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LE PREOCCUPANTI TENDENZE DEI GIOVANI

Dic11
da admin il 11 Dicembre 2017 alle 14:10
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Giovani tutto sesso, droga, alcol e rock’n roll.

Bevono alcolici, fumano canne e iniziano a fare sesso precocemente alquanto sopra la media dei loro coetanei in Toscana. È il sommario ritratto della “gioventù bruciata” della Maremma che emerge dall’elaborazione fatta dall’Ars (agenzia regionale della sanità) dei dati dell’indagine Edit, epidemiologia dei determinanti di infortunistica stradale in Toscana. Studio che nel 2015 ha coinvolto 5.077 studenti di 57 istituti della scuola secondaria superiore dai 14 ai 19 anni – 373 i grossetani – ai quali sono stati somministrati questionari a risposta anonima*.

Naturalmente la locuzione gioventù bruciata è solo una provocazione per richiamare l’attenzione su un fenomeno, quello del disagio giovanile e adolescenziale, che meriterebbe molta più attenzione di quanta non gliene venga data. Attenzione che si manifesta quasi esclusivamente in modo peloso sotto forma d’indignazione per episodi di teppismo, sballo da weekend, bullismo e similari. Ubriacarsi, farsi le canne e avere i primi approcci sessuali, d’altra parte, non è necessariamente patologico o espressione di disagio, ma fa parte di quei riti di iniziazione all’età adulta che caratterizzano l’adolescenza. E che dalla notte dei tempi si perpetrano uguali a sé stesi nel loro significato simbolico, variando in relazione a usi e costumi sociali dei diversi periodi storici. Cosa logica di per sé, anche se non basta a governare le ansie legittime dei genitori di qualunque generazione.

Sia come sia, dall’indagine che ha coinvolto poco più di 5.000 studenti toscani dai 14 ai 19 anni d’età (54.2% maschi e 45.8% femmine), emergono informazioni utili a disegnare la cornice della condizione giovanile in provincia di Grosseto. I ragazzi grossetani, che occupano il primo posto in tutte le graduatorie dei comportamenti a rischio, ad esempio, bevono molto sopra la media dei loro coetanei toscani. Basta guardare al fenomeno del cosiddetto binge drinking, ovverosia l’abitudine di ingurgitare in poco tempo più tipi di bevande alcoliche per sballarsi – almeno sei unità di alcool puro (12 gr. di alcool a unità alcolica). Se in provincia di Grosseto nel 2005 il 28% (26.1% in Toscana) degli intervistati dichiarava di aver avuto almeno un fenomeno di binge drinking, nel 2015 si è passati al 41.2% del campione a fronte di una media regionale del 33.5%. Con i maschi che arrivano al 47% (37% la media regionale) e le femmine al 35% (29%). Complessivamente 4.400 giovani.

Stessa tendenza degli studenti che hanno dichiarato di essersi ubriacati almeno una volta nell’ultimo anno: il 61% in Maremma a fronte di una media toscana del 51%. Con un accorciamento della forbice fra i comportamenti dei maschi (63%) e delle femmine (59%). Anche la percentuale di studenti che dichiarano di aver guidato dopo aver assunto alcool nell’ultimo anno, vede Grosseto (27.9%) più alta della media Toscana (24.2%), così come per quelli che hanno guidato dopo aver assunto sostanze psicotrope illegali (18.9% – 18.3%).

Dati onestamente preoccupanti, che però non chiamano in causa solo i giovani, i loro stili di vita e modelli di consumo, ma anche il mondo “adulto” dei gestori dei locali e l’approccio mercantile che incentiva il consumo di alcool con bevute a basso costo. Gli “shottini” alcoolici che riproducono il modello delle mini dosi di coca ed eroina, distribuite a prezzi modici proprio per motivare all’assunzione. Tema scabroso e di difficile quadratura, perché investe sia la responsabilità individuale di chi consuma che quella sociale di chi vende un servizio.

Andando oltre. I ragazzi e le ragazze grossetani che dichiarano di aver provato a fumare sigarette sono il 27% (media Toscana 21%). Mentre coloro che hanno provato l’ebrezza di assumere sostanze illegali almeno una volta nella vita sono il 45.5% (39.1%), e nell’ultimo anno il 38.3% (31.7%). Se poi guardiamo al mese precedente l’intervista, l’assunzione di droghe riguarda il 28.4% (21.9%). Per il 90-95% di loro – metà dei quali entro l’età di quindici anni – si è trattato di cannabis. Un’esperienza che ha riguardato circa 3.000 studenti. Questo dato, peraltro, è coerente con il boom di consumo di droghe leggere e pesanti, di vecchia e nuova generazione, che viene percepito a livello epidermico sia a Grosseto che in provincia. Dove evidentemente c’è un mercato perché ci sono molti consumatori, giovani e meno giovani. Mercato che con ogni probabilità è a fisarmonica, perché risente dell’impatto delle presenze turistiche estive. Alle quali in ogni parte d’Italia è associato un maggior consumo di droga e quindi di occasioni per provarla.

