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Condanniamo quegli spot che inducono a bere i nostri giovani!

Ago04
da admin il 4 Agosto 2014 alle 10:46
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Gli spot ce li presentano sempre in una atmosfera rilassata, con uomini aitanti e donne bellissime, in situazioni che ammiccano un’intesa … intesa che poi viene sottolineata dall’assaggio della vodka, del whisky, del brandy. Gli alcolici e i superalcolici in televisione sono presentati in modo molto affascinante, tanto che conquistano gli adulti, figurarsi i minorenni! L’allarme viene lanciato da Bloomberg e dalla Boston University School of Public Health (USA): questo fascino è deleterio per i ragazzini.

Sappiamo già che i minorenni bevono, e bevono sempre più presto. Uno studio condotto dai ricercatori americani ha dimostrato che i più giovani e accaniti bevitori hanno cominciato per provare le splendide sensazioni suggerite dalla pubblicità. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Alcoholism: Clinical and Experimental Research” e spiegano un percorso iniziato con la verifica della esposizione a specifiche marche di alcolici tramite pubblicità; tale pubblicità veniva trasmessa su 20 programmi televisivi popolari tra i giovani. Si è dunque controllata la diffusione di quella particolare marca tra i minorenni.

Ed era tutto vero. La pubblicità spingeva a comprare proprio quel prodotto e i giovani coinvolti (età compresa tra 13 e 20 anni) mostravano il triplo di possibilità di consumare gli alcolici e diventare dipendenti da essi, rispetto ai ragazzi che bevevano spinti da un amico o per pura curiosità del momento. Questo è un indizio importante per i creativi che dovranno cambiare qualcosa negli spot per gli alcolici, magari rendendoli più asettici e meno “interessanti”. Oppure -dato che lo spot serve al prodotto- le TV dovranno spostare certe pubblicità in orari “da adulti” … magari a notte tarda o durante il brunch di pausa dall’ufficio!

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La genetica ti dice se il tuo giovane è a rischio alcolismo

Lug08
da admin il 8 Luglio 2014 alle 11:23
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La genetica e la scienza a fianco della prevenzione contro l’alcolismo. Un recente studio ha dimostrato che attraverso un’analisi genetica e grazie all’esame del cervello è possibile stabilire chi diventerà un ”binge drinker“, cioè un bevitore fino allo sfinimento, già a 16 anni.

Il “binge drinking”, modalità di consumo alcolico che comporta l’assunzione in un’unica occasione e in un ristretto arco di tempo di quantità di alcol molto elevate, è diffuso maggiormente tra i giovani di 18-24 anni, rappresentando la quasi totalità del consumo a rischio in questa fascia di età. I giovani lo praticano soprattutto nei contesti della socializzazione e del divertimento collettivo, spesso bevendo volontariamente fino ad arrivare all’ubriachezza e all’intossicazione alcolica. Nel 2012 il 14,8% dei giovani fra i 18 e i 24 anni ha dichiarato comportamenti binge drinking, il 20,1% tra i maschi e il 9,1% tra le femmine.

Lo studio, condotto da alcuni ricercatori dell’università del Vermont e pubblicato sulla rivista Nature, ha dimostrato l’esistenza di una serie di fattori che permetterebbero di fare questa previsione con un’accuratezza del 70 per cento. Gli scienziati hanno analizzato le immagini dell’attività cerebrale, la struttura del cervello insieme ad altri 40 dati, tra i quali il quoziente intellettivo, le performance cognitive, test di personalità e del sangue.

Il campione analizzato è stato composto da 2.400 adolescenti europei di 14 anni d’età. “Il nostro obiettivo era sviluppare un modello per comprendere meglio – ha precisato Robert Whelan, coordinatore dello studio – l’influenza di ogni fattore, tra genetica, personalità, influenze ambientali e struttura del cervello, negli adolescenti che abusano dell’alcol”.

Importanti per lo sviluppo di questi ragazzi sono anche altri fattori, come la ricerca di sensazioni, la mancanza di coscienziosità e una storia familiare di uso di droghe, oltre all’aver bevuto anche un solo drink a 14 anni. Maggiormente a rischio sono gli adolescenti che hanno dovuto affrontare eventi traumatici o particolarmente stressante e quelli che hanno il cervello più grande, che è più immaturo perché non ha avviato quel processo di ridefinizione cerebrale dove la materia grigia, i neuroni e le connessioni presenti diventano più piccole.

“Questo lavoro permetterà di avere a disposizione informazioni utili per interventi specifici e precoci nei portatori di profili a rischio in modo da ridurre l’incidenza di abuso di alcol negli adolescenti”, hanno concluso i ricercatori che sperano di allargare in futuro la loro analisi anche a quei fattori cerebrali che consentono di prevedere l’abuso di droghe.

L’Istat ha rilevato che tra i giovani di 14-17 anni i consumi fuori pasto presentano un trend tendenzialmente in crescita fino al 2011, mentre tra il 2011 e il 2012 si registra un notevole calo, che riporta i valori del 2012 a un livello pressoché analogo a quello rilevato all’inizio del decennio (15,1%). È implicito che per quest’ultima fascia di età occorrerà impegnarsi molto ed in molti ambiti, soprattutto nel far rispettare la nuova legge 189/2012 che prevede il divieto di somministrazione e di vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, in modo da portare il valore a zero.

