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Alcolismo giovani

Feb25
da admin il 25 Febbraio 2025 alle 11:39
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Europa: verso norme stringenti per contenere gli eccessi di alcol tra i giovani

Per contenere gli eccessi di alcol tra i giovani i paesi dell’Ue fanno rotta verso misure piu’ restrittive. A delineare lo scenario e’ un servizio realizzato da DerStandard nell’ambito del progetto Pulse. A far scoppiare il caso, secondo quanto ricostruito nel servizio, gli eventi della notte di Capodanno. ‘In due casi, i minori hanno consumato cosi’ tanto alcol che hanno dovuto essere portati in ospedale – si legge -. I giovani non bevevano queste bevande a casa o in un altro ambiente privato, ma in locali dove in realta’ non dovrebbero ricevere alcolici. Gia’ prima c’erano stati numerosi casi simili, a volte le persone colpite erano anche in pericolo di vita nel frattempo. Una volta otto studenti delle scuole superiori sono finiti in ospedale ad Atene dopo una visita al nightclub’. Da qui, la decisione del Governo greco di inasprire la legge. Attualmente, l’età minima legale per il consumo di alcol in Grecia e’ di 18 anni.

‘Gli operatori locali devono attualmente temere al massimo sanzioni amministrative, perche’ nel 2016 l’allora partito di sinistra Syriza al potere ha abolito le corrispondenti norme penali – si legge nel servizio -. Con l’emendamento alla legge ora annunciato, coloro che vendono alcolici ai minori rischiano fino a cinque anni di carcere. Nei bar e nei supermercati dovrebbe diventare di nuovo obbligatorio determinare l’età dei clienti attraverso i controlli della carta d’identità”.

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Alcolismo giovani

Feb18
da admin il 18 Febbraio 2025 alle 12:00
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Giovani in un mare di dipendenze. Cosa travolge i nostri naviganti

Droghe, alcol, social, videogiochi, cibo, Hikikomori: occhio ragazzi a non cadere in trappola.

Le dipendenze giovanili rappresentano oggi uno dei principali problemi sociali che coinvolge le nuove generazioni. Abuso di alcol, droghe, videogiochi, social media e, più recentemente, il fenomeno degli hikikomori. Ma quali sono le cause scatenanti?

I fattori sono molteplici, ma spesso sono il risultato di desiderio di evasione o di difficoltà a gestire emozioni e relazioni interpersonali. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale della Salute, circa il 9% degli adolescenti italiani fa uso abituale di stupefacenti; 960 mila giovani tra i 15 i 19 anni hanno provato sostanze stupefacenti e nuove droghe psicoattive. Un’altra indagine ha rivelato che il 40% dei ragazzi italiani tra i 14 e i 18 anni consuma alcol almeno una volta a settimana; il 17% ha dichiarato di aver avuto episodi di ubriachezza. Tra le ultime novità, il Binge Drinking, un’“abbuffata di alcolici” in brevi periodi, che può ridurre la memoria e la capacità di orientamento.

Tutto ciò è spesso legato alla ricerca di esperienze forti o al bisogno di distaccarsi dalla realtà quotidiana. In parallelo, cresce anche il fenomeno della dipendenza dalla tecnologia. I giovani, sempre più connessi ai social media e ai videogiochi, rischiano di isolarsi dalla realtà e di sviluppare forme di dipendenza digitale che possono influire negativamente sul loro benessere mentale ed emotivo, influenzando ad esempio il ciclo del sonno. Un rischio è rappresentato dalla nomofobia, cioè l’ansia di dimenticare il proprio smartphone o di avere problemi di batteria o di connessione, per la paura costante di perdere messaggi importanti o aggiornamenti sui social. La continua ricerca di approvazione e il confronto con gli altri possono portare a seri problemi di autostima e stress. Il ritiro sociale, proprio degli Hikikomori, è un esempio estremo di come l’isolamento può diventare una risposta a tali disagi. In Italia circa 300mila giovani tra i 14 e i 30 anni soffrono di questo disturbo.

