• Blog
  • DONA IL 5 X MILLE
  • Aziende Sostenitrici
  • Società supporter
  • Contatti
RSS
              

Movida e alcolismo: viaggio nella notte dei giovani italiani sempre più attratti dai drink

Nov29
da admin il 29 Novembre 2021 alle 9:35
Postato in: Blog

Il consumo di alcol tra giovanissimi è una costante nella vita serale delle città: rischia di innestare nei ragazzi processi dissociativi e causare nuove solitudini

L’allarme viene costantemente rilanciato, al momento senza grandi risultati. Il consumo di alcol da parte di giovanissimi, dai 14 anni in su, sta diventando un fenomeno sociale, aspetto preoccupante della vita notturna in tante città italiane. Una difficoltà ulteriore nella ripartenza post Covid pesa sulle nuove generazioni. Un milione di ragazzi è a rischio alcolismo dall’inizio della pandemia, i consumi sono aumentati del 200%, 10 milioni di persone hanno dipendenza.

Non è l’unico dato riguardante la condizione dei ragazzi, ma l’intreccio tra divertimento, evasione, socialità e bevande alcoliche risulta così fitto da provocare facili generalizzazioni, porta a stigmatizzare per tale motivo le aggregazioni giovanili serali.

Sarebbe un grave errore per esempio colpevolizzare i giovani, impegnati nella costruzione di un’identità verso l’età adulta, per un fenomeno che investe solo alcuni e che andrebbe affrontato con interventi mirati. Oppure etichettare l’uso del tempo libero giovanile in termini di “mala-movida”. E tuttavia l’abuso dell’alcol ha una sua specificità, che non va sottovalutata, non solo per gli effetti di microconflittualità.

I maggiori focolai sono nel fine settimana e nei centri storici. Da moda importata con troppa avventatezza (il binge drinking, bere sino allo sballo) a passatempo diffuso del sabato sera, il passo è stato breve. Così il consumo esagerato, e culminante nello sballo finale, ha preso rapidamente piede tra i ragazzini, genera comportamenti imitativi, facendo molte vittime.

Non c’è soltanto un maggior uso di alcolici, spesso insieme ad altre sostanze, tabacco o droghe, già di per sé dannose, ancor più se mescolate. Si moltiplicano i casi limite di coma etilico o di svenimento per ubriachezza, senza differenze tra maschi e femmine. Proprio “perdere il controllo”, in forma estrema, e non solo bere di più in allegria, sembra essere l’obiettivo di troppi giovani nei momenti trascorsi insieme.

Sembrerebbe un modo, magari anomalo, per sperimentare i propri limiti, mettersi alla prova davanti agli altri, financo dimostrare quanto si è capaci di infrangere le regole. Sullo sfondo, il tentativo di evadere i problemi, forse addirittura di risolverli. Con un paradosso: il consumo avviene in gruppo, non in contesti solitari, è praticato per entrare in relazione con gli altri, e però l’abuso dà origine a un meccanismo opposto: è alienante, provoca l’isolamento, genera il distacco dalla realtà quotidiana.

La facile reperibilità, la scarsa conoscenza dei danni e soprattutto il grado di accettazione sociale rispetto alle altre sostanze ritenute più pericolose, concorrono ad alimentare la tendenza facendone sottostimare la problematicità. Il consumo di alcol è spesso confuso tra i tanti eventi problematici della vita notturna dei giovanissimi, uno degli effetti – nemmeno il più dirompente socialmente – del divertimento ad alta intensità.

In certi momenti, l’esaltazione degenera: schiamazzi, assembramenti a rischio Covid davanti ai locali, disturbo del riposo dei residenti, imbrattamento di cose, abbandono di rifiuti ed escrementi nelle strade così ridotte a discarica o latrina. Non stupisce allora che la discussione si orienti sui temi della gestione del territorio e sulle politiche di ordine pubblico. Ripristinare l’ordine, la sicurezza, il decoro: impegno preminente.

