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The Best or not the Best?

Ago30
da admin il 30 Agosto 2016 alle 10:44
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george-best1L’irlandese George Best è stato uno dei calciatori più talentuosi del XX secolo, Pallone d’Oro a soli 22 anni.

Best incarnò perfettamente il mito romantico: genio e sregolatezza. Fuoriclasse in campo, assolutamente disordinato nella vita, non riuscì mai a vincere la dipendenza dall’alcol.

Una vita di grandi successi e di grandi eccessi, che lo condussero ad un lento declino, fino al trapianto di fegato nel 2002.

Solo, depresso, povero e dimenticato, morì a Londra nel 2005: su sua esplicita, il tabloid inglese News of the world pubblicò una foto che lo ritraeva sul letto d’ospedale, ormai moribondo, accompagnata dalle sue ultime parole: “Don’t die like me” (“Non morite come me”).

Ancora oggi il mondo del calcio tira giù il cappello quando sente pronunciare il nome di George Best, ma nessuno sa spiegare come sia potuto morire senza niente un uomo che avrebbe potuto avere tutto. Lui la vita la trangugiò come un calice di champagne: scolato l’ultimo sorso d’ebbrezza non resta che il bicchiere vuoto.

L’alcol genera un vuoto incolmabile, un vuoto di disperazione, di solitudine, di dolore, di malattia. Ricordiamo le ultime parole di quel campione, che siano d’esempio per tutti i giovani: “Non morite come me”.

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Liberi di bestemmiare

Ago02
da admin il 2 Agosto 2016 alle 15:27
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Luglio 2015. In Islanda il parlamento approvava la legge presentata dal libertario Partito del Pirati: l’abolizione del reato di blasfemia.

In Islanda esisteva una legge del 1940 che prevedeva anche la reclusione per questo reato. La Chiesa cattolica e la Chiesa pentecostale si erano opposte al provvedimento, sostendo che ciò metteva a rischio l’identità dei credenti. La Chiesa luterana si era invece dichiarata favorevole, sostenendo che una legge di uno stato democratico non poteva limitare la libertà d’espressione dei cittadini.

Diatribe a parte, siamo convinti che non basti una legge ad educare un popolo o ad eliminare un malcostume. Alla legge spesso obbediamo per timore della pena, non per la condivisione degli obblighi che impone.

Prima di obbedire alla legge dello stato, obbediamo alla legge morale che è in noi, la quale ricorda a tutti – sia buoni che cattivi – che la bestemmia è un oltraggio nei confronti degli altri, prima di essere oltraggio nei confronti di Dio.

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Drunkoressia, quando le ragazze smettono di mangiare ma non di bere

Lug27
da admin il 27 Luglio 2016 alle 10:56
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Negli ultimo 6-7, si è diffusa un nuovo disturbo psicosomatico: la drunkoressia. Questo neologismo è nato negli USA unendo il participio passato inglese del verbo bere e il termine anorexia.

Non ancora riconosciuto a livello ufficiale, la drunkoressia consiste in nell’associazione dell’anoressia con l’abuso di alcol. Come l’anoressia, colpisce in maggioranza le ragazze, le quali per vincere i morsi della fame e perdere peso, consumano alcol durante il giorno a stomaco vuoto.

La drunkoressia è presente anche in Italia, anche se ne parla poco. Inutile dire che sia devastante.

Le nostre ragazze sono particolarmenti esposte al rischio di disturbi alimentari, per la pressione esercitata dai modelli sociali e, conseguentemente, dai media.

Battiamoci per un ideale estetico più rispettoso del corpo femminile, che non faccia mai sentire grasse le nostre ragazze di fronte allo specchio. S. B.

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Quando alzi il volume, io alzo il bicchiere

Lug22
da admin il 22 Luglio 2016 alle 9:42
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Uno studio, intitolato Alcoholism: Clinical & Experimental Research e pubblicato su WebMd, ha dimostrato che i ragazzi fra 18 e 35 anni bevono di più se nei locali la musica è ad alto volume.

C’è una precisa corrispondenza fra durata della bevuta e volume della musica: spostando il volume da 72 a 87 decibels, diminuisce di ben tre minuti il tempo medio con cui si finisce di bere una birra (circa 14 minuti). D’estate il fenomeno desta molta preoccupazione, perché i ragazzi escono di più, sia per la bella stagione, sia per le vacanze scolastiche che permettono orari molto più liberi. Di conseguenza bevono di più.

Il volume troppo alto impedisce anche la conversazione. Se non si riesce a parlare, cosa si fa? Si beve!

Una piccola nota positiva viene dai social network: pare che alle feste costituiscano un deterrente per chi è avvezzo ad alzare il gomito. Per timore di finire fotografati e taggati su Facebook ubriachi persi, alcuni ragazzi cercano di controllarsi e non eccedere con i drink.

Forse è ora di cominciare ad usare i social network per incitare ai comportamenti virtuosi. I locali potrebbero postare foto delle serate, mostrando ragazzi che si divertono senza bere o bevendo il giusto. Forse sarebbe anche il caso di regolare il volume della musica ed alzarlo solo in determinati orari, per lasciare più spazio alla conversazione. Insegniamo ai ragazzi che conoscersi è il primo capitolo di un romanzo che può durare una vita. S. B.

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L’Islanda agli Europei: un sogno nato sulle macerie dell’alcolismo

Lug12
da admin il 12 Luglio 2016 alle 10:30
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Normalmente, essere una delle prime otto classificate dell’Europeo è un grande risultato. Per l’Islanda, capace di dare filo da torcere al Portogallo e di battere l’Inghilterra, è stato un vero miracolo e non solo sportivo!

Fino a 20 anni fa, nel paese nordico, il calcio era un perfetto sconosciuto: le rigide temperature e lo scarso numero di campi da gioco non avevano permesso lo sviluppo di un’attività sportiva professionale.

Poi il governo decise all’improvviso di investire importanti risorse nello sport. Il motivo? L’Islanda contava un alto tasso di alcolismo giovanile. Si decise pertanto di utilizzare il calcio come strumento di lotta all’alcol. In poco tempo furono costruiti sei campi regolamentari indoor e circa 2000 campi più piccoli, tutti coperti e riscaldati grazie all’energia geotermica.

Il calcio divenne in breve tempo uno sport popolarissimo fra i ragazzi e i risultato di questa politica li abbiamo visti tutti: chi avrebbe mai pensato che una squadra tanto giovane fosse capace di mandare a casa la tenace Inghilterra?

I ragazzi bevono perché non hanno stimoli, perché non hanno mete da raggiungere, perché un vuoto inspiegabile li colma. Lo sport riesce a scacciare il vuoto e riempirli di una pienezza vera: lo stare insieme, il gioco, l’emozione per il gol, l’impegno. Speriamo che l’Islanda riesca a sconfiggere definitivamente l’abuso di alcolici e speriamo che anche altre nazioni seguano il suo esempio. S. B.

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