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Alcolismo giovani

Gen14
da admin il 14 Gennaio 2025 alle 15:28
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Donne che bevono troppo
Tendiamo a sviluppare i problemi legati all’alcol più rapidamente rispetto agli uomini, e l’uso (e abuso) di alcolici è più che mai in crescita. Ma il problema più sottovalutato è il consumo sociale. Ecco come farsi aiutare

Sfogliare l’agenda con la copertina arancione, a disposizione dei pensieri di pazienti e congiunti, nella sala d’attesa del Centro alcologico del Policlinico San Martino di Genova è un giro sull’ottovolante delle emozioni: dalle vette della speranza più luminosa fino all’abisso della disperazione più nera, passando per la gratitudine sincera. Tra le firme, non mancano quelle di mogli e madri, ma anche quelle delle pazienti. Perché l’uso e l’abuso di alcol, che lo stereotipo vuole legati a un disagio tipicamente maschile e a situazioni di emarginazione, è un problema che si stratifica in tutte le classi sociali e interessa le donne, spesso giovanissime ma non solo, in misura crescente negli ultimi decenni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le donne consumano alcol a livelli più elevati rispetto al passato, con un aumento in particolare tra le giovani adulte. Negli Stati Uniti, il National institute on Alcohol abuse and Alcoholism ha segnalato nel 2020 che nelle due decadi precedenti il consumo di alcol era aumentato tra le donne ma rimasto stabile tra gli uomini. In Italia i dati più recenti, quelli del Rapporto Istisan 23/3, evidenziano come nel 2021 il 6,1% delle donne abbia consumato alcol in modalità abituale eccedentaria, il 3,6% in modalità binge drinking e complessivamente l’8,7% delle donne, pari a circa 2.430.000 persone, abbia consumato alcol in modalità a rischio per la loro salute. Con tutto quel che ne consegue, perché sto per scoprire quanto la stessa quantità d’alcol risulti molto più tossica e devastante nelle femmine rispetto ai maschi.

A spiegarmi perché le donne siano più vulnerabili, e non solo dal punto di vista bi0logico, è Gianni Testino, che coordina questo Centro alcologico regionale, è primario della Struttura complessa Patologie delle Dipendenze ed Epatologia alcol correlata della Asl3 e presidente della Società italiana di alcologia (alcologiaitaliana.it). La sua è una battaglia di verità sui danni dell’alcol e sull’importanza fin dall’infanzia dei corretti stili di vita che porta avanti insieme al suo alter ego, Patrizia Balbinot, operatrice socio sanitaria, caregiver formale del reparto, responsabile organizzativa del Centro alcologico, formatrice e autrice di libri e pubblicazioni scientifiche.

«Il fatto che il consumo di alcol sia un problema riguarda in modo particolare proprio le donne», spiega il primario, «in primis perché non hanno la capacità di “smontare” la molecola dell’etanolo, che troviamo nel vino, nella birra e nei superalcolici. È indifferente quello che si beve: quello che dobbiamo avere in mente è l’etanolo e le sue caratteristiche. È tossico in generale, è una droga, perché è una sostanza psicoattiva, ed è teratogeno, quindi può determinare anomalie e malformazioni nel corso dello sviluppo embrionale, oltre a favorire la sindrome feto alcolica se consumato in gravidanza». A parità di consumo rispetto agli uomini le donne metabolizzano l’etanolo al 50%, perché hanno una minore quantità di alcol deidrogenasi, l’enzima che aiuta a degradarlo, e dunque possono sperimentare effetti negativi a livelli di consumo inferiori. «Nel loro sangue la sostanza permane circa il doppio del tempo, e questo è già un punto di fragilità», prosegue Testino. «Altri sono legati alla diversa distribuzione dell’acqua in rapporto al grasso corporeo e all’assetto ormonale, che favorisce la tossicità e i meccanismi di cancerogenesi alcol-correlati». Un punto, quest’ultimo, di cui non si parla abbastanza, sottolinea lo specialista: l’alcol, che è a disposizione di tutte e tutti legalmente e in modo pervasivo, è la seconda causa di morte oncologica a livello generale, e in media ogni anno in Italia ci sono 10.000 nuovi cancri della mammella – il tessuto più vulnerabile – totalmente alcol attribuibili.