Anche la dipendenza legata all’alimentazione è sempre più rilevante. Anoressia, bulimia e obesità colpiscono numerosi adolescenti, creando col cibo un rapporto conflittuale per compensare il malessere emotivo legato all’accettazione di sé o ai “modelli” proposti ogni giorno su qualsiasi schermo. Come provare ad uscirne?

È fondamentale che scuole, famiglie e istituzioni affrontino questi problemi con maggior consapevolezza e interventi mirati, per aiutare i giovani a non essere intrappolati in dinamiche di dipendenza.

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Questo non è calcio……….

Feb05
da admin il 5 Febbraio 2025 alle 9:45
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Cartellino rosso scomparso e bestemmie in campo

3-0 a tavolino per la squadra di casa, il Pertusio, e multa di 300 euro al Castiglione. E’ la decisione del giudice sportivo di Ivrea in merito alla partita di Terza Categoria di domenica scorsa, finita anzitempo (tra le altre cose) per la scomparsa del cartellino rosso dell’arbitro. Ecco che cosa ha scritto il giudice sportivo Mario Benni.

«La gara in oggetto vedeva contrapposte le prime due squadre al vertice della classifica; nella sequenza temporale riportata dal referto di gara si ricava che al 20º del primo tempo il Pertusio conduce 2-0 sulla F.C. Castiglione e nei minuti successivi (25’, 27’ e 29’) l’arbitro ammonisce un calciatore per parte per normali falli di gioco ed ancora uno del Castiglione per proteste. La gara, pur sbilanciata nel risultato, sembra ancora aperta ed in gioco, mentre si sta avviando ai minuti finali del primo tempo. Purtroppo, al 40º del primo tempo, il n. 2 della F.C. Castiglione, “bestemmia in modo plateale contro un suo compagno di squadra”, pertanto il Direttore di gara lo espelle, a termine di regolamento. Questa sanzione sarà all’origine di tutta la sequela di comportamenti di rilevanza disciplinare che l’arbitro sarà costretto ad annotare a carico della F.C. Castiglione.

Infatti, al fischio finale, l’arbitro riferisce che “l’intera squadra del F.C. Castiglione – composta da titolari, dirigenti, allenatore e giocatori di riserva – mi ha accerchiato nei pressi dell’ingresso degli spogliatoi per manifestare il proprio disappunto riguardo all’espulsione”. L’inferiorità porta la reazione scomposta. L’Arbitro continua: “Poco dopo, alcuni giocatori del Castiglione, che non sono riuscito ad identificare, mi hanno spintonato alle spalle, facendomi cadere il cartellino rosso. Successivamente uno di loro ha sottratto il cartellino e lo ha portato negli spogliatoi”. A questo punto – è sempre l’Arbitro che racconta – intervenivano i dirigenti del Pertusio, accompagnando il Direttore di gara verso il centro campo, “a distanza dalla squadra del F.C. Castiglione”, ma un loro calciatore riusciva a rivolgergli minacce, ricevendo provvedimento di espulsione, ancorché senza esibizione del cartellino rosso.

Trascorsi 15 minuti dal fischio finale di primo tempo, il Direttore di gara, seguito fin sulla porta dalle minacce della squadra del Castiglione, riusciva a raggiungere il proprio spogliatoio, ove poco dopo convocava i due capitani, spiegando loro che, “in caso di ulteriori problemi, la gara sarebbe stata sospesa. Entrambi hanno espresso la volontà di proseguire con il secondo tempo”. Ma ciò non fu possibile per le ragioni più sopra espresse (cioè nuovo accerchiamento da parte del Castiglione, ingiurie e minacce da parte del loro capitano, espulso anch’egli senza cartellino rosso). L’Arbitro descrive una situazione di confusione che impediva l’ordine necessario per riprendere il gioco, ma soprattutto rende plausibile una percepita condizione di pericolo per la propria incolumità o comunque di mancanza di serenità.

