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Un antico graffito romano testimone di un vizio duro a morire

Nov03
da admin il 3 Novembre 2015 alle 9:59
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Nel 1857, a Roma, durante gli scavi del Paedagogium sul colle Palatino, fu ritrovato un graffito, che fece molto discutere allora e continua a farlo oggi.

Il Paedagogium era una sorta di collegio destinato alla formazione dei paggi imperiali. Bene, nel III secolo d. C., un uomo di nome Alexamenos – con molta probabilità un allievo del collegio – incise il muro con un disegno che ai nostri occhi risulta davvero di pessimo gusto: un uomo con la testa d’asino è crocefisso di spalle. Ai suoi piedi, un altro uomo è raffigurato in atteggiamento di venerazione, con la mano alzata. Al suo fianco una scritta in un greco assai sgrammaticato recita: “Alaxamenos cebete theon”, ossia “Alassameno venera dio”.

Ora, per molti studiosi ci troviamo di fronte alla più antica testimonianza di blasfemia nei confronti del cristianesimo. Gli uomini, da sempre, si sono “divertiti” a motteggiare le religioni altrui, senza il minimo rispetto. Naturalmente, in tal caso, occorre tenere conto del periodo storico: nel III secolo d. C., i cristiani vivevano in piccole comunità estremamente chiuse e riservate: i Romani di allora vedevano i cristiani con un lo stesso sospetto con cui noi guardiamo le odierne sette religiose.

Nonostante l’attenuante derivata dal diverso contesto storico, non possiamo che condannare a distanza di secoli il comportamento stupido di un uomo, che si è divertito ad offendere una religione differente dalla sua; ma la cosa peggiore, è che si tratta di un costume che non è passato di moda. Ancora oggi, vandali si divertono ad imbrattare i muri delle città con scritte blasfeme e offensive. È vergognoso che nella nostra società civile, ancora non riusciamo ad estirpare un costume così volgare, che oltre ad offendere la religione, danneggia i muri di case e monumenti.

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Dal binge drinking, il grido d’aiuto dei nostri giovani

Ott27
da admin il 27 Ottobre 2015 alle 11:15
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Sul quotidiano Il Trentino è apparso in un articolo di ieri un dato allarmante: l’alcol è sempre più diffuso fra i giovani: quasi un quindicenne su tre consuma bevande alcoliche almeno una volta a settimana.

Come se non bastasse, è sempre più diffuso il fenomeno del binge drinking, nato nei paesi anglosassoni. In italiano, può essere reso con abbuffata alcolica e consiste nel bere fino alla sbronza, mischiando più bevande alcoliche in un breve lasso di tempo. Quante volte vi è capitato in discoteca di vedere dei giovani incitarsi fra loro, mentre trangugiavano cocktails da una “cannucciata”? Quello è il binge drinking, una pratica odiosa, non solo per le conseguenze a livello fisico. La domanda cui dobbiamo cercare una risposta è: “Perché lo fanno? Perché i ragazzi si ubriacano fino a star male?”.

Le ragioni sono varie e complesse: lo fanno per emulazione dei compagni, per divertimento, per trovare conforto a situazioni di disagio.

Meditiamo gente, meditiamo. Riflettiamo sul fatto che i nostri giovani stanno diventando incapaci di provare emozioni e di gestirle. Come i Lotofagi dell’Odissea mangiavano il loto per dimenticare il passato, così i nostri figli ricorrono all’alcol per dimenticare loro stessi, per non dover pensare, per trovare scampo dalla realtà.

Forse noi adulti dobbiamo avere il coraggio di ammettere che abbiamo una parte di responsabilità e dobbiamo prendere in mano la situazione. Dobbiamo insegnare ai nostri giovani che non serve l’alcol per affrontare i propri problemi, per divertirsi e socializzare, ma che è più bello farlo con le proprie forze. A quel punto, la vita apparirà per quello che è: la cosa più “stupefacente” di tutte.

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Da un reality show l’ennesimo caso di blasfemia

Ott27
da admin il 27 Ottobre 2015 alle 11:14
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Il 22 ottobre scorso, si è verificato l’ennesimo episodio di volgarità, in un reality show. Uno dei partecipanti, Simone Nicastri, si è lasciato sfuggire una bestemmia durante la prova di un balletto, alle ore 13.30 circa. Moltissime le segnalazioni dei telespettatori che si sono riversati su Twitter, per segnalare e denunciare l’accaduto. A poche ore di distanza, è arrivata la smentita di Mediaset che, dopo gli opportuni controlli, ha appurato che si era trattato di un’imprecazione, ma non di una bestemmia.

