è un obbligatorietà alla cura. Viene però invitato a rivolgersi a noi anche solo per assumere informazioni. Basti dire che solo l’1% dei nostri utenti sono minori, che giungono su segnalazione delle forze dell’ordine in quanto ritenuti frequentatori di ambienti in circolano sostanze».

Quel che è certo, però, è che la fascia degli assistiti dai Sert fra i 20 e i 25 anni è in aumento «è più frequentata che in passato – ammette Tarantola – e in questo caso anche il divario fra uomini e donne si attenua, tenuto conto che, di solito, l’utenza si divide su un 70% di uomini e un 30% di donne».

 Comment 

Alcolismo giovani

Mar29
da admin il 29 Marzo 2022 alle 16:52
Postato in: Blog

“Abuso di alcol, casi in aumento tra i giovani”

La dottoressa Maura Tedici: “Con la pandemia è cresciuto il numero dei guidatori ubriachi. Stabile la dipendenza dalle droghe”

Il Covid ha cambiato le nostre abitudini e purtroppo anche aumentato certe dipendenze. Il consumo dell’alcol tra i più giovani è tra i fenomeni più preoccupanti. La dottoressa Maura Tedici, responsabile dell’unità complessa farmaco tossico dipendenze dell’ex Asl 11 di Empoli, analizza questi due anni di pandemia.

Lockdown, restrizioni, nuove regole hanno portato a un aumento delle dipendenze?

“Dobbiamo premettere che ciò che vediamo e registriamo al Sert non per forza corrisponde alla realtà. Qui arriva chi cerca un aiuto, e sono accessi volontari. Ma c’è poi tutta una platea che accede da altri canali: dalla prefettura, dalle misure alternative, o a causa del ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza. In quest’ultimo caso, dal 2019 a ora abbiamo riscontrato un aumento”.

La pandemia ha determinato un incremento di soggetti che abusano di alcol?

“Sicuramente c’è stato un aumento di giovani trovati alla guida con tasso alcolemico molto alto. Negli ultimi due anni abbiamo registrato il 14% in più di accessi di soggetti tra i 19 e i 25 anni. I locali chiusi hanno fatto diminuire aperitivi e bevute dopo cena all’esterno, ma hanno probabilmente favorito il consumo nelle case private. I giovani si ritrovavano a casa di amici e dopo aver bevuto troppo si mettevano alla guida”.

L’aumento dell’abuso di alcol ha riguardato anche fasce d’età più alte?

“In coloro che già frequentavano il Sert è stato riscontrato un peggioramento della loro dipendenza. Molti hanno riferito di aver bevuto più del solito nel periodo di lockdown. L’accesso al servizio, in generale, è aumentato di circa il 12%. L’età media è di 45 anni. Le pubblicità e le promozioni sui social del consumo, in particolare di vino, nel periodo del lockdown, con consegne a domicilio, non sono state d’aiuto a chi già aveva la tendenza a bere”.

Sul consumo delle droghe i numeri cosa dicono?

“Che i consumatori di eroina e cannabis sono rimasti sostanzialmente stabili. La dipendenza da eroina, in particolare, non è mai decresciuta ma neppure aumentata. I soggetti dipendenti entrano ed escono dal nostro servizio. Per venirne del tutto fuori ci vogliono diversi anni. Un’attenzione maggiore va data alla dipendenza della cocaina, perché coca e alcol spesso vengono consumati insieme. Lo dimostrano i casi di violenza, di femminicidi, in cui l’aggressore quasi sempre ha entrambe le dipendenze”.

E la dipendenza dal gioco d’azzardo?

“La pandemia non l’ha fatta aumentare. Con la chiusura delle sale slot e le restrizioni negli spostamenti, gli amanti del gioco hanno avuto meno occasioni a disposizione. Nei due anni di emergenza sanitaria abbiamo riscontrato anche un altro aspetto, che per certi versi ci ha sorpreso”.

Quale?

“Tutti i nostri pazienti, cocainomani, eroinomani, alcolisti, non hanno mai manifestato insofferenza durante gli accessi al servizio, nonostante le nuove norme. Da soggetti con dipendenze importanti ci si poteva aspettare comportamenti diversi, invece hanno sempre rispettato le regole: distanziamento e uso della mascherina, attese all’esterno in tutte le condizioni atmosferiche. Solo un numero esiguo dei pazienti non si è vaccinato. Tutti coloro che hanno avuto un inserimento lavorativo si sono sottoposti al vaccino. Molti hanno anche svolto volontariato in servizi di supporto alla lotta contro il Covid, sentendosi parte della comunità”.

