Alcol e giovani Tredicenni a scuola con la borraccia piena di vodka
L’età della prima sbronza è sempre più bassa, e alle scuole medie i superalcolici girano già tra i banchi. Un comportamento in controtendenza con quello di Gen Z e millennial
Ilenia è un nome di fantasia, ma la sua storia è vera, come quella di tante sue coetanee. Ha tredici anni compiuti da poco, e fa la terza media in una scuola privata. I capelli piastrati tinti di nero, il trucco un po’ troppo pesante per la sua età, i jeans a vita bassissima e un top che lascia scoperto l’ombelico: tutto come prescrive la moda del momento. E nello zaino una borraccia di quelle ecologiche. Ma dentro non c’è acqua naturale, c’è vodka alla mela. Le sue compagne di classe porteranno sambuca, altra vodka ma al melone, oppure Strega. Hanno finito da poco di fare colazione con latte e biscotti, e in classe iniziano a passarsi la borraccia sotto i banchi, bevendo tanto che alle 10, per l’intervallo, faticano a schiacciare i bottoni delle macchinette che distribuiscono merendine.
L’allarme è sempre più forte: i ragazzini bevono superalcolici, li bevono nelle scuole o nelle piazze cittadine subito dopo le lezioni, e iniziano a berli sempre più giovani. I giornali riportano casi di coma etilico tra i quattordicenni, denunce social di genitori spaventati, interventi di medici e docenti. Il professor Matteo Bassetti è recentemente intervenuto a commentare l’abitudine di alcuni ragazzini di far “colazione” con lo spritz al bar, sottolineando come si inizi a consumare alcol sempre prima, con un’età che si abbassa addirittura a undici-dodici anni: «Il fenomeno tocca le scuole – scrive – con casi di superalcolici portati in classe, provocando danni cerebrali, calo dell’attenzione e rischi per la salute fisica e mentale».
Sembra assurdo pensare a bambini (perché a undici anni si è bambini) che si ubriacano di primo mattino, ancora più assurdo se pensiamo a quanto spesso leggiamo di una tendenza opposta tra i giovani adulti: si parla frequentemente di una diminuzione di vendite di vini e spirits, e di una tendenza sempre più forte al consumo di bevande no alcol o low alcol. Una narrazione che vede i millennial e la Gen Z dedicare grande attenzione alla salute e al controllo si sé. Ma questa fotografia stride con i dati riguardanti le generazioni più giovani: si disegna così uno iato anagrafico che divide gli adolescenti dai venti-trentenni.
E se la tendenza al bere poco alcolico sembra riservata a classi sociali agiate, il comportamento che spinge i ragazzini verso quella che è a tutti gli effetti una dipendenza è invece socialmente trasversale: non sono più gruppi di ragazzi disagiati ed emarginati a bere in strada, ma anche figli di “buona famiglia”, coccolati e spesso viziati, che recuperano vodka e sambuca in casa loro, o che le comprano al supermercato a volte con l’aiuto e la complicità di amici più grandi.
I dati riportano che il primo contatto con l’alcol avviene mediamente tra gli undici e i tredici anni, e che la prima ubriacatura si ha sotto i quattordici anni. «Secondo una ricerca condotta dal Gruppo Ceis su oltre 1.400 ragazzi tra i quattordici e i diciannove anni, il 62 per cento degli adolescenti consuma bevande alcoliche». A preoccupare sono anche fenomeni come il binge drinking, sorta di abbuffata alcolica, sempre più diffusa tra gli adolescenti, così come la moda del drelfie (drunk-selfie), che vede i ragazzini fotografarsi ubriachi per postare le loro immagini sui social. E i social aiutano anche ad organizzare le merende alcoliche nelle scuole: il tam-tam di messaggi è fondamentale per sapere chi ha a disposizione le bevande e le può portare per condividerle con gli amici. Ovviamente ci sono anche studenti che si ribellano a questa situazione, denunciando i compagni ubriachi, e spesso molesti, a casa e con gli insegnanti.
I genitori chiedono interventi più decisi da parte dei docenti, ma i dirigenti scolastici rispondono con l’impossibilità di perquisire gli zaini. Si cerca quindi in genere di creare consapevolezza con corsi e lezioni mirate, ma fondamentale rimane la collaborazione tra scuola e famiglia. E in generale è bene ricordare che i giovanissimi non sono in grado di metabolizzare l’alcol come gli adulti, e che un consumo di questo genere può causare, oltre che un calo dell’attenzione e del rendimento scolastico, anche danni cerebrali e rischi importanti per la salute fisica e mentale.