L’arbitro, scortato dall’intera dirigenza del Pertusio, riuscirà a lasciare il centro sportivo locale, dopo 20 minuti di attesa nel proprio spogliatoio, davanti alla cui porta sostava ancora la squadra del Castiglione. La Presidente di quest’ultima Società ha proposto una lettura diversa dei fatti raccontati dal Direttore di gara, ma poco convince, sul piano logico e fattuale, mentre l’Ufficiale di gara descrive la concretezza dei fatti e dei comportamenti, che trovano giusta collocazione causale, nella vicenda complessiva, assai “tipica”. L’episodio del “povero e non più trovato” cartellino rosso (universale condiviso segno simbolico della disciplina calcistica) è emblematico di una vicenda sfuggita di mano ai protagonisti. La squadra F.C. Castiglione si è resa dunque responsabile di fatti e situazioni che hanno procurato la perdita di serenità necessaria al Direttore di gara, impedendo così la regolare effettuazione della gara col Pertusio».

PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI

Si commina l’ammenda alla società FC Castiglione di euro 200,00 per avere alcuni giocatori della squadra, non identificati, al termine del primo tempo, spintonato alle spalle il direttore di gara, facendogli cadere il cartellino rosso, raccolto e portato da uno di loro non identificato, nei propri spogliatoi, senza mai restituirlo. Comportamento questo, simbolicamente grave. Non risulta inoltre, da parte dei dirigenti della società, alcun tentativo di far cessare le intemperanze dei propri tesserati.

I giocatori espulsi dovranno scontare rispettivamente quattro, tre e due giornate di squalifica. Il Castiglione, ovviamente, potrà presentare ricorso.

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Alcolismo giovani

Gen14
da admin il 14 Gennaio 2025 alle 15:28
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Donne che bevono troppo
Tendiamo a sviluppare i problemi legati all’alcol più rapidamente rispetto agli uomini, e l’uso (e abuso) di alcolici è più che mai in crescita. Ma il problema più sottovalutato è il consumo sociale. Ecco come farsi aiutare

Sfogliare l’agenda con la copertina arancione, a disposizione dei pensieri di pazienti e congiunti, nella sala d’attesa del Centro alcologico del Policlinico San Martino di Genova è un giro sull’ottovolante delle emozioni: dalle vette della speranza più luminosa fino all’abisso della disperazione più nera, passando per la gratitudine sincera. Tra le firme, non mancano quelle di mogli e madri, ma anche quelle delle pazienti. Perché l’uso e l’abuso di alcol, che lo stereotipo vuole legati a un disagio tipicamente maschile e a situazioni di emarginazione, è un problema che si stratifica in tutte le classi sociali e interessa le donne, spesso giovanissime ma non solo, in misura crescente negli ultimi decenni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le donne consumano alcol a livelli più elevati rispetto al passato, con un aumento in particolare tra le giovani adulte. Negli Stati Uniti, il National institute on Alcohol abuse and Alcoholism ha segnalato nel 2020 che nelle due decadi precedenti il consumo di alcol era aumentato tra le donne ma rimasto stabile tra gli uomini. In Italia i dati più recenti, quelli del Rapporto Istisan 23/3, evidenziano come nel 2021 il 6,1% delle donne abbia consumato alcol in modalità abituale eccedentaria, il 3,6% in modalità binge drinking e complessivamente l’8,7% delle donne, pari a circa 2.430.000 persone, abbia consumato alcol in modalità a rischio per la loro salute. Con tutto quel che ne consegue, perché sto per scoprire quanto la stessa quantità d’alcol risulti molto più tossica e devastante nelle femmine rispetto ai maschi.

