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Alcolismo giovani

Feb13
da admin il 13 Febbraio 2024 alle 11:58
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Epatite alcolica: rischio cirrosi raddoppia nelle donne più giovani
Dopo essere sopravvissute al primo episodio di epatite alcolica, le adolescenti e le giovani adulte presentano un rischio maggiore del 50% di sviluppare cirrosi

Dopo essere sopravvissute alla prima presentazione di epatite alcolica, le adolescenti e le giovani adulte presentano tassi più elevati di mortalità correlata al fegato e un rischio maggiore del 50% di sviluppare cirrosi e scompenso epatico, secondo quanto presentato al congresso The Liver Meeting.

L’epatite alcolica è una malattia infiammatoria a carico del fegato, causata dall’abuso di alcool protratto nel tempo. Di solito è associata a un accumulo eccessivo di trigliceridi nel fegato (steatosi epatica) e può contribuire alla progressione della fibrosi, che porta alla cirrosi.

«I ricoveri ospedalieri per epatite alcolica stanno aumentando, soprattutto negli adolescenti e nei giovani adulti rispetto ad altri gruppi di età, e dati recenti hanno anche suggerito che i tassi di trapianto di fegato a seguito di epatite alcolica stanno aumentando più rapidamente nei soggetti in questa fascia di età» ha affermato in una relazione Jennifer Flemming, professore associato di medicina e scienze della salute pubblica presso la Queen’s University. «È stato anche dimostrato che esistono differenze legate al sesso e alla suscettibilità al danno epatico causato dall’alcol, così come differenze di genere nell’uso e nella dipendenza dall’alcol e nel trattamento dei disturbi legati al suo consumo».

«Anche se la mortalità complessiva dopo la prima presentazione di epatite alcolica è simile tra i sessi, le femmine hanno tassi più elevati di mortalità correlata al fegato rispetto ai maschi» ha aggiunto. «Inoltre il sesso femminile è associato a un rischio più elevato di cirrosi e scompenso tra quanti sopravvivono al primo verificarsi della malattia».

Analisi di un campione di giovani con epatite alcolica
I ricercatori hanno condotto uno studio di coorte retrospettivo basato sulla popolazione con l’obiettivo di stabilire l’epidemiologia e i dati demografici degli adolescenti e dei giovani adulti con epatite alcolica, oltre all’associazione tra sesso, mortalità a lungo termine e sviluppo di complicanze epato-correlate.

Hanno identificato 3.340 adolescenti e giovani adulti (età media 33 anni, 64% uomini) in Ontario, Canada, con una prima presentazione di epatite alcolica senza cirrosi diagnosticata al pronto soccorso (n = 917) o con ricovero ospedaliero (n = 2.423) dal 2002 al 2021. Di questi soggetti, 2.374 erano ancora in vita dopo la dimissione.

Entro 2 anni dalla presentazione della mlattia, il 71% dei pazienti aveva avuto incontri sanitari legati all’alcol, il 57% aveva una storia di malattia mentale e il 34% una storia di abuso di sostanze. L’analisi dei determinanti sociali della salute ha mostrato che il 18% viveva in una zona rurale (22% donne vs 15% uomini), il 32% apparteneva al quintile di reddito più basso (37% vs 30%), il 13% erano immigrati recenti o rifugiati (7% vs 16%), il 23% rientrava nel quintile con la più alta diversità etnica (17% vs 26%) e il 30% nel quintile con la più alta instabilità abitativa (31% vs 30%).

Dopo un follow-up mediano di 5 anni, 844 individui (25%) sono deceduti e meno dell’1% (n = 23) è stato sottoposto a trapianto di fegato, eseguito più frequentemente negli uomini. Nel periodo di studio la mortalità correlata al fegato è stata più comune nelle donne rispetto agli uomini.

Le donne hanno un rischio più elevato di sviluppare cirrosi
Tra i sopravvissuti alla prima presentazione di epatite alcolica senza cirrosi o scompenso epatico, dopo un follow-up mediano di 24 mesi il 31% aveva sviluppato cirrosi (37% donne vs 28% uomini). In tutti i periodi temporali, le donne avevano maggiori probabilità di sviluppare cirrosi rispetto agli uomini (a 5 anni: 25% vs 19%; a 10 anni: 32% vs 24%; a 15 anni: 37% vs 28%; a 20 anni: 37% vs 30%).

Inoltre, l’analisi dei rischi concorrenti ha mostrato che erano associati allo sviluppo di cirrosi il sesso femminile (sub hazard ratio, sHR, = 1,47), l’età avanzata (sHR = 1,04), la residenza urbana (sHR = 1,29) e una comorbilità più elevata (sHR = 1,36).

