• Blog
  • DONA IL 5 X MILLE
  • Aziende Sostenitrici
  • Società supporter
  • Contatti
RSS
              

Meno vino più drink, le abitudini degli italiani cambiano in peggio

Lug02
da admin il 2 Luglio 2019 alle 18:22
Postato in: Blog

Il consumo di alcol in Italia sta cambiando decisamente e nella direzione peggiore: diminuisce l’uso moderato, si beve meno vino a tavola, e aumenta quello occasionale, il più rischioso per la salute. A dirlo è l’ultima Relazione del Ministro della Salute sugli interventi realizzati in materia di alcol e problemi correlati, trasmessa al Parlamento a fine aprile. I report fotografa l’evoluzione del consumo di alcol in Italia nell’arco di un decennio, rilevando circa 800 mila minorenni e 2.700 mila ultra sessantacinquenni tra i consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate. Una popolazione in crescita, così come il numero di incidenti correlati all’uso di alcol e, non ultima, la spesa sanitaria.

Meno vino e birra in tavola e più alcol fuori pasto
Nel decennio 2007-2017 i consumatori in generale sono diminuiti, dal 68,2% al 65,4% della popolazione, ma a diminuire sono le persone che consumano alcol quotidianamente a tavola (dal 29,3% al 21,4%). Cresce invece il numero di persone che bevono alcolici occasionalmente, passati da circa il 39% al 44%, e anche chi beve fuori pasto (dal 25,6 al 29,2%).

Tuttavia, nel 2017 il consumo di alcol si è allargato rispetto all’anno precedente (+ 0,7) e su questo dato pesa l’aumento del consumo occasionale, salito dal 43,3% al 44%.

Sono sempre meno gli italiani che pasteggiano con un bicchiere di vino, il tradizionale uso nostrano di alcolici. Una modalità alimentare in cui il valore assegnato alla bevanda insegna peraltro il controllo e la moderazione. Per contro, purtroppo, cresce il consumo occasionale e puramente voluttuario di bevande alcoliche, un modello di uso generalmente più dannoso e maggiormente associato a malattie alcol-correlate e all’alcolismo.

Gli uomini bevono di più
Nel 2017 nella popolazione italiana con età superiore a 11 anni c’erano circa 8 milioni e 600 mila consumatori a rischio, vale a dire il 23,6% degli uomini e l’8,8% delle donne: una percentuale molto elevata. Le fasce d’età più interessate sono quella dei 16-17enni (M=49,3%, F=40,0%) – che non dovrebbero consumare bevande alcoliche – e quella dei “giovani anziani” (65-75 anni). Sono circa 800 mila i minorenni e 2 milioni e 700 mila gli ultra sessantacinquenni a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate. In generale, tra i soggetti a rischio sono più numerosi gli uomini delle donne in tutte le classi di età, ad eccezione di quella dei minorenni, dove invece le differenze non sembrano significative.

Tra i giovani va ancora il binge drinking
Tra i giovani va ancora il binge drinking, l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo. E’ la forma di consumo più diffusa e si mantiene sostanzialmente stabile. Nel 2015, la praticava 15,6% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni di età, il 22,2% dei maschi e l’8,6% delle femmine. Ma l’anno successivo, l’abitudine del bere sregolato si è estesa al 17% dei giovani, il 21,8% dei ragazzi e l’11,7% delle ragazze.

Più superalcolici, aperitivi e amari
I dati presentati fa confermano l’andamento già assestato negli ultimi 10 anni, caratterizzato dalla progressiva riduzione della percentuale dei consumatori che bevono solo vino e birra, soprattutto fra i più giovani e le donne. E, per contro, e dal parallelo aumento di quanti consumano, oltre a vino e birra, anche aperitivi, amari e superalcolici. A guidare il cambiamento di abitudini sono giovani e giovanissimi e in misura anche maggiore gli adulti oltre i 44 anni e gli anziani.

In aumento anche gli incidenti stradali
Questo cambiamento dei consumi ha anche conseguenze sociosanitarie. Nel 2017, sono stati 4.575 gli incidenti stradali per i quali almeno uno dei conducenti dei veicoli coinvolti era in stato di ebbrezza e 1.690 quelli sotto l’effetto di sostanze illegali, su un totale di 58.583 incidenti. Dunque circa l’8% degli incidenti rilevati dai Carabinieri e dalla Polizia Stradale è correlato ad alcol e il 2,9% a sostanze psicoattive illegali. Sono percentuali in aumento rispetto al 2015 quando erano pari al 7,6% e al 2,3%.

