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ALLARME DEI GENITORI

Gen21
da admin il 21 Gennaio 2019 alle 18:38
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Allarme dei genitori: alcol e porno minacce per minori

Dalla ricerca emerge che il 65% dei pub, bar e discoteche frequentati dai ragazzi vendono bevande alcoliche senza controllare l’età dei consumatori. E quasi la meta’ dei baristi, il 48%, continua a vendere alcol nonostante lo stato di ubriacatura dei minorenni

ROMA – Bevande alcoliche, sigarette e cannabis e siti
porno sono troppo accessibili ai minori. E’ l’allarme lanciato dal Moige, il movimento italiano genitori. I dati della ricerca presentata in Senato dal titolo ‘Venduti ai minori’, effettuata su un campione di 1.388 giovani tra gli 11 e i 17 anni, si riferiscono all’insieme dei problemi che possono coinvolgere i giovani: alcol, tabacco, cannabis fino al gioco d’azzardo, pornografia e videogiochi. Dalla ricerca emerge che il 65% dei pub, bar e discoteche frequentati dai ragazzi vendono bevande alcoliche senza controllare l’età dei consumatori. E quasi la meta’ dei baristi, il 48%, continua a vendere alcol nonostante lo stato di ubriacatura dei minorenni.
Preoccupano anche i capitoli pornografia e cannabis. Sul primo fronte il Moige sottolinea che non sono adeguatamente utilizzati i filtri per l’accesso, tramite smartphone, tablet e pc, ai siti pornografici. E poi solo il 15% dei rivenditori di connessione, prosegue l’indagine, hanno avvertito del rischio pornografia utilizzando i device con le loro connessioni. Ben il 56% dei rivenditori dei videogiochi vende ai minori dei videogiochi 18+ cioè con contenuti violenti o volgari.
Rispetto all’uso delle droghe leggere, dall’indagine emerge che nel 68% dei ‘cannabis shop’ il prodotto e’ stato venduto anche ai minorenni: in 7 negozi su 10, si legge nella ricerca, erano assenti indicazioni relative all’uso del prodotto per i minorenni: nel 30% dei casi non erano presenti cartelli, nel 35% i ragazzi dichiarano di non averci fatto caso, quindi non erano esposti in luogo visibile.
Infine il gioco d’azzardo e il fumo. Sul primo fronte, al 62% dei minori, denuncia il Moige, non è stato mai chiesto il documento per verificarne l’età ed in un caso su due il rivenditore non si è rifiutato di far giocare d’azzardo il giovane.
Per l’accesso alle sigarette l’accesso dei minori avviene attraverso le tabaccherie, considerando invece l’acquisto tramite i distributori automatici il campione della ricerca sostiene di aver aggirato il problema della verifica dell’età facendosi prestare la tessera sanitaria da un amico più grande per 66% dei casi. Dato preoccupante infine: il 15% segnala che la verifica dell’età non era attiva.

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ANCORA TROPPE BESTEMMIE NEL CALCIO MINORE

Gen21
da admin il 21 Gennaio 2019 alle 11:57
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Ancora troppe bestemmie nel calcio minore: “Ogni turno una squalifica”
Gli effetti delle nuove normative anti violenza non cancellano la maleducazione

Il pugno di ferro, a livello normativo, è contro le violenze nei confronti degli arbitri di calcio. Ma in un’isola felice come Vercelli, oggi il pugno nello stomaco arriva da un altro dato: ogni settimana il giudice sportivo esamina una squalifica per bestemmia. Che poi anche questa è violenza. La Figc, d’intesa con i vertici dell’Aia (associazione italiana arbitri di calcio), ha da poco deliberato l’introduzione dell’articolo 11 bis «Responsabilità per condotte violente nei confronti degli ufficiali di gara» modificando l’articolo 19 del Codice di Giustizia Sportiva. Il giro di vite naturalmente riguarderà anche gli incontri dilettantistici (specialmente giovanili, spesse volte teatro di risse) nella nostra provincia. I calciatori e i tecnici che aggrediscono l’arbitro verranno puniti con la sanzione minima di un anno di squalifica. Gli anni salgono a due se la lesione personale è attestata con referto medico rilasciato dall’ospedale.

