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Droghe sintetiche, alcol e azzardo: ecco i rischi per i giovani italiani ai tempi della pandemia

Mag11
da admin il 11 Maggio 2021 alle 16:57
Postato in: Blog

Lo rivela l’indagine dell’European School Survey Project. Boom per le Nuove Sostanze Psicoattive. La ministra Dadone: “Servono ristori per i giovani”.

Alcol, nuovi stupefacenti (di facile reperibilità grazie al dark web) e scommesse: sono questi i rischi a cui sono più esposti i giovani italiani almeno secondo la fotografia scattata dall’indagine ESPAD Italia, European School Survey Project, elaborata dal CNR e che è stata mostrata durante l’audizione della ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone all’interno della Commissione parlamentare per l’infanzia. Alle tradizionali dipendenze da sostanze stupefacenti e alcol si sono aggiunte per i giovani nel corso degli ultimi anni le dipendenze alimentari e i disturbi di percezione di sé, fortemente collegati alla distorsione della propria immagine anche a causa di modelli estetici e comportamentali sempre più influenti e veicolati soprattutto dai social network.

Le droghe

Il mondo delle sostanze stupefacenti si è evoluto e modificato. Sembrano essere molto in voga tra i giovani le cosiddette NPS-Nuove Sostanze Psicoattive: droghe sintetiche, create in laboratorio e difficili da identificare anche per le loro caratteristiche velocemente modificabili. Il digitale e lo spazio web, soprattutto quello sommerso, il dark e il deep sono luoghi virtuali utilizzati, anche per reperire prodotti illeciti, il più delle volte sconosciuti. E questo il nuovo mercato delle sostanze psicoattive si integra a quello tradizionale: così alle bevande alcoliche, al tabacco e alla cannabis, ma anche alle note cocaina, eroina, amfetamine e allucinogeni, si affiancano le nuove sostanze, ma anche psicofarmaci, semi e piante. “Le NPS hanno dimostrato di avere una forte attrattiva tra i più giovani – ha spiegato la ministra Dadone – tanto che il 9,5% degli studenti riporta di averle utilizzate almeno una volta nella vita. Per la maggior parte si è trattato di cannabinoidi sintetici, comunemente conosciuti come ‘spice’ (5% degli studenti), ma anche di Salvia Divinorum, oppioidi sintetici o, ancora, di ketamina (tutte attorno all’1%)”.

Alcol e gioco d’azzardo

Per quanto riguarda il consumo di alcolici l’indagine mostrata in Commissione spiega che il 41% dei 15-19enni si è ubriacato almeno una volta nel corso della propria vita e il 12% lo ha fatto nel mese antecedente l’indagine, senza differenze tra i generi. Questa prevalenza raggiunge il 37% se si considerano le cosiddette ‘abbuffate alcoliche’ o binge drinking: il 41% dei ragazzi e il 32% delle ragazze ha infatti bevuto 5 o più alcolici di seguito in un’unica occasione. Anche la pratica del gioco d’azzardo rientra tra i comportamenti a rischio assunti da una buona parte dei giovani: Il 45,2% degli studenti, compresi i minorenni, ha giocato somme di denaro nel 2019, acquistando soprattutto ‘gratta e vinci’ e lotterie a vincita immediata, facendo scommesse, soprattutto sportive, giocando a carte, a Lotto e Superenalotto o ancora alle Slot machine/ Videolottery (VLT). L’accesso al gioco d’azzardo è favorito dalla costante connessione a internet: il 10,4% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha puntato soldi reali nel mondo virtuale accedendo attraverso lo smartphone, senza esclusione per i minorenni i quali, utilizzando un ‘falso profilo’ o quello di un genitore o di un maggiorenne, riescono a superare le restrizioni imposte dalla legge.

