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Alcolismo e dipendenze in aumento a causa di lockdown e restrizioni “Il peggio deve ancora venire”

Apr19
da admin il 19 Aprile 2021 alle 16:15
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L’Italia è ancora nella fase di blocco. Lockdown e misure restrittive fanno ancora parte della nostra quotidianità. L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova il nostro paese, da tutti i punti di vista: a livello economico il malcontento del popolo inizia a farsi sentire, come dimostrano le varie manifestazioni avvenute nei giorni scorsi. Ma l’aspetto finora più sottovalutato resta quello delle conseguenze psicologiche di tutto ciò che sta accadendo, specialmente nei più giovani.

In diretta ai nostri microfoni è intervenuto Massimo Persiani, operatore di riferimento della Comunità Incontro, un’organizzazione che agisce in aiuto di persone svantaggiate e bisognose come tossicodipendenti, alcolisti, ludopatici ed emarginati. Ci ha raccontato come la soglia dell’età dei giovani affetti da dipendenza sia scesa spaventosamente e di come la pandemia stia aumentando drasticamente l’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti proprio tra i più giovani.

Massimo Persiani ha condiviso la sua mission e la sua esperienza con noi ai microfoni di “Un giorno speciale”, ecco il suo racconto con Fabio Duranti e Francesco Vergovich.

“C’è un degrado sociale che, a fronte di questa pandemia, non aiuta. Noi, come gruppo di appoggio nella sede di Roma ci occupiamo anche del Lazio e di tutte quelle persone che approcciano a noi per rieducarsi a un sistema di vita. L’apice del problema è la dipendenza ma a questa dipendenza ci si arriva ed è su quel percorso di vita che noi dobbiamo lavorare. Ed è quello che noi facciamo. La nostra comunità è intesa come scuola di vita.

C’è una grossa richiesta. Si sono spostate le dipendenze verso l’alcool, inoltre si è abbassata l’età. Noi riceviamo richieste anche da parte di minori. La cosa più preoccupante è che le sostanze sono cambiate. La chimica ha stravolto tutto. E’ importante, ancor prima della disintossicazione, avere un approccio profondo e diverso nella prevenzione e nell’informazione che oggi manca.

Ci sono strumenti che andrebbero intensificati. Spesso facciamo incontri con le scuole. A noi sembra che l’assunzione di alcune sostanze oggi sia diventata normalità. Ma così non è. E’ sbagliato il sistema di vita che ci porta a pensare che quello sia la normalità. Quando ragazzi di 15, 18 o 20 anni arrivano da noi distrutti psicologicamente e fisicamente, c’è un percorso da rivedere ossia di come ci sono arrivati. Il motivo va ricercato nello stile di vita della società. Credo sia fondamentale ripartire da una prevenzione e da un’informazione.

Il lockdown e le restrizioni hanno peggiorato la situazione? Assolutamente sì e gli effetti di questo li vedremo nel prossimo biennio. C’è un incremento. E come assunzione c’è proprio uno spostamento all’alcool. Le problematiche le vedremo a breve, nel prossimo anno”.

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Alcolismo: come aiutare i giovani contro la dipendenza

Apr07
da admin il 7 Aprile 2021 alle 11:25
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Con la consulenza della prof.ssa Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Movimento Bambino, abbiamo affrontato il tema delle dipendenze nei giovani e come affrontarle. Si può dipendere da molte cose: dall’alcol, dalle droghe, dai farmaci, ma anche dagli oggetti, dalle idee, dalle persone. La dipendenza è prima di tutto immobilità.


Una prigione di sbarre d’acciaio che ci era apparsa all’inizio come uno spazio sconfinato, una scorciatoia per raggiungere la libertà. Una persona, una sostanza, una pillola colorata che ci ha fatto promesse o ci ha accolto senza chiedere nulla in cambio, senza farci provare alcun tipo di malessere, di angoscia.Qualcosa che ci ha permesso di passare inosservati, che ha mascherato le nostre insicurezze, travestito il nostro corpo, truccato il nostro viso per nascondere lacrime o rabbia e che ci ha donato un sollievo.Colpisce senza distinzioni Al principio, la dipendenza non chiede nulla. Al contrario, protegge e, come una divinità generosa e immensa, concede deliberatamente. 

