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ALCOLISMO GIOVANI

Apr30
da admin il 30 Aprile 2024 alle 13:31
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Allarme alcol e sigarette elettroniche tra i giovani in Europa

In calo l’uso di cannabis. Il 9% degli adolescenti ha sperimentato almeno un “significativo stato di ubriachezza”. L’Oms: “Situazione da non sottovalutare”

Preoccupa il consumo di alcol, sigarette elettroniche e cannabis (che però è in calo) tra i giovani in Europa, con un quadro definito “allarmante”. L’ultimo allerta è contenuto in un rapporto Oms/Europa, su un campione di 280 mila ragazzi intervistati, che evidenzia “un quadro preoccupante del consumo di sostanze da parte degli adolescenti”, con oltre la metà dei quindicenni intervistati che hanno sperimentato l’alcol e 1 su 5 che ha recentemente utilizzato le e-cig. Emerge anche una riduzione del divario di genere nell’uso di sostanze e l’Oms sottolinea la necessità di strategie di prevenzione mirate. Le conseguenze a lungo termine di queste tendenze, avverte, “sono significative e i politici non possono permettersi di ignorare questi risultati allarmanti”.

Alcol, allarme tra i quindicenni

L’alcol è la sostanza consumata più frequentemente, con il 57% dei quindicenni che la hanno provata almeno una volta e quasi 4 su 10 (37%) indicano di aver consumato alcol negli ultimi 30 giorni. Circa 1 adolescente su 10 (9%) di tutte le fasce d’età ha sperimentato un significativo stato di ubriachezza – essendo stato ubriaco almeno due volte – nel corso della sua vita, un tasso che sale in modo allarmante dal 5% all’età di 13 anni al 20% all’età di 15 anni, dimostrando una tendenza in aumento nell’abuso di alcol tra i giovani. Questi risultati, si legge nel rapporto, “evidenziano quanto l’alcol sia disponibile e normalizzato, mostrando l’urgente necessità di migliori misure politiche per proteggere i bambini e i giovani dai danni causati dalla sostanza”. Le sigarette elettroniche, invece, hanno superato quelle convenzionali in popolarità, con il 32% dei quindicenni che hanno riferito di averle utilizzate e il 20% negli ultimi 30 giorni (contro il 25% dei quindicenni che hanno fumato una sigaretta convenzionale nella loro vita). Questa transizione verso le e-cig come scelta più popolare rispetto alle sigarette convenzionali, è la posizione dell’Oms, “richiede interventi mirati per affrontare tale preoccupazione emergente per la salute pubblica, comprese azioni contro l’inserimento di prodotti dannosi nei videogiochi, programmi di intrattenimento e altri contenuti rivolti ai giovani tramite piattaforme multimediali”.

In calo l’uso della cannabis

Quanto al consumo di cannabis, si evidenzia un leggero calo, con la percentuale di quindicenni che ne hanno fatto uso che passa dal 14% nel 2018 al 12% nel 2022. Il consumo precoce di cannabis, sottolinea l’Oms, “può portare alla dipendenza e a modelli di consumo problematici più avanti nella vita”. Gli sforzi di prevenzione mirati agli adolescenti sono fondamentali per mitigare questi rischi e promuovere scelte sane”. La disparità nell’uso di sostanze tra i sessi, rileva inoltre l’indagine, “si sta rapidamente riducendo, con le ragazze che eguagliano o superano i ragazzi nei tassi di fumo, consumo di alcol e uso di sigarette elettroniche entro i 15 anni”.

