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GIOVANI E ALCOL: UNA PIAGA

Giu20
da admin il 20 Giugno 2018 alle 12:59
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Giovani e alcol: una piaga. Esperti a convegno a Perugia

PERUGIA – Un fenomeno, quello dell’alcolismo che sta prendendo sempre più piede presso le nuove generazioni, affrontato in tutte le sue sfaccettature. Un convegno, quello organizzato dal tribunale dei diritti del malato di Perugia nel residence Daniele Chianelli, che ha visto fotografare con dati allarmanti la situazione, con un abbassamento preoccupante della età dei consumatori di bevande alcoliche in eccesso. Ha aperto i lavori la coordinatrice del Tdm, Miranda Parroni, che ha sottolineato come al pronto soccorso dell’ospedale di Perugia, ricorrono sempre più giovani anche in periodi non festivi, a conferma della radicalizzazione del trend. Luciano Bondi, responsabile dei servizi di Alcologia della Usl Umbria 1 ha comunicato i dati statistici del comportamento trasgressivo tenuto tanto da adulti, che di una quota sempre più crescente di minori.

«La metà dei nostri utenti, non si presenta spontaneamente ai nostri servizi, è necessario l’aiuto della famiglia o dello intervento di associazioni di volontariato. I risultati ottenuti oggi sono incoraggianti, anche se il percorso terapeutico, che si avvale di uno staff di figure professionali qualificate e multidisciplinari, è superiore ai sei mesi. L’esperienza di chi esce dal tunnel – ha voluto sottolineare Luciano Bondi – rappresenta un testimonial efficace anche presso i giovani».

L’unire tutte le componenti della società civile sia nella fase di comunicazione del fenomeno dell’alcolismo che della tutela legale da parte dell’Autorità Giudiziaria , è stato il tema centrale dell’intervento del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia Fausto Cardella. Il parterre dei relatori ha visto in prima fila il Presidente della CEI Cardinale Gualtiero Bassetti, che così ha sintetizzato: «Dobbiamo partire dallo stato di solitudine in cui vivono i nostri ragazzi, aprirci all’ ascolto delle loro richieste di aiuto tendere loro una mano. Non facciamo come gli struzzi, poniamo argine prima che sia troppo tardi; piange il cuore- ha aggiunto il Cardinale- vedere questi giovani scivolare verso l’abuso di alcool, senza alcun freno».

Al convegno – riferisce una nota stampa dell’Azienda ospedaliera di Perugia – erano presenti, oltre al personale sanitario, anche il sindaco di Perugia Andrea Romizi, e rappresentanti delle forze dell’ordine, con il questore di Perugia, Giuseppe Bisogno, il dirigente di polizia stradale Elena De Angelis e il tenente colonnello Carlo Sfacteria, comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri. L’assessore regionale alla Salute Luca Barberini ha annunciato che si darà corso ad un rafforzamento dei servizi per tutte le dipendenze (droghe, alcol, ludopatia) sia in fase di prevenzione che di cura, ma «occorre unire le forze, chiamare in causa famiglia e scuola, perché senza il loro apporto nella gestione del problema l’impresa di recupero non è fattibile».

Il ritorno ad antichi valori educativi è l’auspicio dell’assessore Antonio Bartolini, che ha aderito alla proposta degli organizzatori del convegno di far partire un progetto multidisciplinare che chiama in causa scuola e parrocchie per attenzionare maggiormente il fenomeno e attivare un servizio di accoglienza e di pratica sportiva negli oratori. Le preoccupazioni più forti in tema di salute sono state espresse dall’epatologo Antonio Morelli e dallo psichiatra Alfonso Tortorella: «Iniziare a bere al di sotto dei 18 anni vuol dire condannare a un inesorabile declino un organismo già in giovane età».