Francesco Bolco è alla guida della sezione Aia provinciale da 6 anni: il suo mandato scadrà a maggio 2020. «Vercelli per fortuna è un’isola felice, per così dire. Basti pensare che negli ultimi anni si è registrato un solo caso di violenza: si trattava di un match giovanile disputato a Pontestura in cui il direttore di gara subì un’aggressione con referto ospedaliero. Da quando sono io presidente di sezione non ricordo casi particolarmente gravi, ma su scala nazionale purtroppo si assiste ancora a troppi episodi incresciosi. Auguriamoci quindi di proseguire sui binari della correttezza e del rispetto delle regole».

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INSULTI E BESTEMMIE ANCHE NEL CALCIO FEMMINILE

Gen14
da admin il 14 Gennaio 2019 alle 10:57
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Perché fanno notizia gli insulti e le bestemmie nel calcio femminile?
Morace, allenatrice del Milan, accusa le avversarie di aver insultato e bestemmiato in campo. Che a noi sembra la normalità: non si fa, ma succede come con gli uomini

“Sentire le bestemmie è stato uno spettacolo indecoroso”
«Sentire le bestem­mie in campo è stato uno spettacolo indecoroso ­- ha detto­ -. La Pink Bari ha una dirigenza ottima e competente, ma alcune loro gioca­trici non hanno capito che il calcio femminile sta cre­scendo in tutto e devono cambiare atteggiamento». Che è già un ragionamento diverso. Come a dire: occhio che non si può continuare come se non ci seguisse nessuno, perché non è più così. L’Italia femminile si è qualificata per i Mondiali ed è bene che ci si uniformi a regole universalmente riconosciute.

La presidentessa del Bari, Alessandra Signorile, ha poi dichiarato: «Sono rimasta perples­sa dalle sue dichiarazioni. Cre­do siano state davvero eccessi­ve». «Ero in panchina, una partita con sole tre ammonite non può essere definita violenta. C’è stato solo un battibecco poco educato tra Morace e una mia calciatrice, che ha risposto a un epiteto. Inoltre, sapesse quante volte, dagli spalti e in campo, ci dicono “terún”!».

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COME PERDERSI IN UN BICCHIERE

Gen07
da admin il 7 Gennaio 2019 alle 11:08
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Come i giovani si perdono in un bicchiere…La piaga sociale dell’alcolismo giovanile

Il consumo di alcol a rischio è un fenomeno in costante evoluzione e una patologia sociale e sanitaria ancora misconosciuta e sottovalutata.

Secondo recenti stime attuate dall’Istat la quota di “consumatori a rischio”, potenzialmente suscettibili di un intervento di carattere sanitario, è in Italia pari a circa 9 milioni di individui, di tutte le fasce d’età e di entrambi i sessi, infatti, al di sotto dell’età legale sono circa 475 mila i minori a rischio. Questi dati fanno dell’Italia la Nazione in cui i bambini sono in assoluto i più precoci d’Europa, in media già consumatori di alcolici verso gli 11 – 12 anni, anche se in realtà, in molti casi, l’approccio è sicuramente più prematuro.

Inoltre, sebbene l’Italia continui a occupare un posto tra i più bassi nella graduatoria europea per consumo annuo pro capite e sia, assieme al Portogallo, il Paese dell’Unione Europea con il più alto numero di astemi, la recente trasformazione avvenuta nei modelli di consumo sembra in parte vanificare la positività di tali dati. I nuovi stili di assunzione di alcolici comportano, infatti, una maggiore esposizione a rischi che riguardano non solo la salute psicofisica, ma anche la sicurezza sociale, soprattutto quando il consumo di alcol si correla a circostanze quali la guida, le attività lavorative, la ricerca dello sballo. Inoltre, è proprio tra i giovani che si attesta la maggiore diffusione di “consumi a rischio”, problema che riguarda circa 1 milione e 200 mila soggetti di 11-24 anni.

Non solo il consumo adulto, ma anche quello giovanile negli ultimi quindici anni è stato caratterizzato da una forte e progressiva ispirazione a modelli nord-europei, si sono affermate abitudini di consumo come il “binge drinking” e l’assunzione di alcolici lontano dai pasti, quest’ultima particolarmente cresciuta soprattutto tra i giovanissimi di 14 – 17 anni e in particolare tra le ragazze, tra cui la prevalenza si è quasi triplicata nell’ultimo quindicennio.

Di recente questi modelli sono stati arricchiti, da una contaminazione in rapida espansione del modello spagnolo di “sballo” alcolico: il “budello”, la damigiana di vino sfuso, spesso di qualità discutibile, di minor costo e sicuramente conveniente, miscelato con superalcolici e consumato in maniera collettiva nelle piazze. Ubriacarsi, purtroppo, non è più un fenomeno occasionale ed isolato, causato dall’imprudenza e a volte dall’inesperienza, ma il risultato di un comportamento intenzionale, spesso ripetuto nel tempo, influenzato dall’esaltazione del valore positivo dell’alcol da parte della pubblicità, ma anche dall’assenza di una doverosa vigilanza da parte della famiglia e della società.

