Il boom dei trapianti di fegato tra i giovani riaccende l’allarme sull’alcol
Il consumo problematico di alcol sta colpendo fasce d’età sempre più giovani, con conseguenze devastanti sulla salute epatica. I giovani e i giovanissimi che mostrano gli effetti dell’abuso di alcol sono sempre di più – l’aumento più significativo si registra nella fascia di età che va dai 20 ai 30 anni – e stanno crescendo vertiginosamente i ricoveri e i trapianti di fegato correlati all’abuso alcolico. È l’allarme che hanno lanciato gli specialisti dell’Ospedale San Camillo Forlanini durante il recente convegno nazionale “Target Fegato – Innovazione terapeutica e approccio integrato alle malattie del fegato” che si è tenuto a Roma, nelle scorse settimane.
L’alcol: una droga socialmente accettata
Parte del problema risiede in una percezione distorta che la nostra società ha dell’alcol. A differenza di altre sostanze psicotrope, l’alcol gode di un’accettazione sociale pressoché totale, nonostante sia a tutti gli effetti una sostanza che agisce sul sistema nervoso centrale modificando percezione, umore e comportamento.
Nella cultura collettiva, bere alcolici viene associato a momenti di convivialità, celebrazioni e socializzazione. Per i più giovani, il consumo di alcol rappresenta spesso un rito di passaggio, una prova di coraggio o uno strumento per sentirsi parte del gruppo. Questa normalizzazione impedisce di riconoscere i reali pericoli legati al suo abuso e ritarda la consapevolezza del problema, sia a livello individuale che sociale.
Il fenomeno del binge drinking
Particolarmente allarmante è l’aumento del cosiddetto binge drinking tra i giovani. Questa pratica, che consiste nel consumare grandi quantità di alcol in un breve lasso di tempo, viene spesso percepita come un comportamento innocuo o addirittura divertente. In realtà, le conseguenze possono essere drammatiche.
Come ha sottolineato il Professor Adriano Pellicelli, direttore dell’Unità Operativa Complessa Malattie del Fegato del San Camillo: “Vediamo ragazzi che arrivano con epatiti acute severe alcoliche. Il binge drinking, spesso percepito come un comportamento innocuo, può portare in tempi brevissimi a quadri clinici gravissimi”.
I numeri parlano chiaro: oltre il 40% dei ricoveri nel reparto di Malattie del Fegato è oggi correlato all’abuso di alcol. Ma è l’abbassamento dell’età media dei pazienti a destare maggiore preoccupazione, come conferma anche il Professor Giuseppe Ettorre, direttore dell’Unità Operativa Complessa Chirurgia Generale e dei Trapianti: “Il nostro Centro Trapianti ha già superato i 100 interventi dall’inizio dell’anno. Sempre più spesso riguardano pazienti giovani,e per questo la prevenzione deve tornare centrale, soprattutto nelle scuole”.
Sempre più giovani in ospedale
I dati raccolti tra il 2022 e il 2025 mostrano che l’età media dei ricoverati per patologie epatiche alcol-correlate si è attestata sotto i 60 anni. Gli under 50 rappresentano oltre il 14% dei ricoveri nel quadriennio, con un picco allarmante del 22,4% nel 2025.
Ancora più preoccupante è l’aumento dei ricoveri nella fascia 20-30 anni per epatite acuta alcolica, un fenomeno che era praticamente assente prima della pandemia. Sebbene gli under 40 rappresentino circa il 3% del totale, il trend è in netta crescita e riguarda patologie che fino a pochi anni fa si manifestavano in età molto più avanzata. Inutile ricordare che, quando arrivano in ospedale, queste persone hanno già abusato per anni dell’alcol e probabilmente hanno sviluppato una vera e propria dipendenza.
L’impatto sui trapianti di fegato
Lo stesso trend riguarda i trapianti, i pazienti che hanno bisogno di un simile intervento sono sempre più giovani e sempre più spesso presentano problematiche legate a comportamenti a rischio o difficoltà sociali. La cirrosi alcolica, un tempo considerata una malattia dell’età matura, sta colpendo persone nel pieno della loro vita.
La gravità della situazione emerge chiaramente analizzando i dati. Dal 2018 al 2024, la percentuale di interventi per cause alcoliche è più che raddoppiata, passando dal 15-20% a quasi il 40%. L’anno di svolta è stato il 2021, e nel solo 2024 ben 48 trapianti (quasi la metà dei 106 effettuati dall’Ospedale) erano correlati al consumo eccessivo di alcol.
Non solo danni fisici: il problema della dipendenza
Oltre ai devastanti effetti sulla salute fisica e in particolare sul fegato, non bisogna dimenticare che l’abuso di alcol porta allo sviluppo di una vera e propria dipendenza. L’alcol crea dipendenza sia fisica che psicologica, con meccanismi simili a quelli di altre sostanze d’abuso.
La dipendenza alcolica compromette la vita lavorativa, le relazioni affettive, la stabilità economica e il benessere psicologico della persona. Chi sviluppa una dipendenza da alcol si trova intrappolato in un circolo vizioso dal quale è estremamente difficile uscire senza un adeguato supporto specialistico.
L’alcol non è una sostanza innocua e il suo abuso può avere conseguenze irreversibili, specialmente quando inizia in giovane età. Di fronte a un simile scenario, è fondamentale lavorare sulla prevenzione, attivando delle campagne di informazione nelle scuole e sensibilizzando le famiglie. Per chi ha già sviluppato un rapporto problematico con l’alcol, è essenziale sapere che esistono percorsi di cura specializzati. Il recupero dalla dipendenza alcolica è possibile, ma richiede un approccio multidisciplinare che affronti sia gli aspetti medici che quelli psicologici e sociali.