“Servono ristori per i giovani”

“Le giovani generazioni sono tra le più penalizzate dalla pandemia e dalle conseguenze della pandemia – ha detto la ministra Dadone – penso che la vita quotidiana solitaria vissuta nel contesto della pandemia abbia deprivato giovani e giovanissimi di ciò che più li fortifica e contribuisce alla loro crescita e anche a loro dobbiamo “ristori”, “sostegni” e” indennizzi”, per non indebolire il loro spirito e il loro futuro, che coincide con quello del Paese”

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Giovani: sesso non protetto e super alcolici

Mag04
da admin il 4 Maggio 2021 alle 17:37
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Secondo un sondaggio effettuato da “Fondazione Pro” a 1000 ragazzi napoletani tra i 16 e i 19 anni, previsto nel progetto “La maleducazione sentimentale dei giovani”, solo un ragazzo su cinque si è sottoposto a una visita dall’urologo, il 65% dei giovani non ha mai parlato di sessualità con il proprio padre, 8 su 10 visitano siti pornografici e uno su quattro ha rapporti sessuali non protetti. 

Secondo il presidente della “Fondazione Pro”: “I numeri ci dicono che una ragazza su tre e uno su due assumono regolarmente superalcolici nel weekend, la metà degli adolescenti passa su internet più di 5 ore al giorno Dad esclusa, il 25% delle giovani e il 18% dei loro amici fumano abitualmente, il 25% dei maschi e il 10% delle femmine ha fatto uso di droghe leggere, una su due e uno su tre non praticano alcun tipo di sport. Una generazione inoltre lontanissima dalla copertura contro l’Hpv: a essersi vaccinati sono meno della metà delle adolescenti contro il 12% dei loro coetanei. Partiamo dai primi dati epidemiologici presentati oggi alla Fondazione Banco di Napoli per capire come invertire la rotta, parlando con i ragazzi e fornendo loro gli strumenti necessari per vivere una vita sana e piena”. 

Ma viene pure ricordato che negli ultimi 40 anni, il numero di adolescenti obesi è aumentato di 10 volte e in Italia la percentuale si è quasi triplicata rispetto al 1975.

“Il nostro obiettivo – precisa il presidente della Fondazione –  è parlare di prevenzione, sottolineando l’importanza del rapporto padre-figlio e ricordando che prevenire non significa vietare, ma optare per giuste abitudini e scelte, promuovere l’adozione di stili di vita corretti, passando per una sana alimentazione, una buona attività fisica ed una corretta attività sessuale. E che bisogna fidarsi più di quello che si impara in prima persona che di ciò che circola in rete”.

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Bestemmie nel calcio: quella squalifica nel campionato Vaticano

Apr19
da admin il 19 Aprile 2021 alle 16:23
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Il dibattito dietro le bestemmie nel calcio prosegue: non solo Buffon e Serse Cosmi, prima di loro anche nel campionato Vaticano una squalifica per blasfemia

Due giorni fa sul Fatto Quotidiano il comico e giornalista Luttazzi ha suggerito una serie di varianti alla bestemmia, riaprendo così il dibattito sulle blasfemie anche nel calcio.

La bestemmia in Italia non è più considerata reato dal ‘99, ma un illecito amministrativo per cui è prevista una multa. Nel calcio, secondo la guida AIA, norma 12, punto 52, l’uso di un linguaggio e gesti osceni, come volgarità e blasfemie, valgono squalifica e sanzioni. 

Lo sanno bene Buffon, Lazzari e Serse Cosmi che nei mesi scorsi sono stati sanzionati dalla FIGC con un turno di squalifica e sanzioni fino a 5000 euro. 

Peggio è andata invece ad un giocatore del campionato di calcio del Vaticano che ha bestemmiato durante una partita rischiando il licenziamento.

Le bestemmie nel calcio iniziano a essere sanzionate nel 2001 in seguito ad una serie di imprecazioni di Silvio Baldini, allora allenatore dell’Empoli. È in quegli anni che il commissario della FIGC Gianni Petrucci inizia a punire le bestemmie nelle partite di campionato.

Non si fecero attendere le proteste del sindacato dei giocatori FifPro che invocava la libertà di espressione. Dalla loro parte anche Serse Cosmi che recentemente nella partita contro il Torino è stato allontanato dal campo per una bestemmia, e che ha ribadito il suo pensiero davanti ai giornalisti sostenendo come “viviamo in un paese laico”.