L’Oms propone quindi una serie di misure per ridurre il consumo di sostanze tra i giovani: aumento delle accise; limitare la disponibilità di prodotti a base di nicotina, tabacco e alcol, ad esempio riducendo orari o luoghi di vendita, e l’applicazione di età minime legali per l’acquisto di tali prodotti; vietare tutti gli agenti aromatizzanti nei prodotti a base di nicotina e tabacco; imporre un divieto totale di pubblicità e sponsorizzazione su canali di comunicazione e sui social media. “L’uso diffuso di sostanze nocive tra i bambini in molti paesi della regione europea, e oltre, rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica – afferma Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa -. Considerando che il cervello continua a svilupparsi anche dopo i 25 anni, gli adolescenti devono essere protetti dagli effetti di prodotti tossici e pericolosi. Sfortunatamente, i bambini oggi sono costantemente esposti al marketing online mirato di prodotti dannosi, mentre la cultura popolare, come i videogiochi, li normalizza”. L’Oms/Europa, conclude, “sta lavorando con i paesi per garantire a tutti i giovani il miglior inizio possibile nella vita. Ciò significa proteggerli da prodotti tossici e che creano dipendenza, che potrebbero compromettere la loro qualità di vita negli anni a venire”.

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ALCOLISMO GIOVANI

Apr28
da admin il 28 Aprile 2024 alle 15:22
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Alcol, l’abuso aumenta il rischio di Alzheimer e Parkinson. Giovani e anziani i più vulnerabili

Preoccupano i consumatori occasionali, tra cui 104 mila giovani. Incrementati gli accessi al Pronto Soccorso

L’ abuso di alcol, insieme a diabete e inquinamento, costituisce anche una delle principali cause di aumento del rischio di malattia di Alzheimer e di Parkinson, secondo uno studio anglo-canadese pubblicato su ‘Nature Communications’”. Lo sottolinea il presidente della Società italiana di neurologia (Sin) Alessandro Padovani, dell’Università di Brescia, per l’Alcohol Prevention Day, la Giornata mondiale di prevenzione dell’abuso di alcol, proclamata il Collaborating Centre on Alcohol and Public Health Policy Research dell’Oms per il 18 aprile, con l’obiettivo di fornire informazioni aggiornate sugli effetti negativi dell’abuso di alcol per la salute e la società.   

I dati

Nel nostro Paese aderiscono l’Istituto superiore di sanità, la Società italiana di alcologia (Sia) e l’Associazione italiana dei Club alcologici territoriali Aicat per promuovere sul territorio la cultura della prevenzione, della consapevolezza e della responsabilità individuale e sociale, anche in funzione della piaga, in continua crescita, degli incidenti stradali per abuso di alcol soprattutto tra i neopatentati.   “Come abbiamo indicato nel “Manifesto One Brain One Health” che riassume la strategia italiana per la salute del cervello 2023-2031, oggi siamo esposti a diversi fattori di rischio cumulativi che impongono un approccio olistico che li consideri tutti – rimarca Padovani – Quindi non solo i già noti ipertensione, diabete e obesità, ma anche fattori legati allo stile di vita come l’esercizio fisico e il consumo di alcol“. 

Giovani i più vulnerabili

Particolarmente vulnerabili ai danni dell’abuso sono i giovani: negli Usa prima dei 21 anni d’età, questa è una delle principali cause di morte prevenibili per incidenti stradali, omicidi, binge drinking (overdose di alcol), cadute, ustioni, annegamenti e suicidi. La situazione non cambia molto in Italia: il Rapporto Itisan 2023 dell’Iss indica che l’alcol è il terzo fattore per rischio di malattia e morte prematura dopo fumo e ipertensione arteriosa.  Un’altra indagine Iss (Passi 21-22) indica che tra i 18 e i 21 anni, nonostante in questa fascia d’età la soglia di alcolemia consentita sia pari a zero, il 4% dei guidatori si mette al volante dopo aver bevuto. 

