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I PERICOLI DELL’ALCOL

Gen29
da admin il 29 Gennaio 2018 alle 14:16
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Il consumo di alcol da ragazzi aumenta il rischio di cirrosi da adulti

Sono le conclusioni di una ricerca, condotta in Svezia, incrociando i dati di 49 mila giovani, di leva negli anni 1969-70, con quelli dei Registri di morte del 2009

Che l’eccessivo consumo di alcol sia responsabile di cirrosi epatica non è certo una novità, ma adesso uno studio, durato quasi 40 anni, condotto in Svezia, ci dice quanto e come l’uso di bevande alcoliche in età giovanile sia legato allo sviluppo, da adulti, di danni al fegato. L’analisi retrospettiva, pubblicata in gennaio sul Journal of Hepatology, ha coinvolto tutti i giovani svedesi di leva negli anni 1969 e 1970 (quando il servizio militare era obbligatorio ed era escluso, per gravi motivi di salute, o disabilità, solo il 2-3 % dei ragazzi), in totale 49 mila persone tra i 18 e i 20 anni.

Rischio dose-correlato
Nel 20o9 sono stati incrociati i nomi di quei giovani militari con quelli del Registro Nazionale sui decessi e le cause di morte; si è così visto che dopo 39 anni erano morti per cirrosi epatica, ascite, carcinoma epatocellulare, varici esofagee , sindrome epatorenale, encefalopatia epatica , collasso del fegato e altre patologie epatiche 383 uomini. E i dati sul consumo di alcol, raccolti durante la visita di leva, indicavano che più precoce era stato questo consumo, maggiori erano state le probabilità di decesso per cause epatiche. E il rischio ( dopo aver eliminato le cause «confondenti»: indice di massa corporea, uso di tabacco, stupefacenti, capacità cognitive e efficenza cardiovascolare) è risultato dose-dipendente, cioè più alto in chi beveva due drink al giorno, pari a circa 20 grammi di alcol. Per intenderci: due lattine di birra o due bicchieri di vino o due bicchierini di un superalcolico. L’indagine, avvertono però i ricercatori, è stata condotta solo su uomini e dovrebbe essere estesa anche alla donne, la cui tolleranza all’alcol però già sappiamo essere molto ridotta rispetto a quella dei maschi.

Le conclusioni
Che conclusioni trarre da questo studio? Davanti al fatto che nonostante l’abuso di alcol coinvolga un alto numero di persone , ma non sia ancora trovata una cura specifica, «non resta che puntare sulla prevenzione, specie in età adolescenziale , rivedendo le dosi considerate attualmente «sicure» — commenta Alexandre Louvet, del Servizio di malattie dell’apparato digestivo dell’Ospedale Huriez a Lille, in Francia, nell’editoriale che ha accompagna l’articolo — e ricordando che le raccomandazioni che possono fare i medici e le campagne di educazione rivolte alla popolazione generale, debbono essere accompagnate da politiche sull’accesso all’alcol, puntando su aumento dei prezzi e controllo dell’informazione pubblicitaria e su interventi a livello individuale. Secondo l’Organizzazione mondiale dell Sanità, nel 2014, per cirrosi riconducibili all’alcol, sono morte in tutto il mondo 493.oo persone. E se l’alcolismo è una patologia che se non si può curare in modo specifico, si può però prevenire al 100 per cento.

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L’ALCOL TRA I GIOVANI

Gen08
da admin il 8 Gennaio 2018 alle 14:30
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Troppi casi di coma etilico. Giovani che bevono troppo, genitori senza risposte
A spaventare è l’età. Tutti al di sotto dei vent’anni, alcuni addirittura non arrivano ai quindici. Giovani e adolescenti, quindi. Ragazzini, verrebbe da dire. Ragazzini che la notte di San Silvestro si sono ubriacati al punto da finire in coma etilico. All’ospedale Cardarelli di Napoli ne sono giunti una ventina. Altri, in codice rosso, sono stati trasportati in altri nosocomi. Eravamo preparati, entrati nell’anno nuovo, ad ascoltare le dolorose notizie di persone rimaste ferite dai botti o da qualche colpo di pistola che qualcuno si ostina a definire “vagante”.