La dipendenza nasconde la nostra identità: non ha bisogno di nomi o documenti. Non richiede diplomi o titoli di studio, non se ne fa niente dei vestiti o del nostro aspetto fisico. La dipendenza non fa discriminazioni, accoglie tutti come in una grande famiglia, adotta i suoi figli, li nutre di un pane quotidiano che sfama ogni desiderio, ogni bisogno, ogni forma di amore disperato.La libertà che spaventa: quando l’adolescente cerca una via di fugaLa dipendenza è iniziata nello stesso giorno in cui avevamo deciso di essere liberi. La libertà: quell’aspirazione fortissima che ha premuto, spinto e scalpitato dentro di noi quando avevamo all’incirca nove o dieci anni.Nella fase della preadolescenza si hanno i primi segni di una giovane identità che tende a concettualizzare, a capire personalmente i valori della vita avendo a disposizione solo l’immaginazione come mezzo di trasporto.

Ci stiamo preparando a essere liberi.Il passaggio alla libertà è spesso circondato da un paesaggio angoscioso. Paura, insicurezza e depressione possono condizionare il nostro approccio all’indipendenza.Molti sono gli adolescenti che devono fare i conti con figure di riferimento genitoriali morbose o del tutto assenti. In questi casi, il bisogno di libertà può mutare in un disagio e può trasformarci in figure fragili, che sbandano, si vendono o esplodono di rabbia. In alcuni casi, il raggiungimento della libertà è una strada tortuosa che richiede forza, energia che non si possiede dentro.E se attorno non c’è niente o nessuno in grado di capirci, dovremmo trovare il modo di farcela. Così nasce la dipendenza. Abbiamo bisogno di una maschera, di una scorciatoia. Abbiamo bisogno di una persona, di un gruppo altrettanto forte di quello d’origine, di una nuova famiglia più deviata di quella che abbiamo in casa.

Abbiamo bisogno di un potere in grado di governarci ancora di più di quel potere domestico da cui non vogliamo fuggire.Un potere in grado di contrapporsi a quello che ci lega, che ci tiene prigionieri, che è talmente faticoso, sbagliato e complesso da lasciarci intravedere un miraggio. È la sete di fuggire che ci porta alla dipendenza. È così che crediamo di abitare uno spazio sconfinato, ma in realtà ci rifugiamo in una nuova prigione.

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Droga e alcol: «Il 75% dei crimini commesso da giovani tra i 14 e i 30 anni»

Mar31
da admin il 31 Marzo 2021 alle 16:07
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Lunedì 22 marzo il vertice organizzato dalla Prefettura di Treviso in videoconferenza. In aumento il consumo di “smart drugs” tra i giovani. In programma azioni di prevenzione”


Lunedì 22 marzo, in videoconferenza, il Prefetto di Treviso Maria Rosaria Laganà, ha organizzato un incontro sulle problematiche connesse alle varie forme di dipendenze che coinvolgono sempre più spesso i ragazzi trevigiani.

Alla riunione sono intervenuti: i comandanti di carabinieri e guardia di finanza di Treviso, il dirigente della Squadra mobile della Questura, il vicecomandante della polizia locale di Treviso, l’assessore agli affari sociali del comune di Treviso, i presidenti dei comitati dei sindaci, il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale, il direttore del SerD dell’Ulss 2 e i rappresentanti delle comunità di recupero provinciali. Dalla riunione è emerso che, nella Marca, all’uso di stupefacenti di vecchia generazione si è aggiunto il consumo di “smart drugs” reperibili su internet, con un significativo abbassamento dell’età media dei consumatori. Sempre più spesso i ragazzi, per procurarsi le sostanze o si dedicano allo spaccio oppure coltivano marjuana direttamente dentro casa.
Dal vertice in Prefettura è emerso come il consumo di droghe sia strettamente connesso all’abuso di sostanze alcoliche: nella Marca il 75% dei reati legati agli stupefacenti è collegabile a ragazzi di età compresa tra i 14 e i 30 anni di età. Non mancano poi reati contro il patrimonio, atti di violenza di vario genere e guida in stato di ebbrezza. Un quadro destinato a peggiorare per gli effetti della pandemia ancora in corso che, oltre alla sospensione della scuola in presenza, ha costretto alla interruzione di tutte le attività di intrattenimento sportivo, culturale e di sana aggregazione giovanile, aumentando quindi le situazioni di fragilità e di disagio  che spesso le famiglie, da sole, non sono in grado di gestire. Al termine dell’incontro gli organizzatori hanno deciso di: tenere monitorato l’andamento della situazione nella Marca; approntare e modulare aiuti concreti per i soggetti assistiti e le famiglie coinvolte. Infine far conoscere le buone pratiche sperimentate, soprattutto in termini di prevenzione, realizzando iniziative di sensibilizzazione  dei giovani o a scuola, come già fatto in passato, ma anche con il supporto ed il coinvolgimento di celebrità giovani, in grado di aiutare i coetanei “

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Bestemmia “per circa 12 volte”: solo multa per Sottil. Lui precisa: “Non è mia abitudine”

