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Le bevute a 20 anni lasciano segni sulle arterie

Set14
da admin il 14 Settembre 2021 alle 15:27
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Un eccessivo consumo di alcol da giovani è associato a un irrigidimento precoce delle arterie che può portare a malattie cardiovascolari. Più si beve e più il fenomeno è evidente.

La salute delle arterie, c’è da scommetterci, non è la preoccupazione principale di un ventenne. Quando si è giovani l’arterosclerosi viene percepito come un rischio lontano anni luce così come tutti i problemi dell’invecchiamento. Purtroppo non è così. Il consumo di alcol in età giovanile accelera il processo di irrigidimento delle arterie aumentando il rischio di sviluppare malattia cardiovascolari. 

Non è certo per fare i guastafeste che gli scienziati dell’University College London hanno presentato al congresso dell’ European Society of Cardiology i risultati di uno studio che dimostra l’associazione tra un eccessivo consumo di alcol e la rigidità delle arterie. L’intenzione è piuttosto quella di spingere i giovani verso un consumo consapevole delle bevande alcoliche. 

I ricercatori hanno raccolto informazioni sul consumo di alcol di 1.655 individui tra i 17 e i 24 anni. I partecipanti sono stati divisi in tre categorie: non bevitori, bevitori medi (fino a 4 drink nelle occasioni in cui si beve) e bevitori forti (più di cinque drink). 

Tutti i volontari coinvolti nella ricerca sono stati sottoposti alla velocità dell’onda di polso carotideo-femorale, l’esame standard per la misurazione della rigidità arteriosa centrale ottenuta con metodi non invasivi. Il risultato del test viene considerato predittivo delle malattie cardiovascolari. 

All’interno del campione il 7 per cento rientrava nella categoria dei non bevitori, il 52 per cento in quella dei bevitori medi e il 41 per cento in quella dei bevitori forti. Gli scienziati hanno osservato un aumento medio della rigidità delle arterie tra i 17 e i 24 anni del 10,3 per cento, con un aumento leggermente maggiore nelle donne rispetto agli uomini. L’irrigidimento era più avanzato in chi consumava maggiori quantità di alcol dell’alcol ma l’associazione tra la rigidità delle arterie e il consumo di alcolici era evidente anche nel gruppo dei consumatori medi. 

È un dato che si discosta da quello osservato con il fumo nei ragazzi della stessa età. Nel caso del tabacco l’irrigidimento delle arterie in età giovanile si osserva solo tra i forti fumatori (e solamente nelle donne) e non tra quelli medi. «Significa che più si beve, maggiore è l’aumento della rigidità arteriosa. La relazione non è stata spiegata da altri fattori che possono predisporre alle malattie cardiache, suggerendo che il comportamento rischioso durante questo periodo ha un effetto diretto sulla salute vascolare», ha commentato Hugo Walford, dell’University College di Londra, Regno Unito, a capo dello studio. 

Così, dopo avere escluso altri possibili fattori di rischio ( indice di massa corporea elevato, ipertensione, colesterolo e glicemia elevati ecc..), gli scienziati hanno trovato che l’alcol in generale ha un impatto sulle arterie dei giovani superiore al fumo. 

«I risultati suggeriscono che il danno arterioso si verifica nei giovani bevitori e nelle giovani donne che fumano molto. I non fumatori e gli ex fumatori mostrano però alterazioni simili nella rigidità arteriosa, il che indica che smettere può ripristinare la salute vascolare in questa giovane età. Il binge drinking è spesso un’esperienza normale per i ragazzi e la diminuzione della prevalenza del fumo nel Regno Unito è messa a dura prova da un forte aumento dell’uso di sigarette elettroniche. I giovani possono credere che bere e fumare non causino danni a lungo termine. Tuttavia, questi risultati indicano che questi comportamenti potrebbero condizionare la loro salute iniziando con un irrigidimento arterioso precoce, che può eventualmente portare a malattie cardiache e ictus», commenta in conclusione Walford. 