L’impatto sulla spesa sanitaria
Nel 2017 i Servizi pubblici per il trattamento dell’alcolismo hanno avuto in carico circa 68.000 pazienti, di cui il 27% nuovi utenti. I restanti sono soggetti in carico dagli anni precedenti o rientrati nel corso dell’anno dopo aver sospeso un trattamento. La diffusione dell’uso problematico di alcol e il consistente ingresso di nuovi pazienti si riflette, evidentemente, nell’aumento della spesa sanitaria per il trattamento dell’alcolismo. Secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco, nel 2017 i consumi e la spesa a carico del SSN per farmaci usati nella cura dell’alcolismo sono aumentati, rispettivamente, del 5% e dell’8%: un enorme incremento percentuale.

Riscoprire il gusto di un buon bicchiere di vino
Se questo è il quadro, è evidente che l’evoluzione dei modelli di consumo di alcol debba essere oggetto di grande attenzione politica e preventiva. Certamente, è indispensabile anche un maggiore impegno per il rispetto delle regole sull’acquisto e il consumo di bevande alcoliche da parte di minori. Ma serve anche maggiore impegno nella valorizzazione di una sana cultura del bere, con moderazione e raramente fuori pasto, come è nella nostra tradizione. Rivolgendosi soprattutto alle fasce della popolazione giovanile e veicolando norme, valori e simboli associati. Elementi culturali che possano essere “distillati” dal cervello in dinamiche cognitive che favoriscano la capacità di modulazione e inibizione dei centri impulsivi legati al bere puramente voluttuario.

 Comment 

Tra i giovanissimi il boom delle “abbuffate alcoliche”

Giu13
da admin il 13 Giugno 2019 alle 14:16
Postato in: Blog

Hanno tra i 18 e i 35 anni, bevono almeno 5 drink ogni settimana e preferiscono consumare superalcolici lontano dai pasti e in grande velocità. È il profilo dei giovani italiani tracciato da una ricerca dell’Istituto Toniolo e pubblicata per il Mulino all’interno del volume La condizione giovanile

LO STUDIO
Il testo che è appena arrivato in tutte le librerie dello Stivale, evidenzia come solo un giovane su 10 non sia solito bere nel corso di una settimana tipo mentre addirittura l’87,6%, consumi in media 5,3 drink alla settimana (con i maschi che tendono a bere più delle femmine, rispettivamente 6,1 contro 4,5 drink a settimana). Ma soprattutto la ricerca curata da Elena Marta, professore di psicologia sociale e comunità all’università Cattolica di Milano, delinea un profilo piuttosto preoccupante per quanto riguarda la sempre maggiore diffusione del fenomeno del binge drinking.

Vale a dire del consumo smodato di bevande alcoliche – principalmente drink realizzati con superalcolici e amari – concentrato in brevissimi periodi di tempo. Un’abitudine ormai consolidata per i weekend di almeno il 20% dei ragazzi italiani che, liberi da impegni scolastici e lavorativi, si lasciano andare in particolare il sabato (81,6%).
Al fenomeno delle abbuffate alcoliche però, fa da contraltare la ridotta percentuale di giovani, il 13,6% per l’esattezza, che beve alcolici ogni giorno (non necessariamente abusandone). Un dato che di fatto contraddice quella che è una caratteristica tipica della cultura del bere mediterranea tradizionale che prevederebbe il classico bicchiere di vino consumato durante i pasti. «La perdita di questo associazione dell’alcol ai momenti di conviviali – spiega la docente – è preoccupante perché in qualche modo abbassa le difese dei nostri ragazzi».
Lo studio conferma anche come il consumo di bevande alcoliche occasionale e al di fuori dei pasti sia la condizione più dannosa per le patologie e le problematiche legate all’alcol. Correlazione che peraltro, circa un anno fa, era stata dimostrata da una Relazione del Ministro della Salute Giulia Grillo al Parlamento sugli interventi realizzati in materia di alcol. In quell’occasione era anche stato evidenziato come in Italia siano particolarmente esposti gli adolescenti, che sono infatti considerati la fascia di popolazione più a rischio.

LE INDICAZIONI
A fronte di un’indicazione medica per cui fino ai 18 anni è decisamente sconsigliato consumare bevande alcoliche, secondo il Ministero ad oggi ben 800mila minorenni sono consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate.
Quella dell’eccessivo consumo di alcol è una cattiva abitudine che i giovani italiani acquisirebbero fin dall’adolescenza, età in cui avviene il loro esordio alcolico. In Italia, nonostante anche per motivi culturali si tenda ad avere delle prime esperienze alcoliche piuttosto precoci – basta pensare al classico sorso di vino offerto da un nonno o un genitore in qualche occasione particolare – il primo approccio con bevande alcoliche per un ragazzo su tre (33,5% del campione) avviene tra i 15 e i 16 anni e mezzo. Ma c’è anche una fetta consistente di loro (circa il 18%) che inizia a farlo addirittura prima dei 15 anni. «Non solo, tra i più giovani abbiamo anche rilevato che – continua la ricercatrice – il consumo di alcol delle femmine sia in netto aumento rispetto al passato. Quasi si trattasse di un modo per cercare di essere accettate dai loro coetanei con la differenza però che le reazioni e le conseguenze, a causa della diversa struttura fisica, sono senza dubbio più gravi».