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Sballo da alcool, sempre più giovani si ubriacano

Giu14
da admin il 14 Giugno 2018 alle 12:31
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La piaga dell’alcolismo è sempre più diffusa anche tra i giovani della Bassa. Tanto che l’Ulss 9 Scaligera, i Comuni e le scuole del territorio hanno deciso di mantenere alta la guardia verso un fenomeno che coinvolge sempre più adolescenti e ragazzi dei 25 centri del distretto della pianura veronese. Da quest’anno, infatti, l’Azienda sanitaria veronese, attraverso il Dipartimento dipendenze guidato dal dottor Carlo Bossi, che è pure responsabile del Servizio dipendenze (Serd) di via Cadorna a Legnago, ha deciso di ampliare la lotta allo «sballo» provocato dall’assunzione di notevoli quantità di alcolici e superalcolici. Tutto ciò, non solo attraverso il progetto «Giochi puliti», iniziativa rodata negli anni che prevede, in collaborazione con il programma «Safe night» della Regione, l’intervento degli educatori dell’Azienda sanitaria Scaligera nelle discoteche e nei locali pubblici, al fine di sensibilizzare i giovanissimi sui rischi legati all’alcol. Ma anche con il coinvolgimento degli stessi studenti dei vari istituti superiori di Legnago e della Bassa. I «peer», ovvero educatori alla pari, vengono formati per spiegare ai compagni di scuola più giovani i pericoli insiti nell’assunzione di quantità smodate di alcol ma anche in altre criticità, come quelle connesse alle malattie sessualmente trasmissibili e al virus Hiv. Proprio in occasione del convegno sulla «peer education», organizzato nei giorni scorsi nella sala «Campedelli» della palazzina amministrativa di via Gianella (vedi articolo a lato), il dottor Bossi ha fatto il punto della situazione sull’abuso di alcolici e di altre sostanze nell’ex Ulss 21. Per quanto concerne vino, birra e simili, Bossi ha evidenziato: «È preoccupante la modalità di consumo di alcolici da parte di ragazzi e ragazze che ricorrono al “binge drinking”, ovvero una vera e propria abbuffata di alcol nei fine settimana allo scopo di ottenere un effetto sballo. Una tendenza che, oltre a creare danni diretti sul loro organismoin fase di sviluppo, ha effetti dannosi indiretti, come ad esempio quello di favorire gli incidenti stradali quando i giovani si mettono al volante ubriachi». Quindi ha puntualizzato: «L’età di chi preferisce “sballare” si è notevolmente abbassata, coinvolgendo spesso minorenni». Il responsabile del Dipartimento dipendenze mette poi in guardia sull’utilizzo dei cannabinoidi: «Sono estremamente diffusi tra i ragazzi della Bassa e, molto spesso, sottovalutati come nel resto d’Italia. Basti pensare che la cannabis è al primo posto tra le droghe assunte. Tuttavia, tra i pazienti che sono in cura al Serd prevalgono i consumatori di eroina». Riguardo la cura delle varie dipendenze, da parte dei Serd di Legnago e Zevio a servizio della Bassa, lo scorso anno i pazienti presi in carico sono stati, in totale, 1.002, ovvero leggermente inferiori ai 1.026 utenti curati nel 2016. Le persone assistite per la prima volta sono state in tutto 285. A prevalere sono coloro che hanno i problemi di tossicodipendenza, pari a 434, seguiti dagli alcolisti (333), dai tabagisti (149) e dai giocatori d’azzardo patologici (86). «Tra coloro che assumono droghe», sottolinea Bossi, «prevalgono due fasce: quella dei giovani, con primi casi accertati anche tra i 15enni, che assumono sostanze come anfetamine, cocaina e cannabis; ed una di persone più mature, tra i 34 e i 54 anni, con alle spalle storie di tossicodipendenza lunghe»

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Alcolismo e mancanza di unità, gravi minacce per le comunità

Giu04
da admin il 4 Giugno 2018 alle 11:37
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AMERICA/BRASILE – Alcolismo e mancanza di unità, gravi minacce per le comunità indigene

