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I DANNI DELL’ALCOL E DEL FUMO

Set10
da admin il 10 Settembre 2018 alle 11:05
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Alcol e fumo danneggiano le arterie già nell’adolescenza

Alcol e fumo iniziano a produrre i loro danni a livello cardiovascolare anche se si è molto giovani. Le arterie di chi beve e fuma, anche a basse quantità, iniziano a indurirsi già durante l’adolescenza, come ha dimostrato uno studio dell’università di Bristol condotto su adolescenti di 17 anni e pubblicato sullo European Heart Journal. Le arterie che si induriscono sono uno dei fattori che aumenta il rischio di avere problemi al cuore e ai vasi sanguigni, come ictus e infarto, in età adulta. Il dato positivo è che se i ragazzi smettono di fumare o bere, le loro arterie tornano normali. La ricerca è stata condotta sui dati raccolti tra il 2004 e 2008 di 1266 ragazzi, di cui sono state analizzate le abitudini al bere e fumo in diverse età – 13, 15 e 17 anni – cioè la quantità di sigarette fumate e l’età in cui avevano iniziato a bere alcol. Si è così osservato un aumento dell’indurimento delle arterie in chi fumava, anche in basse quantità, e in chi beveva alcol.

Ovviamente chi nella sua vita aveva fumato più di 100 sigarette o fatto ‘abbuffate di alcol’ (il cosiddetto binge driking) aveva una maggiore incidenza di arterie indurite, rispetto a chi aveva fumato meno di 20 sigarette o bevuto meno di due alcolici al giorno. “Abbiamo visto che l’abitudine di bere e fumare durante l’adolescenza, anche a bassi livelli rispetto a quelli dell’età adulta – commenta John Deanfield, coordinatore dello studio – é associata ad un indurimento delle arterie e una progressione dell’arteriosclerosi. Se però i ragazzi smettono di fumare e bere durante l’adolescenza, le loro arterie tornano normali. Ciò ci dice che c’è la possibilità di proteggere le arterie già in giovane età”.

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LA CATTIVA ABITUDINE DEI GIOVANI CHE SVILUPPA DIPENDENZA

Set03
da admin il 3 Settembre 2018 alle 12:28
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Abbuffate alcoliche: la cattiva abitudine dei giovani che sviluppa dipendenza

Le abbuffate alcoliche o “binge drinking”, il bere tanto tutto in una sera, è un’abitudine sempre più diffusa tra i giovani.

Una pratica molto dannosa, tuttavia, perché potrebbe portare allo sviluppo di alcol-dipendenza.

A dimostrarlo è uno studio della Fondazione policlinico universitario Gemelli Irccs – Università Cattolica di Roma, pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” e curato da Giovanni Addolorato, direttore dell’Unità operativa semplice di area (Uosa), e da Antonio Gasbarrini, direttore Area gastroenterologia e oncologia medica.

Lo studio ha coinvolto 2.704 giovani tra i 13 e i 20 anni d’età, che frequentavano le scuole superiori della Capitale e di altre città del Lazio.

L’analisi ha dimostrato che “il ‘binge drinking’ spesso ritenuto – sottostimandone la reale pericolosità – un ‘normale passaggio adolescenziale’ è un fattore di rischio per lo sviluppo di alcol-dipendenza”.

I ragazzi hanno compilato questionari per valutare il loro consumo di bevande alcoliche, fumo, uso di droghe e il quadro psicologico individuale.

Circa l’80% del campione ha dichiarato di “consumare bevande alcoliche”. La maggior parte dei giovani coinvolti nell’indagine non era mai stata informata né dai familiari né dal personale sanitario sui “rischi connessi al consumo di bevande alcoliche” in considerazione, soprattutto, della giovane età. Il 6,1% dei soggetti intervistati presentava un disturbo da uso di alcol, in particolare il 4,9% una diagnosi di abuso di alcol mentre il rimanente 1,2 % una di dipendenza da alcol.