Eccessivo consumo di alcolici e anziani

Sul versante opposto – evidenziano ancora i neurologi – si trova l’eccessivo consumo di alcolici da parte degli anziani, segnalato fra gli altri dagli American Addiction Centers secondo cui l’alcol è la sostanza d’abuso più usata dopo i 65 anni. Per la Samhsa (Substance Abuse and Mental Health Services Administration) l’11% degli over 65 è affetto da binge drinking, beve tanto da avere una concentrazione plasmatica pari o superiore a 0.08  g/dl. Nell’anziano – avvertono gli esperti – questo può comportare disidratazione, interazioni con i vari farmaci che spesso assume per le comorbidità di cui spesso soffre, come diabete, ipertensione,  miocardiopatie, epatopatie, osteoporosi, disturbi della memoria e  dell’umore.

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Bestemmia calcio

Mar26
da admin il 26 Marzo 2024 alle 10:26
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Real Carugate, la regola del mister: “Chi bestemmia paga la mini-multa”

Milano, il tecnico Andrea Latorre: “Da gennaio due euro per chi non rispetta la norma, i soldi vanno in beneficenza”

“Se c’è una cosa che non sopporto, nella vita di tutti i giorni ma anche su un campo di pallone, è la volgarità. Che spesso sconfina nell’ignoranza vera e propria. Perciò da allenatore di una squadra dilettantistica ho detto ai miei calciatori: ora basta, chi bestemmia paga. Non solo in partita ma anche in allenamento”. Le regole di buona educazione imposte dal “mister“ fanno già notizia di questi tempi in cui sul terreno di gioco (a qualsiasi livello) si vede e si sente di tutto. Andrea Latorre 49 anni, ha un’esperienza ventennale in panchina: dalla Prima categoria in giù, campionati giovanili compresi, di campo ne ha fatto tanto. Adesso guida il Real Carugate, formazione di Terza Categoria (girone A Monza e Brianza): i risultati sono più che buoni (“Siamo terzi in classifica a -4 dalla prima, l’obiettivo è arrivare in alto”), ma il suo piccolo scudetto il tecnico l’ha già vinto, quella civiltà. “A gennaio ho aggiunto un’altra regola nello spogliatoio, oltre a quelle riguardanti ritardi, ammonizioni stupide e comportamenti inadeguati: multa simbolica di 2 euro per chi bestemmia. Nessuno si è opposto. La squadra ha un’età media di 24-25 anni, i più piccoli sono del 2004. Prima la sanzione era diversa, un giro di campo. Evidentemente non bastava, anche se soprattutto ai più giovani 3-5 giri di campo danno fastidio”.

Buona educazione che in questo caso fa rima con nobile causa. Perché il salvadanaio del Real Carugate andrà poi in beneficenza: “Proprio così. Tutte le multe sono destinate all’organizzazione di volontariato Ewe Mama, che ha sede a Varese. E’ un’associazione che lavora al fianco dei francescani per missioni in Uganda, grazie a Giorgio e Marta Scarpioni, i soci fondatori”. Il dubbio però viene spontaneo. Magari i calciatori hanno un animo buono, e quindi le sanzioni paradossalmente sono aumentate: “Devo dire che per fortuna, invece, i giocatori sono più attenti, e prima di tirare in ballo santi e madonne ci pensano. Ma la raccolta fondi prosegue, a fine stagione raddoppierò io la somma. Tutto ciò arricchisce di valori la nostra squadra. Anche perché questa non è l’unica iniziativa: ogni mese viene premiato il giocatore che si è maggiormente distinto, non solo sul campo. Di solito con quei 50 euro paga da bere a tutti”

Resta però il fastidio e il dispiacere per quelle bestemmie che troppo di frequente si sentono in campo: “Non le tollero perché capisci quanto sia ignorante e maleducata la gente. E poi dai 12 anni in su è pazzesco, un malcostume che riguarda anche le ragazzine, per quel che vedo nella vita di tutti i giorni. Purtroppo i più piccoli per assurdo imitano i più grandi e così si sentono piu uomini. Anche bestemmiando. Io ho capito che da noi qualcuno per abitudine la bestemmia ce l’ha in bocca e ci casca, perciò noi allenatori dobbiamio farci sentire. Spero di non essere l’unico a mettere certe regole, però vi assicuro che funzionano”.