Anche in questo caso la demonizzazione non basta. Perché il tema degli stili di vita e dei modelli di consumo che influenzano i comportamenti dei ragazzi, richiede strumenti raffinati di analisi e non è semplificabile con gli slogan. Come quelli che tendono a colpevolizzare sic et simpliciter la scuola o la famiglia.

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ALCOL E DROGHE

Dic07
da admin il 7 Dicembre 2017 alle 10:38
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L’abuso di marijuana o alcol da adolescenti riduce le probabilità di riuscire nella vita

ESAGERARE con alcol e marijuana da teenager riduce le probabilità di sposarsi, di ottenere un diploma universitario, un lavoro sicuro e una buona condizione economica da adulti. Non si tratta delle parole di minaccia di genitori esasperati da figli adolescenti sorpresi tra canne e bicchieri di super alcolici, ma dei risultati di uno studio presentato al Meeting annuale dell’American Public Health Association, ad Atlanta. Gli autori, ricercatori dell’UConn Health dell’Università del Connecticut, sono arrivati a queste conclusioni analizzando un campione molto alto di persone: circa 1200 giovani uomini e donne raccolti nello studio COGA, Collaborative Studies on Genetics of Alcoholism. Il COGA è un progetto del National Institute of Health statunitense, avviato nel 1989 e ancora in corso, che indaga il peso della genetica nello sviluppo delle dipendenze da alcol in particolare nelle famiglie in cui l’alcolismo è più presente.Lo studio della UConn ha riguardato per la precisione 1.165 maschi e femmine le cui abitudini ed esperienze di vita sono state valutate a partire dai 12 anni e a intervalli di due anni fino ai 34.

POCO ISTRUITI. I risultati sono chiari: coloro che durante gli anni dell’adolescenza abusavano di sostanze hanno raggiunto in media livelli più bassi di istruzione, hanno avuto meno accesso a impieghi a tempo pieno, si sono sposati e realizzati meno sul piano socio-economico di quanto mediamente abbiano fatto quelli che nel corso della loro adolescenza, e anche dopo, hanno seguito diciamo stili di vita diversi. “Questo studio – ha detto Elizabeth Harari, psichiatra alla UConn e autore dello studio – ha dimostrato che l’uso cronico della marijuana in età adolescenziale si associa negativamente al raggiungimento di traguardi importanti”. La consapevolezza di questi effetti potenzialmente dannosi andranno studiati meglio, ha continuato l’esperta, “data l’attuale tendenza negli Usa di legalizzare la sostanza sia per uso medicinale che eventualmente ricreativo” .

MASCHI PIU’ A RISCHIO. L’uso cronico di marijuana ha ricadute diverse a seconda del genere: sarebbero i maschi a pagare prezzi più alti alle dipendenze precoci. In questo studio sono infatti i giovani uomini a fallire più spesso in tutti e quattro i “traguardi” (relazioni sentimentale stabili, educazione universitaria, lavoro a tempo pieno e potenziale socioeconomico) considerati. Le donne, anche se addicted, hanno sì meno probabilità di ottenere diplomi universitari e di accedere una buona condizione socio-economica, ma si sposano e lavorano a tempo pieno come le loro coetanee diciamo più virtuose. Lo studio è tuttora in corso. Il prossino
passo di Harari e dei suoi colleghi sarà capire perché le dipendenze precoci provocano effetti diversi a seconda dei sessi, e definire eventuali differenze tra uso cronico di alcol o di marijuana nella capacità di influenzare il raggiungimento di obiettivi futuri.

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ALCOLISMO E GIOVANI

Nov20
da admin il 20 Novembre 2017 alle 10:33
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ALCOLISMO GIOVANI:

Ecco come l’Islanda ha risolto il problema dell’alcol e della droga fra i giovani

Se vent’anni fa i ragazzi islandesi erano completamente fuori controllo, oggi sono i più «puliti» di tutta Europa. È stato possibile incoraggiando i genitori a seguire meglio i ragazzi, proponendo lo sport come alternativa alla dipendenza e obbligando i giovani a tornare a casa presto
Vent’anni fa, i giovani islandesi erano davvero in difficoltà: l’alcol e la droga erano un problema che sembrava senza via d’uscita, completamente fuori controllo. Oggi, invece, sono fra i più «puliti» di tutta Europa. La percentuale di ragazzi di 15 e 16 anni che finivano per ubriacarsi è crollata dal 42% del 1998 al 5% nel 2016. Quella di chi ha fatto uso di cannabis è scesa dal 17% al 7%. E la percentuale di chi fumava sigarette ogni giorno è passata dal 23% al 3%.
Che cosa è successo? È stato avviato un programma rivoluzionario, chiamato «Youth in Iceland», per contrastare il consumo di alcol e droghe. Un piano che prevedeva di cambiare, per prima cosa, l’ambiente in cui i ragazzi vivevano. Per farlo, i genitori, la scuola e lo stato hanno dovuto cominciare a lavorare seriamente insieme e a impostare grandi cambiamenti.