«L’incidenza di epatite alcolica è in aumento tra gli adolescenti e i giovani adulti e il decesso si verifica nel 25% di questi soggetti dopo una media di 5 anni di follow-up. I giovani che ne sono affetti sono vulnerabili e in questo hanno un peso i determinanti sociali della salute, le differenze di sesso e i fattori sociodemografici sottostanti» ha osservato Flemming. «Anche se la mortalità complessiva dopo la prima presentazione di epatite alcolica è simile tra i due sessi, le femmine hanno tassi più elevati di mortalità correlata al fegato rispetto ai maschi e il sesso femminile è associato a un rischio del 50% più elevato di cirrosi e scompenso tra i sopravvissuti alla prima presentazione della malattia».

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Alcolismo giovani

Gen31
da admin il 31 Gennaio 2024 alle 12:10
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Giovani e alcol, su TikTok nasce il trend per la sobrietà
Stando a un’indagine svolta dal portale Marketplace, l’uso dell’alcol tra i giovani starebbe sensibilmente scemando. Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol, predica prudenza, affermando che siamo ancora ben lontani dalla riduzione dei consumi.

I Millennial e la Gen Z sempre più lontani dalle abitudini malsane. Lo conferma un’indagine svolta da ‘Marketplace’, secondo cui il 41% dei Millennial e il 21% della Generazione Z beve sempre meno la sera. Forse è anche per questo motivo che sui social sta letteralmente spopolando un nuovo trend tra i giovani. E, una volta tanto, si tratta di un qualcosa da guardare con ottimismo. L’hashtag #soberparty, mira infatti a sfatare un mito: ci si può divertire anche rimanendo sobri.

L’altro lato della medaglia, però, la racconta diversamente. All’indagine si contrappone infatti il parere di Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS. Secondo il Professore, i dati del portale non restituirebbero un’istantanea accurata circa il consumo di alcol tra i più giovani.
Il trend #soberparty che spopola sui social
Circolano già diversi video sulla pratica della recovering party girl. Per esempio la creator Jules Rangi – in un video postato su TikTok – racconta delle serata trascorse in discoteca, dove puntualmente si ubriacava, per poi pentirsene il giorno dopo. La giovane si è lasciata tutto alle spalle, anche grazie alla frequentazione di ”luoghi festosi senza alcol in corpo”. I video riportanti l’hashtag #soberparty, che riprendono alcune ragazze sobrie ballare in discoteca, hanno già milioni di visualizzazioni. Così come i consigli sui cosiddetti mocktail, vale a dire i cocktail analcolici. Un trend che sembra in crescita, e che testimonierebbe l’esistenza di una certa riluttanza verso le bevande alcoliche tra i giovanissimi.

Scafato (Osservatorio Nazionale Alcol): “Non si può generalizzare. Il trend della riduzione di consumo è ancora lento”
Ma le cose stanno davvero così? Stando alle parole del professor Emanuele Scafato, Direttore Osservatorio Nazionale Alcol, Istituto Superiore Sanità, riportate dal ‘Il Fatto Quotidiano’, c’è ancora molta strada da fare sul consumo di alcol tra i giovani. Infatti, il direttore spiega: ”Le indagini di mercato fotografano una situazione istantanea che è ovviamente diversa da quella delineata da un sistema di monitoraggio formale che esamina e controlla attraverso diverse variabili le tendenze rilevate dalle indagini su popolazione. La generazione Z ha età molto differenti comprendendo individui di 11-25 anni che presentano rischi e tendenze profondamente diversi che non sono assimilabili in un’unica categoria quando parliamo di alcol”.

Perché un conto è un’indagine di mercato, altra cosa è il monitoraggio epidemiologico. L’Istituto diretto da Emanuele Scafato registra infatti 1 milione e 370mila individui a rischio nella fascia 11-25 anni, di cui 620mila minorenni. Di questa grande platea, in 786 mila sono i binge drinkers che bevono esclusivamente per ubriacarsi (di cui 83mila minori): ”Per la generazione Z il Covid ha generato risultati contrastanti, i moderati hanno ridotto ulteriormente in media i consumi mentre chi era già un consumatore a rischio li ha incrementati. Insomma, un conto è l’indagine di mercato e ben altro il monitoraggio epidemiologico” spiega il professore.