I feriti ci sono stati anche quest’ anno. Nel Napoletano a un giovane sono stati amputate tre dita di una mano; un bambino rischia di perdere un occhio; un dodicenne è stato ferito da un colpo di pistola sul balcone di casa. Ma non è su questo dramma che vogliamo soffermare la nostra attenzione, bensì sui giovanissimi finiti in coma etilico. Come etilico vuol dire che questi ragazzi si sono ubriacati al punto che il loro organismo non ce l’ha fatta a sopportare una tale quantità di alcol e ha ceduto.

Coma etilico vuol dire che questi nostri ingenui figli non sono stati capaci di gestire l’euforia di una serata come quella di san Silvestro. Coma etilico vuol dire che essi necessitano dell’aiuto degli adulti. Adulti che in questo momento, invasi dal dolore e dai sensi di colpa, si stanno facendo mille domande cui non riescono a dare una risposta. «Dove abbiamo sbagliato? Che cosa sta accadendo e che non riusciamo a vedere? Che cosa possiamo fare? Da dove dobbiamo cominciare? Chi ci deve aiutare?» si chiedono spesso i genitori.

I ragazzi non li ascoltano, anzi, sovente, mostrano verso di loro segni di insofferenza. Occorre andarci piano, soprattutto quando minacciano di scappare via di casa o commettere qualcosa di peggio. In genere sono inseriti in qualche gruppo che detta loro le linee guida cui si adeguano volentieri. Dicono di voler andare controcorrente, di essere anticonformisti, di non tenere in alcun conto i giudizi altrui e non si accorgono di allinearsi meglio di un plotone di soldati. Così intruppati, emettono ed eseguono ordini; inventano neologismi e gesti propri, si chiamano “fratelli”, si baciano come fanno i fidanzati. Anche l’ acconciatura dei capelli, i disegni dei tatuaggi, gli orecchini, i pantaloni strappati che vorrebbero imitare quelli degli straccioni, ma che costano somme esorbitanti, servono a fare di loro un gruppo. Quel gruppo. La pena prevista per chi non si adegua è essere emarginato. E l’ emarginazione li spaventa.

Bevono i ragazzi. Tanto. Troppo. Perché? A qualcuno certamente l’ alcol piace, lo eccita, gli fa dimenticare i problemi, lo sbarazza della timidezza. E gli altri? Gli altri lo fanno perché così fan tutti. E bevono, anche controvoglia, bevono. Per darsi delle arie, per non rimanere indietro, per non essere isolati, bevono. Anche quando il loro organismo si ribella e chiede aiuto, bevono. Bere diventa un modo di essere, una sfida. A se stessi, agli altri, alla società. Una sorta di manifestazione di potenza, di forza, di grandezza, di menefreghismo. Sono caduti in trappola ma non se ne sono accorti. Hanno bisogno di essere aiutati ma non lo sanno. Occorre metterli in guardia; insegnare loro, a scuola, a casa, in chiesa, che cos’è l’ alcol, che cosa sono le varie droghe, come funzionano, quali effetti hanno sui loro organi interni. A quali danni, a volte irreparabili, può portare l’ alcolismo o l’assunzione di una droga.

Occorre convincerli che certe cattive abitudini come fumare, drogarsi, bere, giocare di azzardo, una volta radicate sono faticosissime da essere estirpate. Meglio tenersene alla larga prima. E rimanere liberi. Prevenire è meglio che curare. Aiutiamo i nostri giovani. Diamo loro testimonianza di una vita vissuta all’ insegna della serenità, della gioia, della sobrietà, della condivisione. E per chi crede, della fede. Vederli in ospedale in coma etilico, a Capodanno o ogni sabato notte, fa veramente tanto male al cuore.