Le mamme e i papà sono stati invitati a partecipare ai colloqui sull’importanza di trascorrere del tempo con i loro figli e di partecipare attivamente alle loro vite. Ma anche le leggi sono state cambiate: è diventato illegale pubblicizzare alcolici e il limite di età per acquistarli è salito a 20 anni. Le sigarette, da allora, possono essere comprate solo dai maggiorenni. Ed è anche stata approvata una legge che proibisce ai bambini tra i 13 e i 16 anni di rimanere fuori casa dopo le 22 in inverno e dopo mezzanotte in estate: è in vigore ancora oggi.

Lo stato ha raccolto fondi per attività ricreative come sport, musica, arte, danza: l’obiettivo era quello di offrire ai ragazzi modi alternativi per far parte di un gruppo e assicurarsi che anche quelli provenienti dalle famiglie a basso reddito potessero partecipare alle iniziative. Oggi a Reykjavik ogni bambino riceve una sovvenzione di 412 euro per le attività ricreative. Il calcio è diventato molto popolare, ma lo sono anche il basket, la ginnastica e persino la musica: i giovani sono incoraggiati a fare parte di gruppi organizzati.

Il merito è soprattutto di un professore di psicologia americano, Harvey Milkman, che aveva studiato le cause della dipendenza. È stato lui a progettare il programma nazionale «Youth in Iceland»: nel 1992 il suo team aveva ricevuto un finanziamento governativo per elaborare un programma per distogliere gli adolescenti da droga e criminalità.

E lui scommette: «Se venisse adottato in altri Paesi – sostiene Milkman – il modello islandese potrebbe restituire benessere psicologico e fisico a milioni di bambini, ma farebbe bene anche alle casse della Sanità pubblica e a tutta la società».

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I GIOVANI E L’ALCOL

Nov14
da admin il 14 Novembre 2017 alle 12:22
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SEMPRE PIU’ GIOVANI CADONO NELLA TRAPPOLA DELL’ALCOL
Aumentano gli under 24 finiti al pronto soccorso perché hanno bevuto troppo In un caso è intervenuto il pediatra perché il ragazzo non aveva ancora 14 anni.
La definiscono una malattia volontaria. Perché sei tu che hai scelto di averla. Una malattia che impegna in ospedale almeno tre sanitari a volta, tra diagnosi e necessità di tenere calmo il paziente. E che finisce per costare al sistema sanitario pubblico come e più delle cure per un malato di tumore.

È l’alcol a causare tutto questo. Una schiavitù che in Versilia fa sempre più vittime. Lo testimoniano i dati degli accessi al pronto soccorso dell’ospedale di Lido di Camaiore per abuso di sostanze alcoliche. Aumentano i casi, aumentano quelli gravi e a rischio di coma etilico. Aumentano, soprattutto, i giovani sotto i 24 anni che si sentono male perché hanno bevuto troppo. Con un episodio sconcertante: quello di un ragazzino sotto i 14 anni. Che, vista l’età, ha richiesto l’intervento della pediatria dell’ospedale.

I numeri forniti dall’Asl sono inquietanti da qualsiasi parte li si guardi. È chiaro che a colpire sono soprattutto i dati riguardanti i giovani. Gli under 24 finiti all’ospedale, minorenni compresi, passano dai 94 dei primi dieci mesi del 2016 ai 103 dello stesso periodo di quest’anno. Aumentano anche gli accessi nei fine settimana (da 123 a 143, quindi 20 in più), i giorni considerati più a rischio. Così come aumentano i casi di abuso di alcol nelle ore notturne: dai 204 del 2016 ai 230 del 2017. Quasi la metà di questi sono collegabili a ragazzi giovani o giovanissimi.

Parlando in generale, nel giro di un anno gli accessi in ospedale per abuso di sostanze alcoliche sono aumentati di quasi il 14%: da 290 a 330. Addirittura 45 quelli che registrano un doppio accesso nello stesso periodo: l’anno scorso ci si era fermati a 30. Incrementati anche i casi considerati a rischio di coma etilico – alcuni in effetti ci sono finiti – che passano da 59 a 87. L’unico dato in controtendenza, ma è poco più di una curiosità, è quello relativo al record stabilito da un singolo paziente: nel 2016 c’è stato un uomo che è finito 72 volte in 10 mesi al pronto soccorso per abuso di alcolici. Nel 2017 il numero massimo di accessi raggiunto da una sola persona è stato di 57.