Il Rapporto però mostra anche come la quantità di alcol consumata si modifichi a seconda delle diverse fasce di età. In particolare il consumo aumenta in maniera significativa dai 24 anni, raggiungendo un picco tra i 27 e i 29 anni, per poi osservare una flessione a partire dai 30. Un andamento, quello del consumo maggiore tra i 24 e i 29 anni, che è valido anche i comportamenti a rischio come il binge drinking e le ubriacature.

 Comment 

DONNE E CASALINGHE: L’ALCOLISMO TRA LE MURA DOMESTICHE

Mag27
da admin il 27 Maggio 2019 alle 15:03
Postato in: Blog

Donne e casalinghe: l’alcolismo tra le mura domestiche

VERSILIA – E’ un fenomeno silenzioso, quasi invisibile, quasi sempre nascosto tra le mura domestiche. Eppure l’alcolismo resta molto presente, anche in Versilia. Nel comprensorio costiero sono circa 300 le persone curate dal Serd, ovvero dal reparto specializzato della Asl.

Altre cinquanta famiglie con problemi di dipendenza da alcol vengono invece seguite da Acat Versilia, associazione di cinque club alcologici territoriali. E’ ancora una piccola percentuale in realtà quella di chi, non riuscendo a smettere di bere, chiede aiuto. Secondo i dati dell’associazione, si tratta in Versilia per lo più di soggetti over 40, nel 60% dei casi sono donne, molto spesso casalinghe.

C’è poi il fenomeno del binge drinking, diffuso soprattutto tra i giovani, in cerca di sballo occasione con un consumo estremo di alcol. Giovani spesso destinati a finire nella dipendenza.

Acat resta contraria all’imminente manifestazione Pietrasanta da bere, prevista domenica e lunedì in piazza Duomo. “Ma non siamo proibizionisti”.

 Comment 

ABUSO DI ALCOL: CRESCONO I GIOVANI

Mag21
da admin il 21 Maggio 2019 alle 12:19
Postato in: Blog

Rischio alcol per 8,6 mln italiani, crescono i giovani
Relazione del Ministero Salute, problema anche fra 65-75enni

In Italia sono 8 milioni e 600 mila i consumatori di alcol a rischio, 68 mila le persone alcol-dipendenti prese in carico dai servizi di cura, 4.575 incidenti stradali causati dall’uso di alcolici. I più a rischio sono ragazzi e ragazze tra i 16 e i 17 anni e i cosiddetti ‘giovani-anziani’, le persone tra i 65 e i 75 anni Emerge dalla Relazione al Parlamento trasmessa dal ministro della Salute Giulia Grillo alle Camere il 29 aprile. I dati sono stati elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità.
La prevalenza dei consumatori a rischio è stata nel 2017 del 23,6% per gli uomini e dell’8,8% per le donne, per un totale di oltre 8.600.000 persone, 6.100.000 maschi e 2.500.000 femmine.
L’analisi per classi di età mostra che la fascia di popolazione più a rischio per entrambi i generi è quella dei 16-17enni (47,0% maschi, 34,5% femmine), che non dovrebbero consumare bevande alcoliche e dei ‘giovani anziani’ tra i 65 e i 75 anni. Circa 700.000 minorenni e 2.700.000 ultra sessantacinquenni sono consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate.
La bevanda alcolica maggiormente consumata è il vino (48,1%), seguito dalla birra (27,1%), dai superalcolici (10,3%) e dagli aperitivi, amari e digestivi (5,5%). Nel corso del 2017 si sono verificati complessivamente 39.182 accessi in Pronto Soccorso caratterizzati da una diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol: 70% maschi e 30% femmine. I dati disponibili più recenti sui decessi totalmente attribuibili all’alcol si riferiscono al 2015, anno in cui in Italia sono stati registrati 1.240 decessi, di cui 1016 (81,9%) uomini e 224 donne (18,1%). Le due patologie che causano il numero maggiore di morti per entrambi i sessi sono le epatopatie alcoliche e sindromi psicotiche indotte da alcol.
Anche quest’anno si terrà a Roma, il 15 maggio, il workshop annuale Alcohol Prevention Day 2019, finanziato dal ministero della Salute e organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, avvalendosi della collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali – AICAT e Eurocare.