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Minori e alcool: un fenomeno in continua crescita

Ago30
da admin il 30 Agosto 2021 alle 9:36
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Minori e alcool dati statistici

La crescente diffusione dell’uso di bevande alcoliche tra le nuove generazioni dovrebbe rappresentare il campanello di un forte allarme sociale, in grado di richiamare l’attenzione delle istituzioni per le implicazioni sanitarie e sociali che ne derivano, aggravate dal preoccupante abbassamento dell’età di inizio dell’assunzione di tali bevande che, secondo i dati del Ministero della salute, è pari all’età di undici anni.

La relazione del Ministro della salute sugli interventi realizzati nel 2019 in materia di alcool e problemi correlati, presentata al Parlamento il 6 maggio 2021, conferma questo terribile trend, rilevando che sono più di 36 milioni i consumatori di alcolici.

L’analisi per classi di età mostra che la fascia di popolazione con consumatori più a rischio è, per entrambi i generi, rappresentata dai circa 750.000 minorenni, in prevalenza compresi nella fascia di età da sedici a diciassette anni.

A preoccupare, in particolar modo, è l’aumento registrato nel 2020 delle giovani consumatrici a rischio, comprese nella fascia di età da quattordici a diciassette anni, che, per la prima volta, superano per numero i loro coetanei consumatori a rischio, in un quadro complessivo di incremento del rischio “al femminile” diffuso a tutte le classi di età.

All’aumento dei consumi di vino, birra, amari e superalcolici tra i giovani e i giovanissimi si somma il pericoloso fenomeno del binge drinking, ovvero il consumo di più bevande alcoliche in un’unica occasione per alterare lo stato psico-fisico fino allo stordimento e all’intossicazione – 830.000 giovani compresi nella fascia di età da undici a venticinque anni, – pari al 21,8 per cento del totale dei binge drinkers in Italia.

Minori e alcool e incidenti stradali

Lo studio dei modelli di consumo tra i giovani ha mostrato che nel 2019 i livelli più elevati di consumo in assoluto nella popolazione hanno riguardato, in particolare, il 16 per cento dei giovani tra i diciotto e i ventiquattro anni di età. Molti di loro ignorano i rischi che tali comportamenti possono comportare per la sicurezza del singolo e per la sicurezza stradale.

In particolare, gli studi dimostrano che la guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, sono la principale causa di morte tra i giovani di tutto il mondo, con il picco più elevato nella fascia anagrafica tra i diciotto e i ventiquattro anni.

Dai dati riferiti all’anno 2019 sulle contravvenzioni elevate per guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti in occasione di incidente stradale, forniti dai carabinieri e dalla polizia stradale, risulta che, in totale, sono 5.117 gli incidenti stradali per i quali almeno uno dei conducenti dei veicoli coinvolti era in stato di ebbrezza su un totale di 58.872 incidenti.

 Nel complesso l’8,7 per cento degli incidenti rilevati risulta essere alcoolcorrelato, un dato stabile rispetto a quello rilevato nel 2018. Esiste, inoltre, un’altra fascia di consumatori di bevande alcoliche che arreca danni non solo a sé stessa ma anche ad altri inconsapevoli e inermi soggetti, del tutto indifesi di fronte alla minaccia dell’alcool.

Minori e alcool: sindrome feto-alcolica

Si tratta delle donne in stato di gravidanza le quali, con il loro comportamento, mettono a rischio la salute del nascituro, compromettendone il normale sviluppo psico-fisico e causando gravi conseguenze a breve e a lungo termine alla sua crescita. Infatti, è accertato che la sindrome feto-alcolica (fetal alcohol syndrome- FAS) è la più grave disabilità permanente che si manifesta nel feto esposto, durante la vita intrauterina, all’alcool consumato dalla madre in gravidanza.

Oltre alla FAS, che è la manifestazione più grave del danno causato dall’alcool al feto, si possono verificare una serie di anomalie strutturali (anomalie cranio- facciali, rallentamento della crescita, eccetera) e disturbi dello sviluppo neurologico che comportano disabilità comportamentali e neuro-cognitive; alterazioni che si possono presentare con modalità diverse tali da comportare un ampio spettro di disordini compresi nell’acronimo “FASD” (fetal alcohol spectrum disorder).