Mar31
da admin il 31 Marzo 2021 alle 10:57
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Il tecnico dell’Ascoli, durante la sfida con la Reggiana, ha pronunciato espressioni blasfeme. Poi precisa: “Si può sbagliare, sono un padre di famiglia con un’educazione precisa”

Altra bestemmia, altra multa. Ormai le squalifiche per espressioni blasfeme non sono più una novità. Il dibattito infinito sulla laicità all’interno dei campi di calcio, portato avanti per ultimo da Serse Cosmi (squalificato per un turno a causa di una bestemmia), si arricchisce di un nuovo episodio. Siamo in Serie B, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, dove lo scorso 14 febbraio andava in scena un delicato scontro diretto tra due squadre in lotta per la salvezza. Reggiana-Ascoli è finita 1-0 in favore dei padroni di casa, con un’espulsione tra gli ospiti e con il gol decisivo arrivato su rigore e realizzato dell’ex di giornata, Matteo Ardemagni. Facile immaginare come il nervosismo, tra i bianconeri, fosse alle stelle. Così è accaduto che l’allenatore Andrea Sottil si sia lasciato scappare qualche parola di troppo. Per l’esattezza, il tecnico dell’Ascoli ha “pronunciato ripetutamente, per circa 12 volte, espressioni blasfeme”, proprio come si legge nel comunicato diffuso dalla FIGC.

ARRIVA IL VESCOVO Il tecnico bianconero dovrà versare 1.250 euro sul conto corrente della Federazione. Nessuna squalifica, ma le bestemmie hanno comunque un costo: praticamente 100 euro l’una. Ironia della sorte, la notizia della multa è arrivata proprio nel giorno in cui nel quartier generale dei bianconeri è spuntato il Vescovo di Ascoli Domenico Pompili per augurare una felice Santa Pasqua. Ad aspettarlo c’erano due dirigenti del club, ma non il Mister.

IL COMUNICATO

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Con una nota ufficiale l’allenatore ha voluto precisare: “Non mi piace che venga fuori l’immagine di una persona che è solita dire bestemmie perché non lo sono, nella maniera più assoluta. Ho ricevuto una precisa educazione da parte dei miei genitori, mia madre in modo particolare. Sono un padre di famiglia che ci tiene sempre a dare il buon esempio e a essere un punto di riferimento per i miei figli. Si può sempre sbagliare e nella concitazione del gioco può capitare che si trascenda e si pronuncino anche parole foneticamente simili ad espressioni blasfeme, ma lungi da me voler urtare la sensibilità di alcuni”.

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Orde di giovani al market per comprare alcolici

Mar23
da admin il 23 Marzo 2021 alle 11:44
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“Orde di giovani al market per comprare alcolici”

Duro sfogo dell’ex assessore di Arezzo Marcello Comanducci che, sui social, pubblica foto di ragazzini con i carrelli pieni di alcol


AREZZO — Marcello Comanducci non ne può più e affida ai social il suo sfogo contro una situazione che sta diventando veramente paradossale. Sì, è inutile negarlo, ci sono troppi ragazzini che vanno a fare la spesa al supermercato con il solo intento di riempire il carrello di alcolici e superalcolici.L’ex assessore al Turismo del comune di Arezzo, dopo l’ennesima scena inquietante vista venerdì sera, decide di prendere posizione si domanda quanto valga la pena chiudere locali e aziende, dove bene o male ci sono controlli, lasciando mano libera a questi ragazzetti che si riuniscono in casa, senza nessun tipo di rispetto delle regole anti-contagio ma con il solo scopo di ubriacarsi.”Immaginatevi ogni fine settimana orde di giovani che assaltano i supermercati comprando solo alcolici e super alcolici … ora immaginate i “party” a casa di qualcuno di loro senza nessun controllo … bene ora ponetevi la famosa domanda ‘come mai a distanza di un anno, nonostante sforzi giganteschi, ancora siamo pieni di covid’ … forse la risposta è più vicina o comunque senza dubbio forse questo è uno dei motivi – scrive Marcello Comanducci.

Aver chiuso le attività commerciali (presidi controllati) convinti che le persone, ‘se non sanno dove andare non escono’, è stato un banale errore di valutazione, abbiamo semplicemente ‘spostato il problema’ da una zona dove almeno il proprietario del locale o la polizia poteva intervenire, ad uno dove vige l’anarchia più totale nell’ombra di qualche appartamento o garage dove tutto è concesso.


Sinceramente smetterò di andare a fare la spesa il venerdì è il sabato dalle 18,30 alle 21 perché mi si chiude lo stomaco dal nervoso. Capisco che questi ragazzi non ne possano più … ma così non è il modo per la loro salute (non comprano neanche una patatina ma solo migliaia di euro di alcool) e per la nostra e quella delle nostre aziende.

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