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UN MESE DI (QUASI) NORMALITA’

Mar02
da admin il 2 Marzo 2021 alle 15:51
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Continua ormai da un mese l’attività sportiva del settore giovanile della GROTTESE CALCIO e MONTOTTONE-GROTTESE. Il mercoledì i giovanissimi, sotto la guida del Mister Anacleto Pochini, svolgono allenamento al Valenti mentre le categorie dei Primi Calci, Pulcini e Esordienti si ritrovano ogni venerdì al sintetico del Picchi sotto la guida dei 3 Mister Matteo Pazzi, Paolo Ricci e Claudio Andreozzi. Le sedute di allenamento sono improntate, innanzitutto, al rispetto rigoroso delle norme ANTI-COVID : non utilizzo degli spogliatoi, autocertificazione obbligatoria, rilevazione della temperatura prima di accedere al rettangolo di gioco e mantenimento delle distanze di sicurezza; un grazie in questo senso va a tutti i dirigenti che si prodigano, attraverso la loro collaborazione, per mettere i bambini nelle condizioni ottimali per potersi allenare. Il fatto di non poter effettuare le “partitelle” permette agli istruttori di avere più tempo a disposizione per curare altri aspetti che sono alla base delle attività ludico-sportive dei bambini, i quali hanno metabolizzato il fatto di dover rispettare le regole che in questo periodo ci vengono, giustamente, imposte. Si cerca di sviluppare le capacità motorie dei bambini con esercizi a corpo libero (un semplice rotolamento o una semplice capriola non sono cose scontate per i bambini di oggi), si prova a migliorare le loro capacità coordinative con proposte specifiche e soprattutto si cerca di far nascere una vera amicizia tra il bambino e il pallone…. Quello con la palla è per i bambini, soprattutto all’inizio, un rapporto di odio-amore perché talvolta la palla sfugge al loro controllo o alle loro intenzioni di gioco. Più il bambino si innamora e gioca con la palla e più la tecnica si affina fino ad arrivare al punto di poter trascorrere intere ore a giocare da solo con la palla. Tutto quanto sopra è importante ma il fine che la nostra attività vuole raggiungere è quello di far socializzare i bambini; ci siamo assunti la responsabilità di tornare ad allenarci in un momento così difficile proprio per tirare fuori dalle loro case i bambini che per lunghi mesi hanno trascorso le loro giornate davanti a televisioni, video giochi e…..merendine. Aspettiamo anche i bambini di quelle famiglie che sono ancora titubanti nel mandare i loro figli ad allenarsi, comprendiamo perfettamente la loro preoccupazione ma possiamo rassicurarle che le nostre attività sono svolte nel rispetto innanzitutto dei bambini, delle loro famiglie e delle regole ferree che ci vengono date.

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Alcol, +209% vendite durante la pandemia. Allarme giovani: “30enni con fegato da trapianto”

Feb13
da admin il 13 Febbraio 2021 alle 14:56
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La denuncia giunge dai dati di Idealo, portale internazionale di comparazione prezzi: ragazzi e ragazze nel tunnel della dipendenza

La pandemia e i lockdown hanno contribuito ad alimentare una tendenza pericolosissima per la salute, soprattutto fra i più giovani: l’abuso di alcolici.

La conferma proviene direttamente dai dati registrati da Idealo, portale internazionale di comparazione prezzi, che rivelano che in Italia nel 2020 è stato annotato un rialzo del 110,2% rispetto al 2019, percentuale che quasi raddoppia tra i giovani tra i 18 ed i 24 anni (+209%)

Intervenuto ai microfoni della testata giornalistica “Huffington Post”, Gianni Testino, presidente della Società Italiana di Alcologia, ha asserito: “Il problema è serio. L’età media di chi ha una dipendenza da alcol si è abbassata e nel nostro reparto arrivano anche giovani di 20-25 anni con danni fisici importanti. Ci sono trentenni con un fegato da trapianto. D’altronde, è inevitabile se si comincia a bere a 12-13 anni. La pandemia non ha fatto altro che acuire questo dramma”.

