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ALCOLISMO GIOVANI

Set22
da admin il 22 Settembre 2022 alle 17:07
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Alcol dilaga tra i giovani, Confcommercio aumenta il suo impegno

Fipe-Confcommercio prosegue nel proprio impegno per la prevenzione e la lotta all’abuso di alcol che dilaga tra i giovani. Il fenomeno baby gang riguarda l’intera società.

“Da anni ci siamo trasformati in controllori e cerchiamo di svolgere al meglio la nostra funzione sociale anche sostituendoci in molti casi alle figure familiari. Siamo stati i primi ad avviare le campagne contro l’abuso di alcol ed ora, nel post pandemia, stiamo facendo un intenso lavoro di sensibilizzazione in tutti i locali associati della provincia.”

A parlare è Dania Sartorato, presidente di Fipe-Confcommercio e dell’Unione provinciale, che ha appena preso carta e penna per ricordare nuovamente, a tutti gli esercenti, le norme in materia di bevande alcoliche e le relative sanzioni.

“Come Fipe” – prosegue la presidente Sartorato – “abbiamo sempre posto come priorità la prevenzione ed abbiamo contribuito, nei locali o andando nelle scuole, collaborando con le forze dell’Ordine, a favorire la consapevolezza dei danni da abuso di alcol, assumendoci anche responsabilità sociali e umane che non ci competono esplicitamente. Un conto è essere un buon gestore che rispetta le norme, un conto è trasformarsi in controllore di un processo che va ben oltre le porte dei nostri locali. Le baby gang sono un fenomeno sociale generale che sta scoppiando nel post pandemia, che passa attraverso i social e che poggia sulla fragilità delle famiglie, iniziato ben prima del Covid. Per contrastarlo non serve far rimbalzare le colpe, ma un’alleanza tra tutti i soggetti: scuole, famiglie, istituzioni, azienda sanitaria. La complessità che stiamo vivendo ci chiede di stabilire nuove relazioni e come Fipe diamo la massima disponibilità, in primis ai Sindaci che stanno affrontando il fenomeno con competenza e determinazione”.

“Se la norma è chiara, nelle pieghe si nasconde anche la possibilità di aggirarla da parte dei consumatori, mentre le sanzioni a carico dell’esercente sono rilevanti sotto tutti i punti di vista. Molti episodi nascono da varie furbizie amministrative e sappiamo bene che i gruppi di adolescenti delegano il maggiorenne all’acquisto, creando così una situazione in cui il problema non è il singolo, ma il gruppo, che sa aggirare le norme e mette in moto pericolose dinamiche di emulazione, con conseguente carico di responsabilità anche morale in capo all’esercente”.

I gestori sono soggetti al rispetto di varie norme con riflessi sia amministrativi che penali. In sintesi:

  • SOMMINISTRAZIONE O VENDITA A MINORE DI ANNI 18 (illecito amministrativo)

L’art. 14-ter della L. n. 125/2001 così come modificato dall’art. 12 D.L. n. 14/2017 prescrive un divieto di vendita e di somministrazione di bevande al­coliche a minori di anni 18. L’esercente deve chiedere il documento di identità. L’inosservanza può comportare una sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1000 euro. Se il fatto è commesso più di una volta si applica una sanzione pecuniaria più consi­stente (da 500 a 2.000 euro) e si prevede la sospensione dell’attività da quindici giorni a tre mesi.

  • SOMMINISTRAZIONE A MINORE DI ANNI 16 (illecito penale)

Se la bevanda alcolica viene somministrata ad un minore di anni 16, in luogo pubblico o aperto al pubblico, l’operatore incorre in una responsabilità penale, che può comportare la condanna alla pena pecuniaria dell’ammenda da euro 516 a euro 2.582 o alla pena della permanenza domiciliare da quindici giorni a quarantacinque giorni, ovvero, alla pena del lavoro di pubblica utilità da venti giorni a sei mesi (cfr. art. 689 c.p., comma 1, e art. 52, comma 2, lettera b), D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274), oltreché alla sospensione dall’esercizio (in caso di reiterazione è prevista altresì la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 25.000).