Si invocano regole più stringenti sulle attività commerciali e sull’accesso ai centri storici, limitazioni nelle aperture dei locali, nella vendita di alcol, nell’occupazione del suolo pubblico con tavolini e dehors, e si chiede una maggiore presenza delle forze dell’ordine nei luoghi più caldi. È lo scenario comune a tanti luoghi della movida, a Milano, Firenze, Roma, Napoli.

Il limite di questa prospettiva, che pure ha la sua ragione d’essere ed è anche giustificata, è quello di vedere l’alcolismo giovanile, e in genere il divertimento giovanile, dall’esterno, puntando così a soluzioni di basso profilo che non colgono il cuore delle questioni. Ci si accontenta di cercare un equilibrio tra esigenze diverse, l’esuberanza giovanile e le ragioni dei residenti o dei commercianti, basta ridimensionare l’esuberanza giovanile e renderla tollerabile, smussando gli eccessi e le conseguenze riprovevoli.

Si vuole circoscrivere il fenomeno lasciandolo però intatto nella sua contraddittorietà, in fondo provando a circoscriverlo, anche fisicamente, perché non nuoccia. Si invocano soluzioni migliori perché il diritto al divertimento si coniughi con il rispetto delle regole e con la tutela dei minori. Oppure si auspica la creazione di uno “spazio movida”, così come accade in tutte le città europee, ovvero di una movida “di qualità”. Non ci si interroga invece sui modelli di svago, e sulla natura del divertimento dei giovani al tempo d’oggi. Tra evasione e socialità.

Con l’uso smodato dell’alcol e con il divertimento alienante si sta verificando qualcosa di simile a quanto accaduto nel sesso, che è stato finalmente liberato dai tabù e dalla morale sessuofobica, ma rischia di essere soffocato dall’assenza di eros vitale, sterilizzato dal difetto di fantasia, di relazione con l’altro. In comune, pur nella diversità dei campi, c’è un tratto dissociativo dalla realtà.

Il consumo compulsivo di alcol, analogo a quello pornografico del corpo, è un accumulo disordinato di sensazioni, stordimento anarchico, iperattivismo frenetico, che porta ad attivare un processo di esclusione dalla vita, risultato opposto a quello che si vorrebbe. Questo esaurire sé stesso nell’estremismo dei gesti distrugge il valore dell’esperienza.

Il mondo giovanile marca un solco profondo con il mondo degli adulti, i quali per conto loro – spesso carichi di individualismo insensato e storditi dal rumoroso protagonismo – non rappresentano un riferimento utile. Il disagio giovanile, riflesso nella crescita dell’alcolismo e, in ulteriore misura, nell’euforia insensata, è indice allarmante dall’assenza di una pedagogia sociale, di una educazione collettiva di cui in verità avremmo bisogno tutti, ragazzi ed adulti.

Non basta una più severa gestione degli spazi pubblici, che pure è indispensabile. Si possono praticare differenti schemi di svago, divertimento e aggregazione giovanile, e farli vivere nel contesto urbano, se ci si interroga sul modello di comunità che vogliamo costruire anche nel tempo libero dal lavoro.

 Comment 

ALCOLISMO GIOVANI

Nov16
da admin il 16 Novembre 2021 alle 17:35
Postato in: Blog

Minori sempre più piccoli compiono atti criminali, dilaga l’alcolismo fra i tredicenni. È un fallimento educativo che priva l’Italia di ogni futuro

“Non facciamo della psicologia, non diciamo che a questi ragazzini manca affetto, che la famiglia è assente, non tiriamo in ballo la pandemia e i danni provocati dal lockdown: qua siamo davanti a dei ragazzi mal-educati, con il trattino, cioè non educati bene”. Paolo Crepet, psicologospecializzato in problematiche educative giovanili, non ammette giustificazioni, davanti a una situazione che lui annunciava già, dice, vent’anni fa. Una realtà che oggi è sempre più allarmante, con l’abbassarsi dell’età dei protagonisti di gesti di criminalità, stupri, alcolismo fino al coma alcolico a 14 anni. Ragazzini e ragazzine di 12 e 13 anni che derubano loro coetanei senza piani prestabiliti, strappano catenine o cuffiette, minacciano le loro vittime se denunciano l’accaduto ai genitori. Un clima di terrore avvalorato dal fatto che sanno di essere impunibili per legge e hanno dei genitori che minimizzano, che accusano le autorità di perseguire “delle ragazzate”. “Che ognuno si prenda le sue responsabilità” dice ancora Crepet “personalmente sono stufo di ripetere cose che dico ai genitori di tutta Italia girando nelle scuole da anni e che si rifiutano di fare perché costa loro troppa fatica dire al figlio di 13 anni tu alla sera non esci di casa”.