Anche perché la squadra va allenata pure da questo punto di vista: “Verissimo, un arbitro fiscale ti dà il rosso, e nel mio campionato succede. Però in generale i nostri “fischietti“ sono troppo tolleranti. In una partita solo il 20% delle bestemmie viene punito. Le scuse di chi dovrebbe decidere sono sempre le stesse: “Non ho visto, non ho sentito, non ho capito, chi l’ha detta…“. Ma il regolamento parla chiaro”. E più assurde sono le giustificazioni dei calciatori: “Sostengono che è un intercalare come un altro, c’è chi dice che non è credente altri affermano di non averci pensato. Per me è soprattutto mancanza di buona educazione e di cultura sportiva in un mondo molto materiale e poco spirituale”.

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Bestemmia calcio

Mar26
da admin il 26 Marzo 2024 alle 10:20
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Bestemmie in campo, cartellino rosso e squalifica: ma solo per pochi. Ecco allenatori e giocatori che hanno rischiato di più

Da anni la Figc promette punizioni molto severe (anche attraverso la prova tv), la realtà però è ben diversa. Da Marcello Lippi a Silvio Baldini, da Gigi Buffon a Ivan Provedel, ecco gli “scivoloni” più noti

Se solo avessi ascoltato tutte le vostre bestemmie, avreste finito la partita in sei…”. Campionato Allievi Elite 2007, l’arbitro si gira verso un calciatore di una squadra bergamasca e lo guarda in maniera severa. Non vuole infierire contro una formazione che già sta perdendo nettamente, si è tappato le orecchie durante il match, ma l’avviso ai naviganti è chiarissimo. Perché le bestemmie in campo proprio non si possono sopportare. Tanto più che a giocare sono ragazzi poco più che adolescenti. I quali, purtroppo, hanno cattivissimi esempi da imitare, perché il problema è sempre quello: imprecazioni (blasfeme) e pallone vanno troppo spesso a braccetto, soprattutto nel calcio dei grandi.

Eppure il 30 ottobre 2001 l’allora Commissario speciale della FIGC Gianni Petrucci convocò gli arbitri per mettere al bando la blasfemia: “Basta con il gioco duro ed anche con le bestemmie”. Gli insulti al divino, fino a quel momento tollerati, dovevano essere puniti con il cartellino rosso e la squalifica. Purtroppo neppure quel deterrente è bastato, in campo ancora oggi si sente di tutto, come accaduto nel campionato Giovanissimi U14 della delegazione di Monza e Brianza. Dopo l’espulsione decisa dal direttore di gara, un calciatore del Roncello FC aveva cominciato a minacciare l’arbitro, utilizzando espressioni blasfeme, e spintonando lo stesso senza provocargli danni fisici. Per questo motivo il giudice sportivo ha deciso di comminare la squalifica di 5 mesi al giocatore (fino al 30 Giugno 2024).

Peggio è quando in copertina per questi atteggiamenti finiscono volti noti: dal ‘sono toscano’ di Marcello Lippi alle 67 volte di un altro allenatore, Silvio Baldini. Parole di troppo di cui tutti faremmo volentieri a meno. L’ex ct campione del mondo del 2006 nell’autunno del 1998 dopo un fuorigioco fischiato alla sua squadra nel finale di Udinese-Juventus, corse fuori dall’area tecnica e imprecò contro l’arbitro. Venne squalificato e pur ammettendo l’errore provò a spiegare: “È vero, ho bestemmiato e non avrei dovuto. Mi dispiace. Ma sono toscano, certe cose mi escono senza intenzione, bestemmio tremila volte al giorno. Sul referto è stata scritta la verità, però la sanzione decisa dal giudice mi sembra eccessiva. Sui campi se ne sentono di tutti i colori ed essere squalificato per una gara importante (contro la Roma, ndr) mi dà fastidio”.