Se prima le imprecazioni erano coperte dai cori dei tifosi, ora con gli stadi vuoti, microfoni e telecamere ovunque, a giocatori e allenatori non è più concesso sbagliare. 

Lo ha imparato a proprie spese Gianluigi Buffon, recidivo e fresco di squalifica. Il portiere della Juventus era stato pizzicato a bestemmiare prima contro il Parma, imprecazione che gli è costata un turno di squalifica nel derby con il Torino e 5000 euro di multa, e poi in Inter-Juventus, registrato dai microfoni di bordo campo. 

E se la bestemmia fosse scappata ad un prete?

Bestemmie nel calcio Vaticano

Anche nel campionato Vaticano capita di perdere le staffe, ma la dirigenza del Vatican City Championship sulle bestemmie non transige. Per il Vaticano una imprecazione di troppo potrebbe anche costare il licenziamento. 

Qualche anno fa al giocatore che aveva bestemmiato durante una partita del campionato Vaticano era stata imposta una squalifica per una stagione intera, anche dopo le scuse pubbliche rivolte a fine partita ai giocatori, arbitro e tifosi. 

Ad oggi il calciatore ha ripreso il suo posto in campo e secondo Nicola Vignola, vicepresidente di Sport Vaticano, la punizione al ragazzo è servita ad esempio anche per gli altri giocatori del campionato.

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Alcolismo e dipendenze in aumento a causa di lockdown e restrizioni “Il peggio deve ancora venire”

Apr19
da admin il 19 Aprile 2021 alle 16:15
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L’Italia è ancora nella fase di blocco. Lockdown e misure restrittive fanno ancora parte della nostra quotidianità. L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova il nostro paese, da tutti i punti di vista: a livello economico il malcontento del popolo inizia a farsi sentire, come dimostrano le varie manifestazioni avvenute nei giorni scorsi. Ma l’aspetto finora più sottovalutato resta quello delle conseguenze psicologiche di tutto ciò che sta accadendo, specialmente nei più giovani.

In diretta ai nostri microfoni è intervenuto Massimo Persiani, operatore di riferimento della Comunità Incontro, un’organizzazione che agisce in aiuto di persone svantaggiate e bisognose come tossicodipendenti, alcolisti, ludopatici ed emarginati. Ci ha raccontato come la soglia dell’età dei giovani affetti da dipendenza sia scesa spaventosamente e di come la pandemia stia aumentando drasticamente l’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti proprio tra i più giovani.

Massimo Persiani ha condiviso la sua mission e la sua esperienza con noi ai microfoni di “Un giorno speciale”, ecco il suo racconto con Fabio Duranti e Francesco Vergovich.

“C’è un degrado sociale che, a fronte di questa pandemia, non aiuta. Noi, come gruppo di appoggio nella sede di Roma ci occupiamo anche del Lazio e di tutte quelle persone che approcciano a noi per rieducarsi a un sistema di vita. L’apice del problema è la dipendenza ma a questa dipendenza ci si arriva ed è su quel percorso di vita che noi dobbiamo lavorare. Ed è quello che noi facciamo. La nostra comunità è intesa come scuola di vita.

C’è una grossa richiesta. Si sono spostate le dipendenze verso l’alcool, inoltre si è abbassata l’età. Noi riceviamo richieste anche da parte di minori. La cosa più preoccupante è che le sostanze sono cambiate. La chimica ha stravolto tutto. E’ importante, ancor prima della disintossicazione, avere un approccio profondo e diverso nella prevenzione e nell’informazione che oggi manca.

Ci sono strumenti che andrebbero intensificati. Spesso facciamo incontri con le scuole. A noi sembra che l’assunzione di alcune sostanze oggi sia diventata normalità. Ma così non è. E’ sbagliato il sistema di vita che ci porta a pensare che quello sia la normalità. Quando ragazzi di 15, 18 o 20 anni arrivano da noi distrutti psicologicamente e fisicamente, c’è un percorso da rivedere ossia di come ci sono arrivati. Il motivo va ricercato nello stile di vita della società. Credo sia fondamentale ripartire da una prevenzione e da un’informazione.