Ciò vale anche nei casi in cui la somministrazione al minore di anni 16 avvenga tramite un distributore au­tomatico che non consenta la rilevazione dei dati anagrafici mediante sistemi di lettura ottica dei docu­menti.

  • DIVIETO DI ADIBIRE MINORI ALLA SOMMINISTRAZIONE AL MINUTO DI BEVANDE ALCOLICHE

LA NORMATIVA VIGENTE PONE IL DIVIETO DI ADIBIRE MINORI DI ANNI 18 ALLA SOM­MINISTRAZIONE AL MINUTO DI BEVANDE ALCOLICHE.

Altri divieti riguardano la somministrazione di bevande alcoliche a persone che appaiono affette da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un’altra infermità o in stato di manifesta ubriachezza, pena la sospensione dell’esercizio.

Altro aspetto non di poco conto è l’obbligo di servizio, secondo il quale gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio eser­cizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo.

In tema di orari, è bene ricordare che sono tutt’ora in vigore, le norme regionali che vietano la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche dalle ore 03:00 alle ore 6:00, la violazione prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 20.000 Euro.

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BESTEMMIA CALCIO

Set13
da admin il 13 Settembre 2022 alle 17:06
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Caorle, bestemmia scritta con la panna sulla pizza: dipendente sospeso

Il caso in un noto locale: la recensione con tanto di immagini e descrizione è finita su TripAdvisor. Il titolare: «Volevo licenziarlo ma poi ci ho ripensato»

Una pizza servita con tanto di bestemmia scritta con la panna. È quanto di bizzarro è accaduto qualche sera fa in un noto locale del centro di Caorle (Venezia) dove il pizzaiolo, senza un motivo, si è «divertito» a scrivere la frase blasfema con l’ingrediente bianco.

La recensione

A raccontare quanto avvenuto è stato proprio il cliente in una recensione pubblicata su TripAdvisor dove, per la verità, il locale con cinquant’anni di attività gode di ottime recensioni. La segnalazione della pizza con bestemmia inclusa – che per la cronaca è valsa una sola stella – non è passata inosservata, tra lo stupore dei tanti clienti che frequentano l’ambiente. Enrico, questo il nome del cliente, ha fotografato quel piatto e ha postato tutto online, spiegando di aver ordinato due pizze, una per lui e l’altra per la persona che lo accompagnava. Nella recensione sottolinea: «il pizzaiolo ha avuto la brillante idea di scrivere una bestemmia. Tutto il resto non lo descrivo, titolare compreso che ha messo in dubbio la mia parola. Fortunatamente avevo già fatto la foto». Il cliente poi ha aggiunto: «Ho anche pagato il conto perché sono un signore, mentre il titolare non si è degnato nemmeno di offrire un caffè». Altri clienti hanno sottolineato: «Si tratta di una delle migliori pizzerie di Caorle. Ogni sera c’è la fila di clienti in attesa di un posto e la titolare offre a tutti un bicchierino di prosecco mentre aspettano all’esterno. Qui siamo tutti increduli».

Fatto inspiegabile

Quanto accaduto è un fatto inspiegabile anche per il proprietario che in tanti anni di attività non si era mai trovato ad affrontare situazioni simili. «Il cliente può aver pensato a uno scherzo di cattivo gusto ma non è così – chiarisce, mortificato – il pizzaiolo, che lavora qui da più di vent’anni, ha una situazione familiare molto difficile e la scritta sulla pizza, che ritengo inammissibile e intollerabile, è stato un disperato grido di aiuto». Proprio considerando lo stato di difficoltà e prostrazione del suo dipendente, il gestore della pizzeria ha cambiato idea sui provvedimenti da prendere nei suoi confronti. «Sulle prime ero convinto di licenziarlo visto la bufera in cui ci ha catapultato, per quel suo gesto d’iniziativa da cui prendiamo le distanze – continua il titolare della società con venticinque dipendenti – Ora però sto cercando di fare in modo che rimanga a casa a risolvere i suoi problemi, continuando comunque a percepire lo stipendio. Così potremmo aiutarlo».