Siamo davanti a episodi sempre più sconcertanti a opera di ragazzini sempre più piccoli: non sono baby-gang, agiscono a caso, senza alcuna concezione di male o bene. Cosa sta succedendo?

Sono cose di cui mi occupo da 25 anni. Non mi meraviglio più, anzi mi meraviglio che casi del genere siano ancora così pochi. Con i genitori che ci sono oggi me ne meraviglio, mi sorprendo che qualcuno si fidi ancora di andare nel centro di qualsiasi città. Se avessi un figlio di quella età o che va in discoteca sarei terrorizzato. Ci sono moltissime ragazzine che ci vanno con il coltello.

Infatti, questo è il quadro. C’è evidentemente un vuoto educativo, o no?

25 anni fa dissi di abbassare la maggiore età, da 18 a 16 anni, in modo che fossero penalmente punibili i più giovani e si rendessero più responsabili. Oggi direi di abbassarla fino ai 13 anni ma già allora si misero tutti a ridere. Sono stufo, non so sinceramente cosa più dire. Non gliene frega niente a nessuno, dalla politica ai giornali.

Ma è un problema politico? O è piuttosto educativo?

Siamo chiari: i genitori che abbiamo avuto noi che oggi abbiamo una certa età, non ci sono più. I genitori di questi tredicenni si arrabbiano se la polizia li convoca. La scuola è fallita, la famiglia è fallita. Non c’è molto altro da dire. Ho scritto quasi venti libri su questi argomenti, i genitori venivano a sentirmi e a applaudire, dopo di che il giorno dopo si ricominciava come prima perché è faticoso per un genitore dire a un ragazzino a 13 anni “la sera non esci”.

Avrà però incontrato dei casi positivi? Ci dica a cosa dobbiamo guardare per far fronte a questa situazione.

Ma certo, casi positivi ce ne sono, non stiamo parlando del cento per cento dei ragazzi italiani. Il problema è che i casi di cui stiamo parlando non sono eccezioni, non sono due o tre, basta andare nel centro di una qualunque città a una certa ora e si vede cosa succede. Io mi appello al capo del governo perché questo è un problema economico.

In che senso economico?

Questa generazione qua non sarà nulla in futuro, venderà l’Italia al primo acquirente.

Perché hanno troppi soldi a disposizione?

Ma lei pensa che i giovani che vanno a scuola studino?

Poco.

Lei è un buonista. Diciamo che non studiano niente, sono sempre promossi perché la scuola funziona così, si promuovono tutti. Se fanno una università dopo alcuni anni mollano e non sanno fare niente, per questo dico che è un problema economico, è una bancarotta. Siccome oggi l’unica cosa che interessano sono i soldi, traduco tutto in termini economici.

Ci spieghi meglio.

Questa generazione non salverà nulla. Se un padre di 45 anni ha un’azienda o un negozio, se deve lasciare a un figlio quella attività rischia fortissimamente di finire. Mi dicono che sono un pessimista, ma mi fanno ridere. Questa è la realtà.

Ci dica almeno una parola per dirci quale percorso fare davanti a questo buco nero.

Le dico questo: il Piano nazionale di ripresa (Pnrr, ndr) ha stanziato 4 miliardi per la scuola; bene. Quei soldi andrebbero impiegati in tutte le scuole di ogni grado e ordine. Gli insegnanti andrebbero pagati meglio e pagati secondo il merito. Toglierei immediatamente quella norma terrificante che fa sì che ogni scuola venga giudicata dal numero dei promossi ed eliminerei la possibilità del genitore di andare a parlare con gli insegnanti.  Si immagina cosa direbbero i sindacati? Farebbero le barricate.