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I giovani ai tempi del lockdown, il Sert: “Allarme alcolismo, droga e violenza”

Feb02
da admin il 2 Febbraio 2021 alle 9:42
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Il mercato degli stupefacenti non si è fermato e gli affari dei pusher vanno a gonfie vele

Lockdown e allarme alcolismo e droga tra i giovani. Le restrizioni previste per limitare il contagio da Covid-19 stanno avendo un’influenza anche su giovani e giovanissimi della nostra città che, in mancanza di alternative, rischiano di sviluppare dipendenza da alcool e sostanze stupefacenti. I dati del Sert di Parma mostrano un leggero aumento dei ragazzi e delle ragazze seguite per quanto riguarda questo tipo di dipendenze. 

Il mercato dello spaccio di sostanze stupefacenti non si è fermato e gli affari dei pusher vanno a gonfie vele, come dimostrato dai recenti arresti e sequestri di droga da parte di polizia e carabinieri che non hanno mai abbassato la guardia per contrastare un fenomeno che non dà cenni di rallentamento.Come si è verificato con la maxi rissa in piazzale della Pace di qualche giorno fa, poi, spesso questi due elementi si sommano alla violenza gratuita contro gruppetti di coetanei, spesso concretizzata con appuntamenti presi tramite i social. Una pratica certo non nuova ma che con l’emergenza Coronavirus, la chiusura delle scuole la sospensione degli spazi di socialità ha assunto toni sempre più allarmanti. Il fenomeno delle baby gang, poi, non è stato rallentato dalle regole previste per la zona arancione. Tanti ragazzini si trovano ancora nelle vie del centro storico, anche se i locali sono chiusi.

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“Droga e alcol in aumento, soprattutto tra i ragazzi. E il dramma resterà per anni dopo la pandemia”

Gen18
da admin il 18 Gennaio 2021 alle 16:51
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Cocaina a fiumi, alcolismo, droghe sintetiche ordinate via web dai ragazzi e consegnate a domicilio, violente crisi di astinenza in casa. Covid e lockdown hanno provocato anche questo, con danni destinati a durare a lungo. Ne parliamo con lo psicoanalista Maurizio Montanari e con il medico Michele Garagnani, che ci raccontano dati e esperienze ricavati lavorando direttamente sul territorio

“Il consumo di droga è aumentato con la pandemia e fa nuove vittime tra i giovani e le persone più fragili. È un dramma che durerà per molto tempo”.

Parliamo di una delle conseguenze più preoccupanti della crisi sociale scatenata da coronavirus e lockdown. Lo facciamo con lo psicoanalista Maurizio Montanari, che abbiamo già sentito sugli effetti sulla mente della pandemia negli articoli che trovate in fondo, e con il medico Michele Garagnani, sulla base della loro esperienza sul territorio. Entrambi si occupano di disagio psicologico, fisico e mentale con il centro clinico Libera Parola nel comprensorio di Modena e Bologna.

“Nell’isolamento i tossicomani gravi hanno aumentato il consumo nonostante le difficoltà nel reperire gli stupefacenti, quelli occasionali l’hanno diminuito per evitare i problemi aggiuntivi con la legge per le regole del lockdown”, ci dice Montanari. “Nel frattempo, proprio la difficoltà nel trovare la droga ha provocato in alcuni pesanti crisi di astinenza e sfoghi violenti in casa. Troppe donne sono state il primo bersaglio impotente di queste botte”.

“Ci sono poi le nuove vittime della tossicodipendenza che incontriamo sul territorio”, interviene Garagnani. “La sofferenza per la privazione dei contatti sociali ha portato chi è psicologicamente più fragile a cercare ‘soddisfazioni’ negli stupefacenti. È successo anche con gli abusi di cibo, alcol o psicofarmaci. È cresciuto in particolare il consumo di cocaina: scorre a fiumi tra trentenni, quarantenni e cinquantenni e tra troppi ragazzi”.