«Ho tentato di scusarmi»

Quanto al cliente, il gestore ha tentato di contattarlo, al momento senza esito. Ha subito risposto alla sua recensione su TripAdvisor e lo ha anche contattato in privato, sul suo profilo social, senza però avere finora risposte. «Sono il titolare e non so esprimere il mio più profondo rammarico dell’accaduto, sono rimasto così sconvolto e tutto è successo così in fretta che non sono riuscito a mettere a fuoco una situazione mai e ripeto mai successa in quasi cinquanta anni di attività, ponendo il cliente sempre al primo posto della nostra attenzione» il messaggio in Rete del proprietario del locale che parla di problemi di vita privata e comunque non «giustifica certi comportamenti che possono andare a influire sul nostro lavoro e sulla nostra professionalità e quella degli altri». Di qui le scuse e la richiesta, al cliente, a richiamare, «per aver modo di scusarmi in privato con lei e la sua signora. Vorrei avere la possibilità di rimediare e di poter chiarire di persona con lui e scusarmi».

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ALCOLISMO GIOVANI

Set13
da admin il 13 Settembre 2022 alle 17:04
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Dj Aniceto e i ragazzi morti in incidenti stradali: «Non solo alcol e droga, colpa anche della trap»

Il popolare dj anti-alcol e anti-droga dice la sua su un triste fenomeno, sempre più diffuso

Sono sempre di più gli incidenti mortali che coinvolgono giovani e giovanissimi, spesso nel fine settimana. Incidenti tragici, spesso causati dall’abuso di alcol e droga. Dj Aniceto, però, sostiene che le responsabilità vadano imputate anche ad altri fattori, come la musica trap.

Dj Aniceto: «Incidenti colpa anche della trap»

Il popolare disc-jockey, da molto tempo impegnato nel sociale ed esperto di new generation, è testimonial di di una campagna per la guida sicura denominata «SeGuidiNonBere» dell’Associazione Familiari e Vittime della Strada (AFVS). E dopo l’ultima tragedia, quella della 17enne Irene, morta in un incidente in provincia di Brescia mentre viaggiava sull’auto guidata da un amico ubriaco, Dj Aniceto dice la sua: «Sono sempre di più i giovani che si mettono alla guida dopo aver fumato uno spinello o aver bevuto qualche drink. Questo è un problema serio, perché non solo mettono a rischio la propria vita, ma anche quella degli altri. La colpa è da imputare anche alla musica trap, la più ascoltata dalle nuove generazioni».

Secondo Dj Aniceto, molte canzoni trap «parlano proprio di questi temi», ossia droga e alcool, «ne glorificano gli effetti ed innescano a loro volta nuove mode come quella della bibita Lean formata da Sprite e sciroppo per la tosse (Codeina) non vendibile senza ricetta medica. Così, i giovani ascoltando queste canzoni finiscono per emularne i comportamenti, senza riflettere sulle conseguenze». 

Dj Aniceto: «La politica si è dimenticata dei problemi»

Aniceto sostiene che la politica, si è dimenticata «della prevenzione, delle problematiche giovanili, (…) delle dipendenze» e auspica che il nostro Paese si avvicini «al sistema americano dove per incidenti del genere si fanno più di 30 anni di carcere invece dei 5/9 anni di detenzione che al massimo si fanno in Italia».