Pur ammettendo che qualcosa stia cambiando a livello percettivo nelle giovani generazioni circa il consumo di alcol, il direttore dell’osservatorio si dice cauto: ”Non si può generalizzare ed è un trend estremamente lento quello che porta a una riduzione dei consumi tra i giovani per i quali tutte le strategie europee e la stessa risoluzione del Parlamento europeo per la lotta al cancro sollecita una strategia “zero alcol”, essendo dimostrato l’impatto massimo dannoso sul cervello fino ai 25 anni. La nuova sensibilità da creare dovrebbe puntare sul valore della sobrietà e sulla svalorizzazione dell’uso di qualunque bevanda alcolica e non a caso l’industria ha prodotto le Nolos (No alcohol, low alcohol beverages) che stanno guadagnando sempre più ampie fette di mercato con birre zero e vini dealcolati”. Il vero intervento da mettere in atto secondo Scafato è una massiccia opera di sensibilizzazione. Perché il fattore predominante nel consumo di alcol ”è la cultura del bere indotta dall’industria e dalle pubblicità”.

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Alcolismo giovani

Gen16
da admin il 16 Gennaio 2024 alle 20:59
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Attenti allo sballo, si diffonde la piaga dell’alcolismo…

L’alcolismo è una piaga sociale. Nessuna generazione ne è immune, ma sono i giovani a pagare le conseguenze più gravi. Durante il periodo natalizio abbiamo assistito ad una riedizione della moda degli aperitivi, il più delle volte costruita ad arte ed incentivata da grandi marchi produttori di vino e liquori per invogliare i giovani a bere.

Si sono notate masse enormi di ragazze e ragazzi bivaccare ai tavolini dei bar con spritz, vino, prosecco e superalcolici. Raramente sono stati serviti panini ed aranciate.  Un fiume di alcol si è riversato sulle comitive festanti. Nelle strade una folla multicolore, infatti, ha affollato i punti di approvvigionamento alcolico specialmente nei giorni delle vigilie, quando le attese e le speranze sono grandi. Nei luoghi della movida per l’occasione è stata allestita una scenografia artefatta. Musica techno ad alto volume per allietare migliaia di corpi sudaticci che si sono sfiorati e ricompattati. Molti sorrisi e qualche grido sguaiato.  Il rumore improvviso, tonfo e cupo, dei botti, ogni tanto, rompeva il silenzio con un carico di fumo e catrame. Altro che atmosfere ovattate del magico Natale. Gli aperitivi hanno portato una rivoluzione che ogni anno si arricchisce di nuovi particolari. Qualcuno più anziano ha storto il naso e non sono mancate le critiche per gli eccessi.  Nessuno, però, vuole fermare il tempo per indurre rapide marce indietro. I giovani hanno tutto il diritto di vivere e di comportarsi come meglio credono. Anche le generazioni passate sono state aspramente criticate dagli adulti per gli atteggiamenti assunti e per il modo di intendere la socialità. I più anziani ricordano il periodo dei capelloni, quando i giovani furono messi all’indice per il solo fatto di portare i capelli lunghi. In quell’epoca i  Rokes, che interpretavano le atmosfere del momento, cantavano “Ma che colpa abbiamo noi?”.  Esiste, dunque, un confronto dialettico antico quanto il mondo, tra le nuove e le vecchie generazioni, che hanno faticato tanto per intendersi e per trovare punti di accordo. Qualcuno, però, deve anche ricordare ai giovani di evitare gli eccessi che portano solo danni e problemi.  Lo sballo deve essere assolutamente evitato dai giovani quanto dagli anziani.  Le statistiche indicano che i danni creati dall’eccessivo uso di alcol sono in grande aumento. Almeno il 6 per cento dei decessi ogni anno avviene a causa dell’alcolismo, responsabile anche del 25 per cento degli incidenti automobilistici. Molte patologie croniche, che colpiscono soprattutto il fegato e l’apparato nervoso centrale, sono correlate all’abuso di alcol. Va bene divertirsi, dunque, ma attenzione a non alzare troppo il gomito. Per quanto riguarda gli aperitivi potrebbe essere utile sapere che questa moda è quanto di più antiquato possa esserci. Gli spritz furono inventati nel Diciannovesimo secolo quando gli austriaci, che occupavano vaste zone dell’Alta Italia, usavano allungare i vini veneti, considerati molto alcolici con acqua. Inoltre negli anni Ottanta da Liverpool si diffuse l’usanza di ritrovarsi a bere alcol di pomeriggio. I lavoratori inglesi che uscivano dalle fabbriche alle 17, infatti, erano soliti fermarsi a bere nei pub, consumando qualche snack avanzato dalla colazione, non disdegnando di bere birre ed alcol in grande quantità. Questa abitudine, diffusasi rapidamente in tutta Europa fu definita con troppa approssimazione ‘Happy hour’, da cui sono nati gli apericena. Bisogna anche ricordare che l’usanza di bere aperitivi al pomeriggio contraddice il caposaldo della dieta mediterranea, basata su tre pasti principali: colazione, pranzo e cena.

