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DONNE E CASALINGHE: L’ALCOLISMO TRA LE MURA DOMESTICHE

Mag27
da admin il 27 Maggio 2019 alle 15:03
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Donne e casalinghe: l’alcolismo tra le mura domestiche

VERSILIA – E’ un fenomeno silenzioso, quasi invisibile, quasi sempre nascosto tra le mura domestiche. Eppure l’alcolismo resta molto presente, anche in Versilia. Nel comprensorio costiero sono circa 300 le persone curate dal Serd, ovvero dal reparto specializzato della Asl.

Altre cinquanta famiglie con problemi di dipendenza da alcol vengono invece seguite da Acat Versilia, associazione di cinque club alcologici territoriali. E’ ancora una piccola percentuale in realtà quella di chi, non riuscendo a smettere di bere, chiede aiuto. Secondo i dati dell’associazione, si tratta in Versilia per lo più di soggetti over 40, nel 60% dei casi sono donne, molto spesso casalinghe.

C’è poi il fenomeno del binge drinking, diffuso soprattutto tra i giovani, in cerca di sballo occasione con un consumo estremo di alcol. Giovani spesso destinati a finire nella dipendenza.

Acat resta contraria all’imminente manifestazione Pietrasanta da bere, prevista domenica e lunedì in piazza Duomo. “Ma non siamo proibizionisti”.

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ABUSO DI ALCOL: CRESCONO I GIOVANI

Mag21
da admin il 21 Maggio 2019 alle 12:19
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Rischio alcol per 8,6 mln italiani, crescono i giovani
Relazione del Ministero Salute, problema anche fra 65-75enni

In Italia sono 8 milioni e 600 mila i consumatori di alcol a rischio, 68 mila le persone alcol-dipendenti prese in carico dai servizi di cura, 4.575 incidenti stradali causati dall’uso di alcolici. I più a rischio sono ragazzi e ragazze tra i 16 e i 17 anni e i cosiddetti ‘giovani-anziani’, le persone tra i 65 e i 75 anni Emerge dalla Relazione al Parlamento trasmessa dal ministro della Salute Giulia Grillo alle Camere il 29 aprile. I dati sono stati elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità.
La prevalenza dei consumatori a rischio è stata nel 2017 del 23,6% per gli uomini e dell’8,8% per le donne, per un totale di oltre 8.600.000 persone, 6.100.000 maschi e 2.500.000 femmine.
L’analisi per classi di età mostra che la fascia di popolazione più a rischio per entrambi i generi è quella dei 16-17enni (47,0% maschi, 34,5% femmine), che non dovrebbero consumare bevande alcoliche e dei ‘giovani anziani’ tra i 65 e i 75 anni. Circa 700.000 minorenni e 2.700.000 ultra sessantacinquenni sono consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate.
La bevanda alcolica maggiormente consumata è il vino (48,1%), seguito dalla birra (27,1%), dai superalcolici (10,3%) e dagli aperitivi, amari e digestivi (5,5%). Nel corso del 2017 si sono verificati complessivamente 39.182 accessi in Pronto Soccorso caratterizzati da una diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol: 70% maschi e 30% femmine. I dati disponibili più recenti sui decessi totalmente attribuibili all’alcol si riferiscono al 2015, anno in cui in Italia sono stati registrati 1.240 decessi, di cui 1016 (81,9%) uomini e 224 donne (18,1%). Le due patologie che causano il numero maggiore di morti per entrambi i sessi sono le epatopatie alcoliche e sindromi psicotiche indotte da alcol.
Anche quest’anno si terrà a Roma, il 15 maggio, il workshop annuale Alcohol Prevention Day 2019, finanziato dal ministero della Salute e organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, avvalendosi della collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali – AICAT e Eurocare.

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In aumento il consumo di alcol, nel 2030 berrà il 50% della popolazione

Mag13
da admin il 13 Maggio 2019 alle 13:37
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In aumento il consumo di alcol, nel 2030 berrà il 50% della popolazione

Sempre più droga, sempre più alcol. Un bicchiere di buon vino una volta ogni tanto non uccide nessuno, ma la mancanza di equilibrio e gli eccessi provocano dipendenza e danni indescrivibili sul corpo umano.

Il mondo consuma sempre più alcol, e contrariamente alle indicazioni dell’Oms il trend continuerà almeno fino al 2030. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Lancet, secondo cui al 2030 metà della popolazione mondiale consumerà alcol e il 23% lo farà in modo eccessivo almeno una volta al mese.