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Alcolismo giovani

Feb16
da admin il 16 Febbraio 2024 alle 15:12
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Tumori, più casi al colon tra i giovani anche a causa di obesità e alcol 

In Europa diminuiscono i tassi di mortalità oncologica: dal 1988 a oggi sono state evitate oltre 6 milioni di morti. Ma, soprattutto nel Regno Unito, c’è una controtendenza: nei giovani adulti aumentano i decessi per il cancro del colon-retto a causa degli stili di vita. I risultati di uno studio internazionale coordinato da ricercatori italiani.

L’allarme è suonato ormai da qualche anno: aumentano i casi di tumore del colon retto fra persone più giovani di quanto finora registrato. Ora una ricerca condotta da un gruppo internazionale di ricercatori, guidati da Carlo La Vecchia, docente di Statistica Medica ed Epidemiologia presso l’Università Statale di Milano, e sostenuto dalla Fondazione Airc, aggiunge un tassello ancora più preoccupante: tra i giovani adulti di 25-49 anni l’aumento riguarda anche la mortalità, soprattutto nel Regno Unito. Lo studio, pubblicato su Annals of Oncology, riporta infatti le previsioni dei tassi di mortalità per tutti i tumori nell’Unione Europea e nel Regno Unito per il 2024. La crescita conferma una tendenza già rilevata e che potrebbe dipendere – sostengono gli studiosi – da fattori di rischio quali sovrappeso, obesità e alcol. 

Numeri allarmanti 

Nel 2024, prevede lo studio, nel Regno Unito si registrerà un aumento del 26% rispetto al 2018 della mortalità per cancro al colon retto negli uomini e di quasi del 39% nelle donne. Si stimano aumenti anche in alcuni paesi della UE, compresa l’Italia.

Accanto a questi dati c’è anche una buona notizia: se si guarda a tutta la popolazione in generale (e non ai soli giovani) la mortalità prevista per questo tipo di tumore risulta, complessivamente, in calo in tutta Europa. “Queste tendenze complessivamente favorevoli possono essere spiegate dal miglioramento delle diagnosi e del trattamento del tumore al colon-retto. I tassi di mortalità tendono a diminuire nei Paesi con un migliore accesso ai programmi di screening e diagnosi precoce. Tuttavia l’aumento della mortalità tra i giovani è preoccupante”, ha commentato La Vecchia.

Le cause

“I fattori chiave che contribuiscono all’aumento dei tassi di mortalità per tumore al colon-retto tra i giovani includono il sovrappeso, l’obesità e le condizioni di salute correlate, come alti livelli di glucosio nel sangue o il diabete”, ha proseguito l’epidemiologo. L’aumento del consumo di superalcolici nell’Europa centrale e settentrionale e nel Regno Unito e la riduzione dell’attività fisica costituiscono ulteriori fattori di rischio. Il consumo di alcol, in particolare, è stato associato al tumore al colon-retto a insorgenza precoce e, infatti, nei Paesi in cui è stata riportata una riduzione del consumo di alcol (ad esempio Francia e Italia), non si è registrato un aumento marcato dei tassi di mortalità per questo tumore. Rispetto ai più anziani, il cancro al colon-retto diagnosticato nei giovani adulti, inoltre, tende a essere più aggressivo e con tassi di sopravvivenza più bassi.

Abbassare l’età dello screening

Secondo La Vecchia, alla luce di queste evidenze “sarebbe importante considerare l’adozione di politiche che promuovano l’aumento dell’attività fisica, la riduzione del numero di individui in sovrappeso o obesi e la limitazione del consumo di alcol. Inoltre, in termini di diagnosi precoce, si dovrebbe valutare anche l’estensione dello screening per il tumore al colon-retto, avviando la campagna a partire dai 45 anni”. I programmi di screening variano in Europa, ma il crescente aumento dell’incidenza tra i giovani adulti negli Stati Uniti ha già spinto la US Preventive Service Task Force a raccomandare la riduzione dell’età di inizio dello screening proprio a 45 anni.