In particolare, l’alcool ingerito dalla madre giunge dopo pochi minuti nel sangue del feto, che, però, non è in grado di metabolizzare l’alcool perché è privo degli enzimi adatti a questo compito e, di conseguenza, l’alcool e i suoi metaboliti si accumulano nel suo sistema nervoso e in altri organi danneggiandoli.

In Italia, secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica, su 450.000 bambini nati nel 2018, circa 3.600 sono affetti da FAS, 16.000 da FAS parziale e oltre 20.000 da FASD.

A livello mondiale si stima che, nella maggior parte delle popolazioni, l’incidenza della FAS oscilli tra lo 0,5 e i 3 casi ogni mille soggetti nati vivi, mentre, per quanto riguarda l’intero spettro dei FASD, esso interessi circa l’1 per cento della popolazione mondiale. Si ritiene che tra le donne che bevono quantità rilevanti di alcool in gravidanza, una percentuale compresa tra il 4 e il 40 per cento partorisca bambini affetti da danni alcool correlati di vario grado.

Minori e alcool e l’OMS

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nell’Unione europea l’82 per cento delle donne beve alcolici (percentuale in forte aumento) e, considerato che quasi la metà delle gravidanze non è programmata (il 42 per cento), il rischio di consumo di alcool durante le prime fasi della gestazione è altissimo.

La scarsità di informazione e di prevenzione sul tema ha portato a marginalizzare il fenomeno, con il rischio che tale sindrome possa rimanere sottostimata e sottovalutata, nonostante abbia un importante impatto sociale.

Secondo quanto dichiarato dalla dottoressa Stefania Bazzo del comitato scientifico dell’Associazione italiana disordini da esposizione da alcool, in base agli studi dell’epidemiologo Giuseppe Battistella, si può ad oggi ipotizzare un costo sanitario complessivo che oscilla tra 1,5 e 2,6 miliardi di euro.

La diffusione del consumo di birra, superalcolici e vino fra gli adolescenti e le donne in stato di gravidanza è un problema reale che richiede soluzioni mirate ed efficaci quali, in primis, una corretta politica di prevenzione e una completa conoscenza, in particolare da parte degli stessi giovani e delle stesse donne, in stato di gravidanza o che abbiano programmato una gravidanza, delle nefaste conseguenze che derivano dall’assunzione di bevande alcoliche, con specifico riguardo all’età evolutiva e durante tale unico e delicato periodo della gestazione.

Minori e alcool: indicazione dell’Unione Europea

Sulla questione è intervenuto anche il Parlamento europeo, che ha approvato una risoluzione (2015/2543(RSP) del 29 aprile 2015) con cui si chiede formalmente alla Commissione di proporre l’introduzione di un’etichettatura per gli alcolici.

Al momento, infatti, per i produttori europei non esiste alcun obbligo in questo senso, tanto che sulle bottiglie e sulle confezioni di bevande alcoliche raramente sono riportate informazioni presenti, invece, sugli altri prodotti alimentari, come l’elenco degli ingredienti.

La risoluzione del Parlamento non è solo un invito alla Commissione e agli Stati membri a considerare il problema delle etichette degli alcolici e a renderle più utili per il consumatore; si tratta anche di un invito a mettere a punto una nuova strategia in materia di alcool, che sia finalizzata a prevenire il consumo di tutti gli alcolici da parte dei minori e delle future mamme.

La Francia ha introdotto già nel 2007 l’obbligo di riportare su tutte le etichette delle bevande alcoliche, compresi i cosiddetti “alcopops”, un apposito logo che richiama la loro inidoneità per le donne in gravidanza. In Irlanda, il Public Health Alcohol Bill impone di riportare nell’etichetta apposite informazioni sui rischi legati al consumo di alcolici, per la popolazione, in generale, e per le donne in stato di gravidanza.

Inoltre, in Russia, negli Stati Uniti d’America, in Canada, in Israele e in altri Paesi del mondo, dal sud America all’estremo oriente, è stabilito l’obbligo di inserire in etichetta appositi “government warnings”.