“La quota dei ragazzi con diagnosi di alcol-dipendenza era esclusivamente presente nel gruppo di giovani habitué del ‘binge drinking’ – afferma Addolorato – mentre era assente in chi non era solito a questo comportamento; questo indica che il ‘binge drinking’ è un fattore di rischio molto forte per lo sviluppo di dipendenza da alcol nei ragazzi”.

“Il binge drinking – ricordano gli esperti del Gemelli – è una modalità di assunzione di alcolici che nell’ultimo decennio si è notevolmente diffusa nel nostro Paese anche fra gli adolescenti.

È caratterizzata dall’assunzione di oltre 4-5 unità alcoliche (drink) in unica occasione e in breve tempo, lontano dai pasti e per avvertire gli effetti psicotropi del cosiddetto “sballo”.

Un’unità alcolica, pari a circa 12,5 grammi di etanolo, corrisponde a circa 125 millilitri (ml) di vino a media gradazione (quindi un bicchiere) o 330 ml di birra (una lattina o una bottiglia) o 30 ml di super alcolici (un bicchierino da bar)”.

“I dati osservati – sostiene Addolorato – dimostrano che le abbuffate alcoliche rappresentano un fattore di rischio per lo sviluppo di un disturbo da uso di alcol e in particolare di dipendenza da alcol, e indicano che, verosimilmente, fra qualche anno dovremo confrontarci con un aumento di incidenza di patologie alcol-correlate nella popolazione oggi giovanile, che nel frattempo sarà diventata adulta”.

Per prevenire tutto ciò è auspicabile, secondo gli esperti, che vengano “incrementati programmi informativi adeguati a divulgare agli adolescenti i rischi connessi al consumo di bevande alcoliche e al ‘binge drinking'”.

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RISCHIO ALCOOL: GIOVANI E ADOLESCENTI A RISCHIO CELEBRALE

Lug11
da admin il 11 Luglio 2018 alle 13:42
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Uno studio condotto nella Finlandia orientale ha dimostrato che il consumo moderato-pesante tra i giovani adulti è associato a cambiamenti nel loro profilo metabolico. La ricerca ha anche dimostrato che alcune delle concentrazioni di metaboliti alterate erano correlate con riduzioni del volume di materia grigia del cervello, in particolare tra le giovani donne che bevevano molto. I risultati fanno luce sulle implicazioni biologiche del consumo di alcol durante l’adolescenza e potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove terapie. Lo studio ha coinvolto 37 giovani adulti che vivono nella Finlandia orientale con una storia di dieci anni di consumo di alcool moderato-pesante.

L’autore dello studio Noor Heikkinen (Università della Finlandia orientale) e colleghi hanno utilizzato la spettrometria di massa con cromatografia liquida mirata per determinare i profili metabolici del siero e la risonanza magnetica (MRI) per valutare il volume di materia grigia nel cervello. Come riportato nella rivista Alcohol, i cambiamenti nel profilo degli aminoacidi e il metabolismo energetico sono stati osservati tra il gruppo di bere moderato-pesante, rispetto al gruppo di controllo. È stato riscontrato che il gruppo da moderato a pesante ha aumentato le concentrazioni sieriche di 1-metilistamina, un composto formato nel cervello dall’istamina. Inoltre, questo aumento di 1-metilistamina, così come un aumento della creatina (un composto coinvolto nella fornitura di energia) sono stati associati con una riduzione del volume di materia grigia di cervello tra le donne. Heikkinen ha speigato: “I nostri risultati suggeriscono che la produzione di istamina è aumentata nel cervello degli adolescenti che bevono alcolici. Questa osservazione può aiutare nello sviluppo di metodi che consentano di rilevare gli effetti avversi causati dall’alcol in una fase molto precoce. Forse, potrebbe anche contribuire allo sviluppo di nuovi trattamenti per mitigare questi effetti avversi “. Heikkinen sottolinea inoltre che le alterazioni nel profilo dei metaboliti sono state osservate anche tra gli adolescenti che consumavano alcolici a un livello socialmente accettabile e nessuno dei partecipanti era stato diagnosticato come dipendente dall’alcol. I risultati suggeriscono che il consumo di alcol, anche a un livello basso può avere un effetto negativo sui giovani, sia sul loro metabolismo che sul loro volume di materia grigia.