“I giovani sono stati così colpiti anche perché è mancato il controllo della scuola, garantito con occhio attento e rischio di sanzioni sui comportamenti”, spiega Montanari. “Lo spaccio nel frattempo è cambiato: i ‘piccoli’ hanno rallentato, quello più strutturato si è riorganizzato con una rete capillare di telefonate, bigliettini, corrieri, WhatsApp, social network e dark web che arriva alla consegna a domicilio. Tra gli adolescenti si sono diffuse soprattutto le droghe sintetiche come gli acidi, che si possono ordinare facilmente grazie a social e internet. Per loro, come per tutti, la seconda ondata è stata peggiore come impatto sulla psiche. Prima c’era l’emergenza ma anche la speranza che finisse tutto con l’estate. Ora sono arrivate disperazione e rassegnazione, che possono spingere alla fuga nella droga: se non c’è scampo, perché mi devo preservare?”.

“In troppi rischiano di uccidersi per paura di morire”, ribadisce Garagnani. “L’allarme riguarda anche l’abuso di alcol. Senza più il limite di dover andare a scuola o al lavoro, di dover guidare o comunque uscire, sono stati sdoganati gli abusi in casa da soli”.

“Come danni e diffusione, parlare di cocaina e alcol è come parlare della pioggia e della grandine”, conclude Montanari. “L’alcolismo è una piaga che distrugge mente e fisico e colpisce molte più persone. E l’aumento di tossicodipendenti e alcolisti è un dramma che non si risolverà con la fine della pandemia. Tantissimi rimarranno in questo tunnel per anni: se continuiamo a trascurare il problema, pagheremo prezzi sociali e individuali molto molto alti”.

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Più alcol dipendenza in pandemia?

Gen12
da admin il 12 Gennaio 2021 alle 17:49
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l clima denso di timori e incertezze nel quale viviamo da ormai 10 mesi, unito ad una genuina preoccupazione per la salute e per l’organizzazione della sanità, offre l’occasione di riflettere in forme nuove sulle priorità che un’efficace azione di salute pubblica deve saper indicare. Ed è indubbio che, nel pieno di una pandemia, lo sforzo e le risorse dell’organizzazione sanitaria debbano essere indirizzate prioritariamente verso una risposta il più possibile rapida al problema della diffusione del contagio attraverso misure di contenimento, nonché verso la cura di pazienti più a rischio e la disponibilità – il prima possibile – di un vaccino sicuro.
 
Ne deriva però di conseguenza il fatto che l’impegno professionale ed economico-organizzativo scatenato dalla pandemia rischia di mettere sullo sfondo le problematiche e la gestione delle patologie ordinarie, con non pochi effetti deleteri sul piano diagnostico e terapeutico, di cui presto si dovrà fare un’adeguata e trasparente contabilità. Occorre in altre parole non dimenticarsi di quanto continua ad accadere su quello sfondo.

Tra le varie questioni di questo tipo, una che il momento attuale invita a considerare in modo particolare è quella del disagio psicologico e della sofferenza psichiatrica che derivano non solo dallo stress legato al pericolo della infezione da Covid 19, ma anche da quello provocato dall’isolamento, dalle mancate relazioni, dalle nuove condizioni di lavoro e dall’eccesso di prossimità con i propri famigliari durante la chiusura. Un’analisi in tal senso è stata condotta su un campione nazionale tra i 18 e i 75 anni da un gruppo di psichiatri dell’Università Cattolica di Roma, da cui si evince che il 62% degli italiani ha affrontato il confinamento senza alcun reale disagio psichico, ma il 38% ha invece registrato segnali di disagio, per metà moderato e per metà severo.
 