São Gabriel da Cachoeira (Agenzia Fides) – Marcina Alemão Pereira è una ragazza indigena di 21 anni che vive in una comunità nel comune di São Gabriel da Cachoeira, sulle rive del Rio Negro, chiamata Tabocal dos Pereira. Parlando con l’Agenzia Fides sul modo di vivere della sua comunità, spiega che ogni giorno è determinato dal lavoro. La giovane riconosce che le piace vivere nella comunità, anche se non esclude la possibilità di andare in un altro posto. Qualcosa che è sempre più presente nel subconscio delle popolazioni indigene è lo stile di vita occidentale, nonostante gli scarsi contatti che hanno con esso. Tra le difficoltà di vivere in una comunità indigena, Marcina sottolinea all’Agenzia Fides “la mancanza di lavoro retribuito, le cose che non si hanno e anche che è molto difficile studiare”.
Tra i suoi piani futuri c’è infatti il desiderio di studiare. La giovane del popolo Baré ha finito la scuola media l’anno scorso e ora vuole studiare presso la cosiddetta facoltà indigena: “il mio sogno è essere qualcuno che possa aiutare la comunità, come operatore sanitario”. Uno dei grandi problemi presenti nelle comunità indigene, anche tra i giovani, è quello dell’alcolismo, riconosciuto anche dalla giovane: “le bevande alcoliche sono un problema serio, le persone bevono molto, e fumano anche i sigari”. In questo senso, Marcina Pereira, spiega che questo comportamento “causa molti problemi nelle feste patronali, perché gli amici litigano tra loro e smettono di andare d’accordo”.
Secondo Marcina “la mancanza di unione all’interno della comunità da alcuni mesi ha creato malessere e ostacoli al lavoro, anche all’interno della stessa Chiesa”. Per trovare una soluzione, “la comunità deve incontrarsi e parlare su come vivere insieme, gli uni con gli altri, non litigando, ma lavorando insieme, parlando”. “La Chiesa deve aiutare i giovani a unirsi, perché quando i catechisti lasciano la comunità, siamo lasciati senza una testa” sottolinea la giovane a Fides, per lei il Sinodo dell’Amazzonia deve lavorare su questa dimensione, aiutando le comunità e i giovani ad essere sempre più uniti. (LMM) (Agenzia Fides 30/05/2018)

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L’ABUSO DI ALCOL IN ITALIA UCCIDE 20.000 PERSONE ALL’ANNO

Mag28
da admin il 28 Maggio 2018 alle 10:28
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“Stato di ebbrezza” ed emergenza alcol tra i giovanissimi. L’abuso uccide in Italia 20mila persone l’anno.

Con l’alcol non si scherza. L’alcolismo è più diffuso, anche tra i giovanissimi, molto di più di quello che si pensi. E “Stato di ebbrezza”, un film d’autore di Luca Bignoni, realizzato con budget minore ma di grande impatto, tratta, quasi con tono lieve, una realtà drammatica quella che viene chiamata la malattia della solitudine. Ispirato a una storia vera, Maria Rossi, una cabarettista emiliana, passa dal palcoscenico di Zelig all’inferno di un ospedale psichiatrico. Comincia ad avere successo, ma completamente dipendente dall’alcol, si ritrova senza più ingaggi. Viene sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio. La cabarettista, interpretata da una bravissima Francesca Inaudi, inizialmente rifiuta le cure e sopratutto rifiuta di paragonarsi agli altri ricoverati rispetto ai quali si sente “normale”. Nell’istituto è una comica smarrita che cerca di difendersi usando come arma le sue battute, utilizzando il sarcasmo per innalzare una barriera tra lei e gli altri pazienti, non accettando di essere un’alcolista. Con tanta fatica e tanto dolore riesce alla fine a liberarsi dalla catene della dipendenza e dai fantasmi che l’ hanno provocata, ma dovrà affrontare l’ultima prova: riuscirà a ritornare in scena? Riuscirà a far ridere di nuovo il suo pubblico?
Luigi Rainero Fassati, professore di cardiologia all’Università di Milano, direttore scientifico dell’Associazione Italiana per la prevenzione dell’epatite virale Copev, un pioniere del trapianto del fegato, si occupa attivamente della lotta contro l’abuso di alcol da parte dei giovani. Infaticabile gira per le scuole di mezz’Italia e mostra agli studenti raccapriccianti diapositive sui devastanti effetti degli alcolici sul fegato. Racconta storie esemplari di chi ce l’ha fatta a smettere. E di chi non ce l’ha fatta.

È dedicato a uno di loro Mal d’alcol, sottotitolo, il racconto di un medico per non cadere in trappola (Salani Editore). Racconta di un ragazzo ricoverato d’urgenza per un incidente con il motorino. Fegato spappolato, non tanto per l’incidente ma per gli abusi di alcol. Emorragia, trasfusioni, necessita un trapianto. Ma il fegato non si trova. A questo punto il professore tenta l’intentabile, gli “toglie” il fegato e lo mette in “sospensione”. Il ragazzo ha poche ore di sopravvivenza. Alla fine arriva il fegato di un anziano signore. Il trapianto riesce, tutti contenti, il ragazzo torna a casa e promette che non toccherà più una goccia di alcol. Invece riprende a “farsi” di alcol, morirà poco dopo. Alcol e giovani: un binomio ad altissimo rischio. L’abuso di alcolici uccide in Italia all’incirca 20mila persone all’anno. E Fassati punta il dito:” Sono indignato dal fatto che la televisione passi tremila ore all’anno di pubblicità di prodotti che contengono alcol. E trovo vergognoso che, a differenza di molti paesi europei, non venga scritto sull’etichetta della bottiglia che l’alcol è gravemente dannoso per la salute, come avviene per le sigarette”.