L’andamento della mortalità per tutti i tumori

I ricercatori hanno stimato un calo generale della mortalità per tumore, più marcato nella popolazione maschile. Tuttavia, a causa dell’invecchiamento della popolazione, nell’UE si prevede un aumento del numero assoluto di decessi. I ricercatori hanno inoltre calcolato il numero di morti per tumore evitati nel periodo compreso tra il 1989 e il 2024, ipotizzando che i tassi rimanessero costanti rispetto ai livelli del 1988. Ebbene, grazie a diagnosi precoce e cure sono stati evitati 6.183.000 decessi nell’UE e 1.325.000 nel Regno Unito.

Tumore del polmone: nessuna riduzione di mortalità nelle donne

Sebbene si registri un andamento favorevole negli uomini, il tumore al polmone è caratterizzato dai tassi più elevati di mortalità per entrambi i sessi, sia nell’Unione Europea che nel Regno Unito. Per il 2024 i ricercatori stimano che tali tassi in UE si abbasseranno del 15% negli uomini, mentre non si prevede alcuna riduzione nelle donne. Nel Regno Unito, invece, si registra una riduzione in entrambi i sessi.

Tumore della mammella

Gli andamenti di mortalità per tumore alla mammella continuano a essere favorevoli nell’EU e nel Regno Unito. Nel 2024 si prevede una diminuzione del 6% nell’UE  e dell’11% nel Regno Unito, passando da 15 a 13 per 100.000 donne.”I progressi nella diagnosi del tumore alla mammella hanno un ruolo fondamentale nel sostanziale calo dei tassi di mortalità, ma i progressi nei trattamenti e nella gestione della malattia sono le ragioni principali dell’aumento del numero di persone che sopravvivono”, ha commentato Eva Negri, docente di Epidemiologia Ambientale e Medicina del Lavoro al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna e co-leader della ricerca.

Tumore del pancreas

Il tumore al pancreas, molto difficile sia da individuare che da trattare con successo, è l’unico tumore per il quale non si prevede un andamento favorevole nella mortalità nell’Unione Europea per entrambi i sessi. Rappresenta un po’ più del 3% delle nuove diagnosi di tumore in Europa, ma è la quarta causa di morte per tumore (7% dei decessi per cancro). Si prevede che i tassi di mortalità nell’UE aumenteranno dell’1,6% negli uomini e del 4% nelle donne. Le tendenze sono migliori nel Regno Unito, dove si stima un calo del 7% negli uomini e del 2% nelle donne. “Il fumo è il principale fattore di rischio per il cancro al pancreas, ma spiega solo in parte l’aumento dei tassi di mortalità. Anche il sovrappeso, l’obesità, il diabete come anche l’eccessivo consumo di alcolici possono avere un ruolo importante”, ha aggiunto Eva Negri.

“Queste previsioni sottolineano l’importanza di controllare e, in ultima analisi, di eliminare il consumo di tabacco – commenta La Vecchia – . Il tabacco rimane responsabile del 25% di tutti i decessi per tumore tra gli uomini e del 15% tra le donne nell’Unione Europea. Non solo è il principale fattore di rischio per i decessi per tumore ai polmoni, ma anche per altri tipi di tumore, tra cui quello al pancreas. Un ulteriore problema è rappresentato dall’aumento del consumo di superalcolici nell’Europa centrale e settentrionale”.

Colmare il divario fra i Paesi dell’Unione

Le previsioni evidenziano anche l’importanza di colmare i divari tra i Paesi Europei per quanto riguarda i programmi di diagnosi e trattamento del tumore, scrivono infine i ricercatori: i tassi di mortalità continuano a essere più elevati in Polonia e in altri Paesi dell’Europa centrale e orientale, e ciò è dovuto in parte all’inadeguatezza dei programmi di screening per individuare tumori come quello alla mammella, al collo dell’utero e al colon-retto, nonché alla mancanza di accesso alle terapie più moderne.

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