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Alcolismo giovani

Gen07
da admin il 7 Gennaio 2025 alle 9:42
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Sober bar: l’alternativa che salva il fegato, un milione i giovani nel mirino per i danni da binge drinking
In un’epoca in cui si parla sempre più di binge eating e fame emotiva, il binge drinking – l’abbuffata alcolica – non fa eccezione. Un fenomeno pericoloso che mette a dura prova il fegato e causa un aumento dei trapianti
Il momento è decisamente appropriato: le vacanze natalizie offrono l’opportunità di riunirsi con i propri cari, rilassarsi e concedersi piaceri gastronomici. Piccole trasgressioni che, in fin dei conti, fanno sentire meglio. Tuttavia, per alcuni, queste occasioni si accompagnano a un eccessivo consumo di alcol. Negli ultimi anni, i bar senza alcol o sober bar, stanno emergendo come una valida alternativa ai tradizionali luoghi di ritrovo giovanile, offrendo uno spazio sociale alternativo e più sicuro.

Sober bar: la nuova frontiera del divertimento senza rischi
In un contesto in cui i giovani sono abituati a frequentare locali per aperitivi e happy hour, i sober bar si distinguono per la loro offerta esclusivamente analcolica, puntando a promuovere abitudini sobrie e a favorire una socializzazione sana. Sono ambienti ideali anche per famiglie, donne in gravidanza e rappresentano un’interessante rimedio al consumo eccessivo di alcol, grave problema di salute pubblica in Europa.

Gli europei, infatti, sono tra i più grandi consumatori al mondo e questo ha conseguenze molto gravi sulla salute, soprattutto nella fase di crescita tra i 12 e i 24 anni, quando il cervello è particolarmente vulnerabile agli effetti negativi delle sostanze. Niente di nuovo, visto che l’OMS ha da tempo ribadito, in modo inequivocabile, che non esiste un consumo di alcol sicuro.

Un milione di giovani a rischio per i danni da Binge Drinking
I numeri parlano chiaro: nel nostro Paese, circa un milione e trecentomila giovani tra gli 11 e i 24 anni sono considerati consumatori a rischio di alcolismo, con circa 650.000 minorenni. In particolare, i dati sono preoccupanti per le ragazze, in aumento rispetto agli anni precedenti, che risultano più sensibili ai conseguenti effetti dannosi, come riferisce Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità: «Questa sostanza interferisce con il sistema ormonale, aumentando i rischi di patologie gravi, come la formazione di noduli maligni nelle mammelle». E poi, aggiunge: «In generale, il consumo precoce di alcol è particolarmente pericoloso per i giovani, poiché la loro capacità di metabolizzare l’alcol è inferiore rispetto agli adulti, aumentando il rischio di danni cerebrali e fisici».

In un’epoca in cui si parla sempre più di binge eating e fame emotiva, il binge drinking, l’abbuffata alcolica, non fa eccezione. «Un fenomeno pericoloso che sta mettendo a dura prova il fegato e causando un aumento dei trapianti», afferma il Professor Adriano Pellicelli, direttore della UOC Malattie del Fegato dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. Le conseguenze di questo comportamento, che porta a rischi immediati come la cirrosi epatica, l’insufficienza epatica acuta e il tumore al fegato, sono ben documentate. Inoltre, l’abuso di alcol è legato a un aumento significativo degli incidenti stradali e di altri comportamenti violenti.