A spiegarmi perché le donne siano più vulnerabili, e non solo dal punto di vista bi0logico, è Gianni Testino, che coordina questo Centro alcologico regionale, è primario della Struttura complessa Patologie delle Dipendenze ed Epatologia alcol correlata della Asl3 e presidente della Società italiana di alcologia (alcologiaitaliana.it). La sua è una battaglia di verità sui danni dell’alcol e sull’importanza fin dall’infanzia dei corretti stili di vita che porta avanti insieme al suo alter ego, Patrizia Balbinot, operatrice socio sanitaria, caregiver formale del reparto, responsabile organizzativa del Centro alcologico, formatrice e autrice di libri e pubblicazioni scientifiche.

«Il fatto che il consumo di alcol sia un problema riguarda in modo particolare proprio le donne», spiega il primario, «in primis perché non hanno la capacità di “smontare” la molecola dell’etanolo, che troviamo nel vino, nella birra e nei superalcolici. È indifferente quello che si beve: quello che dobbiamo avere in mente è l’etanolo e le sue caratteristiche. È tossico in generale, è una droga, perché è una sostanza psicoattiva, ed è teratogeno, quindi può determinare anomalie e malformazioni nel corso dello sviluppo embrionale, oltre a favorire la sindrome feto alcolica se consumato in gravidanza». A parità di consumo rispetto agli uomini le donne metabolizzano l’etanolo al 50%, perché hanno una minore quantità di alcol deidrogenasi, l’enzima che aiuta a degradarlo, e dunque possono sperimentare effetti negativi a livelli di consumo inferiori. «Nel loro sangue la sostanza permane circa il doppio del tempo, e questo è già un punto di fragilità», prosegue Testino. «Altri sono legati alla diversa distribuzione dell’acqua in rapporto al grasso corporeo e all’assetto ormonale, che favorisce la tossicità e i meccanismi di cancerogenesi alcol-correlati». Un punto, quest’ultimo, di cui non si parla abbastanza, sottolinea lo specialista: l’alcol, che è a disposizione di tutte e tutti legalmente e in modo pervasivo, è la seconda causa di morte oncologica a livello generale, e in media ogni anno in Italia ci sono 10.000 nuovi cancri della mammella – il tessuto più vulnerabile – totalmente alcol attribuibili.

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Alcolismo giovani

Gen07
da admin il 7 Gennaio 2025 alle 9:42
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Sober bar: l’alternativa che salva il fegato, un milione i giovani nel mirino per i danni da binge drinking
In un’epoca in cui si parla sempre più di binge eating e fame emotiva, il binge drinking – l’abbuffata alcolica – non fa eccezione. Un fenomeno pericoloso che mette a dura prova il fegato e causa un aumento dei trapianti
Il momento è decisamente appropriato: le vacanze natalizie offrono l’opportunità di riunirsi con i propri cari, rilassarsi e concedersi piaceri gastronomici. Piccole trasgressioni che, in fin dei conti, fanno sentire meglio. Tuttavia, per alcuni, queste occasioni si accompagnano a un eccessivo consumo di alcol. Negli ultimi anni, i bar senza alcol o sober bar, stanno emergendo come una valida alternativa ai tradizionali luoghi di ritrovo giovanile, offrendo uno spazio sociale alternativo e più sicuro.

Sober bar: la nuova frontiera del divertimento senza rischi
In un contesto in cui i giovani sono abituati a frequentare locali per aperitivi e happy hour, i sober bar si distinguono per la loro offerta esclusivamente analcolica, puntando a promuovere abitudini sobrie e a favorire una socializzazione sana. Sono ambienti ideali anche per famiglie, donne in gravidanza e rappresentano un’interessante rimedio al consumo eccessivo di alcol, grave problema di salute pubblica in Europa.

Gli europei, infatti, sono tra i più grandi consumatori al mondo e questo ha conseguenze molto gravi sulla salute, soprattutto nella fase di crescita tra i 12 e i 24 anni, quando il cervello è particolarmente vulnerabile agli effetti negativi delle sostanze. Niente di nuovo, visto che l’OMS ha da tempo ribadito, in modo inequivocabile, che non esiste un consumo di alcol sicuro.