Il fenomeno della diffusione dell’abuso giovanile è ben rappresentato dall’analisi dell’utenza in carico presso i servizi per l’alcoldipendenza, nell’ambito della quale i giovani al di sotto dei 30 anni rappresentano il 9,1%. Si tratta di una percentuale consistente, anche se in lieve calo rispetto al dato del 2011, che era pari al 9,8%. Diversa è invece la tendenza registrata per i nuovi utenti al di sotto dei 30 anni che è in lieve aumento rispetto al 2011 (13,7% nel 2012, 13,5% nel 2011).

└ Tags: alcol adolescenti, alcol giovani, alcolismo genetica, alcolismo giovani, binge drinking, rischio alcolismo figli, rischio alcolismo giovani
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Drunkoressia, l’alcol che crea disturbi alimentari nei nostri giovani!

Giu25
da admin il 25 Giugno 2014 alle 10:34
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Drunkoressia diffusa tra i giovani, in Italia sono circa 500 mila a soffrirne! Si tratta di fenomeno nuovo nel nostro paese, un nuovo malsano comportamento alimentare, che consiste nel mangiare poco o addirittura digiunare, per per arrivare all’ora dell’happy hour ed assumere grandi quantità di alcolici. I giovanissimi seguono tale sbagliato comportamento, al fine di dimagrire o farsi accettare dal loro gruppo di amici. Tale smodata assunzione di alcolici, che può portare all’alcolismo, è molto diffusa sopratutto tra le giovani adolescenti, infatti pare che le ragazze rappresentino addirittura l’80% dei drunkoressici in Italia. Le ragazze nel tentativo di controllare il loro peso corporeo, hanno seguito il cattivo esempio di tante modelle inglesi, che bevendo alcolici si sono rese conto di provare un certo senso di sazietà, e quindi ciò le aiutava a dimagrire. Quindi per bilanciare l’apporto calorico, visto che gli alcolici sono molto calorici, le giovani adolescenti digiunano per poi bere la sera senza ingrassare troppo. Chiaramente una dieta fatta di soli alcolici, non è solo scorretta, ma può provocare gli stessi problemi di anoressia e bulimia, ossia: danni al fegato, ai tessuti gastrointestinali, al sistema cardiovascolare e nervoso, portare alla scomparsa del ciclo mestruale, tremori ed aritmie cardiache. Per evitare e combattere tale fenomeno, occorre per prima cosa educare i giovani sui rischi di un uso smodato di alcolici, fargli capire che è errato farsi accettare dal gruppo mediante gli alcolici.

└ Tags: abuso alcol, alcol adolescenti, alcol disturbo alimentare, alcol giovani, drunkoressia, happy hour
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Zero Alcol – Zero rischi, tre spot a Cagliari contro l’alcolismo giovanile

Giu09
da admin il 9 Giugno 2014 alle 12:26
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Un altra iniziativa che reputiamo moolto importante e a cui noi di nobestemmia.it vogliamo dare la giusta diffusione, tre spot per promuovere in Sardegna messaggi di promozione della protezione della salute rivolti ai giovani e non solo, focalizzati sul rischio che comporta il consumo di bevande alcoliche. “Fai la tua scelta- zero alcol=zero rischi” è la campagna di sensibilizzazione in Sardegna che è stata presentata nell’ambito del progetto”ProMuoveRete”, con il sostegno di Fondazione con il Sud, le ACAT di Senorbì, Cagliari, Selargius e Decimomannu, in collaborazione con l’ARCAT, le scuole e l’università di Cagliari.

L’obiettivo degli spot non è quello di mostrare immagini shock, ma spostare l’attenzione su ciò che si può scegliere di bere, promuovere attraverso un clima positivo l’idea che esiste sempre un’alternativa.

I ragazzi iniziano a bere mediamente a 12 anni in Italia mentre in Europa a 14 e la maggior parte delle volte l’avvicinamento all’alcol avviene in famiglia. In questi ultimi decenni i dati sui consumi alcolici mostrano una parità tra uomini e donne. Una situazione che non può essere ignorata e tollerata!

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Caro Don Attilio Mesagne, non siamo d’accordo con lei!

Mag26
da admin il 26 Maggio 2014 alle 9:27
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Per Don Attilio Mesagne, direttore della Caritas di Lecce, la bestemmia del Mister del Lecce Lerda non era da punire con squalifica, perchè “per essere peccato – fa notare il prelato – devono sussistere tre condizioni: la piena avvertenza, il deliberato consenso e la materia grave. Se manca una sola di queste tre condizioni non è peccato”

Aldilà dei regolamenti della nostra religione, non siamo assolutissimamente d’accordo, poichè un professionista sotto gli occhi di migliaia di tifosi deve essere il primo a dare esempio di correttezza ed educazione a tutti i ragazzi presenti, a tutte le famiglie che portano i propri figli allo stadio.

Una giornata di squalifica ci sembra anche poco, caro Don Attilio Mesagne, forse la tua fede calcistica ha un po’ condizionato i tuoi pensieri…

E ricordiamo a tutti che fino al 31 Maggio potete aiutarci e perorare la nostra causa puoi donare il tuo 5xMille alla nostra organizzazione (che altrimenti andrebbe allo Stato…), per farlo segui le istruzioni riportate al seguente link: http://nobestemmia.it/dona-il-5-x-mille/

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