Secondo l’analisi congiunta dell’Osservatorio Nazionale Alcol CNESP, del Centro Oms per la Ricerca sull’Alcol e della Società italiana di Alcologia l’impatto simultaneo della pubblicità, delle strategie di marketing e del mercato della vendita al pubblico, ha contribuito a creare nuove culture e modelli del bere giovanile e contemporaneamente ha reso più accessibile e conveniente acquistare bevande alcoliche più economiche ed accattivanti. Gli spot dei prodotti alcolici sono associati ad un’ampia gamma di piaceri fisici e psicologici, tra cui le relazioni intime. Questo può in parte spiegare la tendenza dei giovani a considerare l’alcol un coadiuvante delle relazioni sociali e sessuali. Dalle ricerche attuate negli ultimi anni, è stato, inoltre, dimostrato che la pubblicità può indurre i non bevitori ad assumere atteggiamenti positivi nei confronti del bere ed a esprimere un interesse nei confronti delle bevande alcoliche, ma anche a spostare le loro preferenze su determinate marche di prodotti da parte giovani che già ne fanno uso. Gli spot televisivi sono particolarmente efficaci, però, soprattutto quando altri agenti di socializzazione e altre fonti di pressione sociale, come genitori, amici, educatori etc., sono poco attivi, in particolare durante i primi anni dell’adolescenza.

Considerando l’impatto che l’assunzione di alcolici ha sul benessere biopsicosociale è importante prestare attenzione al complesso rapporto che intercorre tra alcol e salute. Dalle evidenze scientifiche emerge che spesso si ricorre all’alcol per avere dei benefici sulla sfera sociale e sessuale: sono soprattutto i giovani ad affidarsi alle droghe per migliorare l’umore e ricevere un aiuto psicologico nei rapporti interpersonali. L’assunzione problematica di alcolici aumenta, inoltre, il rischio di incorrere in numerose problematiche sociali, in maniera direttamente proporzionale alle quantità consumate e non ci sono evidenze di esistenza di un effetto soglia. I problemi variano dall’aggressione e dalla violenza scatenate dall’assunzione di alcolici, ai problemi familiari e coniugali, come il maltrattamento su minori, l’intimate partner violence e l’abuso sessuale, a quelli lavorativi. L’alcol è non solo la causa di infortuni e problemi sociali, disordini mentali e comportamentali, ma anche di neoplasie e disturbi fisici, soprattutto gastrointestinali, muscolo scheletrici, cardiovascolari ed emopoietici, immunologici, sessuali (infertilità, disfunzioni sessuali, problemi prenatali, con particolare riferimento alla sindrome alcolica fetale). Tuttavia, numerose evidenze scientifiche dimostrano un miglioramento dello stato di salute in seguito all’interruzione del suo consumo problematico: ridurre il consumo alcolico o smettere di bere produce benefici sullo stato di salute e l’eliminazione dell’alcol causa un’inversione completa del rischio per tutte le patologie correlate descritte.

Risulta, pertanto, evidente che la complessità del rapporto tra i giovani e l’alcol non si può ridurre a problema di tipo esclusivamente medico ed epidemiologico. L’uso e l’abuso sono da indagare prima di tutto in una prospettiva antropologica e sociale. È il rapporto equilibrato fra piacere e rischio ad essere in crisi e non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Troppi sono, infatti, i ragazzi candidati all’alcolismo e ai danni alcol correlati, problematiche che esploderanno con tutta la loro evidenza nei prossimi anni. Le modalità da assunzione di alcolici diffusi tra i giovani richiedono, quindi, una particolare attenzione e adeguati interventi, soprattutto per la possibilità di gravi implicazioni di ambito non solo sanitario, ma anche psico-sociale, data la possibile relazione con altri comportamenti a rischio, come l’interruzione precoce degli studi, la riduzione delle prestazioni scolastiche, l’aggressività auto ed etero diretta, i disturbi della condotta e la violenza, oltre alle possibili influenze negative sullo sviluppo cognitivo ed emotivo.