In Italia sarebbe auspicabile intervenire su due fronti: l’adozione di adeguate avvertenze sulle etichette delle bevande a contenuto alcolico poste in commercio e la sensibilizzazione mediante campagne di prevenzione e di informazione sugli organi di stampa, sui canali radiofonici e televisivi e sulle piattaforme digitali, nonché incontri e iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado.

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Beve vodka in strada, ragazzina di 12 anni in ospedale

Lug21
da admin il 21 Luglio 2021 alle 11:00
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Con lei altri coetanei, probabilmente l’alcol è stato acquistato su internet. Il Sert lancia l’allarme sullo sballo etilico nei giovaniDodici anni. Intossicazione etilica. Una ragazzina è finita all’ospedale giovedì sera dopo aver bevuto vodka in mezzo alla strada.  Da quanto ricostruito la ragazzina, 13 anni ancora da compiere, si trovava in compagnia di altri due giovanissimi più o meno della stessa età. Quando ha bevuto, però, la giovane si è sentita subito molto male ed è scattato l’allarme. Sul posto è intervenuta in codice giallo un’ambulanza inviata dal 118, che ha portato la ragazzina all’ospedale  per accertamenti. Per fortuna, ora sta bene. Sono intervenuti anche i carabinieri, che hanno ricostruito i fatti e hanno aperto un’indagine: occorre comprendere come i tre ragazzini si fossero procurati il superalcolico.
L’ipotesi su cui si sta lavorando è che l’acquisto fosse avvenuto su internet. Anche se non si può escludere che qualcuno sia riuscito a farsi comprare la bottiglia da un ragazzo più grande o che l’abbia presa dalla propria casa. Il tema dell’abuso di alcol da parte di giovanissimi torna dunque alla ribalta della cronache. Giovanni Galimberti, direttore monzese del Serd, il Servizio dipendenze, da tempo sottolinea come l’età in cui si comincia a bere si stia abbassando sempre di più e si attesti appunto sui 12-13 anni. Con effetti devastanti sul fisico dei giovanissimi bevitori. Non a caso nei pronto soccorso si assiste con frequenza sempre più allarmante all’arrivo di giovanissimi alle prese con intossicazioni etiliche. Per lo più , ragazze che – ricordava il dottor Galimberti – “reggono meno l’alcol per questioni fisiologiche e di peso, insomma stanno male prima… anche se in realtà il fenomeno dell’abuso di alcol riguarda soprattutto i maschi”. Preoccupanti anche alcune pratiche in voga fra i giovanissimi, “una delle ultime mode è il binge drinking , l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve”. Abbuffate alcoliche, il cui scopo è l’ubriacatura immediata e la perdita di controllo. Insomma, lo sballo. “E su corpi e cervelli così giovani gli effetti possono essere devastanti”.

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Lazio, Suor Paola: “Ho chiesto a Lotito di abbassare stipendio a Sarri se bestemmia”

Lug21
da admin il 21 Luglio 2021 alle 10:57
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“Mi ha chiamato una famiglia dall’Olanda, molto religiosa, chiedendomi ‘Suor Paola, ma che avete preso un bestemmiatore? Ho risposto: non ti preoccupare, ogni bestemmia gli faccio dire un rosario”. In un’intervista concessa all’Adnkronos, Suor Paola, nota religiosa spesso ospite in tv e nota per essere un’accanita tifosa della Lazio, parla del nuovo allenatore Maurizio Sarri e scherza sul metodo per costringerlo a non bestemmiare: “Ho chiamato Lotito, che si lamenta sempre dei soldi di qua, dei soldi di là… Gli ho detto: metti nel suo contratto che ogni bestemmia che dice gli togli 10mila euro dallo stipendio, vedrai che non bestemmia più”.