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ALLARME “BINGE DRINKING”

Dic19
da admin il 19 Dicembre 2017 alle 11:32
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Alcol sfrenato fra i giovani: è allarme “binge drinking
Arriva dal Nord Europa la moda di “trangugiare rapidamente”. A 11 anni il primo contatto con vino o birra

Bere tanto in poco tempo, per lo più durante le notti alcoliche del fine settimana. Un consumo massiccio concentrato in determinate brevi occasioni come accade nei Paesi del Nord Europa secondo il fenomeno cosiddetto del “binge drinking”. E’ la modalità di consumo di alcol che si sta diffondendo tra i giovani fiorentini, che ad un moderato consumo abituale di vino o birra prediligono dei“blitz alcolici” durante i weekend, dimostrando di avere, tra le altre cose, scarsa percezione del rischio collegato alla guida in stato di ebbrezza.

Il quadro emerge da una ricerca su alcol, giovani e stili di consumo condotta durante i mesi scorsi dalla cooperativa sociale Coop 21 e dall’associazione Ideazione tra 850 ragazzi tra i 13 e i 30 anni aderenti al servizio di educativa di strada nei Comuni dell’area Fiorentina sud-est e nel Valdarno aretino. Lo studio è stato presentato oggi a Bagno a Ripoli. Ad illustrare i risultati, accanto ai rappresentanti di Coop 21 e Ideazione, erano presenti il sindaco Francesco Casini, presidente della Conferenza dei sindaci della Zona fiorentina sud-est, gli amministratori del territorio e i referenti delle Aziende Usl Toscana Centro e Usl 8 Valdarno.

Del campione, composto da 850 ragazzi tra i 13 e i 30 anni (18,24 anni di media; 50,2% maschi, 40,5% femmine), nove ragazzi su dieci hanno dichiarato di consumare bevande alcoliche (87,7%). All’aumentare dell’età aumenta anche il consumo: dal 61,4% della fascia più giovane (13-15 anni) fino al 98,2% dei giovani adulti (22-30 anni). Il primo contatto con l’alcol avviene intorno agli 11 anni, ma si può supporre che il consumo di alcol, che poi si stabilizzerà durante il periodo dell’adolescenza, inizi a partire dai 15 anni. Il 40,4% del campione beve alcol nel fine settimana, mentre il 31,9% ha una frequenza di consumo inferiore ad una volta alla settimana. Dall’altra parte l’11,8% e il 3,6% dichiara di bere alcolici, rispettivamente, 3 o 4 volte alla settima e tutti i giorni.

Il 50% dei ragazzi dichiara di bere almeno due cocktail nel weekend. Tutte le tipologie di bevande sono maggiormente consumate durante il weekend. Ma il dato che fa più effetto è che il 43% del campione dichiara di aver avuto un episodio di “binge drinking” negli ultimi 30 giorni. La percentuale di chi ha avuto un episodio di binge drinking nell’ultimo mese non varia con l’età. Il 52,7% del campione ha la patente: il 32,4% guida la macchina mentre il 20,3% può guidare solo il motorino. Tra questi il 29,5% ha guidato dopo aver bevuto: il 10,2% dei guidatori ha dichiarato di essersi messo più volte alla guida dopo aver bevuto.“

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LE PREOCCUPANTI TENDENZE DEI GIOVANI

Dic11
da admin il 11 Dicembre 2017 alle 14:10
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Giovani tutto sesso, droga, alcol e rock’n roll.

Bevono alcolici, fumano canne e iniziano a fare sesso precocemente alquanto sopra la media dei loro coetanei in Toscana. È il sommario ritratto della “gioventù bruciata” della Maremma che emerge dall’elaborazione fatta dall’Ars (agenzia regionale della sanità) dei dati dell’indagine Edit, epidemiologia dei determinanti di infortunistica stradale in Toscana. Studio che nel 2015 ha coinvolto 5.077 studenti di 57 istituti della scuola secondaria superiore dai 14 ai 19 anni – 373 i grossetani – ai quali sono stati somministrati questionari a risposta anonima*.