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ALCOL E GIOVANI: E’ ALLARME IN ITALIA

Dic17
da admin il 17 Dicembre 2018 alle 14:20
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Alcol già a 11 anni
Gli esperti del settore indicano un preoccupante abbassamento della cosiddetta “età di prima assunzione”: a volte accade che questa avvenga persino fra gli 11 e i 12 anni. “La cosa che più preoccupa è che questo consumo avviene con gli amici fuori casa, nonostante ormai si conoscano i danni che causa l’alcol. Ci sono due aspetti che vanno tenuti presente. Il primo riguarda il tipo di consumo, il secondo ha a che fare con le conseguenze, anche molto gravi che possono verificarsi. Una volta il consumo in famiglia portava a progressivo adattamento e alla capacità di autocontrollarsi, che invece oggi sembra mancare. Va però ricordato che se in passato era considerato normale bere il vino ai pasti, fin da giovani, oggi gli studi hanno dimostrato in modo inequivocabile che l’alcol è dannoso almeno fino ai 18 anni, con conseguenze non solo a carico del fegato, ma anche del cervello e del sistema nervoso” spiega l’esperto.

Perché i ragazzi bevono?
E’ cambiato dunque il modo di bere, ma anche le motivazioni sono differenti. Le informazioni sugli effetti dell’alcol sono note, ma i casi come quello di Busto Arsizio continuano a verificarsi. “Da un lato i danni dell’alcol sono sottovalutati, dall’altro ci sono meccanismi sociali che rendono difficile per un adolescente contrastare la pressione del gruppo dei pari: i ragazzi hanno bisogno di stare con i coetanei e pur di far parte del gruppo si adeguano, non riescono ad opporsi e finiscono con l’omologarsi, imitando i compagni che bevono” spiega Roberto Di Monaco, che insiste sul ruolo delle agenzie
educative: scuola e famiglie.

Che ruolo hanno le famiglie?
“Ciò che più manca è il dialogo, sia con gli insegnanti a scuola, sia con i genitori a casa. Non serve limitarsi a spaventare i ragazzi o impedirgli di uscire, ma non va bene neppure un comportamento troppo permissivo. Occorre, piuttosto, un dialogo più partecipato, specie con la madre. Spesso l’abuso di drink e cocktail è espressione di un disagio, dell’incapacità di contrastare la pressione che arriva dal gruppo dei pari, dei coetanei, non c’è la forza di dire di ‘no’, perché si ha paura di essere isolati. Molti giovani nelle nostre ricerche hanno manifestato la sensazione di sentirsi non valorizzati, sia a scuola che a casa” spiega il sociologo. “Paradossalmente gli studi hanno mostrato come a volte i ragazzi considerino un aiuto l’inapsrimento dei divieti sull’alcol, ma alzare l’età minima non è l’unica soluzione, anche perché le norme vigenti sono già facilmente aggirabili, se c’è un amico maggiorenne che può comprare alcolici. Quello che manca, invece, è la capacità di controllo dei propri comportamenti” dice Di Monaco.

Quali danni: dal fegato al sistema nervoso e cervello
I danni più noti dell’alcol sono quelli a carico del fegato, che insieme all’apparato digerente nei giovani maturano poco prima di 20 anni. Ma anche cervello e sistema nervoso subiscono le conseguenze, spesso irreversibili del consumo di drink alcolici. Se nel breve termine gli effetti possono essere una maggiore fragilità, sbalzi d’umore, riflessi lenti e perdita della memoria breve, ripercussioni si possono avere anche nel lungo periodo: “Gli studi dimostrano che l’alcol interagisce con la rigenerazione delle sinapsi alla base del sistema nervoso e del funzionamento del cervello, in termini di memoria e intelligenza. L’alcol nei giovani, nei quali questi collegamenti sono riorganizzati in modo massiccio, agisce sfoltendo e riducendo questi meccanismi e dunque influendo in modo negativo sulle performance del cervello. Gli effetti si possono notare subito nel rendimento scolastico, ma possono anche trascinarsi nel tempo” spiega Di Monaco.

Particolarmente a rischio sono le femmine, ossia proprio coloro che sempre più spesso bevono per non mangiare, a stomaco vuoto, per sentirsi sazie. Vasi e tessuti nei ragazzi non sono ancora in grado di sostenere lo smaltimento del processo etilico; il loro deterioramento più essere più rapido e può portare a danni anche nel lungo periodo, come la possibilità di tumori al cavo orale. “A volte, però, non occorre attendere del tempo, anche una sola sbornia può portare a coma etilico, specie nelle ragazze” aggiunge Di Monaco.

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