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ALCOL, CHE DRAMMA!

Mag22
da admin il 22 Maggio 2018 alle 11:00
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Alcol, che dramma: 8,6 milioni di italiani a rischio, bevitori anche a 11 anni
http://www.today.it/salute/alcol-conseguenze.html

Ben 8,6 milioni di italiani sono considerati consumatori di alcol a rischio, con un particolare allarme tra i più giovani. In questo gruppo, infatti, circa 1,7 milioni sono giovanissimi: tra gli 11 e i 25 anni, con un picco di bevitori tra i 16 e i 17 anni, mentre sono 2,7 milioni gli ultra 65enni. E’ in questa popolazione, in particolare, che si consolidano di anno in anno, nuovi modi di bere: non più il tradizionale bicchiere a tavola in stile mediterraneo, ma sempre più fuori pasto, occasionale e ‘in più’.

Che cos’è il “binge drinking”
Con bevute quotidiane o ‘ricorrenti’, come nella tendenza, trainata dai giovani, al binge drinking, il bere per ubriacarsi, che in Italia provoca ogni anno oltre 40 mila accessi al pronto soccorso per intossicazione. E’ lo scenario tracciato dai dati Istat analizzati dall’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto superiore di sanità, presentati in occasione dell’Alcohol Prevention Day che si celebra oggi. Il numero degli italiani che consumano alcol – indicano i dati – è rimasto all’incirca stabile nel corso degli ultimi 3 anni, oscillando intorno ai 35 milioni. In media, quindi, circa il 65% degli italiani consuma bevande alcoliche. Non diminuiscono neanche i consumatori ‘ad alto rischio’, 650 mila (420 mila maschi, pari al 23,2%, e 230 mila femmine, pari all’8,4%), definiti ‘dannosi’ e in necessità di trattamento. Si tratta di quelli che superano i 40 (per le donne) e i 60 (per i maschi) grammi di alcol (un drink in media ne contiene 12 grammi) e combinano questa eccedenza quotidiana all’abitudine al binge drinking.

Patente sospesa per positività all’alcoltest: cosa dice la legge?
Consumatori che andrebbero precocemente identificati e sensibilizzati e che invece restano ‘nascosti’, e vanno a rafforzare quel 90% di alcoldipendenti che non usufruisce di alcun trattamento, perché non richiesto dalla persona né offerto da un professionista della salute che dovrebbe identificare l’individuo a rischio. “L’86% delle malattie cronico-degenerative di cui soffrono gli italiani è causata da un comportamento a rischio, quindi da fattori modificabili, tra cui il consumo eccessivo di alcol”, afferma Walter Ricciardi, presidente dell’Iss. “Un problema – continua Ricciardi – ancora più preoccupante se si pensa che colpisce anche i giovanissimi. E’ necessario impegnarsi ancora di più in strategie di prevenzione e riorganizzazione dei sistemi sanitari per la prevenzione delle patologie da alcol, correlate con un risparmio enorme in termini di costi anche per il Servizio sanitario nazionale. La prevenzione ne garantisce la sostenibilità”.

Alcol nel sangue di una bimba di 4 anni, poi la scoperta: nei guai la nonna e la zia
“Alcol, la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni”
Per Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol, “nonostante la prevenzione e la sensibilizzazione i giovani restano ancora un obiettivo trascurato della prevenzione vera e multidimensionale, tanto che l’alcol rappresenta in Italia ancora la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni. Ma non è questione che riguarda solo i giovani. L’analisi del trend mostra che, a fronte della diminuzione registrata rispetto agli anni 2007-2011, dal 2012 il consumo a rischio non mostra l’auspicata battuta d’arresto e attesa diminuzione, rimanendo pressoché invariato sia per gli uomini che per le donne. Va perciò ribadita l’urgenza di rinnovati sforzi di iniziative coordinate di prevenzione, comunicazione, informazione rivolte all’intera popolazione e formazione per gli operatori sanitari”.

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