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GIOVANI E ALCOL: UNA PIAGA

Giu20
da admin il 20 Giugno 2018 alle 12:59
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Giovani e alcol: una piaga. Esperti a convegno a Perugia

PERUGIA – Un fenomeno, quello dell’alcolismo che sta prendendo sempre più piede presso le nuove generazioni, affrontato in tutte le sue sfaccettature. Un convegno, quello organizzato dal tribunale dei diritti del malato di Perugia nel residence Daniele Chianelli, che ha visto fotografare con dati allarmanti la situazione, con un abbassamento preoccupante della età dei consumatori di bevande alcoliche in eccesso. Ha aperto i lavori la coordinatrice del Tdm, Miranda Parroni, che ha sottolineato come al pronto soccorso dell’ospedale di Perugia, ricorrono sempre più giovani anche in periodi non festivi, a conferma della radicalizzazione del trend. Luciano Bondi, responsabile dei servizi di Alcologia della Usl Umbria 1 ha comunicato i dati statistici del comportamento trasgressivo tenuto tanto da adulti, che di una quota sempre più crescente di minori.

«La metà dei nostri utenti, non si presenta spontaneamente ai nostri servizi, è necessario l’aiuto della famiglia o dello intervento di associazioni di volontariato. I risultati ottenuti oggi sono incoraggianti, anche se il percorso terapeutico, che si avvale di uno staff di figure professionali qualificate e multidisciplinari, è superiore ai sei mesi. L’esperienza di chi esce dal tunnel – ha voluto sottolineare Luciano Bondi – rappresenta un testimonial efficace anche presso i giovani».

L’unire tutte le componenti della società civile sia nella fase di comunicazione del fenomeno dell’alcolismo che della tutela legale da parte dell’Autorità Giudiziaria , è stato il tema centrale dell’intervento del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia Fausto Cardella. Il parterre dei relatori ha visto in prima fila il Presidente della CEI Cardinale Gualtiero Bassetti, che così ha sintetizzato: «Dobbiamo partire dallo stato di solitudine in cui vivono i nostri ragazzi, aprirci all’ ascolto delle loro richieste di aiuto tendere loro una mano. Non facciamo come gli struzzi, poniamo argine prima che sia troppo tardi; piange il cuore- ha aggiunto il Cardinale- vedere questi giovani scivolare verso l’abuso di alcool, senza alcun freno».

Al convegno – riferisce una nota stampa dell’Azienda ospedaliera di Perugia – erano presenti, oltre al personale sanitario, anche il sindaco di Perugia Andrea Romizi, e rappresentanti delle forze dell’ordine, con il questore di Perugia, Giuseppe Bisogno, il dirigente di polizia stradale Elena De Angelis e il tenente colonnello Carlo Sfacteria, comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri. L’assessore regionale alla Salute Luca Barberini ha annunciato che si darà corso ad un rafforzamento dei servizi per tutte le dipendenze (droghe, alcol, ludopatia) sia in fase di prevenzione che di cura, ma «occorre unire le forze, chiamare in causa famiglia e scuola, perché senza il loro apporto nella gestione del problema l’impresa di recupero non è fattibile».

Il ritorno ad antichi valori educativi è l’auspicio dell’assessore Antonio Bartolini, che ha aderito alla proposta degli organizzatori del convegno di far partire un progetto multidisciplinare che chiama in causa scuola e parrocchie per attenzionare maggiormente il fenomeno e attivare un servizio di accoglienza e di pratica sportiva negli oratori. Le preoccupazioni più forti in tema di salute sono state espresse dall’epatologo Antonio Morelli e dallo psichiatra Alfonso Tortorella: «Iniziare a bere al di sotto dei 18 anni vuol dire condannare a un inesorabile declino un organismo già in giovane età».