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ALCOLISMO GIOVANI

Set07
da admin il 7 Settembre 2022 alle 17:03
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Abuso di alcol: “Nei giovani le sostanze tossiche si accumulano più facilmente”

Il rischio nei giovanissimi è elevatissimo e può risultare fatale. Come spiega la dottoressa Imma Florio, si può andare in coma anche assumendo birra. Ecco perché

Per molti giovani assumere alcol fuori dai pasti è diventata un’abitudine consolidata. Non solo aperitivi e birra, ma anche amari e superalcolici sono alla portata di ragazzi e adolescenti. Le conseguenze possono essere pericolosissime, come dimostra il caso del 13enne che è finito in ospedale in coma etilico dopo aver ingerito della vodka. Ma quali conseguenze può comportare l’assunzione di alcolici sugli adolescenti? Lo abbiamo chiesto alla pediatra Imma Florio.

Dottoressa Florio, come mai i bambini e gli adolescenti sono più soggetti ad andare in coma etilico?

“L’alcol supera la barriera ematoencefalica molto facilmente nei bambini, perché è più‘ immatura’. In loro non sono presenti quegli enzimi epatici che rendono l’alcol digeribile: maturano con l’età e riducono l’accumulo se funzionano al meglio. Fermo restando che possono andare in coma anche gli adulti se superano un certo limite di assunzione, nei bambini e negli adolescenti i meccanismi metabolici, essendo meno maturi, fanno sì che le sostanze tossiche si accumulino più facilmente e rendono più probabile un coma anche con piccole quantità”.

I bimbi e gli adolescenti posso andare in coma anche assumendo birra?

“Ci sono diversi fattori scatenanti: dipende se lo stomaco è pieno di cibo o meno, dalla gradazione e dalla quantità della birra ingerita. Comunque non si può generalizzare, dipende sempre da come un determinato individuo risponde a quella determinata sostanza. Un ragazzo di 16 anni può rispondere a un bicchiere di birra, leggera o forte in un certo modo, mentre un bambino sotto i 10 anni in un altro modo. Dipende anche dalle condizioni fisiche del soggetto che assume quella quantità di alcol, anche se minima”.

Fino a che età non si deve bere alcol?

“Secondo me fino a 16-17 anni”

Di coma etilico, se non preso in tempo, si può morire?

“Anche subito purtroppo. Determinate conseguenze possono dipendere anche dal mix di droga e sostanze stupefacenti”.

Come mai i ragazzi abusano di alcol così presto?

“Per molte ragioni, dalla noia alla solitudine, dallo sballo al bullismo. I ragazzi sono vittime di un circuito anche poco comprensibile nel mondo di oggi, si sentono soli”.

Le conseguenze e gli effetti sulla crescita dei giovanissimi?

“Le conseguenze possono essere epatiche, come un’epatopatia cronica che porta nel tempo, dopo anni, alla cirrosi e alla morte; e cerebrali, dipende dall’inizio dell’età di assunzione delle sostanze, vedi la sindrome feto-alcolica, e il tempo di esposizione all’alcol. Per i giovanissimi che abusano di alcol le conseguenze sono rimediabili, a patto che non ci sia un’assunzione cronica”.

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ALCOLISMO GIOVANI

Ago31
da admin il 31 Agosto 2022 alle 18:17
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Il consumo di alcol per i giovani comporta solo rischi per la salute e nessun beneficio

La discussione sugli effetti dell’alcol sulla salute non è mai giunta a conclusioni condivise: se da una parte infatti l’Oms, attraverso l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione, ha affermato da tempo che è cancerogeno e che non esistono quantitativi sicuri, dall’altra negli ultimi anni alcuni studi hanno suggerito qualche possibile, sia pur modesto, effetto benefico. A complicare il quadro si aggiungono poi le indagini che associano il consumo alle conseguenze di tipo sociale come gli incidenti stradali, gli episodi di violenza e i reati.