 Comment 

Alcolismo giovani

Mar23
da admin il 23 Marzo 2022 alle 17:13
Postato in: Blog

Alcolismo, il Ministero della Salute: quasi 9 milioni gli italiani a rischio, 800mila sono minori

Sono più di 64.500 gli alcoldipendenti presi in carico da servizi nel 2020

Sono oltre 8 milioni e 600mila i consumatori a rischio di avere una dipendenza da alcol in Italia e oltre 64.500 le persone alcoldipendenti prese in carico dai servizi sanitari nel 2020. In particolare “circa 800.000 minorenni e 2.500.000 di over 65 sono consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate e la prevalenza degli uomini è superiore a quelle delle donne per tutte le classi di età a eccezione dei minorenni”.

Questi i dati della Relazione sugli interventi realizzati nel ’21 su alcol e problemi correlati, trasmessa dal Ministero della Salute al Parlamento e presentata alla Conferenza Nazionale Alcol 2022.

Tra i comportamenti a rischio nel consumo di bevande alcoliche il fenomeno del binge drinking, o assunzione di numerose bevande alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo, «rappresenta tra i giovani l’abitudine più diffusa e consolidata, raggiungendo i valori massimi tra i 18-24enni».

E la tendenza è in crescita. «Nel 2019 il fenomeno riguardava il 16% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età. Nel 2020 ha riguardato il 18,4% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età».

Questi alcuni dati della Relazione sugli interventi realizzati nel 2021 in materia di alcol, trasmessa dal Ministero della Salute al Parlamento.

E’ vero che negli ultimi anni c’è stata una tendenziale diminuzione nel consumo di alcol ma aumentano i consumi di tipo diverso e le «sfide alcoliche». Inoltre, si contano 3mila ricoveri in Pronto soccorso per intossicazione da alcol soprattutto tra giovanissimi. Lo ha affermato il ministro per le politiche giovanili, Fabiana Dadone, alla Conferenza nazionale sull’alcol.

«Il 76% degli studenti tra 15 e 19 anni fa consumo di una bevanda alcolica nella vita, il 71% ne ha fatto consumo nei 12 mesi precedenti l’indagine e il 43%nell’ultimo mese», ha sottolineato.

 Comment 

BESTEMMIA CALCIO

Mar09
da admin il 9 Marzo 2022 alle 10:32
Postato in: Blog

ROMA, 05 MAR – Il presidente del Comitato etico della Lega Pro, Francesco Cirillo, ha richiamato l’attenzione dei dirigenti dei club sul tema delle espressioni blasfeme pronunciate durante le partite.

Il Codice di giustizia sportiva sanziona l’uso di un linguaggio o di gesti osceni, volgari o irrispettosi, nonché l’utilizzo di espressioni blasfeme e il Comitato ha invitato tutti i dirigenti e i responsabili dei club affinché vigilino sull’atteggiamento dei tesserati, in particolare sui giovani.

I club, sulla materia, “devono svolgere un compito oneroso di prevenzione ed educazione; principi ai quali, com’é noto, la Lega Pro da sempre si è dimostrata attenta. Gli stessi principi “dovranno improntare le azioni degli allenatori che sono per i giovani sportivi importanti punti di riferimento”. 

LA NORMA CHE PUNISCE CHI PROFERISCE ESPRESSIONI BLASFEME E’ VIGENTE DA TEMPO IMMEMORE, IL PROBLEMA VERO E’ CHE CHI DOVREBBE APPLICARE TALE REGOLA MOLTO SPESSO (SE NON SEMPRE) SORVOLA SU QUANTO SENTE IN CAMPO….PURTROPPO GLI ARBITRI NON SANZIONANO MAI CON L’ESPULSIONE CHI BESTEMMIA IN CAMPO, A PARTIRE DAI CAMPIONATI GIOVANILI.