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Sballo da alcool, sempre più giovani si ubriacano

Giu14
da admin il 14 Giugno 2018 alle 12:31
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La piaga dell’alcolismo è sempre più diffusa anche tra i giovani della Bassa. Tanto che l’Ulss 9 Scaligera, i Comuni e le scuole del territorio hanno deciso di mantenere alta la guardia verso un fenomeno che coinvolge sempre più adolescenti e ragazzi dei 25 centri del distretto della pianura veronese. Da quest’anno, infatti, l’Azienda sanitaria veronese, attraverso il Dipartimento dipendenze guidato dal dottor Carlo Bossi, che è pure responsabile del Servizio dipendenze (Serd) di via Cadorna a Legnago, ha deciso di ampliare la lotta allo «sballo» provocato dall’assunzione di notevoli quantità di alcolici e superalcolici. Tutto ciò, non solo attraverso il progetto «Giochi puliti», iniziativa rodata negli anni che prevede, in collaborazione con il programma «Safe night» della Regione, l’intervento degli educatori dell’Azienda sanitaria Scaligera nelle discoteche e nei locali pubblici, al fine di sensibilizzare i giovanissimi sui rischi legati all’alcol. Ma anche con il coinvolgimento degli stessi studenti dei vari istituti superiori di Legnago e della Bassa. I «peer», ovvero educatori alla pari, vengono formati per spiegare ai compagni di scuola più giovani i pericoli insiti nell’assunzione di quantità smodate di alcol ma anche in altre criticità, come quelle connesse alle malattie sessualmente trasmissibili e al virus Hiv. Proprio in occasione del convegno sulla «peer education», organizzato nei giorni scorsi nella sala «Campedelli» della palazzina amministrativa di via Gianella (vedi articolo a lato), il dottor Bossi ha fatto il punto della situazione sull’abuso di alcolici e di altre sostanze nell’ex Ulss 21. Per quanto concerne vino, birra e simili, Bossi ha evidenziato: «È preoccupante la modalità di consumo di alcolici da parte di ragazzi e ragazze che ricorrono al “binge drinking”, ovvero una vera e propria abbuffata di alcol nei fine settimana allo scopo di ottenere un effetto sballo. Una tendenza che, oltre a creare danni diretti sul loro organismoin fase di sviluppo, ha effetti dannosi indiretti, come ad esempio quello di favorire gli incidenti stradali quando i giovani si mettono al volante ubriachi». Quindi ha puntualizzato: «L’età di chi preferisce “sballare” si è notevolmente abbassata, coinvolgendo spesso minorenni». Il responsabile del Dipartimento dipendenze mette poi in guardia sull’utilizzo dei cannabinoidi: «Sono estremamente diffusi tra i ragazzi della Bassa e, molto spesso, sottovalutati come nel resto d’Italia. Basti pensare che la cannabis è al primo posto tra le droghe assunte. Tuttavia, tra i pazienti che sono in cura al Serd prevalgono i consumatori di eroina». Riguardo la cura delle varie dipendenze, da parte dei Serd di Legnago e Zevio a servizio della Bassa, lo scorso anno i pazienti presi in carico sono stati, in totale, 1.002, ovvero leggermente inferiori ai 1.026 utenti curati nel 2016. Le persone assistite per la prima volta sono state in tutto 285. A prevalere sono coloro che hanno i problemi di tossicodipendenza, pari a 434, seguiti dagli alcolisti (333), dai tabagisti (149) e dai giocatori d’azzardo patologici (86). «Tra coloro che assumono droghe», sottolinea Bossi, «prevalgono due fasce: quella dei giovani, con primi casi accertati anche tra i 15enni, che assumono sostanze come anfetamine, cocaina e cannabis; ed una di persone più mature, tra i 34 e i 54 anni, con alle spalle storie di tossicodipendenza lunghe»

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