Circa il 47% dei trapianti di fegato a causa dell’alcol: l’allarme dell’ospedale San Camillo
L’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma è in prima linea nella lotta contro le malattie epatiche causate dall’abuso di alcol. Nel 2024, circa il 47% dei trapianti di fegato eseguiti nel centro sono stati causati dall’alcol. «Questo dato è allarmante e richiede un intervento urgente a livello nazionale», afferma il professor Pellicelli, sottolineando l’importanza di strategie preventive per ridurre l’incidenza delle malattie epatiche.

Dal 2015, l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini ha registrato un aumento significativo dei trapianti di fegato legati all’alcol. Nel 2023, su 88 trapianti di fegato effettuati, 29 erano dovuti a cirrosi alcolica e 7 a tumori epatici causati dall’abuso di alcol. Nel 2024, il numero di trapianti è salito a 94, con un forte incremento dei casi legati a malattie epatiche indotte dall’alcol. La situazione è definita dal professor Pellicelli una “crisi sanitaria crescente”, che richiede interventi urgenti e mirati in termini di prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti tempestivi.

Le iniziative educative e le etichette come strumento di consapevolezza
Per contrastare il pericolo del consumo eccessivo di alcol, alcuni Paesi europei corrono ai ripari. Il Belgio, ad esempio, segue le orme dell’Irlanda e introduce l’obbligo di avvertenze sanitarie sui prodotti alcolici. Pertanto, a partire da gennaio, le bottiglie di vino, birra e superalcolici dovranno riportare etichette che informino sui rischi per la salute legati al consumo di alcol. Questa misura, simile a quella già in vigore per le sigarette, è stata introdotta per proteggere i consumatori, in particolare i più giovani. Malgrado le chiare indicazioni note da tempo, l’obbligo di etichette informative sugli alcolici è ancora una misura adottata da pochi.

L’Italia, rappresentante di un’importante industria vinicola, si è schierata contro questa iniziativa, temendo ripercussioni negative sulle esportazioni e sulla reputazione del vino italiano. «Per arrivare a una cultura di questo tipo bisogna sorpassare le diciture deboli come “bevi responsabilmente”, perché è opportuno che le etichette parlino», sottolinea Scafato. Il vino si prepara quindi a indossare l’etichetta con le avvertenze sanitarie? Intanto, Scafato si domanda: «Se all’estero siamo obbligati a informare i consumatori sui rischi legati all’alcol, perché non farlo anche nel nostro Paese? Il diritto di sapere cosa si sta consumando è un principio fondamentale che dovrebbe valere per tutti, indipendentemente dal mercato di riferimento».

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Alcolismo giovani

Dic17
da admin il 17 Dicembre 2024 alle 10:12
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Giovanissimi sempre più fragili: è boom di alcol, droga, azzardo. E crescono le violenze
L’ultimo rapporto sui lombardi tra i 15 e i 19 anni è allarmante. L’81% ha bevuto, il 61% lo fa ogni mese, il 44% ammette di ubriacarsi. Aumenta il consumo di psicofarmaci senza prescrizione medica

Alcol e droghe sempre più diffuse tra i giovanissimi e le giovanissime, insieme a psicofarmaci presi senza prescrizione medica. E, anche per effetto dell’uso di queste sostanze, tendono ad esser più violenti. Un quadro abbastanza fosco quello che arriva dal Rapporto Espad®Italia 2023 condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ifc). Il rapporto “Navigare il Futuro: dipendenze, comportamenti e stili di vita tra gli studenti italiani“ analizza ogni anno i fenomeni di maggiore impatto sociale tra i giovani di età compresa fra i 15 e i 19 anni, monitorando in particolare dipendenze e comportamenti a rischio.