Lo studio dell’università di Dresda, che si basa sui dati dell’Oms e del Global Burden of Diseases, ha calcolato che globalmente il consumo di alcol negli adulti è salito da 5,9 litri l’anno del 1990 a 6,5 litri del 2017, mentre nel 2030 arriverà a 7,6 litri. A determinare il trend sono soprattutto i paesi ad alto e medio reddito, il cui consumo cresce all’aumentare del tenore di vita.

Gli aumenti maggiori nel periodo si sono registrati in India e Vietnam, mentre Russia, Gran Bretagna e Perù hanno mostrato i cali più significativi. L’Italia secondo i dati presentati era tra i paesi che consumavano di più, tra 10 e 12 litri pro capite, nel 1990, ma il trend in calo l’ha portata nella media globale, tra 6 e 7,9. “Sulla base di questi dati – scrivono gli autori -, l’obiettivo dell’Oms di ridurre l’uso di alcol del 10% entro il 2025 non sarà raggiunto a livello globale.

Al contrario l’uso di alcol rimarrà uno dei fattori di rischio principali per la salute nel futuro prossimo, e anzi il suo impatto probabilmente crescerà”. Quanto emerge dall”Indagine sull’alcolismo in Italia.

Tre percorsi di ricerca’, realizzato nell’ambito delle attività previste dall’Osservatorio permanente Eurispes-Enpam su “Salute, previdenza e legalità”, lo scorso anno, lascia perplessi: l’alcol è la sostanza psicotropa che miete più vittime in termini di dipendenza, rispetto a fumo, droghe sintetiche e cocaina: dal 2008 al 2017 in Italia sono stati 435mila i morti per malattie alcol-correlate, incidenti, omicidi e suicidi ad esso dovuti. Non solo.

E’ la sostanza che dà più dipendenza, e si tratta di un fenomeno in ascesa: si beve ovunque, a qualunque ora, sempre più lontano dai pasti e soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione. Oltre 6 italiani su 10 mettono l’alcol in relazione alla convivialità, al relax, al piacere e alla spensieratezza (63,4%); solo un quarto, al contrario, lo associa a concetti negativi, come la fuga dai problemi, la perdita di controllo e il pericolo (25,6%).

L’indagine ha coinvolto giovani studenti, adolescenti, cittadini e medici. Il fenomeno è stato osservato attraverso tre diverse indagini campionarie, ciascuna delle quali disegna un quadro completo di come sono cambiate e stanno cambiando le abitudini “del bere” nel nostro Paese, di quanto sia diffuso e radicato il fenomeno tra i giovani, di come si è modificata l’immagine del consumatore, anche e soprattutto come conseguenza dei messaggi trasmessi dai media.

Sebbene il tema dell’alcolismo venga percepito dai cittadini italiani maggiorenni come problema sociale in modo meno netto rispetto a trent’anni fa (oggi lo ritiene un problema rilevante il 35,4% rispetto al 66% del 1984, anno della prima indagine Eurispes), emergono però frequenti eccessi nel consumo.

Infine, i giovani italiani iniziano a bere presto: oltre la metà dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha bevuto il primo bicchiere tra gli 11 e i 14 anni (52,8%), e la maggioranza netta degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni beve alcolici: oltre la metà lo fa “qualche volta” (51,6%), l’8,2% “spesso”.

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Alcol fra i giovani, in Trentino a rischio 15 mila consumatori tra gli 11 e i 24 anni

Mag07
da admin il 7 Maggio 2019 alle 11:31
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L’aspetto positivo è che negli ultimi trenta anni il consumo medio pro capite di alcolici della popolazione trentina è calato da 13 litri a 9.

Ma c’è ben poco da “brindare”: due giovani su tre bevono. E un dato, in particolare, fa riflettere: i consumatori considerati ad alto rischio tra gli 11 e i 24 anni sono ben 15.000. Quindicimila ragazzi e ragazze (le differenze tra uomini e donne si sono molto assottigliate negli ultimi anni) che con birre, vino o superalcolici esagerano, sia nella quantità sia nella frequenza.

In tutto, senza distinzioni d’età, 80 mila persone in Trentino sono considerate consumatori ad alto rischio e di queste circa 13 mila hanno problemi con l’alcol e hanno subito dei danni (una volta venivano definiti “alcolisti”, ma oggi la classificazione e i nomi sono cambiati). Un quadro, insomma, preoccupante e da non prendere sotto gamba: spesso si tende a minimizzare, a non considerare questa bevande un potenziale problema ma solo un piacere, ma in realtà l’attenzione va tenuta alta.