«L’etilismo acuto è una intossicazione volontaria, che in Versilia vede più di una persona al giorno ricorrere alle cure in pronto soccorso – spiega il direttore del pronto soccorso versiliese Giuseppe Pepe – Spesso si tratta di una persona agitata, violenta e molesta. Che a volte nega l’evidenza e sposta l’attenzione verso altri disturbi, pur di non ammettere che è un bevitore o che ha bevuto»

Nelle prime ore di assistenza il caso di abuso di alcol assorbe in pronto soccorso risorse sanitarie importanti. Almeno un medico, un infermiere e un operatore sociosanitario. Che vengono deviati dagli altri ammalati gravi. Prestazioni, esami e farmaci che hanno un costo sempre più elevato.

«La stragrande maggioranza viene gestita in pronto soccorso in Alta intensità di cure, monitorizzata, perché il rischio del coma etilico è sempre alto – prosegue Pepe – Talora c’è bisogno della Rianimazione diretta dal dottor Stefano Buzzigoli, che ricovera i pazienti in coma gravi e che assorbono risorse elevatissime di cure intensive anche per 48 ore consecutive. È sempre un lavoro di squadra con tutto il Versilia: anche con la psichiatria del professor Mario Di Fiorino, sul paziente ubriaco ed etilista, che spesso è anche affetto da patologie psichiatriche. Purtroppo – continua Pepe – anche con il dottor Luigi Gagliardi, la cui equipe di pediatri in pronto soccorso è intervenuta in urgenza brillantemente anche in un caso sotto i 14 anni».

Un lavoro di squadra che consente di intervenire anche in casi in cui l’utente ubriaco crea problemi al triage (il punto di accesso del pronto soccorso dove si smistano i casi in base alla gravità). Ed è incredibile pensare,

spiegano i medici, che un intervento per un caso di etilismo «fa spendere soldi pubblici spesso molto più di un paziente oncologico in pronto soccorso per curare il dolore. E spesso evolve gravemente, rischiando persino di morire».

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ANCORA UNA SQUALIFICA PER BESTEMMIA

Nov13
da admin il 13 Novembre 2017 alle 11:17
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La lezione di Lisuzzo: “Scusatemi, sono mortificato”
Il difensore, appiedato per un turno dal giudice sportivo. “Il mio impegno per ripagare tutti da questa squallida questione sarà raddoppiato sul campo e fuori rendendo onore più che posso a questi colori”.

Pisa, 9 novembre 2017 – «Il mio impegno per ripagare tutti da questa squallida questione sarà raddoppiato sul campo e fuori rendendo onore più che posso a questi colori. Scusatemi, sono mortificato». Firmato Andrea Lisuzzo. «Il Sindaco» ha chiesto scusa. Lo ha fatto nella tarda serata di ieri, con una nota scritta di suo pugno e affidata al profilo facebook ufficiale del giocatore. Avrebbe potuto anche accampare mille attenuanti e solleticare la solidarietà dei tifosi: una bestemmia dopo un rete subita all’ultimo secondo, per una papera del portiere e che ha impedito di portare a casa una vittoria meritata, per la stragrande maggioranza dei calciofili rientra nell’ambito delle cose che, non dovrebbero, ma possono capitare. Andrea Lisuzzo, però, non decide per convenienza: tre anni fa la soluzione più semplice sarebbe stato andarsene, come chiedeva a gran voce una parte della tifoseria dopo l’esito fallimentare dell’ultimo anno della gestione Battini. Invece lui scelse di restare e partì per il ritiro di Bientina: voleva dimostrare di meritare la maglia del Pisa. E c’è riuscito. Ieri, invece, la cosa più facile sarebbe stata assecondare le tante critiche piovute sullo zelante commissario federale che, al novantesimo, ossia una manciata di secondi dopo la rete che ha condannato il Pisa al pari, messo nero su bianco lo sfogo infelice del difensore nerazzurro. Nulla di tutto questo. Lisuzzo ha preso carta e penna senza sottrarsi alle proprie responsabilità: «E’ doveroso e razionale farlo ogni giorno e ogni qualvolta se ne presenta la necessità presentandosi umilmente dinanzi alle ripercussioni che esse comportano e affrontandole in silenzio, lavorando sulla propria moralità affinché non si commettano più certi errori – ha scritto – .Il mio “sfogo “ di fine gara non è giustificabile ma nello stesso tempo umano e comprensibile, pertanto (questa la parte che mi piace sottolineare) il dispiacere di procurare un danno alla mia squadra e alla mia tifoseria, bambini compresi nonché un danno d’immagine alla mia società, da un uomo maturo quale sono, ma pur sempre un “uomo”, non ha attenuanti».

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