E le famiglie? Ci sono situazioni molto disagiate, non è che questi ragazzini esprimono in queste maniere estreme una mancanza affettiva, la mancanza di figure autorevoli?

Da psichiatra mi rifiuto di fare psicologismo davanti a queste cose. Non sono adolescenti in cerca di affetto, non diciamo bestemmie. Sono mal-educati e quindi dipende dall’educatore. Che ognuno ora si assuma le sue responsabilità.

Le autorità, cosa possono fare invece?

Non fanno nulla per evitare che nella piazza centrale della città si venda alcol ai minorenni. Vuol dire che al sindaco va bene così, per evitare di perdere voti.

Non riescono neanche a fermare i cortei dei no vax.

Certo, perché se no il sindaco perde i voti. Figuriamoci se fermano il barista che dà il gin tonic a una 14enne. Ci sono ragazzini che vanno in coma etilico, provi a vedere negli Stati Uniti se succede una cosa così, la licenza al barista viene tolta subito. Certo ci sono problemi anche lì, ma almeno ci sono regole di base. Da noi non c’è nessuna regola. Anzi adesso c’è la paranoia perché, poveri ragazzi, sono stati in casa un anno per il lockdown. Non diciamo fesserie e facciamo meno vittimismo.

Tutta questa paura di imporre regole è figlia del ’68?

No.

Eppure l’autoritarismo è stato combattuto, e anche a ragione. Non ne stiamo vivendo le conseguenze?

Io sono parte di quella generazione, avevo un padre che non era fesso. Non è che nel ’68 facevi quel che volevi; mangiavi la pizza il sabato sera e alle dieci dovevi tornare a casa. E poi abbiamo detto anche cose intelligenti. Magari non io, ma Sartre sì.

 Comment 

TERZA PARTITA GIRONE DI ANDATA

Ott22
da admin il 22 Ottobre 2021 alle 17:58
Postato in: Blog
 Comment 

Alcol, droga, gioco: un bolognese su 100 lotta contro la dipendenza

Ott19
da admin il 19 Ottobre 2021 alle 11:57
Postato in: Blog

Cresce il numero delle persone che tornano a fare uso di polvere bianca. E sono sempre di più i giovani che finiscono all’ospedale per aver bevuto troppo.

Aumentano le persone al pronto soccorso per l’abuso di droghe. Crescono i pazienti che chiedono aiuto per la cocaina: ne erano usciti ma ci sono ricascati. Tanti senza fissa dimora hanno bisogno del metadone. E più ragazzini s’intossicano con l’alcol, “un campanello d’allarme” secondo gli esperti. Ma ci sono anche buone notizie: sono in calo gli utenti seguiti dai Sert e crollano i morti per overdose, oltre alla diminuzione dei giocatori d’azzardo patologici.

Luci e ombre. Come sempre quando si parla di dipendenze. Droga, alcol, gioco: un bolognese su cento, secondo le statistiche, ha almeno uno di questi problemi.
“Il fenomeno dell’uso, dell’abuso e della dipendenza riguarda tutte le classi sociali e tutti i contesti culturali. Dai giovani ai professionisti in carriera fino alla marginalità. In mezzo c’è di tutto”, dice Angelo Fioritti, direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Ausl. Il “tutto”, ieri, è stato fotografato da un altro esperto in materia, Raimondo Pavarin, direttore dell’Osservatorio epidemiologico sulle dipendenze.


Più ingressi in pronto soccorso
I dati complessivi confrontano il 2020 col 2019, ma nel nuovo rapporto presentato ieri c’è uno spaccato pure su quest’anno. Che segnala, per esempio, come siano aumentate le persone seguite dai Sert per la cocaina e c’è un piccolo balzo in avanti degli ingressi in pronto soccorso: sia a causa della polvere bianca (da 283 a 323) sia dell’eroina (da 83 a 85).