Molti osservatori sottolineano a questo proposito che si tratterà di un impatto a lungo termine di questo disagio, impatto che si misurerà anche in termini di danno legato al fenomeno delle dipendenze patologiche, nel campo dell’alcol e delle sostanze. Tra questi la denuncia lanciata dall’articolo di M. Calandri sul sito di Repubblica del 18 dicembre scorso, che avanza l’ipotesi, sicuramente plausibile ma tutta da verificare e decisamente allarmistica, secondo la quale ansia e stress da confinamento metterebbero a dura prova individui anche giovani, alcuni dei quali cercano poi forme di automedicazione surrettizia ed autogestita, ad esempio attraverso il consumo esagerato di alcol.
 
In merito a ciò va detto che in realtà analisi accreditate, ed in particolare le indagini nazionali ed internazionali che cominciano ad essere pubblicate in questo periodo, evidenziano che i giovani, soprattutto nella fascia di età più bassa, hanno diminuito negli ultimi mesi le occasioni di consumo e di abuso di alcol precedentemente legate alle uscite fuori casa e sospese durante il confinamento.
 
E se è pur vero che i dati di vendita hanno mostrato sin dall’inizio della pandemia un aumento degli acquisti di bevande alcoliche rispetto al periodo precedente, non è ovvio dedurre da questo dato una indicazione di aumento dei consumi (e a cascata della dipendenza, tanto meno precoce), vista la riduzione dei consumi fuori casa.
 
Un articolo da poco pubblicato su Alcohol and Alcoholism a firma P. Anderson (stimato osservatore dei fenomeni di alcol-dipendenza) mostra, attraverso un’analisi attenta dei dati britannici, che i consumi delle famiglie britanniche misurati sugli acquisti in eccesso durante il lockdown (+41%) non compensano i mancati acquisti delle stesse nel canale fuori casa, con un saldo finale sui consumi pari a un trascurabile 0,7%. Ben lontano dunque dalle ipotesi avanzate rispetto al consumo eccedentario di alcol da parte dei giovani in periodo di pandemia e di confinamento a casa.
 
Anche rispetto all’aumento degli acquisti on line, per i quali si parla di una crescita a 3 cifre, va considerato che essa compensa la chiusura del canale fuori casa, non è generalizzata né tipica dei giovani, e non rimbalza con la stessa grandezza sui consumi reali.
 
Soprattutto dobbiamo ricordare che il fenomeno delle dipendenze, da alcol ma anche da altre sostanze, deriva nella maggior parte dei casi da un disagio psichico ed esistenziale preesistente e dai problemi legati all’incertezza e all’ansia rispetto al futuro, che non nascono certo con la pandemia, come ampiamente analizzato negli studi ormai ventennali dell’Osservatorio Giovani e Alcol (OPGA).
 
Le statistiche segnalano da tempo, oltre all’aumento delle patologie croniche, spesso in forma plurima, anche l’aumento del disagio psicologico e mentale, che si manifesta in particolare tra i giovani sotto i 34 anni, tra gli stranieri, tra le donne, tra i disoccupati e tra i cittadini del Nord del paese. Ed il disturbo più diffuso risulta essere la depressione, che coinvolge secondo dati Istat quasi 3 milioni di persone.
 
Occorre quindi guardare al complesso dei fenomeni legati al disagio giovanile, e soprattutto alle iniziative di prevenzione e di arginamento degli effetti più problematici del disagio, a cominciare dall’impegno sociale ed economico per il sostegno di ambiti di vita e di formazione nei quali sviluppare relazioni sociali significative, dialogo, condivisione, mutuo aiuto, solidarietà di territorio.
 
È in parte anche il tema del “welfare locale”, venuto a galla con tanta drammaticità in questo periodo, che dovrebbe andare di pari passo con l’integrazione dei servizi e la continuità assistenziale.
 
Carla Collicelli
CNR- CID Ethics
Segretariato ASviS
Vice Presidente Osservatorio Giovani e Alcol

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