Se non altro perché a livello nazionale le cosiddetta “mortalità alcol correlata” è di quasi 40 mila persone all’anno, rispetto alle 1.000 “droga correlate”.

A fare il punto della situazione è il dottor Luigino Pellegrini, da trent’anni impegnato nell’ambito del servizio di “Alcologia Centro Antifumo” dell’Azienda sanitaria.
Dottore, partiamo dalle buone notizie.
Il consumo pro capite è calato, ma con 9 litri a testa il Trentino resta quasi al top in Italia. Inoltre siamo ancora distanti dall’obiettivo dei 6 litri fissato nel piano 2025 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Rispetto agli anni Ottanta e Novanta la gran parte dei numeri e delle statistiche sono positive, ma c’è ancora molta strada da fare.
A cosa sono dovuti questi miglioramenti?
A una serie di norme e regole, oltre ai controlli e alla collaborazione con le scuole. Penso alle regole sul bere alla guida o al lavoro, che hanno salvato vite e “regalato” salute alle persone.
D’altra parte, come si dice, un bicchierino di vino a pranzo non può che fare bene…
Ecco, questa è una bufala, una credenza popolare che anche noi medici, sbagliando, abbiamo alimentato. Consigliare il consumo è sbagliato.
Perché la droga viene considerata un male mentre l’alcol, in fin dei conti, è tollerato? Dai dati che ci ha fornito i danni maggiori, almeno a livello numerico, li dà il bere.
L’alcol, rispetto a fumo e droghe, è culturalmente accettato e inoltre rappresenta qui da noi un grande indotto.

Insomma, col vino ci si mangia.
Esatto: il settore del vino vale milioni di euro. Ma da medico dico che se portiamo bottiglie in Cina stiamo portando lì anche dei costi socio sanitari altissimi. Il punto è che per il bere si fa la distinzione tra uso e abuso, cosa che non esiste per le droghe. L’unica distinzione che possiamo fare è nel 60% di trentini consumatori, che classifichiamo in basso, medio e alto rischio.
Torniamo ai giovani: c’è un identikit?
Rispetto agli anni Settanta si inizia a bere prima: dai 17 anni addirittura agli 11 attuali. Inoltre, se una volta il problema era tipicamente maschile, ora c’è una certa omologazione, anche se gli uomini restano in maggioranza. E anche tra periferia e città non ci sono differenze significative: la globalizzazione è anche territoriale. Tipologie? La birra soprattutto.
Come far diminuire quei 15 mila giovani ad alto rischio?
Non con il proibizionismo, che non serve a nulla, ma rendendo i cittadini consumatori informati e tutelati.
Capitolo sigarette: anche in questo settore i numeri migliorano?
Siamo passati dal 37% al 24% di fumatori, ma l’obiettivo provinciale entro il 2025 è di arrivare al 15%: per farlo è necessario far passare il messaggio sulla salute, sulla spesa e sull’impatto ambientale. Per quest’ultimo punto basti dire che in Italia ci sono 72 miliardi di mozziconi dispersi nell’ambiente.

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SBRONZA PASQUALE

Apr29
da admin il 29 Aprile 2019 alle 14:41
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Sbronza pasquale: tre giovanissimi soccorsi in un colpo solo in viale della Favorita

MANTOVA La nottata di divertimento è finita in pronto soccorso per tre giovani che hanno inaugurato il lungo week-end pasquale con una sbronza da coma etilico. Dai 19 anni del più giovane ai 21 del meno giovane, passando per i 20 anni dello “sbronzo di mezzo”; di fatto le lievi differenze d’età sono state livellate dal tasso di alcolemia nel sangue. I tre sono stati soccorsi verso le quattro dell’altro ieri in viale della Favorita nei pressi della discoteca Mascara. Da lì era partita la richiesta di intervento per tre persone che si erano sentite male in rapida successione. Poco dopo sul posto giungeva un’ambulanza di Porto Emergenza che trovava i tre bisognosi di smaltire l’alcol che avevano ingurgitato durante la serata. Nulla di grave, per fortuna, se non che si è trattato dell’ennesimo caso di soccorso per abuso di alcolici nei confronti di giovanissimi. Una piaga, quella dell’alcolismo tra i più giovane, spesso invisibile, che gli adulti tendono a non vedere quanto a sottovalutare. Da tempo le forze dell’ordine cittadine si sono imbarcate nella battaglia per prevenire questi fenomeni che spesso interessano i minorenni, tramite la chiusura temporanea di quegli esercizi che servono loro degli alcolici. Negli ultimi anni tra i più giovani si è registrata un’impennata di casi di alcolismo. Il week-end di Pasqua ha confermato la regola.

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