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Condanniamo quegli spot che inducono a bere i nostri giovani!

Dic10
da admin il 10 Dicembre 2023 alle 11:11
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Gli spot ce li presentano sempre in una atmosfera rilassata, con uomini aitanti e donne bellissime, in situazioni che ammiccano un’intesa … intesa che poi viene sottolineata dall’assaggio della vodka, del whisky, del brandy. Gli alcolici e i superalcolici in televisione sono presentati in modo molto affascinante, tanto che conquistano gli adulti, figurarsi i minorenni! L’allarme viene lanciato da Bloomberg e dalla Boston University School of Public Health (USA): questo fascino è deleterio per i ragazzini.

Sappiamo già che i minorenni bevono, e bevono sempre più presto. Uno studio condotto dai ricercatori americani ha dimostrato che i più giovani e accaniti bevitori hanno cominciato per provare le splendide sensazioni suggerite dalla pubblicità. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Alcoholism: Clinical and Experimental Research” e spiegano un percorso iniziato con la verifica della esposizione a specifiche marche di alcolici tramite pubblicità; tale pubblicità veniva trasmessa su 20 programmi televisivi popolari tra i giovani. Si è dunque controllata la diffusione di quella particolare marca tra i minorenni.

Ed era tutto vero. La pubblicità spingeva a comprare proprio quel prodotto e i giovani coinvolti (età compresa tra 13 e 20 anni) mostravano il triplo di possibilità di consumare gli alcolici e diventare dipendenti da essi, rispetto ai ragazzi che bevevano spinti da un amico o per pura curiosità del momento. Questo è un indizio importante per i creativi che dovranno cambiare qualcosa negli spot per gli alcolici, magari rendendoli più asettici e meno “interessanti”. Oppure -dato che lo spot serve al prodotto- le TV dovranno spostare certe pubblicità in orari “da adulti” … magari a notte tarda o durante il brunch di pausa dall’ufficio!

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Alcolismo giovani

Nov29
da admin il 29 Novembre 2023 alle 18:09
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Atti vandalici in aumento e baby gang in azione: “Tra i giovani cresce l’uso di alcol e droghe”

Convegno organizzato dal Lions al quale hanno partecipato anche magistrati e forze dell’ordine.

Troppi atti vandalici, anche al patrimonio pubblico, come quello sotto al Loggiato comunale ancora impunito, dove un ignoto ha spaccato a colpi di martello la vetrata dei reperti, e poi danneggiamenti all’arredo urbano dal post pandemia a oggi a opera di baby gang o giovanissimi. Osimo ne è stata interessata per mesi. Molti dei colpevoli erano minorenni, non vissuti in un contesto difficile ma “solo” annoiati. “Non possiamo più illuderci che la nostra provincia, intesa come area periferica tranquilla, sia un’isola felice immune dall’influenza di dinamiche negative con giovani responsabili”, ha detto il presidente del Lions club Nazzareno Donzelli all’incontro organizzato dal gruppo nella sede della Lega del filo d’oro per parlare proprio di giovani e legalità. A fargli eco portando i fatti Giovanna Lebboroni, procuratore della Repubblica al tribunale dei minorenni di Ancona, il vice prefetto Simona Calcagnini, Samuele Rossi, vice questore aggiunto della Polizia di Stato e comandante del Commissariato di Osimo, il comandante della compagnia dei carabinieri locale Gianluca Giglio, il sindaco e il governatore del Distretto Lions 108 Marco Candela.

“E’ aumentato anche da noi in maniera diffusa, oltre al disorientamento valoriale di fronte a modelli culturali e sociali di riferimento non sempre positivi – hanno detto gli ospiti intervenuti -, il disagio psicologico dei giovani, è aumentata l’insicurezza e l’isolamento, la difficoltà di comunicazione interpersonale: tutti aspetti che hanno a loro volta incrementato i fenomeni già noti del bullismo, del cyberbullismo, dell’assunzione di alcol e droghe e dell’incremento di forme di dipendenza, dell’abuso dei social e dei videogame fino a comportamenti violenti individuali e di gruppo che si configurano come atti di criminalità minorile, di microdelinquenza, o di veri e propri reati”. Di questa situazione sono consapevoli, oltre alle istituzioni, le agenzie educative che hanno in carico preadolescenti, adolescenti e giovani, e soprattutto la famiglia. Dopo l’incontro, il Club ha organizzato un service, condiviso con gli operatori scolastici, per i giovani delle classi terminali dei licei e del tecnico di Osimo su un tema formativo fondamentale e sensibile come l’orientamento e in particolare sul rapporto scuola-impresa con la partecipazione di Enrico Loccioni, imprenditore e formatore del territorio.

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