Non è la prima volta che i protagonisti dei reality si lasciano andare ad episodi di blasfemia, che per fortuna sono sempre stati duramente condannati dai telespettatori e dalle produzioni dei programmi. Questi fatti la dicono lunga su un costume tutto italiano, per il quale la bestemmia viene utilizzata come imprecazione o – peggio ancora – come intercalare.

Noi di Nobestemmia vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica, per estirpare un costume turpe ed osceno, che prima di costituire un offesa alla religione, lede la dignità della persona ed offende l’intera società.

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ALCOL E DROGA: UN COCKTAIL FATALE

Ott23
da admin il 23 Ottobre 2015 alle 9:27
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Proprio in questi giorni, si sta parlando ancora della morte dello studente liceale, precipitato il 15 ottobre dalla finestra dell’hotel in cui risiedeva, durante una gita scolastica all’Expo di Milano (per pudore e rispetto della famiglia, non ne riportiamo il nome).

Dalle ultimissime indagini, si sta concretizzando l’ipotesi che il ragazzo abbia perso l’equilibrio, mentre cercava di riprendersi respirando aria fresca alla finestra, dopo una notte trascorsa a bere alcolici e fumare spinelli.

Questa tragica vicenda ci dà l’opportunità di segnalare quanto il consumo di sostanze alcoliche diventi pericoloso, se abbinato all’assunzione di stupefacenti. Negli adolescenti, poi, il pericolo è ancora maggiore, perché il funzionamento dell’enzima che permette di metabolizzare l’alcol non ha ancora raggiunto la piena maturità.

Purtroppo – il dato è allarmante – il consumo di alcolici e sostanze stupefacenti è aumentato fra la popolazione di età compresa fra i 15 e i 34 anni. Basta dare uno sguardo alle statistiche: se nel 2011 sono state oltre 1,5 milioni le persone che hanno assunto droghe, nel 2014 siamo arrivati a 3,5 milioni, cioè l’8,7 della popolazione ( Fonte: Ipsad, Italian population survey on alcohol and other drugs).

Come nostro consueto, vogliamo sottolineare l’importanza dell’educazione, ancora troppo timida su questi temi. Scuola, famiglia e sport dovrebbero farsi carico di educare i giovani al consumo responsabile di alcol e prevenire il consumo di sostanze stupefacenti, attraverso la divulgazione degli effetti fisici e sociali, che ne conseguono.

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QUANDO I SOCIAL TUTELANO CHI OFFENDE LA RELIGIONE

Ott19
da admin il 19 Ottobre 2015 alle 13:25
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Qualche tempo fa, alcuni utenti di Facebook hanno segnalato alla polizia postale di Mantova, una fan page dal contenuto blasfemo: “Gesù il nostro amico immaginario”.

Gli agenti, esaminando il contenuto della pagina, hanno riscontrato una chiara ipotesi di reato, a causa del linguaggio scurrile adottato: non semplici opinioni o giudizi, ma commenti blasfemi, scritti con un linguaggio estremamente volgare e offensivo. La polizia ha peraltro individuato tutti gli autori di post e commenti, passibili di sanzioni per blasfemia.

Il fascicolo redatto è stato inviato alla Procura di Mantova, che ha prontamente inviato una richiesta di “congelamento” della pagina alla sede europea di Facebook, in Irlanda. Il congelamento, che ha durata di tre mesi, ha in tali casi la funzione di creare un intervallo temporale, durante il quale individuare l’autore (o gli autori) dei contenuti incriminati, ottenere tutte le autorizzazioni e procedere all’oscuramento della pagina.

Nonostante la solerzia dei giudici, la risposta di Facebook è stata a dir poco agghiacciante: il colosso americano ha negato alla nostra Procura l’accesso ai dati della pagina, sostenendo che questa non viola nessuna regola della community o normativa vigente in Italia. In effetti, nel nostro paese il reato di blasfemia è stato depenalizzato nel 1999: ad oggi esiste soltanto una sanzione amministrativa, che va dai 51 ai 309 euro.

Noi ci sentiamo di rispettare in pieno la legge del nostro paese e la policy decisa da Facebook. Riteniamo però che, prima della legge, sia fondamentale adottare un comportamento guidato dal buon senso. Una pagina, con contenuti chiaramente offensivi e ingiustificabili, andrebbe chiusa o – quantomeno – andrebbero eliminati i post più volgari.

Cogliamo l’occasione per ringraziare pubblicamente la nostra Polizia postale, che lotta giornalmente con successo contro il cyber-crimine.

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