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Se Beatrice entra a prendere un caffè

Nov17
da admin il 17 Novembre 2015 alle 10:10
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Spesso bar e circoli sportivi ospitano avventori, in grado di trasformare un luogo di socializazione e divertimento in un luogo di pura maleducazione. Quante volte ho sentito giovani e meno giocare a carte, seduti al tavolino. Alle spalle, una schiera di osservatori e commentatori, che assistono alla finale del torneo di briscola o di scopone scientifico.

Un’innocua partita di briscola si trasforma inuna pioggia di insulti, imprecazioni, bestemmie, che condiscono ogni frase, dichiarazione, punto dell’avversario.

Bene, in un bar vicino casa, la settimana scorsa ho assistito ad un miracolo. Era in corso la solita partita di briscola, imprecazioni e bestemmie. Erano le tre del pomeriggio e per fortuna non c’erano avventori nel bar.

Ad un tratto, la porta si apre ed entra una giovane donna, vestita con eleganza: il trucco e il ciondolo di pietre blu mettevano in risalto i suoi occhi azzurri, due zaffiri incastonati in un viso celestiale. Con un passo leggerissimo si avvicina al al bancone ed ordina un caffè.

Be’, non ci crederete: il girone infernale dei giocatori si è trasformato in una comitiva di gentiluomini: c’era chi salutava gentilmente la divina apparizione, chi cedeva il passo, chi porgeva lo zucchero – “Canna o normale?” – e chi stendeva il portatovaglioli. Il dialetto si era trasformato in un perfetto italiano. Era come se Beatrice fosse discesa dal Paradiso in mezzo all’Inferno!

Allora ho capito una cosa importante: la bestemmia è solo un lurido abito che l’uomo per ignoranza accetta d’indossare; è bastata la visione della bellezza ad ingentilire anche il più rozzo dei cuori.

Ricordiamoci allora della bellezza che ci circonda e che ci è stata donata da Colui il cui nome pronunciamo invano. Anche lo sport è bellezza e non merita di essere insozzato con un linguaggio vilipendioso ed immorale, che va contro la nostra dignità.

Un ringraziamento particolare a quella Beatrice, che grazie ad un caffè mi ha fatto capire molte cose. S. B.
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Lo sapevi che l’acqua non è stata sempre fonte di vita?

Nov10
da admin il 10 Novembre 2015 alle 10:12
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Può sembrare curioso, ma fino all’Ottocento la bevanda più consumata al mondo non era certo l’acqua. Purtroppo, infatti, essa era spesso inquinata ed erano frequentissime le infezioni e le malattie trasmesse attraverso il consumo di acqua infetta.Per dissetarsi tutti bevevano vino e/o birra, compresi i bambini. Le bevande alcoliche era batteriologicamente più pure e preservavano gli uomini da pericolose malattie. Quando consumata, l’acqua non era mai bevuta pura, ma sempre miscelata con una piccola quantità di vino o birra, per purificarla.

Gli effetti legati all’abuso di bevande alcoliche sono conosciuti da sempre, ma saltarono all’attenzione di tutti durante il Seicento cominciarono a diffondersi i distillati, ovvero i superalcolici. Quest’ultimi portarono all’attenzione di tutti quanto potevano essere terribili gli effetti delle bevande alcoliche, il cui consumo aumentò  notevolmente nei secoli successivi. Per fortuna, la bollitura e i metodi di potabilizzazione si diffusero dall’Ottocento in poi, permettendo a tutti di accedere al consumo di acqua, unica vera fonte di vita.

Se per gli uomini del passato, consumare bevande alcoliche fu questione di vita, oggi è diventata questione di disagio sociale, malattia, a volte di morte. Bere un bicchiere di vino è un piacere, che deve essere dosato saggiamente. Impariamo tutti a bere responsabilmente e diventiamo un esempio per le nuove generazioni.

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Un antico graffito romano testimone di un vizio duro a morire

Nov03
da admin il 3 Novembre 2015 alle 9:59
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Nel 1857, a Roma, durante gli scavi del Paedagogium sul colle Palatino, fu ritrovato un graffito, che fece molto discutere allora e continua a farlo oggi.

Il Paedagogium era una sorta di collegio destinato alla formazione dei paggi imperiali. Bene, nel III secolo d. C., un uomo di nome Alexamenos – con molta probabilità un allievo del collegio – incise il muro con un disegno che ai nostri occhi risulta davvero di pessimo gusto: un uomo con la testa d’asino è crocefisso di spalle. Ai suoi piedi, un altro uomo è raffigurato in atteggiamento di venerazione, con la mano alzata. Al suo fianco una scritta in un greco assai sgrammaticato recita: “Alaxamenos cebete theon”, ossia “Alassameno venera dio”.