Fenomeno cocaina
Sono cresciuti del 10% gli utenti seguiti dal Sert per la coca (sono 623), sostanza protagonista di diverse inchieste di polizia e carabinieri (tra le più recenti, Villa Inferno). “Si tratta di una grossa quota di persone con consumo problematico che ha deciso di tornare dai nostri servizi”, dice Pavarin. Perché? “È nella natura del disturbo”, dice Claudio Comaschi, direttore dei Sert di Bologna. La percentuale di “recidiva”, infatti, è alta. C’è chi pensa di gestire il problema da solo, ma poi non ce la fa. Un altro dato però impressiona: “Per ogni consumatore di cocaina che arriva da noi, ce ne sono almeno altri sei che non vediamo”. Sono quelli che pensano di farcela. Ed è una stima al ribasso.


I senza fissa dimora
Il fenomeno della dipendenza colpisce in maniera visibile le fasce più marginali della società. Le persone senza fissa dimora schiave degli oppioidi sono passate, dal 2019 al 2020, dal 7 all’11,7%. Chiedono aiuto alle unità mobili dell’Ausl che lavorano sulla strada per intercettarle. Raffaele Campalastri, responsabile del Programma integrato dipendenze patologiche dell’Ausl, dice: “I fattori sono diversi. Prima di tutto, un impoverimento generale che porta parecchie persone a ritrovarsi senza dimora. Nel 2020 forse il Covid ha fatto esplodere situazioni in bilico. C’è una domanda importante di pazienti senza dimora che usano sostanze e che senza il nostro servizio non saprebbero come affrontare il problema”. Molti pazienti, inoltre, sono intercettati in carcere.


Giovani e alcol
Poi c’è l’alcol. Per Pavarin è un “campanello d’allarme” il fatto che siano aumentati del due per mille i ragazzi con problemi di alcol intercettati dai servizi sanitari. I numeri, in assoluto, non sono alti. Ma vanno monitorati. Nel 2020 trenta nuovi giovani dai 12 ai 17 anni sono arrivati in pronto soccorso per aver bevuto troppo. Intossicazioni alcoliche acute. L’età media era di 15,5 anni. Sei volte su dieci si trattava di maschi. “In una situazione in cui tutto cala, bisogna stare attenti”, conclude Pavarin.


Crollano i decessi
“Tutto cala”. A partire dai decessi. Nel 2020 i morti per overdose sono stati 10, l’anno prima 23. Nei primi otto mesi di quest’anno sono stati 5. Oggi i Sert seguono poco meno di 3.500 persone: uno zoccolo duro di duemila utenti, gli altri 1.500 che entrano ed escono. La buona notizia è che nel 2020 le persone con dipendenze seguite dai servizi sono complessivamente diminuite (a parte la cocaina): gli eroinomani sono passati da 2.110 a 2.038, gli utenti seguiti per cannabis da 613 a 567. Calano, nel complesso, gli utenti seguiti per alcol (300 in meno) e per il gioco.

 Comment 

Consumo di alcol, i dati peggiori riguardano i giovani e le persone socialmente avvantaggiate

Ott01
da admin il 1 Ottobre 2021 alle 16:02
Postato in: Blog

Il quadro non è certo incoraggiante. Da quanto emerge nella pubblicazione dei dati sul consumo di alcol del sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) e Passi d’Argento (PdA), coordinate dall’Iss (Istituto superiore di sanità), condotte dalle Asl e dedicate rispettivamente alla popolazione adulta e a quella anziana. Nel periodo considerato (2017-2020) quasi una persona su sei risulta aver fatto un uso di alcol che si può definire ‘a maggior rischio’ per la salute, per quantità e modalità di assunzione. Questi sono più frequentemente giovani (fra i 18-24enni la quota sfiora il 33%), uomini e persone socialmente avvantaggiate, senza difficoltà economiche o con un alto livello di istruzione. Sono invece meno della metà gli adulti fra i 18 e i 69 anni che dichiarano di non consumare bevande alcoliche.