Ora però un gruppo internazionale cerca di dire una parola più definitiva, partendo dal Global Burden of Diseases, Injuries and Risk Factors Study dell’anno 2020, la rilevazione considerata una delle più affidabili a livello mondiale per quanto riguarda appunto lo stato di salute e le abitudini della popolazione. I ricercatori hanno esaminato i dati di ben 204 paesi, suddividendo i cittadini in gruppi di età da cinque anni, e hanno studiato gli effetti del consumo di alcol su 22 tra malattie e condizioni patologiche. Il risultato è uno studio imponente e ricchissimo di dati e tabelle, pubblicato su Lancet, il cui messaggio più forte è questo: per i giovani non esiste una dose di alcol che possa avere effetti positivi sulla salute, mentre per le persone con più di 40 anni potrebbe esserci un piccolo beneficio associato a un moderato consumo.

L’indagine parte dalle stime di consumo, rivelando che più di 1,3 miliardi di persone ne assumono quantità pericolose per la salute (circa un miliardo sono uomini, le altre donne). Poco meno del 60% di coloro che bevono troppo sono giovani con meno di 40 anni, cioè ricadono proprio in quella fascia d’età (compresa tra 15 e 39 anni) per la quale non esiste alcun beneficio, anche per quantità moderate. E nel 77% dei casi si tratta di maschi.

Per chi ha più di 40 anni, poi, il rischio dipende dall’età, dalle condizioni di salute e anche dalla geografia, perché le tradizioni dei diversi paesi, per esempio in merito al tipo di alcolico preferito, hanno una grande influenza, così come ce l’hanno lo stato generale di salute degli abitanti di quel paese e l’efficienza del suo sistema sanitario. In condizioni generali buone, bere per esempio 1-2 bicchieri di vino al giorno può avere qualche effetto positivo sul rischio di malattie cardiovascolari, ictus e diabete.

Il messaggio principale è dunque quello rivolto ai giovani: le linee guida sul consumo di bevande alcoliche rivolte alle persone tra i 15 e i 39 anni, secondo gli autori, dovrebbero essere irrigidite, perché troppi giovani con meno di 40 anni, soprattutto maschi, consumano abitualmente quantità di alcol che li mettono a rischio (anche per l’aumento, tra i bevitori, di incidenti stradali, suicidi, omicidi e altre situazioni violente). Le stesse linee guida dovrebbero essere formulate in modo diverso, e cioè soprattutto per fasce di età, e tenendo conto del singolo paese.

Scendendo poi nel dettaglio, gli autori forniscono molti dati quantitativi e definiscono il livello minimo teorico di esposizione al rischio (Tmrel) e il livello di equivalenza con gli astemi, cioè la quantità di alcol sotto la quale il rischio corrisponde a quello di chi non beve. Per esempio, la dose di alcol raccomandata perché sicura per i giovani maschi di età compresa tra i 15 e i 39 anni è di 0,136 unità alcoliche al giorno, dove con un’unità alcolica è pari 10 grammi di alcol, cioè quello contenuto in 100 ml di vino rosso al 13%, una lattina di birra da 375 ml al 3,5% o 30 ml di superalcolici al 50% di alcol. Per le femmine, sorprendentemente, questo valore è più alto ed è pari a 0,273 unità alcoliche al giorno.

Per le persone con 40 anni o più le quantità sono comprese da mezzo a due unità alcoliche a seconda appunto del paese, e con le donne che possono sempre assumere più alcol degli uomini, mentre dopo i 65 anni le unità alcoliche concesse al giorno sono ben tre. Il tutto, naturalmente, in assenza di malattie che potrebbero aggravarsi a causa dell’alcol, o che prevedano terapie per le quali ci potrebbe essere un’interferenza negativa.

Volendo generalizzare, la dose ‘sicura’, a prescindere dal sesso, dall’età e dalla localizzazione è compresa tra 0 e 1,87 unità alcoliche al giorno. Infine, le mappe del consumo, presenti nella pubblicazione, mostrano che le zone del mondo nelle quali si beve di più sono quelle dell’Australia, Nuova Zelanda e isole vicine, e dell’Europa occidentale e centrale.

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