Ora, per molti studiosi ci troviamo di fronte alla più antica testimonianza di blasfemia nei confronti del cristianesimo. Gli uomini, da sempre, si sono “divertiti” a motteggiare le religioni altrui, senza il minimo rispetto. Naturalmente, in tal caso, occorre tenere conto del periodo storico: nel III secolo d. C., i cristiani vivevano in piccole comunità estremamente chiuse e riservate: i Romani di allora vedevano i cristiani con un lo stesso sospetto con cui noi guardiamo le odierne sette religiose.

Nonostante l’attenuante derivata dal diverso contesto storico, non possiamo che condannare a distanza di secoli il comportamento stupido di un uomo, che si è divertito ad offendere una religione differente dalla sua; ma la cosa peggiore, è che si tratta di un costume che non è passato di moda. Ancora oggi, vandali si divertono ad imbrattare i muri delle città con scritte blasfeme e offensive. È vergognoso che nella nostra società civile, ancora non riusciamo ad estirpare un costume così volgare, che oltre ad offendere la religione, danneggia i muri di case e monumenti.

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Dal binge drinking, il grido d’aiuto dei nostri giovani

Ott27
da admin il 27 Ottobre 2015 alle 11:15
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Sul quotidiano Il Trentino è apparso in un articolo di ieri un dato allarmante: l’alcol è sempre più diffuso fra i giovani: quasi un quindicenne su tre consuma bevande alcoliche almeno una volta a settimana.

Come se non bastasse, è sempre più diffuso il fenomeno del binge drinking, nato nei paesi anglosassoni. In italiano, può essere reso con abbuffata alcolica e consiste nel bere fino alla sbronza, mischiando più bevande alcoliche in un breve lasso di tempo. Quante volte vi è capitato in discoteca di vedere dei giovani incitarsi fra loro, mentre trangugiavano cocktails da una “cannucciata”? Quello è il binge drinking, una pratica odiosa, non solo per le conseguenze a livello fisico. La domanda cui dobbiamo cercare una risposta è: “Perché lo fanno? Perché i ragazzi si ubriacano fino a star male?”.

Le ragioni sono varie e complesse: lo fanno per emulazione dei compagni, per divertimento, per trovare conforto a situazioni di disagio.

Meditiamo gente, meditiamo. Riflettiamo sul fatto che i nostri giovani stanno diventando incapaci di provare emozioni e di gestirle. Come i Lotofagi dell’Odissea mangiavano il loto per dimenticare il passato, così i nostri figli ricorrono all’alcol per dimenticare loro stessi, per non dover pensare, per trovare scampo dalla realtà.

Forse noi adulti dobbiamo avere il coraggio di ammettere che abbiamo una parte di responsabilità e dobbiamo prendere in mano la situazione. Dobbiamo insegnare ai nostri giovani che non serve l’alcol per affrontare i propri problemi, per divertirsi e socializzare, ma che è più bello farlo con le proprie forze. A quel punto, la vita apparirà per quello che è: la cosa più “stupefacente” di tutte.

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Da un reality show l’ennesimo caso di blasfemia

Ott27
da admin il 27 Ottobre 2015 alle 11:14
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Il 22 ottobre scorso, si è verificato l’ennesimo episodio di volgarità, in un reality show. Uno dei partecipanti, Simone Nicastri, si è lasciato sfuggire una bestemmia durante la prova di un balletto, alle ore 13.30 circa. Moltissime le segnalazioni dei telespettatori che si sono riversati su Twitter, per segnalare e denunciare l’accaduto. A poche ore di distanza, è arrivata la smentita di Mediaset che, dopo gli opportuni controlli, ha appurato che si era trattato di un’imprecazione, ma non di una bestemmia.

Non è la prima volta che i protagonisti dei reality si lasciano andare ad episodi di blasfemia, che per fortuna sono sempre stati duramente condannati dai telespettatori e dalle produzioni dei programmi. Questi fatti la dicono lunga su un costume tutto italiano, per il quale la bestemmia viene utilizzata come imprecazione o – peggio ancora – come intercalare.

Noi di Nobestemmia vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica, per estirpare un costume turpe ed osceno, che prima di costituire un offesa alla religione, lede la dignità della persona ed offende l’intera società.

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