“Il rapporto mette in luce anche un aumento nei comportamenti violenti, con un numero crescente di studenti che partecipa a zuffe, danneggia beni pubblici o privati, e ricorre a forme di violenza fisica. Tali comportamenti – spiega Sabrina Molinaro, dirigente di ricerca Cnr-Ifc e responsabile dello studio Espad®Italia – spesso correlati ad altri fenomeni come il consumo di alcol o sostanze psicoattive evidenziano una fragilità diffusa, in cui il disagio e la tensione si esprimono in modi sempre più preoccupanti”.

Per quanto riguarda la Lombardia, la prevalenza nell’uso di alcol, fumo, cannabinoidi, ma anche gioco d’azzardo, pongono la regione tra i primi posti in Italia. L’81% dei giovani fra i 15 ed i 19 anni, ad esempio, ha utilizzato bevande alcoliche nel corso della vita, il 61,4% le consuma mensilmente, oltre il 44,2% si è ubriacato almeno una volta, il 2% ha ubriacatore frequenti. Tra le ragazze si registrano percentuali più elevate di consumo di alcol (che, secondo l’Istituto superiore di sanità, non dovrebbe essere mai consumato a tutela della salute): ben il 46,1% si è ubriacata almeno una volta nella vita, l’82% ha fatto uso di bevande alcoliche in generale. Il binge drinking, ovvero l’assunzione di più bevande alcoliche in poco tempo, è un fenomeno che riguarda di più i ragazzi, ma nel complesso quasi 1 giovane lombardo tra i 15 e i 19 anni su 3 lo ha sperimentato almeno una volta.

Ampiamente diffuso anche il consumo di energy drink, con il 66,8% dei ragazzi e delle ragazze li utilizzano (77,5% tra i maschi), così come è un campanello di allarme che ben il 20,5% abbia consumato psicofarmaci senza prescrizione medica (il 27% tra le ragazze, il 14,1% tra i ragazzi). Le percentuali si riducono per il consumo frequente (3,4%), ma si tratta comunque di un dato in crescita. Più ridotta la prevalenza dell’uso di cannabis e allucinogeni (ma del resto l’accessibilità è inferiore rispetto all’alcol). In Lombardia, ha consumato cannabis almeno una volta nella vita il 30,2% dei giovani tra 15 e 19 anni; il 3,8% ha già sperimentato anche cocaina e crack. Preoccupa anche la crescita del gioco d’azzardo: il 58,1% lo ha provato almeno una volta, con punte maggiori tra i maschi (60,6%).

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Bestemmia calcio

Dic03
da admin il 3 Dicembre 2024 alle 9:56
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Allenatore protesta per le bestemmie di un avversario: espulso lui (e poi squalificato)

È successo durante una partita di Seconda categoria, tra il Pozzo e il Real Carugate. L’allenatore del Real ha protestato con l’arbitro perché un giocatore del Pozzo aveva bestemmiato, ma l’arbitro ha espulso il “mister” e poi il giudice sportivo lo ha squalificato.

Ha protestato contro l’arbitro per le ripetute bestemmie di un giocatore avversario, ma ha avuto “la peggio”: è stato espulso e ora squalificato fino a febbraio. La disavventura è successa ad Andrea Latorre, allenatore del Real Carugate, formazione di Seconda categoria, girone “O”, dopo l’incontro con il Pozzo disputato a Pozzo d’Adda domenica 24 novembre.

Il calcio dilettante riserva talvolta qualche sorpresa e notizie curiose o particolari. Come in questa occasione. La partita è finita 2-2 e non è stato un grande risultato per entrambe le squadre, che si trovano ai piani (molto) bassi della classifica. Una sfida diretta per non retrocedere, insomma, ma alla fine le formazioni si sono “annullate” a vicenda, come si suol dire.

Dopo il 90′, in pieno recupero, il Pozzo ha agguantato il pareggio. La rete è stata attribuita al giocatore del Pozzo che ha deviato la palla all’ultimo momento in gol, scatenando l’ira del giocatore (sempre del Pozzo) che aveva tirato. Questi, a quel punto, avrebbe urlato diverse bestemmie, che sono state avvertite da Latorre, contrario alla blasfemia in campo tanto da aver l’abitudine di multare, per questo motivo, i suoi stessi giocatori.