È particolarmente preoccupante il numero di persone che assume alcol pur avendo una controindicazione assoluta, come i pazienti con malattie del fegato, fra i quali quasi uno su due dichiara di aver consumato alcol nei 30 giorni precedenti l’intervista. Un fenomeno che si riscontra anche tra le donne in gravidanza (una su sei) e durante l’allattamento al seno (una su quattro). Il consumo di alcol a ‘maggior rischio’ resta una prerogativa dei residenti nel Nord Italia (in aumento) in particolare nella provincia di Bolzano, seguita da quella di Trento e, tra le regioni, da Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda il sud, è il Molise la regione con la percentuale di consumatori di alcol a ‘maggior rischio’ più alta della media nazionale, mentre nelle altre regioni meridionali inizia a intravedersi un trend in riduzione.

Anche il consumo di tipo binge (abbuffata: equivalente a circa cinque bevande consumate in due/tre ore) è una prerogativa del Nord Italia (dove si registra un aumento significativo dal 2010) e in particolare del Nord-Est. Mentre anche su questo fronte il Molise si distingue fra le Regioni meridionali e fa registrare una delle quote più alte nel Paese. Rispetto a tale tipo di consumo, nel decennio 2008-18, si osservava un lento ma progressivo aumento. Dal 2018 si nota invece un’inversione di tendenza, che si accentua durante la pandemia. È quindi soprattutto dal 2020 che la quota di binge drinking scende, così come la quota di consumo prevalentemente fuori pasto. Si tratta di modeste variazioni in termini assoluti, ma statisticamente significative, sostenute nel 2020 dalle minori occasioni di socialità. Di contro il consumo abituale elevato, che coinvolge una quota minore della popolazione, ha continuato la sua riduzione, ma questa ha subito un rallentamento a partire dal 2018. L’attenzione degli operatori sanitari al problema dell’abuso di alcol appare poi ancora troppo bassa: appena il 6% dei consumatori ‘a maggior rischio’ riferisce infatti di aver ricevuto il consiglio di bere meno.

Per quanto riguarda in particolare la popolazione ultra 65enne (rilevazione Passi d’Argento), i non bevitori rappresentano quasi il 61% e sono quindi una quota maggiore rispetto a quella rilevata nel gruppo che comprende anche i più giovani. Ne riferisce invece un consumo moderato il 20% e un consumo ‘a rischio per la salute’, cioè maggiore di un’unità alcolica (*) al giorno, il restante 19%. Il consumo ‘a rischio’ è decisamente più frequente fra gli uomini (32% vs 8% fra le donne), si riduce con l’età (dal 22% fra i 65-74enni al 10% fra gli ultra 85enni) e rimane prerogativa delle classi socialmente avvantaggiate (22% fra chi non ha difficoltà economiche vs 14% di chi riferisce molte difficoltà) o per istruzione (circa il 22% per chi ha un titolo di studio superiore alla scuola media vs il 15% fra chi ha al massimo la licenza elementare). Preoccupante il numero di ultra 65enni che assume alcol pur avendo una controindicazione assoluta, come il 28% delle persone affette da malattie del fegato (il 14% ne consuma anche più di un’unità al giorno).

Tra chi fa un consumo di alcol ‘a rischio per la salute’, più della metà (pari all’11% degli ultra 65enni) non supera le due unità al giorno. Questo fa pensare che si tratti del bere alcolici durante i pasti, abitudine acquisita nel corso della vita che, probabilmente, non viene percepita come rischiosa. Anche per gli ultra 65enni, comunque, l’attenzione degli operatori sanitari al problema risulta molto bassa: meno dell’11% dei consumatori di alcol a rischio in questa fascia riferisce di aver ricevuto il consiglio di bere meno da un medico o da un altro operatore sanitario.

(*) In Italia si definisce unità alcolica la quantità contenuta in un bicchiere di vino di media gradazione (12°), in una lattina di birra di media gradazione (4,5°), in un bicchiere di aperitivo (18°) o in un bicchierino di superalcolico (36°).

 Comment 
  • Page 26 of 90
  • « First
  • «
  • 24
  • 25
  • 26
  • 27
  • 28
  • »
  • Last »
Tweets di @LottoBlasfemia

©2013-2026 No Bestemmia | Powered by WordPress with Easel | Subscribe: RSS | Back to Top ↑