 Comment 

Giovani e alcolismo. Il vecchio mito del diavolo in corpo

Feb02
da admin il 2 Febbraio 2022 alle 11:02
Postato in: Blog

«Teneri alcolisti»: così si intitola il lungo report sui consumi di alcol nella generazione del dopo millennio, uscito a fine dicembre scorso sul Longform di Repubblica. Il titolo non è che un assaggio del menu: si tratta di giovani “divorati ogni notte da un consumo di alcol in età sempre più precoce”; sedotti da prodotti alcolici dedicati a basso prezzo; che non ricercano il piacere ma (irrazionalmente e irresponsabilmente, è implicito) la perdita di controllo. Lo sballo per lo sballo, insomma. Il bere non è solo sinonimo di alcolismo e di danni cerebrali irreversibili (bastano due mesi di ubriacature a “spegnere le aree della memoria”, si legge); è anche la porta d’accesso alle droghe illegali, al “poliabuso di sostanze stupefacenti di cui l’alcol è la gateway drug”.

Anche se alcuni esperti citati dicono cose diverse (si vedano le riflessioni sulla dipendenza di Federico Tonioni), tuttavia l’approccio terroristico del servizio è inequivocabile, in un intreccio di luoghi comuni sui giovani e di “miti” storici sulle droghe, legali e illegali. L’immaginario sulle giovani generazioni in genere oscilla fra il diavolo e l’acqua santa, l’uno elidente l’altra. E infatti il pezzo si concentra sulle fiamme dell’inferno alcolico (che ai più vecchi ricorda tanto la “gioventù bruciata” – da sesso, alcol e quant’altro – dei lontani anni cinquanta): dimenticando gli angeli dei Fridays for future, impegnati di giorno a salvare il pianeta, ma che presumibilmente sono gli stessi “divorati” di notte dall’alcolismo precoce.

Quanto al mito del “flagello alcol”, antecedente storico del “flagello droga”, basti ricordare il Movimento della Temperanza, che in America lottò vittorioso per la proibizione dell’alcol: con la motivazione della escalation inevitabile, da una birra alle tante birre e al whiskey, dall’uso moderato alla dipendenza. Stessa storia per tutte le droghe: dall’alcol alla cannabis, dalla cannabis all’eroina. Agli inizi del Novecento, gli attivisti della Temperanza insegnavano nelle scuole ai bambini americani a recitare filastrocche edificanti, per convincere i padri all’astinenza, pena l’inevitabile destino di ubriaconi. Oggi, al ragazzo del Flaminio che dice di bere “tre birre e poi stop..altrimenti non riesco a guidare la moto”, si contrappone la profezia degli Alcolisti Anonimi: “E’ così che si inizia. Anzi è così che si scivola nella dipendenza”. Siamo al rilancio del famoso slogan guerresco “A drugfree world, we can do it”?

Ciò che ostinatamente rimane fuori scena è il significato sociale del bere, la comprensione delle differenti culture, delle scelte che gli individui, giovani e meno giovani, operano, i criteri di razionalità che li ispirano. La questione “alcol e giovani”, come allarme per l’aumento dei consumi e i dilaganti “eccessi” nel bere, risale ad almeno quaranta anni fa. In una revisione delle ricerche qualitative lungo un ventennio (condotta da Franca Beccaria nel 2010), usciva smentita la immagine dei giovani italiani del tutto omologati al modello dello extreme drinking, “privi di valori e molto più attratti da comportamenti rischiosi rispetto alle generazioni precedenti”: invece, i ragazzi del duemila mostravano una nuova consapevolezza degli effetti ricercati nell’alcol, e anche del “posto” (temporale, sociale, psicologico) da riservare all’uso occasionale più intenso.

Una ricerca toscana di pochi anni fa approfondisce i cosiddetti “policonsumi”, quali esito perlopiù “razionale” di abbinamenti utili a modulare gli effetti delle varie sostanze, mitigando quelli più rischiosi e spiacevoli (come l’uso rilassante della cannabis quando si è bevuto troppo). La stessa razionalità che durante il lockdown ha spinto molti consumatori a diminuire l’uso di alcol, venendo meno i contesti di socialità e non ritrovando “senso” nel bere solitario.

 Comment 
  • Page 24 of 89
  • « First
  • «
  • 22
  • 23
  • 24
  • 25
  • 26
  • »
  • Last »
Tweets di @LottoBlasfemia

©2013-2026 No Bestemmia | Powered by WordPress with Easel | Subscribe: RSS | Back to Top ↑