Le proteste e l’espulsione

Latorre ha protestato con l’arbitro per segnalargli le bestemmie del calciatore avversario, che sono vietate dal regolamento. Il “fischietto”, tuttavia, ha deciso di espellere l’allenatore. E qui, chiaramente, manca un pezzo alla storia, perché non sappiamo in che modo l’allenatore del Real Carugate si sia rivolto all’arbitro per chiedere l’applicazione del regolamento contro il giocatore del Pozzo.

Fatto sta che, dopo l’espulsione in campo, qualche giorno fa è arrivato anche il provvedimento disciplinare per Latorre: squalificato fino al 10 febbraio 2025.

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Alcolismo giovani

Nov06
da admin il 6 Novembre 2024 alle 9:37
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Alcol, fumo, farmaci sempre più diffusi tra i minorenni: uno su tre fuma abitualmente, uno su quattro si ubriaca spesso

In crescita il consumo di psicofarmaci “da banco”: ne fa uso abituale uno studente su dieci. Preoccupante il fenomeno del “binge drinking”: tre su dieci assumono tanto alcol in poche ore almeno una volta al mese. Sembra invece arrestarsi l’ascesa delle sigarette senza combustione.

Altro che smart drugs: le “nuove droghe”, che dilagano tra i giovani, sono in realtà vecchie conoscenze – legalizzate – come alcol, fumo e farmaci da banco usati in maniera impropria. A lanciare l’allarme è l’edizione 2024 della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, predisposta dal Governo e presentata lo scorso giugno. Il portale studentesco Skuola.net ne ha esaminato i principali punti di attenzione sui giovani emersi nel corso del 2023.

Segnalando come: oltre un terzo (34%) degli under 18 è un fumatore abituale, un quarto (25%) ha avuto almeno un’ubriacatura pesante (nell’arco di dodici mesi) e oltre uno su dieci – ma tra le ragazze i numeri quasi raddoppiano – nello stesso periodo di tempo ha assunto uno o più psicofarmaci, tra quelli acquistabili senza prescrizione medica.

Consumo di alcol: si inizia presto e si prosegue a ritmi elevati

Partendo dai fenomeni in maggiore crescita, come il consumo di alcol: il report segnala che, in generale, sono stati ben 2 milioni i giovani studenti – presi come punto di riferimento per l’analisi – ad aver riferito di aver consumato bevande alcoliche almeno una volta nella vita. Si tratta dell’81% della platea di riferimento. E non si tratta di episodi sporadici: nel solo 2023, infatti, la quota è stata del 75% (oltre 1,8 milioni di soggetti).

Ancora più preoccupanti sono i dati relativi alla quantità e alla frequenza con cui si assumono bevande alcoliche: circa 1 milione di studenti (41%) ha riferito di essersi ubriacato come minimo una volta nella vita, 750 mila nel corso dell’anno (30%). E quasi 43mila lo hanno fatto almeno 10 volte negli ultimi trenta giorni (1,7%). Di nuovo, le percentuali maggiori si registrano tra le ragazze.

Anche l’età della prima ubriacatura dimostra una crescente precocità: più del 30% dei giovani la colloca prima dei 15 anni, il 64% tra i 15 e i 17 anni. Sono i valori più alti mai registrati, segno che andando avanti nel tempo le cose stanno peggiorando.

E poi c’è chi, purtroppo, trasforma la bevuta in una “sfida” col proprio fisico. Sono quasi 710 mila – il 29% del totale – gli studenti che hanno riferito di aver consumato nei trenta giorni precedenti l’indagine “cinque o più bevande alcoliche in un intervallo ristretto di tempo”, nel giro di poche ore, (il cosiddetto “binge drinking”). Una pratica che, peraltro, si fa sempre più diffusa al crescere dell’età. In questo, invece, sembrano più “specializzati” i maschi, ma le ragazze seguono a ruota.