Il lockdown e le restrizioni hanno peggiorato la situazione? Assolutamente sì e gli effetti di questo li vedremo nel prossimo biennio. C’è un incremento. E come assunzione c’è proprio uno spostamento all’alcool. Le problematiche le vedremo a breve, nel prossimo anno”.

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Alcolismo: come aiutare i giovani contro la dipendenza

Apr07
da admin il 7 Aprile 2021 alle 11:25
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Con la consulenza della prof.ssa Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Movimento Bambino, abbiamo affrontato il tema delle dipendenze nei giovani e come affrontarle. Si può dipendere da molte cose: dall’alcol, dalle droghe, dai farmaci, ma anche dagli oggetti, dalle idee, dalle persone. La dipendenza è prima di tutto immobilità.


Una prigione di sbarre d’acciaio che ci era apparsa all’inizio come uno spazio sconfinato, una scorciatoia per raggiungere la libertà. Una persona, una sostanza, una pillola colorata che ci ha fatto promesse o ci ha accolto senza chiedere nulla in cambio, senza farci provare alcun tipo di malessere, di angoscia.Qualcosa che ci ha permesso di passare inosservati, che ha mascherato le nostre insicurezze, travestito il nostro corpo, truccato il nostro viso per nascondere lacrime o rabbia e che ci ha donato un sollievo.Colpisce senza distinzioni Al principio, la dipendenza non chiede nulla. Al contrario, protegge e, come una divinità generosa e immensa, concede deliberatamente. 

La dipendenza nasconde la nostra identità: non ha bisogno di nomi o documenti. Non richiede diplomi o titoli di studio, non se ne fa niente dei vestiti o del nostro aspetto fisico. La dipendenza non fa discriminazioni, accoglie tutti come in una grande famiglia, adotta i suoi figli, li nutre di un pane quotidiano che sfama ogni desiderio, ogni bisogno, ogni forma di amore disperato.La libertà che spaventa: quando l’adolescente cerca una via di fugaLa dipendenza è iniziata nello stesso giorno in cui avevamo deciso di essere liberi. La libertà: quell’aspirazione fortissima che ha premuto, spinto e scalpitato dentro di noi quando avevamo all’incirca nove o dieci anni.Nella fase della preadolescenza si hanno i primi segni di una giovane identità che tende a concettualizzare, a capire personalmente i valori della vita avendo a disposizione solo l’immaginazione come mezzo di trasporto.

Ci stiamo preparando a essere liberi.Il passaggio alla libertà è spesso circondato da un paesaggio angoscioso. Paura, insicurezza e depressione possono condizionare il nostro approccio all’indipendenza.Molti sono gli adolescenti che devono fare i conti con figure di riferimento genitoriali morbose o del tutto assenti. In questi casi, il bisogno di libertà può mutare in un disagio e può trasformarci in figure fragili, che sbandano, si vendono o esplodono di rabbia. In alcuni casi, il raggiungimento della libertà è una strada tortuosa che richiede forza, energia che non si possiede dentro.E se attorno non c’è niente o nessuno in grado di capirci, dovremmo trovare il modo di farcela. Così nasce la dipendenza. Abbiamo bisogno di una maschera, di una scorciatoia. Abbiamo bisogno di una persona, di un gruppo altrettanto forte di quello d’origine, di una nuova famiglia più deviata di quella che abbiamo in casa.

Abbiamo bisogno di un potere in grado di governarci ancora di più di quel potere domestico da cui non vogliamo fuggire.Un potere in grado di contrapporsi a quello che ci lega, che ci tiene prigionieri, che è talmente faticoso, sbagliato e complesso da lasciarci intravedere un miraggio. È la sete di fuggire che ci porta alla dipendenza. È così che crediamo di abitare uno spazio sconfinato, ma in realtà ci rifugiamo in una nuova prigione.

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