Un milione di giovani a rischio per i danni da Binge Drinking
I numeri parlano chiaro: nel nostro Paese, circa un milione e trecentomila giovani tra gli 11 e i 24 anni sono considerati consumatori a rischio di alcolismo, con circa 650.000 minorenni. In particolare, i dati sono preoccupanti per le ragazze, in aumento rispetto agli anni precedenti, che risultano più sensibili ai conseguenti effetti dannosi, come riferisce Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità: «Questa sostanza interferisce con il sistema ormonale, aumentando i rischi di patologie gravi, come la formazione di noduli maligni nelle mammelle». E poi, aggiunge: «In generale, il consumo precoce di alcol è particolarmente pericoloso per i giovani, poiché la loro capacità di metabolizzare l’alcol è inferiore rispetto agli adulti, aumentando il rischio di danni cerebrali e fisici».

In un’epoca in cui si parla sempre più di binge eating e fame emotiva, il binge drinking, l’abbuffata alcolica, non fa eccezione. «Un fenomeno pericoloso che sta mettendo a dura prova il fegato e causando un aumento dei trapianti», afferma il Professor Adriano Pellicelli, direttore della UOC Malattie del Fegato dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. Le conseguenze di questo comportamento, che porta a rischi immediati come la cirrosi epatica, l’insufficienza epatica acuta e il tumore al fegato, sono ben documentate. Inoltre, l’abuso di alcol è legato a un aumento significativo degli incidenti stradali e di altri comportamenti violenti.

Circa il 47% dei trapianti di fegato a causa dell’alcol: l’allarme dell’ospedale San Camillo
L’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma è in prima linea nella lotta contro le malattie epatiche causate dall’abuso di alcol. Nel 2024, circa il 47% dei trapianti di fegato eseguiti nel centro sono stati causati dall’alcol. «Questo dato è allarmante e richiede un intervento urgente a livello nazionale», afferma il professor Pellicelli, sottolineando l’importanza di strategie preventive per ridurre l’incidenza delle malattie epatiche.

Dal 2015, l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini ha registrato un aumento significativo dei trapianti di fegato legati all’alcol. Nel 2023, su 88 trapianti di fegato effettuati, 29 erano dovuti a cirrosi alcolica e 7 a tumori epatici causati dall’abuso di alcol. Nel 2024, il numero di trapianti è salito a 94, con un forte incremento dei casi legati a malattie epatiche indotte dall’alcol. La situazione è definita dal professor Pellicelli una “crisi sanitaria crescente”, che richiede interventi urgenti e mirati in termini di prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti tempestivi.

Le iniziative educative e le etichette come strumento di consapevolezza
Per contrastare il pericolo del consumo eccessivo di alcol, alcuni Paesi europei corrono ai ripari. Il Belgio, ad esempio, segue le orme dell’Irlanda e introduce l’obbligo di avvertenze sanitarie sui prodotti alcolici. Pertanto, a partire da gennaio, le bottiglie di vino, birra e superalcolici dovranno riportare etichette che informino sui rischi per la salute legati al consumo di alcol. Questa misura, simile a quella già in vigore per le sigarette, è stata introdotta per proteggere i consumatori, in particolare i più giovani. Malgrado le chiare indicazioni note da tempo, l’obbligo di etichette informative sugli alcolici è ancora una misura adottata da pochi.

L’Italia, rappresentante di un’importante industria vinicola, si è schierata contro questa iniziativa, temendo ripercussioni negative sulle esportazioni e sulla reputazione del vino italiano. «Per arrivare a una cultura di questo tipo bisogna sorpassare le diciture deboli come “bevi responsabilmente”, perché è opportuno che le etichette parlino», sottolinea Scafato. Il vino si prepara quindi a indossare l’etichetta con le avvertenze sanitarie? Intanto, Scafato si domanda: «Se all’estero siamo obbligati a informare i consumatori sui rischi legati all’alcol, perché non farlo anche nel nostro Paese? Il diritto di sapere cosa si sta consumando è un principio fondamentale che dovrebbe valere per tutti, indipendentemente dal mercato di riferimento».

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