Naturalmente la locuzione gioventù bruciata è solo una provocazione per richiamare l’attenzione su un fenomeno, quello del disagio giovanile e adolescenziale, che meriterebbe molta più attenzione di quanta non gliene venga data. Attenzione che si manifesta quasi esclusivamente in modo peloso sotto forma d’indignazione per episodi di teppismo, sballo da weekend, bullismo e similari. Ubriacarsi, farsi le canne e avere i primi approcci sessuali, d’altra parte, non è necessariamente patologico o espressione di disagio, ma fa parte di quei riti di iniziazione all’età adulta che caratterizzano l’adolescenza. E che dalla notte dei tempi si perpetrano uguali a sé stesi nel loro significato simbolico, variando in relazione a usi e costumi sociali dei diversi periodi storici. Cosa logica di per sé, anche se non basta a governare le ansie legittime dei genitori di qualunque generazione.

Sia come sia, dall’indagine che ha coinvolto poco più di 5.000 studenti toscani dai 14 ai 19 anni d’età (54.2% maschi e 45.8% femmine), emergono informazioni utili a disegnare la cornice della condizione giovanile in provincia di Grosseto. I ragazzi grossetani, che occupano il primo posto in tutte le graduatorie dei comportamenti a rischio, ad esempio, bevono molto sopra la media dei loro coetanei toscani. Basta guardare al fenomeno del cosiddetto binge drinking, ovverosia l’abitudine di ingurgitare in poco tempo più tipi di bevande alcoliche per sballarsi – almeno sei unità di alcool puro (12 gr. di alcool a unità alcolica). Se in provincia di Grosseto nel 2005 il 28% (26.1% in Toscana) degli intervistati dichiarava di aver avuto almeno un fenomeno di binge drinking, nel 2015 si è passati al 41.2% del campione a fronte di una media regionale del 33.5%. Con i maschi che arrivano al 47% (37% la media regionale) e le femmine al 35% (29%). Complessivamente 4.400 giovani.

Stessa tendenza degli studenti che hanno dichiarato di essersi ubriacati almeno una volta nell’ultimo anno: il 61% in Maremma a fronte di una media toscana del 51%. Con un accorciamento della forbice fra i comportamenti dei maschi (63%) e delle femmine (59%). Anche la percentuale di studenti che dichiarano di aver guidato dopo aver assunto alcool nell’ultimo anno, vede Grosseto (27.9%) più alta della media Toscana (24.2%), così come per quelli che hanno guidato dopo aver assunto sostanze psicotrope illegali (18.9% – 18.3%).

Dati onestamente preoccupanti, che però non chiamano in causa solo i giovani, i loro stili di vita e modelli di consumo, ma anche il mondo “adulto” dei gestori dei locali e l’approccio mercantile che incentiva il consumo di alcool con bevute a basso costo. Gli “shottini” alcoolici che riproducono il modello delle mini dosi di coca ed eroina, distribuite a prezzi modici proprio per motivare all’assunzione. Tema scabroso e di difficile quadratura, perché investe sia la responsabilità individuale di chi consuma che quella sociale di chi vende un servizio.

Andando oltre. I ragazzi e le ragazze grossetani che dichiarano di aver provato a fumare sigarette sono il 27% (media Toscana 21%). Mentre coloro che hanno provato l’ebrezza di assumere sostanze illegali almeno una volta nella vita sono il 45.5% (39.1%), e nell’ultimo anno il 38.3% (31.7%). Se poi guardiamo al mese precedente l’intervista, l’assunzione di droghe riguarda il 28.4% (21.9%). Per il 90-95% di loro – metà dei quali entro l’età di quindici anni – si è trattato di cannabis. Un’esperienza che ha riguardato circa 3.000 studenti. Questo dato, peraltro, è coerente con il boom di consumo di droghe leggere e pesanti, di vecchia e nuova generazione, che viene percepito a livello epidermico sia a Grosseto che in provincia. Dove evidentemente c’è un mercato perché ci sono molti consumatori, giovani e meno giovani. Mercato che con ogni probabilità è a fisarmonica, perché risente dell’impatto delle presenze turistiche estive. Alle quali in ogni parte d’Italia è associato un maggior consumo di droga e quindi di occasioni per provarla.