Fumo: le sigarette tradizionali ancora battono quelle “alternative”

Passando a osservare l’altro grande “nemico legale” per la salute, l’uso di tabacco, questo ha già attirato oltre 1,2 milioni di giovani, quasi il 50% della popolazione studentesca. Tanti, infatti, dicono di aver fumato una sigaretta almeno una volta nella vita. Quasi un milione – 950 mila, ovvero il 39% del totale – lo hanno fatto nel corso del 2023. La metà di questi – 480 mila ragazze e ragazzi, pari al 19% – racconta di aver fumato almeno una sigaretta al giorno nell’ultimo anno; un’abitudine, pure questa, che aumenta al crescere delle età. E, ancora, le quote più elevate si registrano tra le studentesse.

Pure qui la precocità la fa da padrona. Tra quanti hanno fumato sigarette almeno una volta nella vita, più della metà (57%) lo ha fatto per la prima volta a meno di 14 anni e il 40% tra i 15 e i 17 anni.

Parallelamente, parlando di fumo, vanno necessariamente messi sotto la lente d’ingrandimento anche i nuovi ritrovati: le sigarette senza combustione. Sono 480 mila (19%) gli studenti che riportano di averle provate in almeno un’occasione. La stragrande maggioranza di loro, quasi 410 mila lo ha fatto nel corso dell’ultimo anno.

Ma, va detto, la bolla sembra già essere esplosa: il 2023 registra, infatti, una riduzione dell’utilizzo di questi prodotti, dopo un trend di crescita che ha toccato i livelli più elevati nel 2022. Molto meno diffuse sono, invece, le altre tipologie di consumo alternativo di nicotina, come pipa ad acqua e tabacco da sniffo.

Completano il quadro le sigarette elettroniche. E qui i numeri tornano a farsi notevoli: 1,2 milioni di ragazzi (48%) le hanno utilizzate una volta nella vita e oltre 900 mila (37%) lo hanno fatto nel corso del 2023. Sono, per l’ennesima volta, le ragazze a portare in alto i consumi. Più della metà degli “svapatori” ha fumato la prima sigaretta elettronica nella fascia d’età 15-17 anni, il 40% addirittura prima dei 15 anni.

Mettendo il tutto a sistema, se ne ricava che nell’ultimo anno il 59% degli studenti ha utilizzato uno o più prodotti a base di nicotina.

Psicofarmaci “da banco”: si assumono soprattutto per dormire o per concentrarsi

Chiudiamo con le sostanze legali forse più subdole. In quanto apparentemente benefiche: tutti quei prodotti che vanno sotto il nome di psicofarmaci ma che non richiedono la ricetta medica per essere acquistati. I numeri, qui, per fortuna sono contenuti, ma non vanno comunque presi sotto gamba.

Perché il 18% dei giovanissimi – circa 440 mila persone – segnala l’assunzione di almeno una tipologia di sostanze psicoattive “da banco” nel corso della vita, oltre 280 mila (11%) sono gli utilizzatori nel corso dell’anno precedente il report e per 58 mila (2,3%) studenti si è trattato di un consumo frequente (almeno dieci volte in trenta giorni).

Il consumo di queste sostanze, però, dopo il calo del 2020, sta tornando a crescere tra gli studenti. Gli psicofarmaci maggiormente assunti dai giovani? Senza dubbio quelli per dormire o rilassarsi (8,3%), seguono quelli per l’attenzione e/o l’iperattività (3,5%), per dimagrire (2,6%) e per l’umore (2,5%). Ma tra le ragazze il tutto si raddoppia e, se si osservano i consumi di quelli per dormire e ancor più quelli per le diete, le quote femminili sono almeno triple rispetto a quelle dei coetanei maschi.

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