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“Giovani aggressivi a causa di alcol e droghe”

Lug06
da admin il 6 Luglio 2021 alle 17:01
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Bondi (Servizio Alcologia dell’Asl 1): “Non sono tutti ragazzi perduti ma ci sono rischi legati alla giovane età degli assuntori”

Alcol e giovani, un fenomeno riesploso nelle ultime settimane di movida in centro storico con immagini ‘choc’ immortalate da residenti, denunce contro il degrado e il consumo di alcolici e stupefacenti nelle viuzze più appartate dell’acropoli. Comportamenti a rischio ed ‘eccessi’ che tuttavia non devono demonizzare un’intera generazione, come sottolinea il dottor Luciano Bondi, responsabile del Servizio di Alcologia interdistrettuale dell’Usl Umbria 1: “Non vuol dire che siano ragazzi ‘perduti’, tuttavia spesso si assiste ad una sottovalutazione di situazioni potenzialmente a rischio. Atteggiamenti aggressivi oppure oppositivi potrebbero anche essere legati all’ assunzione più o meno consapevole di nuove sostanze psicoattive che ad oggi sono difficili da tracciare dal punto di vista tossicologico perché non ancora conosciute. Ecco perché è fondamentale la prevenzione, proibire e basta non serve”.

Dottore, c’è un aumento di consumo di alcol nei ragazzi?

“Sono già diversi anni che gli indicatori che ci vengono forniti da studi nazionali e regionali, soprattutto sui comportamenti a rischio della popolazione studentesca, indicano un consumo di alcolici in età precoce. Studi che risalgono anche ad una decina di anni fa già evidenziavano un consumo ‘pericoloso’ nella fascia 13-19 anni. L’indicatore binge drinking (il bere in quantita’ elevate concentrato in un lasso di tempo breve, ndr) nei ragazzi dai 13 ai 15 anni si attestava tra il 5 e il 10% degli studenti esaminati. Per i giovani dai 15 ai 19 anni, il 39,4% dei maschi e il 30% delle femmine in Umbria aveva riferito uno o più episodi di binge drinking nel mese precedente. Quello che sta succedendo ora già si sapeva, il più delle volte questi comportamenti possono peggiorare con consumi elevati che diventano continui e più pericolosi, con tutte le conseguenze a livello fisico, mentale e comportamentale”. Quali sono i rischi?”Non è detto che nel tempo i comportamenti a rischio si trasformino in vere e proprie dipendenze, ma anche il consumo episodico di alcolici può avere conseguenze drammatiche specialmente nei minorenni, parliamo di danni a livello celebrale. In un ragazzino di 14 anni l’effetto dell’alcol è molto più pericoloso e può causare anche un danno precoce a livello cellulare cerebrale, specialmente se il consumo è elevato e ripetuto nel tempo, con effetti pesanti, anche irreversibili. Senza contare che come conseguenze ci sono anche gli incidenti stradali, sia in auto che in motorino. Purtroppo, poi, non ci si limita solo all’alcol. C’è il fumo di tabacco, di cannabinoidi e l’uso di psicofarmaci senza ricetta medica”.Si è acutizzato il problema con le restrizioni per il Covid?

“Con i locali chiusi, il coprifuoco e l’isolamento, il fenomeno è stato chiaramente contenuto anche perché nei ragazzi la modalità tipica del consumo di alcol avviene all’interno del gruppo, durante i fine settimana. Per il periodo del lockdown e dell’emergenza stretta ancora non abbiamo indicatori precisi sull’incidenza di questi comportamenti, ma i numeri, ora, stanno ripartendo e le persone che accedono ai nostri servizi sono solo la punta dell’iceberg”.Ha parlato di binge drinking, ci sono altri indicatori per fotografare la situazione?

“Secondo gli ultimi dati ESPAD in Umbria (che risalgono al 2019), un’indagine a livello scolastico sui comportamenti a rischio, è stato riscontrato un consumo pericoloso di alcol, almeno una volta all’anno, nel 38% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni. Un altro indicatore preoccupante è l’uso di cannabinoidi (intorno al 25%), di stimolanti e di sostanze illegali”.

Che fare?

“Aumentare la consapevolezza dei rischi e favorire una maggiore comunicazione sono due aspetti fondamentali, anche all’interno della famiglia. Altro aspetto importante è garantire il rispetto della legislazione sulla disponibilità e sulla assunzione di alcolici”.

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