Anche in questo caso la demonizzazione non basta. Perché il tema degli stili di vita e dei modelli di consumo che influenzano i comportamenti dei ragazzi, richiede strumenti raffinati di analisi e non è semplificabile con gli slogan. Come quelli che tendono a colpevolizzare sic et simpliciter la scuola o la famiglia.

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ALCOL E DROGHE

Dic07
da admin il 7 Dicembre 2017 alle 10:38
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L’abuso di marijuana o alcol da adolescenti riduce le probabilità di riuscire nella vita

ESAGERARE con alcol e marijuana da teenager riduce le probabilità di sposarsi, di ottenere un diploma universitario, un lavoro sicuro e una buona condizione economica da adulti. Non si tratta delle parole di minaccia di genitori esasperati da figli adolescenti sorpresi tra canne e bicchieri di super alcolici, ma dei risultati di uno studio presentato al Meeting annuale dell’American Public Health Association, ad Atlanta. Gli autori, ricercatori dell’UConn Health dell’Università del Connecticut, sono arrivati a queste conclusioni analizzando un campione molto alto di persone: circa 1200 giovani uomini e donne raccolti nello studio COGA, Collaborative Studies on Genetics of Alcoholism. Il COGA è un progetto del National Institute of Health statunitense, avviato nel 1989 e ancora in corso, che indaga il peso della genetica nello sviluppo delle dipendenze da alcol in particolare nelle famiglie in cui l’alcolismo è più presente.Lo studio della UConn ha riguardato per la precisione 1.165 maschi e femmine le cui abitudini ed esperienze di vita sono state valutate a partire dai 12 anni e a intervalli di due anni fino ai 34.

POCO ISTRUITI. I risultati sono chiari: coloro che durante gli anni dell’adolescenza abusavano di sostanze hanno raggiunto in media livelli più bassi di istruzione, hanno avuto meno accesso a impieghi a tempo pieno, si sono sposati e realizzati meno sul piano socio-economico di quanto mediamente abbiano fatto quelli che nel corso della loro adolescenza, e anche dopo, hanno seguito diciamo stili di vita diversi. “Questo studio – ha detto Elizabeth Harari, psichiatra alla UConn e autore dello studio – ha dimostrato che l’uso cronico della marijuana in età adolescenziale si associa negativamente al raggiungimento di traguardi importanti”. La consapevolezza di questi effetti potenzialmente dannosi andranno studiati meglio, ha continuato l’esperta, “data l’attuale tendenza negli Usa di legalizzare la sostanza sia per uso medicinale che eventualmente ricreativo” .

MASCHI PIU’ A RISCHIO. L’uso cronico di marijuana ha ricadute diverse a seconda del genere: sarebbero i maschi a pagare prezzi più alti alle dipendenze precoci. In questo studio sono infatti i giovani uomini a fallire più spesso in tutti e quattro i “traguardi” (relazioni sentimentale stabili, educazione universitaria, lavoro a tempo pieno e potenziale socioeconomico) considerati. Le donne, anche se addicted, hanno sì meno probabilità di ottenere diplomi universitari e di accedere una buona condizione socio-economica, ma si sposano e lavorano a tempo pieno come le loro coetanee diciamo più virtuose. Lo studio è tuttora in corso. Il prossino
passo di Harari e dei suoi colleghi sarà capire perché le dipendenze precoci provocano effetti diversi a seconda dei sessi, e definire eventuali differenze tra uso cronico di alcol o di marijuana nella capacità di influenzare il raggiungimento di obiettivi futuri.

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