 Comment 

In aumento il consumo di alcol, nel 2030 berrà il 50% della popolazione

Mag13
da admin il 13 Maggio 2019 alle 13:37
Postato in: Blog

In aumento il consumo di alcol, nel 2030 berrà il 50% della popolazione

Sempre più droga, sempre più alcol. Un bicchiere di buon vino una volta ogni tanto non uccide nessuno, ma la mancanza di equilibrio e gli eccessi provocano dipendenza e danni indescrivibili sul corpo umano.

Il mondo consuma sempre più alcol, e contrariamente alle indicazioni dell’Oms il trend continuerà almeno fino al 2030. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Lancet, secondo cui al 2030 metà della popolazione mondiale consumerà alcol e il 23% lo farà in modo eccessivo almeno una volta al mese.

Lo studio dell’università di Dresda, che si basa sui dati dell’Oms e del Global Burden of Diseases, ha calcolato che globalmente il consumo di alcol negli adulti è salito da 5,9 litri l’anno del 1990 a 6,5 litri del 2017, mentre nel 2030 arriverà a 7,6 litri. A determinare il trend sono soprattutto i paesi ad alto e medio reddito, il cui consumo cresce all’aumentare del tenore di vita.

Gli aumenti maggiori nel periodo si sono registrati in India e Vietnam, mentre Russia, Gran Bretagna e Perù hanno mostrato i cali più significativi. L’Italia secondo i dati presentati era tra i paesi che consumavano di più, tra 10 e 12 litri pro capite, nel 1990, ma il trend in calo l’ha portata nella media globale, tra 6 e 7,9. “Sulla base di questi dati – scrivono gli autori -, l’obiettivo dell’Oms di ridurre l’uso di alcol del 10% entro il 2025 non sarà raggiunto a livello globale.

Al contrario l’uso di alcol rimarrà uno dei fattori di rischio principali per la salute nel futuro prossimo, e anzi il suo impatto probabilmente crescerà”. Quanto emerge dall”Indagine sull’alcolismo in Italia.

Tre percorsi di ricerca’, realizzato nell’ambito delle attività previste dall’Osservatorio permanente Eurispes-Enpam su “Salute, previdenza e legalità”, lo scorso anno, lascia perplessi: l’alcol è la sostanza psicotropa che miete più vittime in termini di dipendenza, rispetto a fumo, droghe sintetiche e cocaina: dal 2008 al 2017 in Italia sono stati 435mila i morti per malattie alcol-correlate, incidenti, omicidi e suicidi ad esso dovuti. Non solo.

E’ la sostanza che dà più dipendenza, e si tratta di un fenomeno in ascesa: si beve ovunque, a qualunque ora, sempre più lontano dai pasti e soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione. Oltre 6 italiani su 10 mettono l’alcol in relazione alla convivialità, al relax, al piacere e alla spensieratezza (63,4%); solo un quarto, al contrario, lo associa a concetti negativi, come la fuga dai problemi, la perdita di controllo e il pericolo (25,6%).

L’indagine ha coinvolto giovani studenti, adolescenti, cittadini e medici. Il fenomeno è stato osservato attraverso tre diverse indagini campionarie, ciascuna delle quali disegna un quadro completo di come sono cambiate e stanno cambiando le abitudini “del bere” nel nostro Paese, di quanto sia diffuso e radicato il fenomeno tra i giovani, di come si è modificata l’immagine del consumatore, anche e soprattutto come conseguenza dei messaggi trasmessi dai media.

Sebbene il tema dell’alcolismo venga percepito dai cittadini italiani maggiorenni come problema sociale in modo meno netto rispetto a trent’anni fa (oggi lo ritiene un problema rilevante il 35,4% rispetto al 66% del 1984, anno della prima indagine Eurispes), emergono però frequenti eccessi nel consumo.

Infine, i giovani italiani iniziano a bere presto: oltre la metà dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha bevuto il primo bicchiere tra gli 11 e i 14 anni (52,8%), e la maggioranza netta degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni beve alcolici: oltre la metà lo fa “qualche volta” (51,6%), l’8,2% “spesso”.

 Comment 
  • Page 50 of 90
  • « First
  • «
  • 48
  • 49
  • 50
  • 51
  • 52
  • »
  • Last »
Tweets di @LottoBlasfemia

©2013-2026 No Bestemmia | Powered by WordPress with Easel | Subscribe: RSS | Back to Top ↑